sabato 24 dicembre 2011

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Saltiamo, e lui è saltato. - di Paolo Barnard

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Voleva dire “Saltiamo in aria, è confermato. Draghi si assuma le responsabilità. Voglio che si metta agli atti che io mi ero dissociato”. E salta come i topi dalla classica nave. Precisamente questo. Saltiamo in aria.

Ieri è trapelata una notizia che non può più lasciare incertezze. La notizia è questa: la Swift, che è l’agenzia belga che gestisce i codici elettronici per le transazioni finanziarie (si legga codice Swift, Iban ecc.) è stata contattata da due banche di “stazza globale” che le chiedevano di fornirgli i vecchi codici per i sistemi di gestione delle vecchie valute europee, cioè Drakme e Lire. Cioè: diteci i codici per tornare a scambiare Drakme e Lire nei pagamenti. Non so se si è capito. Sanno che saltiamo in aria, si stanno preparando alla nostra uscita dall’Euro, all’esplosione dell’Eurozona, adesso, oggi. Sto parlando di quelli che le cose le sanno davvero, non i politici che voi ascoltate, ma le mega banche. E non solo.

Il governo britannico ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di preparare l’evacuazione di emergenza dei cittadini inglesi da Spagna e Portogallo, nel caso di “una implosione delle banche” di questi due Paesi.

Fonte: il Wall Street Journal.

Ancora: i tassi sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il minimo storico dal 1890. No, non ho sbagliato a scrivere, non è 1980, ma proprio 1890. Mettete le due notizie insieme: chi sa le cose, sa che l’Euro salta in (almeno) Italia e Grecia; chi sa le cose, si avventa sui titoli di Stato della Gran Bretagna che ha moneta sovrana, se ne frega dell’enorme debito pubblico inglese (149,1% del PIL, fonte: The Office for National Statistics UK) e li compra mentre si liberano dei nostri. Il governo inglese vede crollare i tassi che paga (per loro fortuna), i nostri schizzano alle stelle (per nostra rovina).

Ancora: le grandi banche francesi sono fallite, sono già fallite, perché chi sa le cose, sa che la loro esposizione al debito italiano e greco è enorme, impossibile da saldare per Italia e Grecia con la moneta Euro, e soprattutto impossibile da saldare perché noi saltiamo in aria. La maggiori banche italiane falliranno con le francesi, che si trascineranno le tedesche, le austriache e poi tutto il resto. Per salvare le banche, occorrerebbe un Quantitative Easing (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro pompato nelle riserve delle banche fallite) nell’ordine di dieci volte i miseri 489 miliardi di Euro che Draghi gli ha messo a disposizione. (non sarebbero soldi dei contribuenti, come erroneamente tutti strillano, ma semplicemente denaro inventato dal nulla dalla BCE a fronte di collaterale delle banche)

Bini Smaghi questo chiedeva ieri l’altro. Ma salvare le banche non è solo immorale (andrebbero nazionalizzate, e poi salvati i non-speculatori e le aziende), è anche inutile, perché anche se le banche si ritrovassero con le riserve piene di soldi, non tornerebbero a prestare a economie ridotte da straccioni dalle politiche di austerità che ci hanno imposto. Risultato: le banche ci fanno fallire sia che le si salvi, sia che non lo si faccia e le si lasci fallire.

A fronte di questo, ecco cosa ha fatto Draghi. Nulla, anzi, ha ribadito il suo NO al salvataggio dei titoli di Stato dei Paesi come Italia e Grecia: “La scorsa settimana, la Bce ha praticamente azzerato l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario” (fonte Il Sole 24 Ore). Tradotto per tutti: il nocciolo del reattore nucleare sta fondendo, Draghi si è girato dall’altra parte, e nel farlo ha anche chiuso i circuiti di raffreddamento del nocciolo. Saltiamo in aria, si torna alla Lira ma senza un’economia da sani di mente come la Modern Money Theory, cioè sarà un macello sociale mai visto in 60 anni. Questo è ciò che ci aspetta al 99,9%. Saltiamo e la Swift lo sa bene, le banche lo sanno bene.

p.s. (E se invece accade lo 0,1%? In quel caso faranno l’Euro a due velocità, cioè la kosovizzazione dell’Italia, stesso macello, nulla cambia. Oppure la BCE soffoca Draghi nel suo bagno, e compra titoli dell’Eurozona sborsando 5 o 10 mila miliardi di Euro, non 211 miliardi come ora. Ma anche questo sarà solo un tampone che non dura. Perché il dramma è l’Euro in sé. E' L'EURO. Mi fermo qui, mancano poche ore a tortellini e panettone. Ma io sono un giornalista...)

martedì 20 dicembre 2011

Interessante incontro tra Paolo Barnard e la Cub trasporti

Interessante incontro tra Paolo Barnard e la Cub trasporti, in cui il giornalista espone i contenuti del suo saggio (Il Più Grande Crimine 2011), tra i quali spicca la Modern Money Theory: teoria economica che prevede un ruolo attivo dello Stato in economia (in netta contrapposizione con le teorie economiche dominanti).
Da sottolineare anche le domande che a fine serata arrivano dal pubblico, e che toccano soggetti come il signoraggio, l’utilizzo delle risorse, l’inflazione ecc.


giovedì 8 dicembre 2011

I campi elettromagnetici e la salute

In questi giorni si parla molto di cellulari e dei loro possibili effetti sulla salute (grazie soprattutto alla recente puntata di Report sull'argomento). In questo video Emilio del Giudice ci spiega le basi scientifiche per capire come e perchè i campi elettromagnetici possono avere degli effetti (sia positivi che negativi) sulla nostra salute.


venerdì 25 novembre 2011

Impariamo ad interrogarci sul senso delle cose

Moni Ovadia qui ci ricorda un punto fondamentale, presentato più volte in questo Blog, ossia l'importanza di domandarsi il "perchè" delle cose, quale sia il loro senso, e alla luce di queste domande, che potremmo definire basilari, analizzare con occhio critico la realtà che ci circonda e le spiegazioni che ci vengono fornite sullo status quo.
Un esempio di questo salutare esercizio possiamo trovarlo nel recente post del 13 Novembre "Finanza e Banche: il cancro dell'economia - Puntata REPORT", dal quale nasce quasi spontanea la domanda "Che senso ha questa finanza, queste banche, e più in generale questa economia?". Forse la risposta la possiamo implicitamente trovare in un ulteriore domanda che Galimberti pone nel post del 2 Ottobre: "I fini dell'economia sono anche i nostri fini?".

venerdì 18 novembre 2011

La Disobbedienza Civile - H.D.Thoreau 2

Parole di grandissima attualità del grande Thoreau, leggete...

“La legge non riuscì mai a rendere gli uomini più giusti neppure di tanto; anzi, proprio per il rispetto che portano alla legge, persino uomini di buoni principi si trasformano, quotidianamente, in agenti di ingiustizia. Voglio dare un esempio delle conseguenze comuni e naturali di un non-dovuto rispetto alle leggi. Prendiamo un gruppo di soldati, colonnello, capitano, caporale, soldato semplice, inservienti, tutti in marcia, in perfetto ordine e per monti e per valli: vanno alla guerra non solo contro la loro volontà, ma anche contro il buon senso e la loro coscienza.
Una marcia faticosa, non c’è che dire, da cardiopalma. E sanno tutti benissimo di trovarsi in un maledetto pasticcio, è gente pacifica. Adesso però che sono? Uomini o non piuttosto fortini e casematte ambulanti, al servizio di qualche potente senza scrupoli? Bisogna andare nelle caserme dove si esercitano i marines per capire che razza d’uomini può creare il nostro governo e a cosa ridurli – pure ombre, ricordi di uomini, già sepolti sotto le armi, con accompagnamento funerario.
E’ così che la massa degli uomini serve lo Stato, non come uomini coraggiosi, ma come macchine, con il loro corpo.
Nella maggioranza dei casi non c’è nessun libero esercizio del giudizio e del senso morale, sono al livello del legno, della terra, delle pietre. Suppongo che se facessimo degli uomini di legno sarebbero altrettanto utili. E’ un tipo d’uomo che non richiede maggior rispetto che se fosse fatto di paglia o altro. E tuttavia, normalmente, quegli uomini sono considerati buoni cittadini.
Altri – come la maggioranza dei legislatori, dei politicanti, degli avvocati, dei preti e dei tenutari di cariche – servono lo Stato soprattutto in base a ragionamenti astratti; e poiché fanno assai di rado distinzioni morali, hanno la stessa probabilità di servire Dio che, senza volerlo, di servire il diavolo.
Pochissimi – gli eroi, i patrioti, i martiri, i riformatori in senso ampio e gli “uomini” – servono lo Stato anche secondo la loro coscienza: e così, nella maggior parte e di necessità, si oppongono al governo che di solito li considera nemici.
Una persona saggia servirà solo come uomo, e non si sottometterà ad essere “creta”, e a “chiudere un buco perché non entri il vento”, lascerà quell’incarico alla propria polvere, perlomeno.
Ma al giorno d’oggi, come ci si deve comportare con questo governo? Pare a me che non ci si può associare senza ignominia. Neppure un istante posso riconoscere, come “mio” governo, quell’organizzazione politica che è un governo schiavista.
Tutti riconoscono che esiste un diritto alla rivoluzione – il diritto di rifiutare obbedienza o di opporsi a un governo la cui inefficienza o tirannia siano grandi e insopportabili.”


Come sancito dalla Dichiarazione d’Indipendenza americana del 14 Luglio 1776: “ogni qualvolta il governo rischia di distruggere il diritto [alla Vita, alla Libertà, alla ricerca della Felicità dei suoi sudditi] è Diritto del popolo abbatterlo o abolirlo, e creare un nuovo governo”.

giovedì 17 novembre 2011

domenica 13 novembre 2011

Finanza e Banche: il cancro dell'economia - Puntata REPORT

Ottima puntata di Report in cui si analizza il ruolo che la finanza speculativa internazionale e il sistema bancario (soprattutto banche d'affari) hanno in questa crisi e in generale nell'economia moderna.

La finanza speculativa deve essere illegale; questo dovrebbe essere il primo punto di qualsiasi programma di governo.

Buona visione:

sabato 5 novembre 2011

La Disobbedienza Civile - H.D.Thoreau 1

In fondo la ragione pratica per cui, una volta che il governo è nelle mani del popolo, si permette che una maggioranza continui a reggere lo Stato per un lungo periodo di tempo, dipende non già dalla probabilità che la maggioranza abbia ragione, o che la cosa sembri giusta alla minoranza, ma dal fatto che la maggioranza è materialmente più forte. E però, un governo dove la maggioranza governa su ogni questione non può essere basato sulla giustizia – anche ad accettare il termine nel nostro senso umano.
Non potrebbe esservi, invece, un governo nel quale a decidere praticamente su ciò che è giusto e ciò che è ingiusto non fosse la maggioranza ma la coscienza? Un governo dove la maggioranza decidesse solo su questioni alle quali è applicabile la regola dell’opportunità? Deve sempre il cittadino abbandonare – seppure per un istante e in minimo grado – la propria coscienza nelle mani del legislatore? E allora perché ha una coscienza? Penso che dovremmo essere uomini prima di essere sudditi. Non è da augurarsi che l’uomo coltivi il rispetto per le leggi, ma piuttosto che rispetti ciò che è giusto. Il solo obbligo che io ho il diritto di arrogarmi è di fare sempre ciò che credo giusto.

lunedì 31 ottobre 2011

L'Esodo e le dieci piaghe d'Egitto: realmente accaduti, ma... - Mauro Biglino

In questa conferenza Mauro Biglino ci parla dell'esodo, delle dieci piaghe d'Egitto e di altro ancora. Il punto di vista è sempre quello della Bibbia, nel suo significato letterale (e probabilmente anche originale..).

Buon ascolto

sabato 29 ottobre 2011

Come leggere la lettera del governo alla UE - Paolo Barnard

Una cosa è sapere che le cose vanno male, un'altra è conoscerne il motivo.
Leggendo questo breve aggiornamento di Paolo lo schifo e la rabbia per la condizione attuale si acuiscono. Purtroppo rimangono valide le considerazioni fatte nel post "Stream of thoughts e soluzioni-La rete di imprese sociali" sulle tre possibili forme di potere per cambiare le cose (militare - economico - sociale) e sul progetto del sistema di imprese sociali (cooperative soprattutto, ma non solo)come unica possibile via d'uscita.
Vi è un'enorme differenza tra erudizione e cultura, e risiede nell'uso che si fa della conoscenza acquisita... Lascio la parola a Paolo:


Come leggere la lettera del governo alla UE.


1. COSA SIGNIFICA

Che l’Italia si deve piegare al volere dei mercati. Non abbiamo più alcuna sovranità politica (a causa dei Trattati europei che abbiamo firmato come il Lisbona, che ci impongono regole decise da tecnocrati pro business non eletti) né finanziaria (visto che non abbiamo più una nostra moneta sovrana, ma usiamo l’Euro che è una moneta straniera, dal momento in cui è emesso da entità non italiane e lo dobbiamo prendere in prestito). Cioè: solo ubbidire e applicare le politiche volute da altri.


2. A CHI E’ DESTINATA

Non alla UE, non ai politici UE. E’ scritta per gli investitori internazionali, quelli che oggi prestano ogni singolo Euro che lo Stato italiano spende per i cittadini. Si tratta di gruppi assicurativi, fondi pensione privati, fondi sovrani stranieri, banche d’investimento o singoli grandi investitori. Cioè i padroni delle finanze di quasi tutti gli Stati del mondo. Per continuare a prestarci i soldi esigono regole che glieli facciano fruttare al massimo. Se quelle regole distruggono le persone non ha per loro nessuna importanza, se distruggono intere economie neppure, anzi, ci guadagnano, come spiegato ne Il Più Grande Crimine.


3. DA CHI E’ STATA SCRITTA

Non da Berlusconi, che non ha potere alcuno in questa storia. E’ scritta dai tecnocrati del governo sotto dettatura dei loro omologhi nella UE, gente come Draghi, Buti o Bini Smaghi. Il governo non aveva scelta, o rispondere agli ordini oppure all’Italia veniva chiuso il rubinetto delle finanze, e moriva. Dal momento in cui si è tolto allo Stato il potere di creare ricchezza spendendo a deficit per i cittadini, questo potere è passato nelle mani esclusive degli investitori. Quindi ci possiedono al 100%. Punto.

4. COSA CERCANO GLI INVESTITORI NEL TESTO

Lo leggono rapidi saltando tutte le insignificanti rassicurazioni e i dettagli della nostra gestione interna, e vanno a cercare se l’Italia ha incluso nel testo due capitoli e solo quelli:

A) Regole per ulteriormente strangolare la spesa dello Stato per i cittadini.

B) Regole per favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi.

A patto che questi due capitoli sia soddisfacenti per loro, ci presteranno gli Euro per sopravvivere. Altrimenti ci dissangueranno fino alle estreme conseguenze.


5. LI HANNO TROVATI NEL TESTO?

Sì. Capitolo strangolare la spesa dello Stato per i cittadini: in Italia 1) si rendono effettivi con meccanismi sanzionatori la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici sia statali che locali, e li si metterà in Cassa Integrazione con abbassamento complessivo dei salari. 2) riforma costituzionale per rendere illegale la spesa a deficit dello Stato (l’unica che invece crea ricchezza al netto per i cittadini e aziende). 3) innalzamento dell’età pensionabile, e non solo ai 67 anni, ma con l’obiettivo di tenere in considerazione nel futuro anche l’aspettativa di vita del lavoratore come parametro per l’entrata in pensione (come chiesto nel 2010 da 2 lobby finanziarie europee, la ERT e la BE). 4) se le misure non saranno sufficienti, lo Stato tasserà di più i cittadini, quindi il rapporto fra ciò che spende per loro e ciò che gli sottrae si alzerà ancora a favore di meno spesa e più prelievo. 5) i risparmi ottenuti dai tagli della spesa dello Stato NON potranno essere utilizzati per spendere a favore dei cittadini.

Capitolo favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi: in Italia 1) si introducono i prestiti d’onore agli studenti. Cioè incastrare il cittadino fin dalla più giovane età nel sistema finanziario che gli speculatori controllano e da cui guadagnano. 2) ulteriore flessibilità del lavoro, coi contratti di apprendistato, a tempo parziale e di inserimento. Cioè, là dove il lavoratore anziano crollerà morto di produttività sul posto di lavoro, le mega aziende assumeranno a due centesimi giovani sostituti senza tutele e sprovveduti. 3) più facilità nei licenziamenti anche dei lavoratori a tempo indeterminato, che potranno perdere il lavoro anche a causa di un calo di introiti aziendali. 4) privatizzazioni statali in accelerazione. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ribadito il settore acqua, poi farmacie comunali, rifiuti, trasporti. Il Comune non potrà affidare un servizio senza aver prima verificato se era possibile aprire una gara fra soggetti privati. Le Regioni dovranno stilare piani urgenti di privatizzazioni locali. 5) la Costituzione sarà riformata per introdurre articoli pro business. Le conseguenze sulle tutele costituzionali del bene pubblico sono imprevedibili (no, prevedibili: le distruggeranno).


6. ABBIAMO ACCONTENTATO I PADRONI VERI DELL’ITALIA?

No. Le misure sono state giudicate insufficienti. Berlusconi, o chi per lui, non ha saputo essere sufficientemente Thatcheriano, Prodiano, Adreattiano o Dalemiano. Non ha saputo cioè usare la falce della distruzione della democrazia e del bene pubblico italiano come in decadi scorse seppero fare i personaggi citati. Risultato: i mercati degli investitori ci hanno di nuovo aumentato i tassi d’interesse sugli Euro che ci prestano a oltre il 6%. Cioè: i nostri padroni hanno risposto che non solo non ci ridurranno il costo che paghiamo per prendere in prestito gli Euro, ma ce l’hanno aumentato. Ci hanno detto: “No! Volevamo lucrare di più, dovevate falcidiare la gente di più. Ora pagate”. E pagheremo, fino alla fine. Buona serata.

martedì 25 ottobre 2011

Cristianesimo, Ebraismo e Islam: tre religioni basate su una menzogna

Da una traduzione "letterale" della Bibbia si scopre che il Dio unico e spirituale delle religioni non viene mai citato, e il temine che è stato tradotto con "Dio" sarebbe in realtà un plurale: gli "Elohim", di cui la Bibbia parla come di una molteplicità di individui dotati di un normale corpo materiale.
Aveva forse ragione Rashi de Troyes? (1000 d.C.) secondo il quale la Bibbia va letta innanzitutto nel suo significato letterale, dal quale si scopre ciò che non è mai stato raccontato...

Questa è l'ultima conferenza di Mauro Biglino, dalla quale si scopre che anche la figura di Cristo non corrisponde alle parole del testo "sacro".

lunedì 17 ottobre 2011

THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY - Paolo Barnard

Questo è il volantino che Matt Cramer di Occupy Wall Street mi ha chiesto per la manifestazione del 15 ottobre a New York, e che verrà distribuito al corteo.



THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY
(in the spirit of contributing ideas to the OWS friends)

IF THIS IS YOU: Jobless – Foreclosed – No Health Insurance – Poor Schooling – Measly Pension
Then bashing some big banks will not give you a Job, a House, Healthcare, good Education, a living Pension.
IF THIS IS YOU: A taxpayer – A lover of Justice – A believer in real Democracy
Then Wall St. in jail alone will not give you a functioning Democracy and Rights.



IF YOU WANT SOCIAL JUSTICE & DEMOCRACY YOU NEED
THE MONEY & THE LAWS TO CARE FOR THE 99%

THE MONEY: The Modern Money Theory (MMT) school of economics demonstrated that the US could spend Universal Healthcare & Education, Full Housing and Full Social Security into existence. More: Full Employment is also possible thru a Job Guarantee Program, namely the government ‘buys’ the work of any jobless American at a Living Wage, setting a better national living standard for all. Worried about big debt? After WWII America ran 25% deficits, and we became the richest State on earth. Lack of means for the 99% has always been a policy decision, never a debt problem. This is real, ask the MMT scholars for details and teach-ins at http://neweconomicperspectives.blogspot.com/

THE LAWS: Tell your Representative that as from today your vote is conditional to MMT as people-empowering economic policy and to passing laws regulating the Wall St. elites, or he/she can forget it.

PEOPLE-EMPOWERING ECONOMICS & LAWS WILL GIVE US DEMOCRACY BACK, AND THEN WALL ST. IN JAIL. NOT VICE VERSA.


Tratto da: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=233

sabato 15 ottobre 2011

Il Golpe Borghese - La storia siamo noi

"Nella notte del 7 dicembre 1970, la vita democratica italiana è minacciata da un oscuro pericolo: è in atto un complotto pianificato nei minimi dettagli per l'assalto ai centri nevralgici del potere, un colpo di Stato. I ministeri dell'Interno e della Difesa, la sede della RAI, le centrali di telecomunicazione e le caserme sono presidiate in attesa dell'ordine di attacco, ma quando scatta l'ora decisiva tutte le forze mobilitate per il golpe sono richiamate a rientrare nei ranghi.

Il Paese, ignaro degli avvenimenti che si sono susseguiti nella notte dell'Immacolata, scopre quale rischio abbiano corso le istituzioni repubblicane soltanto il 17 marzo 1971, quando il quotidiano “Paese Sera” rivela l'esistenza di un progetto eversivo dell'estrema destra.



L'opinione pubblica, scioccata, si interroga su chi siano i protagonisti della cospirazione, quali gli obiettivi e soprattutto come e perché il piano sia giunto così vicino alla concreta attuazione, sebbene senza essere coronato dal successo.

Le prime ipotetiche risposte iniziano ad arrivare dalla magistratura: il 18 marzo 1971, il sostituto procuratore di Roma Claudio Vitalone emette gli ordini di cattura, per il tentativo di insurrezione armata contro lo Stato, verso gli esponenti della destra extraparlamentare Mario Rosa e Sandro Saccucci, l'affarista Giovanni De Rosa, l'imprenditore edile Remo Orlandini, ed il giorno successivo è raggiunto da un mandato anche Junio Valerio Borghese, già comandante della famigerata Decima Flottiglia MAS, in seguito divenuto leader della formazione neofascista Fronte Nazionale.

Il “principe nero”

Junio Valerio Borghese, rampollo della celebre casata romana, si è distinto come ufficiale di Marina durante la Seconda Guerra Mondiale al comando del sommergibile Scirè, per l'affondamento delle corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth nel porto di Alessandria d'Egitto il 18 dicembre 1941.
Dopo l'armistizio del 1943, aderisce alla Repubblica di Salò continuando l'attività nella Decima Flottiglia MAS, ricostituita come reparto indipendente di volontari, di cui diviene il comandante.
La formazione, che gode di una singolare autonomia e di un regolamento particolare, collabora con l'occupante tedesco nella guerra agli Alleati e nella spietata repressione della Resistenza partigiana, ma ancora prima della fine del conflitto allaccia rapporti con i servizi segreti americani (l'OSS, da cui nascerà nel 1947 la CIA) in funzione anticomunista ed antislava.

Terminata la guerra, dopo un concitato periodo di latitanza e ripetuti arresti, Borghese è condannato il 17 febbraio 1949 per collaborazionismo riuscendo però, grazie alla protezione americana (in particolare dal responsabile del controspionaggio dell'OSS, James Jesus Angleton), ad essere in breve tempo scarcerato.
Per Borghese si avvia così la carriera politica e ottiene nel 1951 la presidenza onoraria del Movimento Sociale Italiano, da cui però presto si scosta per avvicinarsi alle posizioni più estremiste della destra extraparlamentare.
Nel settembre 1968, mentre tutta la penisola è attraversata dalla contestazione, fonda il Fronte Nazionale nel tentativo di coagulare attorno a sé i movimenti più radicali, compreso Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, che non si riconoscono nella politica istituzionalizzata e parlamentare dei partiti.

Dichiarando un'aperta e violenta ostilità per la sinistra italiana, insistendo sul pericolo di una “deriva rossa”, Borghese entra in contatto con diversi settori delle Forze Armate, con il comando militare americano e della NATO, allaccia rapporti con numerosi esponenti dell'industria e della finanza per raccogliere così i fondi necessari all'organizzazione di gruppi armati.

Con il fallimento del piano golpista del 1970, Borghese trova asilo nella Spagna franchista, dove rimane nonostante la revoca, nel 1973, dell'ordine di cattura da parte della magistratura italiana. Muore a Cadice il 26 agosto 1974, in circostanze mai completamente chiarite.

Un'inchiesta senza fine
La procura della Repubblica di Roma, costretta ad archiviare l'indagine del 1971 per mancanza di prove, riapre l'istruttoria il 15 settembre 1974, quando il ministro della Difesa Giulio Andreotti consegna uno scottante rapporto del servizio segreto militare (SID) che getta nuova luce sul piano eversivo.
Il dossier, redatto dal generale Gianadelio Maletti, si basa sulle dichiarazioni del costruttore Remo Orlandini registrate dal capitano Antonio La Bruna, e coinvolge tra i cospiratori anche il direttore del SID Vito Miceli: i vertici militari, risultando (nonostante quanto fino ad allora sostenuto) in realtà consapevoli del tentato golpe, sono scossi da un terremoto da cui lo stesso Miceli esce destituito.

Già redatta una lista di personalità politiche da arrestare, gli insorti si apprestavano ad occupare le principali città italiane, su tutte Milano, Venezia, Reggio Calabria, ma soprattutto le istituzioni con sede a Roma.
L'operazione architettata dai golpisti, chiamata “Tora Tora” per la ricorrenza dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, sarebbe partita a Roma dai cantieri edili di Orlandini nel quartiere Montesacro, dalla palestra dell'Associazione Paracadutisti in via Eleniana, dal quartiere universitario dove si erano riuniti i gruppi dei congiurati, affiliati ai movimenti neofascisti e membri dell'Esercito.
Mentre un commando sarebbe penetrato nel ministero degli Interni, sottraendo mitragliatori dall'armeria, una colonna di automezzi della Guardia Forestale di Città Ducale, agli ordini del colonnello Luciano Berti, si sarebbe fermata poco distante dalla sede della RAI in via Teulada.
Al momento decisivo però, un inspiegabile contrordine avrebbe interrotto improvvisamente l'attuazione definitiva del piano.

La magistratura spicca nuovi arresti ed avanza formulando ulteriori accuse, sulla presunta avvenuta occupazione del Viminale, sul progetto di rapimento del Presidente della Repubblica e sulla marcia verso la capitale intrapresa dalla Guardia Forestale.

Il processo è inaugurato il 30 maggio 1977, ma dei 78 imputati i più compromessi, tra cui Remo Orlandini ed il medico reatino Adriano Monti, sono latitanti. Il 14 luglio 1978, la sentenza di primo grado si risolve in trenta assoluzioni, ma anche per i condannati cadono i più gravi capi d'accusa, come l'insurrezione armata, e resta solo il reato, relativamente attenuato, di cospirazione politica. Sono dunque comminati dieci anni a Remo Orlandini, otto a Rosa, De Rosa e al colonnello dell'Aeronautica Giuseppe Lo Vecchio, cinque anni a Stefano Delle Chiaie e al colonnello dell'Esercito Amos Spiazzi, quattro a Sandro Saccucci; escono invece assolti “perché il fatto non sussiste” Vito Miceli, Luciano Berti, Adriano Monti.

Il 29 novembre 1984, dopo due giorni di camera di consiglio, la Corte d'Assise d'Appello assolve tutti gli imputati, derubricando il programma golpista come un “conciliabolo di quattro o cinque sessantenni”, ed anche la Cassazione conferma tale interpretazione il 24 marzo 1986.

Il 7 novembre 1991, il giudice milanese Guido Salvini, entrato in possesso dei nastri originali delle registrazioni effettuate da Antonio La Bruna, scopre che le versioni consegnate durante gli anni alla magistratura risultano tagliate nei numerosi passaggi in cui compaiono i nomi di esponenti politici e militari di primo piano, come l'ammiraglio Giovanni Torrisi, Capo di Stato Maggiore dal 1980 al 1981.
Rispetto alla versione integrale dei nastri, veniva inoltre omesso ogni riferimento a Licio Gelli e alla loggia massonica P2, che avrebbe dovuto provvedere al sequestro del Presidente Saragat, e restava sottaciuto anche il coinvolgimento della mafia siciliana, incaricata di eliminare il capo della polizia Angelo Vicari, come poi sarà confermato anche da Tommaso Buscetta, Antonino Calderone, Luciano Leggio. La giustizia incrimina perciò Maletti e La Bruna per la manipolazione dei nastri, ma il provvedimento cade in prescrizione nel 1997 ed in ogni caso Giulio Andreotti, all'epoca loro referente superiore in qualità di ministro della Difesa, giustifica i tagli in quanto avrebbero riguardato informazioni non essenziali se non addirittura potenzialmente nocive al processo.

Apparati deviati
Grazie al Freedom of Information Act deciso dal presidente americano Clinton, il quotidiano “La Repubblica” acquisisce documenti desecretati della CIA e rivela, il 19 dicembre 2004, che i servizi segreti statunitensi conoscevano il complotto eversivo di Borghese, e che Adriano Monti, designato come ministro degli Esteri del governo golpista, sarebbe stato il tramite dei contatti tra i cospiratori e Ugo Fenwich, impiegato presso l'ambasciata americana a Roma.
Sebbene alcuni settori marginali della CIA avrebbero dimostrato interesse e garantito il necessario appoggio per il colpo di Stato, la risposta conclusiva si sarebbe risolta in un parere di sarcastica ostilità ad eventuali mutamenti nell'equilibrio dell'area mediterranea.

Nel 2005, Adriano Monti esce da un trentennale silenzio per dichiarare, alle telecamere di “La Storia siamo noi”, il proprio diretto coinvolgimento nella trama cospirativa, in qualità di mediatore deputato a sondare le disponibilità della classe dirigente americana allora facente capo a Nixon.
A questo scopo si sarebbe incontrato a Madrid con Otto Skorzeny, già protagonista con un commando di SS della liberazione di Mussolini dalla prigione del Gran Sasso nel 1943, assoldato dalla CIA nel dopoguerra.
Secondo Monti, l'intelligence americana richiese come garanzia la nomina di Giulio Andreotti a capo del Governo, ma non è possibile appurare se il diretto interessato, che ha smentito la circostanza, ne fosse consapevole.

Gli interrogativi ancora aperti

A tutt'oggi, nonostante un dettagliato rapporto della Commissione Stragi sugli episodi che hanno caratterizzato la “strategia della tensione”, non sono ancora chiari i motivi e soprattutto le responsabilità del contrordine che ha fermato Borghese e i suoi uomini.
L'ipotesi avanzata da Claudio Vitalone, nella ricostruzione della strategia golpista, è che l'intervento armato sarebbe servito unicamente come premessa ad una svolta autoritaria, legittimata come una reazione normalizzatrice rispetto all'eccezionale condizione di emergenza.
Rimane tuttora ignoto l'effettivo grado di coinvolgimento degli apparati statali e delle personalità politiche nel contorto piano eversivo, ma è ormai sicuro che quello della notte del 7 dicembre 1970 non fu certo un “golpe da operetta”."

Tratto da: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=424

giovedì 6 ottobre 2011

LO STATO DEVE TORNARE AL CENTRO

Vorrei proporvi un interessante articolo risalente al Giugno 2010 di Bruno Bosco - docente di economia presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

LO STATO DEVE TORNARE AL CENTRO

di Bruno Bosco


Bosco parte da una premessa giusta, il mutamento avvenuto negli ultimi decenni in seno al capitalismo occidentale: «La finanza è nata storicamente in funzione ancillare dell’economia reale già prima della Rivoluzione Industriale: essa consentiva di anticipare la ricchezza futura e di spostarla nel tempo e nello spazio a beneficio della produzione e dei commerci. Senza una sottostante operosità reale la finanza non aveva senso e la sua stessa attività era impossibile. Il capitalismo moderno [che noi chiamiamo "capitalismo-casinò", modalità dell'ultima fase del capitalismo occidentale o "ultra-imperialismo", Ndr] invece le ha dato un ruolo autonomo e indipendente dall’attività reale al punto che è quest’ultima l’ancella della finanza, e non viceversa».
Data questa premessa Bosco sostiene che solo se lo Stato riacquisisce una centralità nella sfera economica e strategica si potrà davvero evitare la catastrofe a cui il capitalismo-casinò destina la società. Il problema è il seguente: quale Stato potrà assolvere a questo compito? Non è forse vero che gli stati attuali d'occidente sono appunto comitati d'affari del capitalismo parassitario e speculativo? Non è forse necessario uno Stato del tutto nuovo? Bosco lascia la questione in sospeso. Questo è invece il busillis.


Nel suo editoriale sul Corriere della sera di venerdì 25 giugno, il Prof. Sartori pone con grande chiarezza la questione del peso spropositato assunto oggi dalla finanza nel capitalismo moderno e delle incognite che da tale peso derivano sul futuro sviluppo economico e sociale. L’economia cartacea speculativa pregiudica quella virtuosamente volta a produrre beni e servizi che però, nota giustamente Sartori, deve riconvertirsi in un senso (dico io) socio-ecologicamente compatibile. Gli economisti che non notano tutto questo e dicono che tutto va bene vivono sulla luna e non sulla terra. Non si può che essere d’accordo, aggiungendo forse che anche recenti discussioni indicano che non tutti gli economisti vivono sulla luna.
C’è però un punto di disaccordo che vorrei sottolineare. Il pregiudizio per il futuro non è solo una questione di proporzioni tra economia reale e finanza, anche se queste (s)proporzioni contano molto. E’ principalmente una questione di finalità.

La finanza è nata storicamente in funzione ancillare dell’economia reale già prima della Rivoluzione Industriale: essa consentiva di anticipare la ricchezza futura e di spostarla nel tempo e nello spazio a beneficio della produzione e dei commerci. Senza una sottostante operosità reale la finanza non aveva senso e la sua stessa attività era impossibile. Il capitalismo moderno invece le ha dato un ruolo autonomo e indipendente dall’attività reale al punto che è quest’ultima l’ancella della finanza, e non viceversa.

Dagli eccessi di questa autonomia deriva la generazione di ingenti e incontrollate aspettative di rendite a breve che hanno distorto rapidamente l’intero meccanismo di allocazione delle risorse private ed hanno contribuito ad impedire il formarsi del capitalismo industriale a proprietà diluita, che veniva invece sbandierato come la vera alternativa al socialismo. Il sostegno creditizio alla rendita immobiliare e ai consumi privati non sostenibili per reddito e qualità del debitore hanno fatto il resto. Viene chiesta un’inversione di rotta. Giustissimo. Ma come realizzarla viste anche le (s)proporzioni attuali? Come realizzarla, se oltre tutto dobbiamo farci carico di quei fenomeni che Sartori chiama esternalità e che possiamo considerare come degli indesiderati effetti collaterali non mediabili dai prezzi di mercato dell’attività di produzione e scambio?

Non è sufficiente crescere meno, anche se questo implica meno inquinamento e meno uso della superficie del pianeta. Lo spostamento massiccio delle risorse verso impieghi produttivi di beni e servizi privati o, maggiormente, verso beni e servizi a consumo sociale condiviso non potrà avvenire grazie ai meccanismi del mercato o essere affidato agli istinti dell’uomo economico vaticinato dalle teorie dell’individualismo metodologico.

Se non vogliamo seguire i dettami dei contorti scampoli di questa lunare impostazione ci dobbiamo convincere che occorre ripartire dallo Stato, quale nuovo titolare di diritti di proprietà delle risorse e non solo quale titolare di una funzione regolatoria la cui efficacia è spesso simile a quella delle grida manzoniane. Occorre qualche rinazionalizzazione di imprese di pubblico servizio se vogliamo che queste investano e riconvertano; occorre parzialmente riprendere la gestione pubblica del credito a lungo termine se vogliamo sostenere investimenti utili ma poco profittevoli nel breve periodo; occorre tassare le attività generatrici di rendite in modo più pesante rispetto a salari e profitti; occorre fare investimenti pubblici nella ricerca e nell’innovazione. Il mercato da solo non ci garantisce più né la crescita drogata dalla finanza né la decrescita dolce alla Latouche. Bisogna essere disposti a scommettere di nuovo sullo Stato.




Tratto da: http://sollevazione.blogspot.com/2010/06/crisi-economica-la-tesi-di-bruno-bosco.html

lunedì 12 settembre 2011

Jill Bolte Taylor e la sua straordinaria esperienza

Jill Bolte Taylor - neuroanatomista americana di fama internazionale - ha vissuto un'esperienza che pochi neuroscienziati si augurerebbero: ha avuto un grave ictus ed ha osservato le sue funzioni cerebrali - moto, linguaggio, percezioni di sè - sparire una ad una. Una storia straordinaria, un'esperienza che le ha cambiato la vita e che può insegnarci qualcosa.


mercoledì 7 settembre 2011

Un Esempio del Futuro: la MONDRAGON Corporation

Una grande forza dell'attuale sistema economico capitalista é quella di promuovere l'idea che esso rappresenti l'unico sistema esistente e quindi possibile. Quando a questa affermazione si obietta portando a testimonianza esperienze d'economia solidale, la risposta più classica é “stiamo parlando di piccole cose, piccole iniziative in un mondo fatto di grandi numeri”.
Davanti a questa risposta possiamo controbattere con l'esempio dell'esperienza dell'Empresa Cooperativa Mondragón (ECM).

L'ECM é una cooperativa di cooperative che coprono una grande varietà di settori produttivi (dall'industria alla finanza, passando per l'agricoltura e l'istruzione), localizzata in una valle dei Paesi Baschi. Tanto per citare due dati, l'utile del 2007 per questa rete di cooperative era di 32
miliardi di euro e le donne in essa occupate sono il 42%.
Per capire qualcosa di più di questa esperienza, abbiamo intervistato Eneritz Pagalday dell'Università Cooperativa di Mondragón (avete capito bene ... a Mondragón é cooperativa anche l'Università!)


Eneritz, qual é la proposta di alternativa economica che possiamo trarre da Mondragón?
“Nei suoi inizi la ECM ha dimostrato che i lavoratori possono mettere in moto e portare avanti un'impresa con successo. Questo cinquant'anni fa era qualcosa di impensabile, perchè ancora la gente continuava a pensare con schemi mentali tipo “il figlio dell'ingegnere sarà ingegnere e il figlio dell'operaio sarà operaio”. Qua c'è stato un processo collettivo di presa di coscienza, uno sviluppo molto interessante dell'autostima collettiva e dell'autonomia [...]
In un contesto in cui il denaro ha invaso tutti gli spazi della vita pubblica e privata, l'esistenza di un'esperienza che si basa nella sovranità delle persone e nel primato del lavoro sopra il capitale, mi sembra che sia qualcosa di valido.
Un'idea poi che ha guidato il cooperativismo dai primi anni, e che ancora guida molte persone e che io apprezzo molto, è l'idea dell'autogestione come una forma di organizzare la società e la vita delle persone. Alcuni hanno preso le cooperative come una leva del cambiamento, come uno strumento al servizio di un progetto più ampio, e questo progetto più ampio é una società più autogestita e una persona più autogestita. Da questa prospettiva si intende la storia di questa esperienza che ha cercato di fare cooperative in diversi settori (cooperative industriali, di consumo, di istruzione, di risparmio e credito, di pesca, agricole, abitative ...) non tutte queste esperienze sono ben riuscite [...] ma ci sono cooperative in settori molti diversi e in tutti questi si é sempre cercato di fare in modo che tutti i lavoratori fossero soci. Qui ci sono formule che alla gente di fuori sembrano molto interessanti: per esempio i soci della Caja Lavoral (la banca) sono le cooperative del movimento e i lavoratori della propria banca e sia nell'assemblea come nel consiglio di amministrazione entrambe le categorie sono rappresentate. Nella facoltà dell'Università dove io insegno gli studenti e le cooperative e altri enti che ci sostengono hanno rappresentanti negli organi di governo ecc.”

Prendiamo questo dato Lehman Brothers Holdings, dopo che Barclays e Bank of America hanno abbandonato le trattative per il possibile acquisto della società, ha deciso il giorno dopo il licenziamento di seimila dipendenti in Europa. Da un giorno all'altro crolla l'azienda e tutti i lavoratori vanno a casa. Mondragón opera diversamente invece ...
“I meccanismi di intercooperazione sono quelli che hanno permesso a diverse cooperative di uscire dalle crisi in diversi momenti della loro storia. I meccanismi di intercooperazione, al di là di contribuire all'efficienza dell'attività imprenditoriale sono una forma di praticare la solidarietà. Questi meccanismi si sono evoluti col passare della storia di questa esperienza di Mondragón adattandosi alle realtà e necessità di ogni momento.
I meccanismi sono diversi ma a me sembra che in tempi di crisi sono due di questi meccanismi “sicuramente quelli più antichi”, quelli che acquisiscono più importanza:
1. la ricollocazione: quando una (o più di una) cooperativa per motivi di crisi ha dei soci “in più” si cercano diverse alternative tra cui l'anticipazione del pensionamento e le ricollocazioni in cui i soci della cooperativa in crisi vanno a lavorare in altre cooperative che hanno una migliore situazione, non perdendo in questo modo il posto di lavoro;
2. la riconversione degli utili: le cooperative con utili mettono parte di questi in un fondo comune e le cooperative che hanno delle perdite riescono a coprire una parte di queste con il denaro allocato in tale fondo comune;
Questo, detto così, é molto semplice, ma c'è dietro tutto un sistema che lo rende possibile: le cooperative fanno riconversione degli utili per divisioni, per poter far questo le condizioni sociolavorative sono molto simili in tutte le cooperative e questo, quando si parla di tante cooperative come nel nostro caso, non é scontato”

Diciamo che Mondragón ci dimostra qualcosa che oggi non si può quasi affermare ...
“... è possibile operare nel mercato capitalista così selvaggio e predatore funzionando con altri modelli, essendo efficienti ed essendo democratici, essendo competitivi e collaborativi allo stesso tempo”.


Tratto da: http://www.zoes.it/content/blog/unalternativa-possibile-lempresa-cooperativa-mondragon

lunedì 5 settembre 2011

Il Dio che non c'è - La traduzione letterale della Bibbia.

Mauro Biglino, 60 anni, da qualche tempo sta stupendo il mondo (esagerato? forse..) con le sconcertanti rivelazioni sul testo sacro a ebrei, cristiani e musulmani: la Bibbia. Dopo un curriculum di studi classici Biglino si dedica allo studio dell’ebraico antico, e inizia la traduzione dell’Antico Testamento; successivamente nasce una collaborazione con le edizioni San Paolo che lo porta a tradurre l’Antico Testamento direttamente dalla Bibbia ebraica redatta sulla base del Codice masoretico di Leningrado. Ad oggi ha tradotto 23 libri di cui solo 17 sono stati pubblicati a causa della recente divulgazione delle “scoperte” fatte nel corso della collaborazione: una traduzione letterale del testo sacro, infatti, rivela una storia completamente diversa da quella comunemente nota; una storia in cui non c’è alcuna traccia di un Dio spirituale, e non solo..



A questa si aggiungono altre conferenze, che, sebbene trattino gli stessi temi, possono esporre argomenti in precedenza non affrontati:

Ciò che non ti aspetti dalla Bibbia - Mauro Biglino 1/2
Ciò che non ti aspetti dalla Bibbia - Mauro Biglino 2/2

giovedì 1 settembre 2011

Interessante video sul "E-Cat" di Rossi-Focardi

...Dennis Bushnell scienziato capo presso il “Nasa Langley Research Center” in Hampton (Virginia), ammette che l’invenzione di Andrea Rossi effettivamente funziona, ma corregge il termine fino ad ora utilizzato per designare il processo di funzionamento: non una fusione fredda, ma una reazione nucleare a bassa energia (Lern).

Le reazioni Lern sono secondo lo scienziato americano molto promettenti e per questo sono in cima alla lista assieme a pannelli solari super-efficienti, sorgenti geo-termiche, turbine eoliche ad alta quota e supercondensatori. Per lo scienziato della Nasa la tecnologia Lern potrebbe risolvere potenzialmente tutti i problemi attuali legati alla produzione e distribuzione di energia, di smaltimento e di inquinamento. "Probabilmente se venisse utilizzato su scala mondiale, non ci sarebbero bisogno di altre fonti alternative, perché la nostra società potrebbe benissimo alimentarsi solamente tramite questo tipo di reattori”.
“Credo che siamo sul punto di capire cosa stia succedendo dentro il reattore - ha detto Bushnell citando specificatamente la scoperta dell’ingegnere Rossi - penso che le cose adesso accadranno molto rapidamente è una tecnologia che cambierà le carte in tavola, risolvendo i problemi geo-economici, geo-politici e di riscaldamento globale”.

L’addio ai combustibili fossili e alle centrali nucleari a reazione “calda” potrebbe dunque esser dietro l’angolo, anche se gli interessi economici di pochi potrebbero per l’ennesima volta aver la meglio sugli interessi della collettività...





Tratto da: http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/11/08/29/nucleare-pulito-e-cat.html

lunedì 18 luglio 2011

NUOVA SEZIONE: Video e Documentari


In costruzione la nuova sezione del Blog dedicata alla raccolta di video e documentari di qualità per informarsi, capire e riflettere sulla realtà che ci circonda, con lo scopo di munirci degli strumenti per cambiarla. Gli argomenti trattati coprono diversi campi d'interesse: politica, società, controinformazione, salute-medicina, alimentazione, energia, economia, misteri, riflessioni e altri ancora.

P.s. L'elenco dei video e documentari, diviso per sezioni, subirà delle modifiche nel corso del tempo dovute all'inserimento di nuovi video e documentari; a tale proposito chiunque può inviare o suggerire dei video/documentari per rendere l'elenco il più completo e utile possibile.

mercoledì 13 luglio 2011

Esercizio di visualizzazione e riflessione

In questo periodo, in cui si parla tanto di "parità di bilancio" dello Stato, "debito pubblico", “austerity”, “tagli” &co. vorrei condividere con voi una riflessione, veicolandola tramite un rapido esercizio di visualizzazione, se permettete.

Sedetevi comodi, rilassate i muscoli e la mente, fate qualche respiro profondo inspirando ed espirando lentamente.
Ora create, con la vostra immaginazione uno Stato; scegliete il tipo di paesaggio che preferite per questo Stato; create una cittadinanza scegliendo le caratteristiche che più vi aggradano; create anche una bandiera per questo Stato se vi fa piacere. "Fatto? Bene".
Ora riflettete sul fatto che in questo Stato immaginario esiste un solo tipo di banca: una banca nazionale (dello Stato, e quindi dell’insieme dei cittadini).
Ogni cittadino ovviamente ha un suo conto presso questa banca nazionale, in cui, esistendo solo quel tipo di banca, ha tutto il suo denaro.
Ora lasciate che la vostra immaginazione spazi sulle possibilità che si aprono per uno Stato che abbia a sua disposizione l’intera ricchezza della nazione... uno Stato che quando paga lo stipendio di un dipendente pubblico vede ritornare tosto l’intero ammontare nella propria banca... riuscite a visualizzare?... qualsiasi tipo di entrata, per qualsiasi tipo di cittadino va a finire sul conto di quel cittadino, presso la banca dello Stato... concedetevi ancora qualche secondo di questa idilliaca visione, godetene appieno, assaporate... divertitevi ad immaginare le infinite possibilità di “progresso” che si aprirebbero per questo Stato immaginario... buon divertimento.

lunedì 4 luglio 2011

Dichiarazione d'Indipendenza - 4 Luglio 1776

4 Luglio 1776, Philadelphia.


"The unanimous Declaration of the thirteen united States of America.

When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.

We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness.

That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed.

That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.

Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient causes; and accordingly all experience hath shewn, that mankind are more disposed to suffer, while evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the forms to which they are accustomed.

But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same object evinces a design to reduce them under absolute Despotism, it is their right, it is their duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future security.

Such has been the patient sufferance of these Colonies; and such is now the necessity which constrains them to alter their former Systems of Government.

The history of the present King of Great Britain [George III] is a history of repeated injuries and usurpations, all having in direct object the establishment of an absolute Tyranny over these States.

..."

Tradotto:

Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani. – Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. ...

sabato 2 luglio 2011

E-Cat in arrivo sul mercato a inizio 2012 - Soluzioni energetiche

Lo scorso 23 giugno la Defkalion Green Technology ha annunciato in conferenza stampa che i primi dispositivi basati sul catalizzatore di energia (E-Cat) inventato da Andrea Rossi arriveranno sul mercato all’inizio del 2012, con il nome di Hyperion. Due le linee di prodotti: unità domestiche da 5-30 kW e moduli industriali da 1,5-3,5 MW. Gli scetticismi restano, ma l’interesse cresce.
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.


La marcia di Andrea Rossi verso la commercializzazione della sua invenzione prosegue, così il suo reattore E-Cat, in grado di produrre una gran quantità di calore per mezzo di una reazione tra nichel e idrogeno (presumibilmente per fusione fredda), potrebbe arrivare a breve nelle case, in formato compatto.

Ad annunciarlo è stata la Defkalion Green Technology, azienda greca detentrice del diritto di industrializzazione e messa in commercio dei prodotti basati su tale tecnologia, in una conferenza stampa tenutasi lo scorso giovedì (23 giugno) a Palaio Faliro, in Grecia. A presenziare l’evento c’erano, oltre allo stesso Rossi, alcune autorità greche e vari giornalisti (soprattutto locali).

In tale occasione la Defkalion, che è stata fondata specificatamente per fabbricare e vendere il catalizzatore di Rossi, ha dichiarato il piano di produzione e di ingresso sul mercato.

Il catalizzatore di energia, noto come E-cat, costituisce il nucleo dei dispositivi che saranno realizzati, il nome commerciale dei quali sarà Hyperion. Al momento sono previste due linee di prodotti:

- unità da 5-30kW, di piccole dimensioni, ossia (55x45x35)cm, previste per applicazioni domestiche e negli uffici;

- unità da 1,15-3,45 MW, di dimensioni dell’ordine di (600x600x600)cm, per impieghi industriali.

Ciascuna delle due classi di prodotti è modulabile, singole unità possono quindi essere connesse in serie o in parallelo per aumentare la potenza o alimentare più impianti contemporaneamente.

Una prima fabbrica costruita a Xanthi è in fase di conclusione e sarà operativa, secondo quanto dichiarato da Defkalion, alla fine del 2011. Essa occupa una superficie di 6000m2 ed ha una capacità di produzione annuale di 300mila unità (divise tra modelli da kW e da MW). I primi prodotti domestici (5-30kW) saranno disponibili per gli acquirenti greci entro il primo trimestre del 2012.

Una seconda fabbrica (di 12000m2 e maggior capacità produttiva) sarà realizzata entro il prossimo anno, anch’essa a Xanthi.

Esse, appartenenti a Defkalion, produrranno tutto il dispositivo, nei suoi vari modelli, eccezion fatta per il cuore del reattore, quello su cui vige il segreto industriale. Ad occuparsene è infatti una seconda azienda connessa, chiamata Praxen Defkalion Green Technology (Global) Ltd., basata a Cipro.

Il lavoro congiunto di queste due imprese porterà alla commercializzazione del prodotto finito in un primo momento solo in Grecia, ma rapidamente anche nella regione dei Balcani e, a seguire, in tutto il mondo.

La Defkalion potrà concedere ad aziende estere il diritto di costruzione dell’Hyperion (in cambio di royalties), ma il cuore sarà comunque fabbricato da Praxen e venduto in formato assemblabile.

Il primo blocco Hyperion da 1MW sarà inaugurato entro la fine dell’anno e andrà ad alimentare proprio la fabbrica di Xanthi (nello specifico, esso costituirà l’unita di base di una matrice di dispositivi).

Di per sé il catalizzatore produce solo energia termica (ossia calore), ma l’elettricità può essere facilmente generata associando il dispositivo a turbine e micro-turbine a vapore, così da creare unità CHP (calore e potenza associate), quelle che saranno per l’appunto commercializzate.

In conferenza stampa è stato ribadito che i prodotti Defkalion, basati sull’invenzione di Andrea Rossi, garantiscono una produzione di calore - e quindi energia - da 6 a 30 volte maggiore a quella immessa (ossia impiegata per attivare la reazione), così da permettere un risparmio in termini economici del 90%.

La reazione fa uso di idrogeno, una piccola quantità di nickel, e un catalizzatore, la cui formula è tuttora coperta da segreto industriale. Nessun metallo prezioso o elemento radioattivo è però utilizzato e il processo non genera radioattività, né emette gas serra o sostanze dannose per l’ambiente.

Peraltro, sempre secondo quanto dichiarato da Defkalion, la Grecia detiene una grande riserva di nickel, pari all’83% dei depositi europei.

“Per mettere in funzione il reattore”, afferma Rossi “è sufficiente premere un interruttore, non sono necessarie capacità particolari e il dispositivo funziona in assoluta sicurezza. Basta seguire le istruzioni. La ricarica prevista è di una volta ogni sei mesi e sarà effettuata dallo stesso rivenditore.”

Di fronte a tali dichiarazioni, sembra che una nuova era della produzione energetica stia per iniziare e che presto non saremo più dipendenti dai combustibili fossili.

Secondo quanto affermato da Rossi, la fase di sperimentazione è conclusa da tempo e anche quella di industrializzazione è ormai a buon punto, tanto che, promette l’inventore, entro la fine dell’anno una centrale da 1 milione di Watt (1MW) termico di potenza sarà realizzata ad Atene, dalla società greca Defkalion Green Technologies S.A.
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.

L’architettura del catalizzatore di energia e la formula chimica degli additivi utilizzati sono coperti da segreto industriale e commerciale
Nonostante il dispositivo sia stato presentato agli occhi di esperti e appaia funzionante (ossia effettivamente in grado di produrre molta più energia di quella impiegata per metterlo in azione), ciò che rende gli scienziati ancora un po’ scettici è la mancanza di una soddisfacente spiegazione teorica del processo in atto.
“Perché questa produzione di energia in eccesso avvenga non lo sappiamo realmente, per ora l’abbiamo solo ipotizzato”, affermano Rossi e Focardi.

Al di là degli sviluppi di questa invenzione, che vedremo nel prossimo futuro, è il caso di ricordare che tutte le tecnologie sono 'limitate': possono risolvere dei problemi, ma presentano sempre anche degli effetti collaterali. Le risorse non sono infinite e le tecnologie non producono miracoli: il risparmio e la riduzione degli sprechi restano gli obiettivi principali. Bisogna essere utilizzatori (sobri), non consumatori.

1. Un’abitazione di medie dimensioni per un consumo medio ha bisogno di 2 o 3 kW di potenza installati.



Tratto da:
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/fusione_nucleare_fredda.html
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/e_cat_fusione_fredda_arrivo_mercato_2012.html

martedì 28 giugno 2011

QUIZ: Scopri se sei un "complottista"

Interessante e simpatico Quiz di Luogocomune.net per scoprire se siete dei "complottisti". Breve ma intenso, e se lo farete capirete il perchè.



VAI AL QUIZ

mercoledì 22 giugno 2011

Storie di Profitto: "Sangue infetto, vergogna di Stato"

Tutto in nome del profitto, che ignominia!
Fino a quando non prenderemo coscienza dei nostri diritti di esseri umani verremo quotidianamente "sacrificati sull'altare del profitto".

Mi chiedo a quali sofferenze sarebbero destinate persone di tale bassezza nell'inferno dantesco...


Sangue infetto, vergogna di Stato


"Caro Beppe,
chi ti scrive è il “Comitato vittime sangue infetto”, realtà nata spontaneamente da un gruppo eterogeneo di persone colpite dalla vicenda scandalosa del sangue infetto, la pagina più nera di Tangentopoli: quella scritta sulla pelle della gente.
Plasma umano, reperito a basso costo negli Stati Uniti (nei ghetti delle grandi metropoli e nelle carceri di Arkansas e Alabama) così come in alcuni Paesi centro-africani, fu introdotto in Italia a partire dagli anni Settanta in modo del tutto illegale. Sangue di provenienza illecita o non certificata, che, senza essere sottoposto ad alcun controllo, veniva trasfuso nei corpi ignari di cittadini in cerca di aiuto e improvvisamente affetti da nuove, impreviste malattie. Vittime non di un errore medico, ma di un piano premeditato fondato sulla connivenza tra la (mala) politica prezzolata (te li ricordi Poggiolini & co.?) e una ristretta cerchia di aziende farmaceutiche specializzate nel trattamento e nel commercio di emoderivati.
Da allora, quasi 4.000 morti e più di 80.000 infettati, una vera e propria strage “silenziosa” veicolata attraverso l’operato di “persone” prive di scrupoli il cui delitto, ancora impunito, è stato quello di utilizzare - senza i dovuti controlli e con la complicità di funzionari corrotti - sangue infetto reperito a basso costo.
Aids, epatite B e C, sono le malattie che hanno colpito le persone sottoposte a trasfusione di sangue infetto; vittime che ancora oggi, a distanza di più di vent’anni sono in attesa di quella giustizia che porti alla condanna dei responsabili di questa strage, causata dalla logica del profitto, nonché ad un equo risarcimento civile.
Dopo anni di estenuanti battaglie andate a vuoto, il nostro gruppo ha realizzato un sito www.vittimesangueinfetto.com nato dall'esigenza di tutte le vittime di avere un punto di riferimento, di discussione, di consulenza e di informazione reale su questa vicenda. Il sito è rivolto anche a tutte quelle vittime che una volta colpite, si sono chiuse in solitudine, per vergogna e per timore dell’isolamento sociale. Ma ti sembra possibile che dobbiamo anche vergognarci della nostra condizione? Non dovrebbero essere i responsabili di questi “delitti” a provare vergogna?
Un'ulteriore vergogna è rappresentata dal fatto che non è mai stato dato seguito a quanto previsto dalla legge 222/07, di cui alla finanziaria del 2008, con la quale sono stati stanziati 180 milioni di euro dal 2008 in un piano pluriennale, per chiudere tutto il contenzioso in essere con chi ha diritto al risarcimento. Contenzioso che all'epoca investiva 7.356 contagiati, che rappresentano solo una piccola parte del numero degli infettati che chiedono giustizia! Di quei soldi, nemmeno un centesimo ci è stato dato!
Non avendo avuto alcun riscontro dalle Istituzioni, relativamente alle nostre più che legittime richieste, lo scorso anno abbiamo organizzato, per un mese consecutivo, un presidio davanti Montecitorio con l'intento di sensibilizzare coloro che dovrebbero tutelarci e dare delle adeguate risposte; presidio sospeso a distanza di 30 gg, in attesa e con la speranza che tutte le azioni di sensibilizzazione alla nostra causa sortissero gli effetti desiderati.
Durante il presidio siamo venuti a contatto con giornalisti, politici, giudici, avvocati e persone implicate direttamente o indirettamente in questa vicenda, purtroppo fino ad oggi abbiamo ricevuto solo promesse mai mantenute. Anche le Associazioni preposte alla tutela dei nostri diritti hanno dimostrato poca trasparenza nei nostri confronti. Non possiamo più accettare di essere presi in giro! Ma in fondo, cos'è che abbiamo chiesto? E’ forse troppo pretendere che i responsabili di questo scempio vengano puniti? E' forse troppo chiedere che la nostra storia venga messa a conoscenza dell'opinione pubblica? E’ forse troppo pretendere il riconoscimento di un risarcimento economico uguale per tutti? Chi ci ripaga per le nostre vite distrutte? Chi ci ripaga per l’isolamento sociale cui siamo soggetti, perché considerati degli appestati? Chi ci ripaga per il fatto che nessuno ci prende a lavorare? Chi ci ripaga per lo “scippo” della nostra dignità? Se Tremonti intende mantenere i “conti puliti” con il sangue infetto dei malati, se lo può scordare! Oggi 21 giugno siamo stati sotto il Ministero dell'Economia e Finanza, nonché sotto Montecitorio e dopo molte insistenze, siamo stati ricevuti dalla d.ssa Piga alla quale abbiamo nuovamente rappresentato le nostre richieste.
Beppe, ti scriviamo per chiederti di darci voce, una voce per troppi anni rimasta inascoltata. Aiutaci ad abbattere il muro di omertà oramai ventennale riguardo a questa strage nascosta e “dimenticata” perché troppo scomoda! Hanno deciso di seppellirci ancor prima di morire ma non glielo permetteremo, siamo cittadini di questa Italia che traballa sotto il peso delle ingiustizie! Il nostro motto è “ADESSO E’ ORA DI DIRE BASTA” e, come dici sempre tu, loro non si arrenderanno mai, noi neppure!". Vittime del sangue infetto

Tratto da: www.beppegrillo.it

lunedì 20 giugno 2011

"Il lavoro è un diritto" ...


Riadattamento di due vignette di Vauro per esprimere il concetto del post precedente...
Lo slogan "Il lavoro è un diritto" è dello stesso genere di "La guerra è pace", o, meglio ancora, "la schiavitù è libertà"! ...

domenica 12 giugno 2011

E' l'ora del coop capitalism

Da leggere con spirito critico... ci torneremo.


E' l'ora del coop capitalism

In occasione del decennale di Boorea, è arrivata a Reggio Emilia l'economista inglese Noreena Hertz. Secondo lei, dalle rovine della crisi nascerà un nuovo modello economico basato sulla collaborazione e la solidarietà. Un sistema in cui l'Emilia-Romagna (e la Silicon Valley) rappresentano un esempio da imitare.

Noreena Hertz è nata a Londra nel 1967. A 19 anni era già laureata in filosofia e in economia. Oggi dirige il Centre for International Business and Management dell'Università di Cambridge e ha le idee estremamente chiare su come uscire dalla crisi economica mondiale. Il segreto, a suo dire, è racchiuso nel concetto di capitalismo cooperativo, o - come lo chiama lei - di co-op capitalism.
Ospite d’onore all’assemblea di bilancio del decennale di Boorea, chiamata ad intervenire nel workshop dal titolo “Solidarietà e competizione in un era di cambiamento delle regole. Il modello cooperativo nella crisi globale”, la Hertz ha spiegato che ci troviamo nel bel mezzo di un “crocevia critico”. Alle nostre spalle c’è il Gucci capitalism di reaganiana e thatcheriana memoria, caratterizzato da una “credenza religiosa nel mercato” e da un “chiasmo tra giustizia sociale e economia”. Un’epoca, insomma, in cui “l’avidità era l’ethos dei tempi” ed era “meno degradante contrarre un debito piuttosto che non avere l’ultimo modello di scarpe Nike o la borsetta con la firma di Gucci”.
Nell’autunno scorso questo castello è crollato e ognuno di noi ne ha risentito, dato che “nel mondo interconnesso governato dalla globalizzazione, si sta in piedi o si cade tutti insieme”. La gente ora è arrabbiata con le aziende che licenziano i dipendenti mentre coprono d’oro i dirigenti, e nello stesso tempo ha paura, perché il sistema di regole è ormai completamente sconvolto e sembra che i governi non abbiano le strutture giuste per far fronte alle nuove sfide. Ma contemporaneamente, in questo momento di cambiamento strutturale, è nato un senso di appartenenza e solidarietà mai visto negli ultimi decenni. Un terreno fertile per il co-op capitalism, un nuovo capitalismo che si fonda sulla giustizia e la responsabilità sociale, l’equilibrio dei poteri e l’equa distribuzione tra uomini e donne, tra paesi grandi e paesi piccoli.
Noreena Hertz è venuta a Reggio Emilia proprio perché “tutti mobilitino la rete dei loro contatti per coinvolgerli in questo ideale”. Noi di viaEmilianet facciamo la nostra parte e cerchiamo di capirne di più.

Signora Hertz, lei considera il co-op capitalism una risposta al sentimento condiviso di debolezza e di interdipendenza dovuto alla globalizzazione e acuito dalla crisi: una possibile soluzione basata sulla cooperazione, la collaborazione e l’interesse comune.
Si tratta dunque di un modello economico che, pur continuando a considerare il capitalismo l’unica via per lo sviluppo, ritiene che lo si possa realizzare solo attraverso la collaborazione di tutti? O è piuttosto una vera e propria rivoluzione, senza legami con il passato?



Tutti i tentativi di proporre dei sistemi economici completamente nuovi sono falliti. Decidere di rifiutare tutto ciò che proviene dal vecchio modello di capitalismo è probabilmente come "gettare il bambino con l'acqua sporca". Io credo infatti che all'interno di quel modello ci sia qualcosa di positivo. Il Gucci capitalism esaltava l'innovazione, il concetto di mercato su cui si appoggiava rappresenta ancora oggi uno stimolo per lo sviluppo delle imprese e per la nascita di idee sempre nuove: questo è l'aspetto del capitalismo che non voglio respingere.
Ma d'altro canto, ciò che il vecchio sistema aveva di terribile era la gestione del profitto, limitata ad una cerchia molto ristretta di persone. La ricchezza di una nazione, poi, veniva misurata nel suo complesso, senza tenere conto delle diverse persone che ne facevano parte o del modo in cui veniva distribuita tra uomini e donne. Era l'obiettivo ad essere sbagliato e ciò rendeva questo modello iniquo e ingiusto.
Adesso il cambiamento è alle porte e importanti elementi di novità hanno bisogno di emergere, ma al contempo è necessario tenere conto del contesto, della nostra storia e della nostra cultura. Io leggo la crisi come una straordinaria opportunità di compiere un enorme balzo in avanti di tipo evolutivo, paragonabile a quello che ha trasformato la scimmia in uomo. Un progresso nell'evoluzione, insomma, ma non necessariamente una rivoluzione.

L’incontro di oggi si è sviluppato attorno a due concetti-chiave: la solidarietà e la competizione. Lei pensa che siano l’uno il contrario dell’altro o che la solidarietà possa essere considerata il valore-base con cui creare un nuovo tipo di competitività, incentrato su regole e istituzioni comuni?

L'errore che, secondo me, è stato fatto dal vecchio sistema capitalistico è proprio quello di pensare che questi due concetti rappresentassero due estremi opposti e non fossero compatibili. La solidarietà era considerata un valore esclusivo delle persone di sinistra o degli hippies, mentre la competizione riguardava soltanto chi aveva come unico obiettivo quello di fare soldi.
In realtà, se noi mischiamo questi due mondi, otteniamo qualcosa di incredibile. E' accaduto in Emilia-Romagna, che oggi ha un PIL superiore del 30% rispetto a quello delle altre regioni italiane e rientra nella top ten delle regioni più ricche d'Europa. Ed è accaduto nella Silicon Valley, in California, dove è stata scritta una delle storie di maggior successo degli ultimi anni in materia di competitività industriale. Un'esperienza interamente basata sul modello di collaborazione, in cui le piccole imprese si sono divise le risorse e il sistema bancario si è attrezzato per aiutarle. La vera cultura della collaborazione, che ha permesso a queste imprese di emergere e di diventare le più grandi del mondo.
Questo successo è un risultato del fatto che solidarietà e competizione possono essere perfettamente complementari, e la gente non deve averne paura. Molte persone, infatti, si spaventano quando pensano che la solidarietà li obbliga a rinunciare a qualcosa: in realtà non capiscono che solidarietà e capitalismo insieme possono far nascere sul mercato una torta più grande, e che quindi anche la loro fetta è destinata ad aumentare.

Chi sono i principali attori coinvolti nel processo di creazione di questo nuovo modello? I governi o anche i poteri economici e i semplici cittadini?

Uno degli principali fattori di cambiamento che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni riguarda il potere tradizionale e chi ne tiene le redini. Tra le prime cento realtà economiche mondiali, un terzo sono imprese multinazionali: questo significa chiaramente che ormai anche attori diversi dai governi o dagli stati hanno voce in capitolo, prima fra tutti la Coca Cola.
A seconda della zona, imprese e nazioni si spartiscono il potere, ma entrambe devono fare i conti con i singoli individui, che organizzandosi e agendo insieme ad altre persone stanno acquisendo sempre più potere. Un esempio divertente ma significativo arriva dall'Inghilterra, dove un industria di cioccolato ha cambiato il brand di uno dei suoi prodotti, ma è dovuta tornare sui suoi passi dopo che su Facebook è nata una campagna che chiedeva di fermare la nuova produzione. Ma il potere degli individui è riscontrabile anche nel mondo dell'informazione. Quando si sono verificate le recenti proteste in Iran, la cronaca dettagliata di ciò che stava succedendo arrivava da Internet, e in particolare da Twitter, mentre i media tradizionali come la Bbc o la Cnn passavano ore intere senza parlarne. Se le persone agiscono insieme, insomma, hanno molte più possibilità di cambiare le cose.
Voi in Italia non lo avete ancora, ma in Inghilterra c'è un progetto che si chiama Red, che è stato promosso dal leader degli U2 Bono Vox coinvolgendo imprese come Gap, Motorola o Giorgio Armani. Grazie alla loro disponibilità, sono nati dei prodotti speciali, i prodotti Red, che quando vengono acquistati destinano una percentuale del reddito alla lotta contro l'Aids. Il progetto sta andando avanti da due anni e nel primo anno sono stati 140 milioni di dollari. Ciò dimostra che tutti noi, in quanto consumatori, abbiamo il potere di scegliere dei prodotti che hanno un valore aggiunto, compresi quelli che provengono dalla rete di commercio equo e solidale.

L’Italia ha una lunga esperienza nel cooperativismo ma, considerando l’attuale situazione politica, lei pensa che il Paese sia pronto per adottare questo modello?

Penso che ciò che abbiamo imparato dai recenti esempi di cooperazione, come Silicon Valley, è che il modello cooperativo non ha bisogno di un secolo di storia alle spalle per avere successo. Quello che serve - e fa la differenza - è l'iniziativa e l'intraprendenza delle persone, la capacità di sensibilizzare i governi locali perchè impieghino sempre più risorse per far decollare le imprese e i loro progetti. E, certamente, anche un governo nazionale che comprenda i benefici di questo modello.
I cambiamenti possono avvenire dell'alto in basso o dal basso verso l'alto. In Italia serve un movimento che abbia un centro forte e una comunicazione efficace con le divisioni territoriali. Non so quando e come questo movimento potrà raggiungere il resto del paese, cioè tutti coloro che non fanno parte del mondo cooperativo. Ma penso che, come in ogni cosa, se la gente capirà che esiste un'opportunità per stare meglio, vorrà sfruttarla. E io credo che questo modello offra a tutti la possibilità di essere migliori, quindi per prima cosa è necessario assicurarsi che tutti lo conoscano.

di Gabriele Morelli

sabato 4 giugno 2011

Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"

Premetto che personalmente farei una seria distinzione tra la cannabis e le altre droghe. Sia per i motivi storici che hanno portato alla sua "condanna", sia per le controversie esistenti nel mondo scientifico relative agli effetti dei cannabinoidi sull'organismo.


Droga, la svolta dei grandi del mondo
"E' il momento di legalizzarla"


Clamoroso cambiamento di strategia nel rapporto della Global Commission on Drug Policy dopo gli anni della repressione che hanno rappresentato un fallimento. "Va trattata come una questione sanitaria". Nell'organismo Kofi Annan, Paul Volcker, Mario Vargas Llosa, Richard Branson

Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - Cinquant'anni di guerra alla droga hanno fallito e all'Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l'emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria. Di più: legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti - a partire magari dalla cannabis. Firmato: l'ex presidente dell'Onu che di questa politica fallimentare è stato uno dei responsabili, cioè Kofi Annan. Ma anche Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa, Branson. I grandi del mondo della politica, dell'economia e della cultura mondiale - che certo nessuno si sognerebbe mai di associare a un battagliero gruppo di fumati antiproibizionisti.

La clamorosa dichiarazione verrà resa nota oggi a New York in una conferenza stampa: il primo atto di una grande campagna mondiale che raccoglie e rilancia tante idee di buon senso che troppi governi (compresi quelli che loro amministravano) continuano a negare. Lo slogan è efficace: "Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali". E l'obiettivo è più che ambizioso: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organismi internazionali hanno fin qui inutilmente seguito per sradicare la tossicodipendenza. Il traguardo è una petizione da milioni di firme che verrà presentata proprio alle Nazioni Unite per adottare le clamorose conclusioni dei "saggi": su cui certamente si scatenerà adesso un dibattito internazionale.

"La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo" si legge nel rapporto presentato dalla Global Commission on Drug Policy. "Le politiche di criminalizzazione e le misure repressive - rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori - hanno chiaramente fallito nello sradicarla". Non basta. "Le apparenti vittorie nell'eliminazione di una fonte di traffico organizzato sono annullate quasi istantaneamente dall'emergenza di altre fonti e trafficanti". Basta dare un'occhiata alle statistiche raccolte dal rapporto. Nel 1998 il consumo di oppiacei riguardava 12.9 milioni di persone: nel 2008 17.35 milioni - per un incremento del 34.5 per cento. Nel 1998 il consumo di cocaina riguardava 13.4
milioni: dieci anni dopo 17 milioni - 27 per cento in più. Nel 1998 la cannabis era consumata da 147.4 milioni di persone: dieci anni dopo da 160 milioni - l'8.5 per cento in più. Sono i numeri di una disfatta.

A cui si accompagna un'altra debacle. "Le politiche repressive rivolte al consumatore impediscono misure di sanità pubblica per ridurre l'Hiv, le vittime dell'overdose e altre pericolose conseguenze dell'uso della droga". Da un'emergenza sanitaria a un'altra: un disastro che è anche un tragico spreco. "Le spese dei governi in futili strategie di riduzione dei consumi distraggono da investimenti più efficaci e più efficienti". L'elenco delle personalità coinvolte è impressionate. Il panel è l'organismo che a più alto livello si sia mai pronunciato sul fenomeno: tutti esponenti della società politica e civile internazionali che prima o poi si sono occupati ciascuno nel proprio campo dell'emergenza. Da Kofi Annan all'ex commissario Ue Javier Solana. Dall'ex segretario di Stato Usa George P. Schultz all'imprenditore miliardario e baronetto Richard Branson. Dal Nobel Vargas Llosa all'ex presidente della Fed Paul Volcker. Ci sono quattro ex presidenti: il messicano Ernesto Zedillo, il brasiliano Fernando Cardoso, il colombiano Cesar Gaviria, la svizzera Ruth Dreifuss. C'è l'ex premier greco George Papandreu. C'è lo scrittore messicano Carlos Fuentes. C'è il banchiere e presidente del Memoriale di Ground Zero John Whitehead. La loro voce sarà rilanciata adesso dall'organizzazione no profit Avaaz che conta già nove milioni di iscritti in tutto il mondo.

Non è solo la denuncia del fallimento della politica internazionale. E' anche la prima sistematica proposta di una risposta globale. Invitando i governi a sperimentare "forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini". Ma anche di quelle persone negli ultimi gradi del sistema criminale: "Coltivatori, corrieri e piccoli rivenditori: spesso vittime loro stessi della violenza e dell'intimidazione - oppure essi stessi tossicodipendenti". Il rapporto presenta e analizza una serie di "casi critici" dall'Inghilterra agli Usa passando per la Svizzera e i Paesi bassi. Evidenziando quattro principi.

Principio numero uno: le politiche antidroga devono essere "improntate a criteri scientificamente dimostrati" e devono avere come obiettivo "la riduzione del danno". Principio numero due: le politiche antidroga devono essere "basate sul rispetto dei diritti umani" mettendo fine alla "marginalizzazione della gente che usa droghe" o è coinvolta nei livelli più bassi della "coltivazione, produzione e distribuzione". Principio numero tre: la lotta alla droga va portata avanti a livello internazionale ma "prendendo in considerazione le diverse realtà politiche, sociali e culturali". Non sorprende il coinvolgimento di tante personalità dell'America Latina: quell'enorme mercato che finora si è cercato di sradicare soltanto a colpi di criminalizzazione e che è invece - dice proprio l'ex presidente colombiano Gaviria "il risultato di politiche antidroga fallimentari". Principio numero quattro: la polizia non basta e le politiche antidroga devono coinvolgere dalla famiglia alla scuola. "Le politiche fin qui seguite hanno soltanto riempito le nostre celle - dice Branson, l'inventore del marchio Virgin - costando milioni di dollari ai contribuenti, rafforzando il crimine e facendo migliaia di morti".

E' una rivoluzione. Sostanziata dalle raccomandazioni contenute nei principi. Una su tutte: "Sostituire la criminalizzazione e la punizione della gente che usa droga con l'offerta di trattamento sanitario". Come? "Incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione" a partire dalla cannabis. L'appello è secco. Bisogna "rompere il tabù sul dibattito e sulla riforma" dicono i saggi. Che concludono con uno degli slogan che hanno portato alla Casa Bianca Barack Obama: "The time is now". Il momento è questo. Non abbiamo già buttato cinquant'anni?

tratto da: http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/02/news/liberalizzazione_droga-17097826/index.html?ref=search