L’Alleanza Cooperativa Internazionale (International Co-operative Alliance; in sigla ICA) in occasione del XXXI Congresso del Centenario (Manchester, 20-22 settembre 1995) ha adottato, tra l’altro, una Dichiarazione d’Identità Cooperativa che definisce cosa essa sia e quali siano i suoi valori e i suoi principi basilari.
Questa Dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il XXI secolo e… oltre. Per quanto riguarda la revisione dei valori e dei principi, questo è il terzo aggiornamento compiuto dall’ICA. Il primo è stato nel 1937 e il secondo nel 1966. Tutti aggiornamenti per spiegare come i principi cooperativi debbano essere interpretati nel mondo contemporaneo.
Le revisioni sono una fonte di forza per il movimento cooperativo e dimostrano come il suo pensiero possa essere applicato ad un mondo in continua evoluzione.
In tutta la sua storia il movimento cooperativo è cambiato e continuerà a farlo anche nel futuro.
In queste trasformazioni vi è sempre il rispetto per tutti gli esseri umani e il credere che essi possono migliorare se stessi economicamente e socialmente attraverso l’aiuto reciproco.
Inoltre il movimento cooperativo crede che le procedure democratiche applicate alle attività economiche siano fattibili, auspicabili ed efficienti.
E ritiene che organizzazioni economiche democraticamente controllate contribuiscano al bene comune. Su queste prospettive filosofiche nodali sono fondati i sette principi fondamentali della cooperazione: sette comandamenti di ferro e, contemporaneamente, sette linee guida per giudicare il comportamento e per assumere delle decisioni.
Anche nella Dichiarazione del 1995 sono elencati sette principi: adesione libera e volontaria; controllo democratico dei soci; partecipazione economica dei soci; autonomia ed indipendenza; educazione, formazione ed informazione; collaborazione tra cooperative; interesse verso la comunità.
I primi tre principi essenzialmente si riferiscono alle dinamiche interne di ogni cooperativa; gli ultimi quattro riguardano sia le caratteristiche interne che i rapporti esterni di esse.
Definizione
Una cooperativa è un’associazione autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata.
Valori
Le cooperative si fondono sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’uguaglianza, dell’equità e solidarietà. Fedeli allo spirito dei propri padri fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri.
Principi
I principi cooperativi sono linee guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori.
1° Principio: Adesione libera e volontaria
Le cooperative sono organizzate volontarie aperte a tutte le persone in grado di utilizzarne i servizi offerti e desiderose di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.
2° Principio: Controllo democratico da parte dei soci.
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente alla definizione delle politiche e all’assunzione delle relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stesso diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.
3° Principio: Partecipazione economica dei soci
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è, di norma, proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci destinano gli utili ad alcuni o a tutti gli scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbero essere indivisibili; erogazione di benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.
4° Principio: Autonomia ed indipendenza
Le cooperative sono organizzazioni autonome, di mutua assistenza, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.
5° Principio: Educazione, formazione ed informazione
Le cooperative s’impegnano ad educare ed a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione.
6° Principio: Cooperazione tra cooperative
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali e nazionali, regionali ed internazionali.
7° Principio: Interesse verso la comunità
Le cooperative lavorano per uno sviluppo durevole e sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci.
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domenica 11 marzo 2012
lunedì 27 febbraio 2012
Considerazioni finali sul Summit MMT di Rimini (Modern Money Theory)
Si è concluso ieri sera, a Rimini, il primo convegno sulla Modern Money Theory (MMT): un lungo applauso finale con standing ovation ha salutato e ringraziato i cinque relatori e gli organizzatori dell’evento (Paolo compreso).
Devo confermare le prime impressioni positive: l’intero convegno si è svolto in modo ordinato e professionale, senza problemi o ritardi.
Nella giornata di Sabato si è rischiato di dare troppo spazio alle domande dirette dal pubblico: così facendo i relatori venivano interrogati in merito a dubbi e idee troppo personali che spesso non tenevano conto degli interessi di tutte le 2000 (o poco meno) persone presenti; domande che magari avrebbero trovato risposta nelle relazioni del giorno dopo. Fortunatamente gli organizzatori hanno risolto raccogliendo per categorie le domande del pubblico, e facendole esporre da Paolo nella sessione finale di Domenica.
I video e il materiale esposto nella conferenza dovrebbe essere disponibile a breve, e sarebbe quindi inutile che provassi qui a riassumerne i contenuti.
Posso dire però che tutti i contenuti presentati hanno dalla loro parte un elemento fondamentale a mio giudizio: il buon senso.
La regolamentazione della finanza; l’eliminazione di quei prodotti finanziari che non hanno una vera funzione per l’economia reale (ex. credit default swaps); un ritorno al modello di capitalismo di qualche decennio fa (si legga, principalmente modello fordista o, in alternativa, modello alsaziano-renano); una diversa regolamentazione della contabilità (ad oggi risulta troppo, troppo facile manipolare e falsificare i bilanci; il che inoltre non è più un reato (sic!); un diverso ruolo dello Stato in economia, con la possibilità di garantire i diritti fondamentali dei suoi cittadini tramite la spesa a deficit ecc.; il ritorno alle sovranità nazionali secondo il sacrosanto principio dell’autodeterminazione dei popoli; una “riforma” della politica, che deve tornare a lavorare in modo trasparente per la collettività; ecc.
Un altro fatto che vorrei sottolineare è la forte impressione, derivante dalle domande del pubblico, di una profonda disinformazione in merito a quella parte dell’economia e della società che segue dei modelli diversi da quelli criticati, e che rappresenta quindi un importante strumento di progresso. Per esempio nella sessione delle domande di Sabato una persona disse: “perché non fondiamo noi una banca?”, ignorando probabilmente che esiste già una banca nata dalla collettività (Banca Etica) o che ci sono dei modelli di banche diversi da quelli criticati e che seguono altri principi, come le Banche di credito cooperativo.
Che dire poi di tutta quella parte dell’economia e della società che lavora per gli interessi della comunità, il cosiddetto Terzo Settore? Quale migliore strumento per fare passi concreti verso una società “diversa”?
Il Terzo Settore (di cui il movimento cooperativo è una parte rilevante) ha un forte peso nell’economia e nella società, ed è composto da milioni di persone che potrebbero agire, ne sono sicuro, in modo molto più efficiente ed efficace se solo si coordinassero e si ponessero dei chiari e precisi obiettivi comuni. E qui ritorniamo all’annosa questione: gli strumenti ci sono (altri ne possono essere creati), la differenza sta nel come vengono utilizzati.
P.s. Nota positiva anche la presenza di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle; un altro strumento che potrà avere un ruolo importante nel prossimo futuro.
Devo confermare le prime impressioni positive: l’intero convegno si è svolto in modo ordinato e professionale, senza problemi o ritardi.
Nella giornata di Sabato si è rischiato di dare troppo spazio alle domande dirette dal pubblico: così facendo i relatori venivano interrogati in merito a dubbi e idee troppo personali che spesso non tenevano conto degli interessi di tutte le 2000 (o poco meno) persone presenti; domande che magari avrebbero trovato risposta nelle relazioni del giorno dopo. Fortunatamente gli organizzatori hanno risolto raccogliendo per categorie le domande del pubblico, e facendole esporre da Paolo nella sessione finale di Domenica.
I video e il materiale esposto nella conferenza dovrebbe essere disponibile a breve, e sarebbe quindi inutile che provassi qui a riassumerne i contenuti.
Posso dire però che tutti i contenuti presentati hanno dalla loro parte un elemento fondamentale a mio giudizio: il buon senso.
La regolamentazione della finanza; l’eliminazione di quei prodotti finanziari che non hanno una vera funzione per l’economia reale (ex. credit default swaps); un ritorno al modello di capitalismo di qualche decennio fa (si legga, principalmente modello fordista o, in alternativa, modello alsaziano-renano); una diversa regolamentazione della contabilità (ad oggi risulta troppo, troppo facile manipolare e falsificare i bilanci; il che inoltre non è più un reato (sic!); un diverso ruolo dello Stato in economia, con la possibilità di garantire i diritti fondamentali dei suoi cittadini tramite la spesa a deficit ecc.; il ritorno alle sovranità nazionali secondo il sacrosanto principio dell’autodeterminazione dei popoli; una “riforma” della politica, che deve tornare a lavorare in modo trasparente per la collettività; ecc.
Un altro fatto che vorrei sottolineare è la forte impressione, derivante dalle domande del pubblico, di una profonda disinformazione in merito a quella parte dell’economia e della società che segue dei modelli diversi da quelli criticati, e che rappresenta quindi un importante strumento di progresso. Per esempio nella sessione delle domande di Sabato una persona disse: “perché non fondiamo noi una banca?”, ignorando probabilmente che esiste già una banca nata dalla collettività (Banca Etica) o che ci sono dei modelli di banche diversi da quelli criticati e che seguono altri principi, come le Banche di credito cooperativo.
Che dire poi di tutta quella parte dell’economia e della società che lavora per gli interessi della comunità, il cosiddetto Terzo Settore? Quale migliore strumento per fare passi concreti verso una società “diversa”?
Il Terzo Settore (di cui il movimento cooperativo è una parte rilevante) ha un forte peso nell’economia e nella società, ed è composto da milioni di persone che potrebbero agire, ne sono sicuro, in modo molto più efficiente ed efficace se solo si coordinassero e si ponessero dei chiari e precisi obiettivi comuni. E qui ritorniamo all’annosa questione: gli strumenti ci sono (altri ne possono essere creati), la differenza sta nel come vengono utilizzati.
P.s. Nota positiva anche la presenza di alcuni esponenti del Movimento 5 Stelle; un altro strumento che potrà avere un ruolo importante nel prossimo futuro.
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sabato 29 ottobre 2011
Come leggere la lettera del governo alla UE - Paolo Barnard
Una cosa è sapere che le cose vanno male, un'altra è conoscerne il motivo.
Leggendo questo breve aggiornamento di Paolo lo schifo e la rabbia per la condizione attuale si acuiscono. Purtroppo rimangono valide le considerazioni fatte nel post "Stream of thoughts e soluzioni-La rete di imprese sociali" sulle tre possibili forme di potere per cambiare le cose (militare - economico - sociale) e sul progetto del sistema di imprese sociali (cooperative soprattutto, ma non solo)come unica possibile via d'uscita.
Vi è un'enorme differenza tra erudizione e cultura, e risiede nell'uso che si fa della conoscenza acquisita... Lascio la parola a Paolo:
Come leggere la lettera del governo alla UE.
1. COSA SIGNIFICA
Che l’Italia si deve piegare al volere dei mercati. Non abbiamo più alcuna sovranità politica (a causa dei Trattati europei che abbiamo firmato come il Lisbona, che ci impongono regole decise da tecnocrati pro business non eletti) né finanziaria (visto che non abbiamo più una nostra moneta sovrana, ma usiamo l’Euro che è una moneta straniera, dal momento in cui è emesso da entità non italiane e lo dobbiamo prendere in prestito). Cioè: solo ubbidire e applicare le politiche volute da altri.
2. A CHI E’ DESTINATA
Non alla UE, non ai politici UE. E’ scritta per gli investitori internazionali, quelli che oggi prestano ogni singolo Euro che lo Stato italiano spende per i cittadini. Si tratta di gruppi assicurativi, fondi pensione privati, fondi sovrani stranieri, banche d’investimento o singoli grandi investitori. Cioè i padroni delle finanze di quasi tutti gli Stati del mondo. Per continuare a prestarci i soldi esigono regole che glieli facciano fruttare al massimo. Se quelle regole distruggono le persone non ha per loro nessuna importanza, se distruggono intere economie neppure, anzi, ci guadagnano, come spiegato ne Il Più Grande Crimine.
3. DA CHI E’ STATA SCRITTA
Non da Berlusconi, che non ha potere alcuno in questa storia. E’ scritta dai tecnocrati del governo sotto dettatura dei loro omologhi nella UE, gente come Draghi, Buti o Bini Smaghi. Il governo non aveva scelta, o rispondere agli ordini oppure all’Italia veniva chiuso il rubinetto delle finanze, e moriva. Dal momento in cui si è tolto allo Stato il potere di creare ricchezza spendendo a deficit per i cittadini, questo potere è passato nelle mani esclusive degli investitori. Quindi ci possiedono al 100%. Punto.
4. COSA CERCANO GLI INVESTITORI NEL TESTO
Lo leggono rapidi saltando tutte le insignificanti rassicurazioni e i dettagli della nostra gestione interna, e vanno a cercare se l’Italia ha incluso nel testo due capitoli e solo quelli:
A) Regole per ulteriormente strangolare la spesa dello Stato per i cittadini.
B) Regole per favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi.
A patto che questi due capitoli sia soddisfacenti per loro, ci presteranno gli Euro per sopravvivere. Altrimenti ci dissangueranno fino alle estreme conseguenze.
5. LI HANNO TROVATI NEL TESTO?
Sì. Capitolo strangolare la spesa dello Stato per i cittadini: in Italia 1) si rendono effettivi con meccanismi sanzionatori la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici sia statali che locali, e li si metterà in Cassa Integrazione con abbassamento complessivo dei salari. 2) riforma costituzionale per rendere illegale la spesa a deficit dello Stato (l’unica che invece crea ricchezza al netto per i cittadini e aziende). 3) innalzamento dell’età pensionabile, e non solo ai 67 anni, ma con l’obiettivo di tenere in considerazione nel futuro anche l’aspettativa di vita del lavoratore come parametro per l’entrata in pensione (come chiesto nel 2010 da 2 lobby finanziarie europee, la ERT e la BE). 4) se le misure non saranno sufficienti, lo Stato tasserà di più i cittadini, quindi il rapporto fra ciò che spende per loro e ciò che gli sottrae si alzerà ancora a favore di meno spesa e più prelievo. 5) i risparmi ottenuti dai tagli della spesa dello Stato NON potranno essere utilizzati per spendere a favore dei cittadini.
Capitolo favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi: in Italia 1) si introducono i prestiti d’onore agli studenti. Cioè incastrare il cittadino fin dalla più giovane età nel sistema finanziario che gli speculatori controllano e da cui guadagnano. 2) ulteriore flessibilità del lavoro, coi contratti di apprendistato, a tempo parziale e di inserimento. Cioè, là dove il lavoratore anziano crollerà morto di produttività sul posto di lavoro, le mega aziende assumeranno a due centesimi giovani sostituti senza tutele e sprovveduti. 3) più facilità nei licenziamenti anche dei lavoratori a tempo indeterminato, che potranno perdere il lavoro anche a causa di un calo di introiti aziendali. 4) privatizzazioni statali in accelerazione. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ribadito il settore acqua, poi farmacie comunali, rifiuti, trasporti. Il Comune non potrà affidare un servizio senza aver prima verificato se era possibile aprire una gara fra soggetti privati. Le Regioni dovranno stilare piani urgenti di privatizzazioni locali. 5) la Costituzione sarà riformata per introdurre articoli pro business. Le conseguenze sulle tutele costituzionali del bene pubblico sono imprevedibili (no, prevedibili: le distruggeranno).
6. ABBIAMO ACCONTENTATO I PADRONI VERI DELL’ITALIA?
No. Le misure sono state giudicate insufficienti. Berlusconi, o chi per lui, non ha saputo essere sufficientemente Thatcheriano, Prodiano, Adreattiano o Dalemiano. Non ha saputo cioè usare la falce della distruzione della democrazia e del bene pubblico italiano come in decadi scorse seppero fare i personaggi citati. Risultato: i mercati degli investitori ci hanno di nuovo aumentato i tassi d’interesse sugli Euro che ci prestano a oltre il 6%. Cioè: i nostri padroni hanno risposto che non solo non ci ridurranno il costo che paghiamo per prendere in prestito gli Euro, ma ce l’hanno aumentato. Ci hanno detto: “No! Volevamo lucrare di più, dovevate falcidiare la gente di più. Ora pagate”. E pagheremo, fino alla fine. Buona serata.
Leggendo questo breve aggiornamento di Paolo lo schifo e la rabbia per la condizione attuale si acuiscono. Purtroppo rimangono valide le considerazioni fatte nel post "Stream of thoughts e soluzioni-La rete di imprese sociali" sulle tre possibili forme di potere per cambiare le cose (militare - economico - sociale) e sul progetto del sistema di imprese sociali (cooperative soprattutto, ma non solo)come unica possibile via d'uscita.
Vi è un'enorme differenza tra erudizione e cultura, e risiede nell'uso che si fa della conoscenza acquisita... Lascio la parola a Paolo:
Come leggere la lettera del governo alla UE.
1. COSA SIGNIFICA
Che l’Italia si deve piegare al volere dei mercati. Non abbiamo più alcuna sovranità politica (a causa dei Trattati europei che abbiamo firmato come il Lisbona, che ci impongono regole decise da tecnocrati pro business non eletti) né finanziaria (visto che non abbiamo più una nostra moneta sovrana, ma usiamo l’Euro che è una moneta straniera, dal momento in cui è emesso da entità non italiane e lo dobbiamo prendere in prestito). Cioè: solo ubbidire e applicare le politiche volute da altri.
2. A CHI E’ DESTINATA
Non alla UE, non ai politici UE. E’ scritta per gli investitori internazionali, quelli che oggi prestano ogni singolo Euro che lo Stato italiano spende per i cittadini. Si tratta di gruppi assicurativi, fondi pensione privati, fondi sovrani stranieri, banche d’investimento o singoli grandi investitori. Cioè i padroni delle finanze di quasi tutti gli Stati del mondo. Per continuare a prestarci i soldi esigono regole che glieli facciano fruttare al massimo. Se quelle regole distruggono le persone non ha per loro nessuna importanza, se distruggono intere economie neppure, anzi, ci guadagnano, come spiegato ne Il Più Grande Crimine.
3. DA CHI E’ STATA SCRITTA
Non da Berlusconi, che non ha potere alcuno in questa storia. E’ scritta dai tecnocrati del governo sotto dettatura dei loro omologhi nella UE, gente come Draghi, Buti o Bini Smaghi. Il governo non aveva scelta, o rispondere agli ordini oppure all’Italia veniva chiuso il rubinetto delle finanze, e moriva. Dal momento in cui si è tolto allo Stato il potere di creare ricchezza spendendo a deficit per i cittadini, questo potere è passato nelle mani esclusive degli investitori. Quindi ci possiedono al 100%. Punto.
4. COSA CERCANO GLI INVESTITORI NEL TESTO
Lo leggono rapidi saltando tutte le insignificanti rassicurazioni e i dettagli della nostra gestione interna, e vanno a cercare se l’Italia ha incluso nel testo due capitoli e solo quelli:
A) Regole per ulteriormente strangolare la spesa dello Stato per i cittadini.
B) Regole per favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi.
A patto che questi due capitoli sia soddisfacenti per loro, ci presteranno gli Euro per sopravvivere. Altrimenti ci dissangueranno fino alle estreme conseguenze.
5. LI HANNO TROVATI NEL TESTO?
Sì. Capitolo strangolare la spesa dello Stato per i cittadini: in Italia 1) si rendono effettivi con meccanismi sanzionatori la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici sia statali che locali, e li si metterà in Cassa Integrazione con abbassamento complessivo dei salari. 2) riforma costituzionale per rendere illegale la spesa a deficit dello Stato (l’unica che invece crea ricchezza al netto per i cittadini e aziende). 3) innalzamento dell’età pensionabile, e non solo ai 67 anni, ma con l’obiettivo di tenere in considerazione nel futuro anche l’aspettativa di vita del lavoratore come parametro per l’entrata in pensione (come chiesto nel 2010 da 2 lobby finanziarie europee, la ERT e la BE). 4) se le misure non saranno sufficienti, lo Stato tasserà di più i cittadini, quindi il rapporto fra ciò che spende per loro e ciò che gli sottrae si alzerà ancora a favore di meno spesa e più prelievo. 5) i risparmi ottenuti dai tagli della spesa dello Stato NON potranno essere utilizzati per spendere a favore dei cittadini.
Capitolo favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi: in Italia 1) si introducono i prestiti d’onore agli studenti. Cioè incastrare il cittadino fin dalla più giovane età nel sistema finanziario che gli speculatori controllano e da cui guadagnano. 2) ulteriore flessibilità del lavoro, coi contratti di apprendistato, a tempo parziale e di inserimento. Cioè, là dove il lavoratore anziano crollerà morto di produttività sul posto di lavoro, le mega aziende assumeranno a due centesimi giovani sostituti senza tutele e sprovveduti. 3) più facilità nei licenziamenti anche dei lavoratori a tempo indeterminato, che potranno perdere il lavoro anche a causa di un calo di introiti aziendali. 4) privatizzazioni statali in accelerazione. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ribadito il settore acqua, poi farmacie comunali, rifiuti, trasporti. Il Comune non potrà affidare un servizio senza aver prima verificato se era possibile aprire una gara fra soggetti privati. Le Regioni dovranno stilare piani urgenti di privatizzazioni locali. 5) la Costituzione sarà riformata per introdurre articoli pro business. Le conseguenze sulle tutele costituzionali del bene pubblico sono imprevedibili (no, prevedibili: le distruggeranno).
6. ABBIAMO ACCONTENTATO I PADRONI VERI DELL’ITALIA?
No. Le misure sono state giudicate insufficienti. Berlusconi, o chi per lui, non ha saputo essere sufficientemente Thatcheriano, Prodiano, Adreattiano o Dalemiano. Non ha saputo cioè usare la falce della distruzione della democrazia e del bene pubblico italiano come in decadi scorse seppero fare i personaggi citati. Risultato: i mercati degli investitori ci hanno di nuovo aumentato i tassi d’interesse sugli Euro che ci prestano a oltre il 6%. Cioè: i nostri padroni hanno risposto che non solo non ci ridurranno il costo che paghiamo per prendere in prestito gli Euro, ma ce l’hanno aumentato. Ci hanno detto: “No! Volevamo lucrare di più, dovevate falcidiare la gente di più. Ora pagate”. E pagheremo, fino alla fine. Buona serata.
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mercoledì 7 settembre 2011
Un Esempio del Futuro: la MONDRAGON Corporation
Una grande forza dell'attuale sistema economico capitalista é quella di promuovere l'idea che esso rappresenti l'unico sistema esistente e quindi possibile. Quando a questa affermazione si obietta portando a testimonianza esperienze d'economia solidale, la risposta più classica é “stiamo parlando di piccole cose, piccole iniziative in un mondo fatto di grandi numeri”.
Davanti a questa risposta possiamo controbattere con l'esempio dell'esperienza dell'Empresa Cooperativa Mondragón (ECM).
L'ECM é una cooperativa di cooperative che coprono una grande varietà di settori produttivi (dall'industria alla finanza, passando per l'agricoltura e l'istruzione), localizzata in una valle dei Paesi Baschi. Tanto per citare due dati, l'utile del 2007 per questa rete di cooperative era di 32
miliardi di euro e le donne in essa occupate sono il 42%.
Per capire qualcosa di più di questa esperienza, abbiamo intervistato Eneritz Pagalday dell'Università Cooperativa di Mondragón (avete capito bene ... a Mondragón é cooperativa anche l'Università!)
Eneritz, qual é la proposta di alternativa economica che possiamo trarre da Mondragón?
“Nei suoi inizi la ECM ha dimostrato che i lavoratori possono mettere in moto e portare avanti un'impresa con successo. Questo cinquant'anni fa era qualcosa di impensabile, perchè ancora la gente continuava a pensare con schemi mentali tipo “il figlio dell'ingegnere sarà ingegnere e il figlio dell'operaio sarà operaio”. Qua c'è stato un processo collettivo di presa di coscienza, uno sviluppo molto interessante dell'autostima collettiva e dell'autonomia [...]
In un contesto in cui il denaro ha invaso tutti gli spazi della vita pubblica e privata, l'esistenza di un'esperienza che si basa nella sovranità delle persone e nel primato del lavoro sopra il capitale, mi sembra che sia qualcosa di valido.
Un'idea poi che ha guidato il cooperativismo dai primi anni, e che ancora guida molte persone e che io apprezzo molto, è l'idea dell'autogestione come una forma di organizzare la società e la vita delle persone. Alcuni hanno preso le cooperative come una leva del cambiamento, come uno strumento al servizio di un progetto più ampio, e questo progetto più ampio é una società più autogestita e una persona più autogestita. Da questa prospettiva si intende la storia di questa esperienza che ha cercato di fare cooperative in diversi settori (cooperative industriali, di consumo, di istruzione, di risparmio e credito, di pesca, agricole, abitative ...) non tutte queste esperienze sono ben riuscite [...] ma ci sono cooperative in settori molti diversi e in tutti questi si é sempre cercato di fare in modo che tutti i lavoratori fossero soci. Qui ci sono formule che alla gente di fuori sembrano molto interessanti: per esempio i soci della Caja Lavoral (la banca) sono le cooperative del movimento e i lavoratori della propria banca e sia nell'assemblea come nel consiglio di amministrazione entrambe le categorie sono rappresentate. Nella facoltà dell'Università dove io insegno gli studenti e le cooperative e altri enti che ci sostengono hanno rappresentanti negli organi di governo ecc.”
Prendiamo questo dato Lehman Brothers Holdings, dopo che Barclays e Bank of America hanno abbandonato le trattative per il possibile acquisto della società, ha deciso il giorno dopo il licenziamento di seimila dipendenti in Europa. Da un giorno all'altro crolla l'azienda e tutti i lavoratori vanno a casa. Mondragón opera diversamente invece ...
“I meccanismi di intercooperazione sono quelli che hanno permesso a diverse cooperative di uscire dalle crisi in diversi momenti della loro storia. I meccanismi di intercooperazione, al di là di contribuire all'efficienza dell'attività imprenditoriale sono una forma di praticare la solidarietà. Questi meccanismi si sono evoluti col passare della storia di questa esperienza di Mondragón adattandosi alle realtà e necessità di ogni momento.
I meccanismi sono diversi ma a me sembra che in tempi di crisi sono due di questi meccanismi “sicuramente quelli più antichi”, quelli che acquisiscono più importanza:
1. la ricollocazione: quando una (o più di una) cooperativa per motivi di crisi ha dei soci “in più” si cercano diverse alternative tra cui l'anticipazione del pensionamento e le ricollocazioni in cui i soci della cooperativa in crisi vanno a lavorare in altre cooperative che hanno una migliore situazione, non perdendo in questo modo il posto di lavoro;
2. la riconversione degli utili: le cooperative con utili mettono parte di questi in un fondo comune e le cooperative che hanno delle perdite riescono a coprire una parte di queste con il denaro allocato in tale fondo comune;
Questo, detto così, é molto semplice, ma c'è dietro tutto un sistema che lo rende possibile: le cooperative fanno riconversione degli utili per divisioni, per poter far questo le condizioni sociolavorative sono molto simili in tutte le cooperative e questo, quando si parla di tante cooperative come nel nostro caso, non é scontato”
Diciamo che Mondragón ci dimostra qualcosa che oggi non si può quasi affermare ...
“... è possibile operare nel mercato capitalista così selvaggio e predatore funzionando con altri modelli, essendo efficienti ed essendo democratici, essendo competitivi e collaborativi allo stesso tempo”.
Tratto da: http://www.zoes.it/content/blog/unalternativa-possibile-lempresa-cooperativa-mondragon
Davanti a questa risposta possiamo controbattere con l'esempio dell'esperienza dell'Empresa Cooperativa Mondragón (ECM).
L'ECM é una cooperativa di cooperative che coprono una grande varietà di settori produttivi (dall'industria alla finanza, passando per l'agricoltura e l'istruzione), localizzata in una valle dei Paesi Baschi. Tanto per citare due dati, l'utile del 2007 per questa rete di cooperative era di 32
miliardi di euro e le donne in essa occupate sono il 42%.
Per capire qualcosa di più di questa esperienza, abbiamo intervistato Eneritz Pagalday dell'Università Cooperativa di Mondragón (avete capito bene ... a Mondragón é cooperativa anche l'Università!)
Eneritz, qual é la proposta di alternativa economica che possiamo trarre da Mondragón?
“Nei suoi inizi la ECM ha dimostrato che i lavoratori possono mettere in moto e portare avanti un'impresa con successo. Questo cinquant'anni fa era qualcosa di impensabile, perchè ancora la gente continuava a pensare con schemi mentali tipo “il figlio dell'ingegnere sarà ingegnere e il figlio dell'operaio sarà operaio”. Qua c'è stato un processo collettivo di presa di coscienza, uno sviluppo molto interessante dell'autostima collettiva e dell'autonomia [...]
In un contesto in cui il denaro ha invaso tutti gli spazi della vita pubblica e privata, l'esistenza di un'esperienza che si basa nella sovranità delle persone e nel primato del lavoro sopra il capitale, mi sembra che sia qualcosa di valido.
Un'idea poi che ha guidato il cooperativismo dai primi anni, e che ancora guida molte persone e che io apprezzo molto, è l'idea dell'autogestione come una forma di organizzare la società e la vita delle persone. Alcuni hanno preso le cooperative come una leva del cambiamento, come uno strumento al servizio di un progetto più ampio, e questo progetto più ampio é una società più autogestita e una persona più autogestita. Da questa prospettiva si intende la storia di questa esperienza che ha cercato di fare cooperative in diversi settori (cooperative industriali, di consumo, di istruzione, di risparmio e credito, di pesca, agricole, abitative ...) non tutte queste esperienze sono ben riuscite [...] ma ci sono cooperative in settori molti diversi e in tutti questi si é sempre cercato di fare in modo che tutti i lavoratori fossero soci. Qui ci sono formule che alla gente di fuori sembrano molto interessanti: per esempio i soci della Caja Lavoral (la banca) sono le cooperative del movimento e i lavoratori della propria banca e sia nell'assemblea come nel consiglio di amministrazione entrambe le categorie sono rappresentate. Nella facoltà dell'Università dove io insegno gli studenti e le cooperative e altri enti che ci sostengono hanno rappresentanti negli organi di governo ecc.”
Prendiamo questo dato Lehman Brothers Holdings, dopo che Barclays e Bank of America hanno abbandonato le trattative per il possibile acquisto della società, ha deciso il giorno dopo il licenziamento di seimila dipendenti in Europa. Da un giorno all'altro crolla l'azienda e tutti i lavoratori vanno a casa. Mondragón opera diversamente invece ...
“I meccanismi di intercooperazione sono quelli che hanno permesso a diverse cooperative di uscire dalle crisi in diversi momenti della loro storia. I meccanismi di intercooperazione, al di là di contribuire all'efficienza dell'attività imprenditoriale sono una forma di praticare la solidarietà. Questi meccanismi si sono evoluti col passare della storia di questa esperienza di Mondragón adattandosi alle realtà e necessità di ogni momento.
I meccanismi sono diversi ma a me sembra che in tempi di crisi sono due di questi meccanismi “sicuramente quelli più antichi”, quelli che acquisiscono più importanza:
1. la ricollocazione: quando una (o più di una) cooperativa per motivi di crisi ha dei soci “in più” si cercano diverse alternative tra cui l'anticipazione del pensionamento e le ricollocazioni in cui i soci della cooperativa in crisi vanno a lavorare in altre cooperative che hanno una migliore situazione, non perdendo in questo modo il posto di lavoro;
2. la riconversione degli utili: le cooperative con utili mettono parte di questi in un fondo comune e le cooperative che hanno delle perdite riescono a coprire una parte di queste con il denaro allocato in tale fondo comune;
Questo, detto così, é molto semplice, ma c'è dietro tutto un sistema che lo rende possibile: le cooperative fanno riconversione degli utili per divisioni, per poter far questo le condizioni sociolavorative sono molto simili in tutte le cooperative e questo, quando si parla di tante cooperative come nel nostro caso, non é scontato”
Diciamo che Mondragón ci dimostra qualcosa che oggi non si può quasi affermare ...
“... è possibile operare nel mercato capitalista così selvaggio e predatore funzionando con altri modelli, essendo efficienti ed essendo democratici, essendo competitivi e collaborativi allo stesso tempo”.
Tratto da: http://www.zoes.it/content/blog/unalternativa-possibile-lempresa-cooperativa-mondragon
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martedì 30 agosto 2011
Questo è il futuro.
Ascoltate attenamente, perchè questo è il futuro! Altro che sciopero dei calciatori &co.
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