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giovedì 23 febbraio 2012

L'economia che dobbiamo conoscere

All'indomani del summit di Rimini:

"L’Italia è preda di un processo deflattivo economico disastroso che non si fermerà se non dopo che i Poteri Neoliberali, Neoclassici e Neomercantili del nord Europa e degli USA avranno completato l’opera di “Argentinizzazione” dell’Italia più ricca e produttiva. L’opera del presente governo è un’irrilevante farsa dietro cui sono gli ordini precisi dei mercati di capitali, che oggi dettano i destini delle nostre imprese e dei nostri posti di lavoro per il successo delle loro speculazioni finanziarie.
E’ assolutamente vitale chiamare in Italia il gruppo fondatore della Modern Money Theory (MMT) per un summit di tre giorni (Rimini 24-25-26 febbraio 2012 - "105 Stadium" p.le Pasolini) dedicato a chiunque sia intenzionato a divulgare la MMT come politica economica nazionale salva vite, salva nazione e salva democrazia.
La MMT è oggi probabilmente l’unico strumento esistente di scienza economica e sociale che è in grado di sventare il colpo di Stato finanziario Neoclassico, Neomercantile e Neoliberista che, particolarmente nell’Europa dell’Eurozona, ha posto fine di fatto alla democrazia. E’ in gioco il destino reale di milioni di famiglie, di centinaia di migliaia di aziende, e dell’Italia stessa nella sua esistenza democratica. L’urgenza è massima, l’Eurozona è al collasso, pochi immaginano oggi le tragiche conseguenze decennali di questo disastro criminoso.
La MMT sta fiorendo su blog, siti, pubblicazioni come mai prima, in parte per opera del lavoro che sto portando avanti e in parte per il contributo di altri attivisti. La MMT è osteggiata come nemico letale dalle Élite politico-economiche dominanti, per i motivi spiegati ne Il Più Grande Crimine di Paolo Barnard. Esse tenteranno ogni strada per soffocare la MMT in Italia e nel mondo. Se gli attivisti e i bloggers diffonderanno la MMT in modo approssimativo e non fedele alla sua scientificità, le Élite avranno un’arma micidiale per screditarci, e sarà la fine. Motivo per cui è stato indetto un summit nazionale di due giornate dove tutti gli attivisti, bloggers, e cittadini intenzionati a promuovere la MMT potranno recarsi per ottenere dalla fonte più autorevole al mondo una infarinatura essenziale e completa su: MMT – Perché e come siamo caduti vittime del Colpo di Stato Finanziario – Crisi dell’Euro e soluzioni per l’Italia – Crisi Finanziaria, chi sono i criminali e come prevenirle – Costruire uno Stato sovrano che tuteli i cittadini con piena occupazione e pieno Stato Sociale, piena ricchezza produttiva e accesso alla democrazia vera. Essere competenti è vitale. Il Summit Nazionale MMT conta le presenze dei Professori Michael Hudson, Stephanie Kelton, Marshall Auerback, William Black e Alain Parguez, delle università del Missouri Kansas City, The Levy Economics Institute Bard College NY, Institute for the Study of Long-Term Economic Trends, Université de Franche-Comté at Besançon.

"Distruggiamo la bellezza del paesaggio perché gli splendori della natura, liberamente disponibili, non hanno alcun valore economico.
Saremmo capaci di spegnere il sole e le stelle perché non pagano un dividendo" (John Maynard Keynes)"

Paolo Barnard

DOCUMENTAZIONE
>> programma dettagliato summit di Rimini 24/26 febbraio 2012: http://www.democraziammt.info/
>> saggio di P.Barnard sull'economia (file pdf scaricabile): http://www.paolobarnard.info/docs/ilpiugrandecrimine2011.pdf

tratto da: http://www.cronacacomune.it/index.phtml?id=15125

lunedì 23 gennaio 2012

RIMINI 24, 25, 26 Febbraio - Summit Modern Money Theory

Il Summit sulla MMT si terrà a Rimini, i prossimi 24, 25 e 26 Febbraio. Il luogo è il 105 Stadium. Personalmente ho confermato la presenza; spero che possa essere un punto di partenza per un'importante cambiamento del paradigma economico.

Per chi fosse interessato all'evento, o ai temi che esso discute: http://www.democraziammt.info/

Di seguito quanto apparso sul sito di Barnard, organizzatore del Summit:



"Devo sapere con precisione quanti di voi DAVVERO verranno al Summit MMT, che si terrà al 105 STADIUM, PIAZZALE PASOLINI 1/C RIMINI, DAL 24 FEBBRAIO SERA AL 26 POMERIGGIO, nei seguenti orari: Venerdì 24: dalle 21 alle 22,30 – Sabato 25: dalle 09 alle 12,30, dalle 15 alle 19 circa e dalle 21 alle 22,30 – Domenica 26 dalle 09 alle 12,30 e dalle 15 alle 18,30 circa.

Perché vi chiedo questo?

Perché DEVO PAGARE MIGLIAIA DI EURO DI STRUTTURE SULLA BASE DI QUANTI PARTECIPANO, ED E’ INACCETTABILE GETTARE UNA MONTAGNA DI SOLDI DONATI SE POI LA META’ DI VOI NON SI PRESENTA.

Mi dovete dire CON IMPEGNO ADULTO se veramente ci sarete o meno.

Quindi:

1) RISPONDETE QUI paolo.barnard@yahoo.it CON UNA MAIL CON INTESTAZIONE TASSATIVA “CONFERMO”. UNA MAIL PER PERSONA. NO A MAIL CON PIU’ NOMI.

NOTA IMPORTANTE: E’ ESSENZIALE ESSERCI DAL VENERDI’ SERA, DOVE VERRANNO DETTE COSE FONDAMENTALI PER TUTTO L’EVENTO. Significa essere a Rimini entro le 19 del Venerdì 24, tassativo, per registrazione e accesso.

2) Chi è incerto, o sa di non venire, NON RISPONDA A QUESTA MAIL. Chi è incerto NON E’ escluso dal Summit, verrà mantenuta una quota di posti di riserva sufficiente per tutti, data l’ampiezza dello Stadium.

3) Invitiamo ciascuno a portare la ricevuta del proprio bonifico, da esibire all’entrata.

Per favore, non ci fate contare persone che poi non verranno, questo danneggia tutti.

COME ALLOGGIARE A POCO:

Contattate la persona che si occuperà del booking alberghiero: Simona Pozzi tel. 02-34934404 interno 205, cellulare 342-3913741. Offrono per il Summit MMT camere scontate da 2-3-4 letti a costi da 25/30 euro a notte con prima colazione a Rimini. E’ il meno che siamo riusciti a ottenere. Non tutti gli alberghi sono a distanza di cammino dal 105 Stadium, quindi incoraggiamo il ‘car-pooling’.

ATTENZIONE: AVETE 10 GIORNI DA OGGI PER CHIAMARE E OTTENERE LE CAMERE AL PREZZO SCONTATO STABILITO. CHIUNQUE PRENOTI DOPO QUESTO PERIODO POTREBBE DOVER PAGARE UN PREZZO UN PO’ SUPERIORE.



Per il programma completo visitare nei prossimi giorni http://www.democraziammt.info/ o paolobarnard.info.



RISPONDETE SUBITO. Grazie davvero. Questo è un evento storico. P.B.



p.s. La iscrizioni sono ancora aperte, anche il c/c bancario, e se arriveranno altri fondi meglio per tutti.

Ricordo il c/c che è IBAN: IT77D 02008 02455 000101640115

Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante1/E

Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)

Attenzione1: scrivere nella causale “Summit MMT Italia” col proprio nome e cognome."

sabato 7 gennaio 2012

Quale rivoluzione? Siamo viziati e senza coraggio! - Paolo Barnard

Risposta interessante di Barnard alla domanda del pubblico su cosa possiamo fare e quali strumenti abbiamo per cambiare le cose.
Io sono un fermo sostenitore della massima "il fine giustifica i mezzi", e Barnard qui ci ricorda che bisogna avere il coraggio di perseguirlo quel fine.

sabato 24 dicembre 2011

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Saltiamo, e lui è saltato. - di Paolo Barnard

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Voleva dire “Saltiamo in aria, è confermato. Draghi si assuma le responsabilità. Voglio che si metta agli atti che io mi ero dissociato”. E salta come i topi dalla classica nave. Precisamente questo. Saltiamo in aria.

Ieri è trapelata una notizia che non può più lasciare incertezze. La notizia è questa: la Swift, che è l’agenzia belga che gestisce i codici elettronici per le transazioni finanziarie (si legga codice Swift, Iban ecc.) è stata contattata da due banche di “stazza globale” che le chiedevano di fornirgli i vecchi codici per i sistemi di gestione delle vecchie valute europee, cioè Drakme e Lire. Cioè: diteci i codici per tornare a scambiare Drakme e Lire nei pagamenti. Non so se si è capito. Sanno che saltiamo in aria, si stanno preparando alla nostra uscita dall’Euro, all’esplosione dell’Eurozona, adesso, oggi. Sto parlando di quelli che le cose le sanno davvero, non i politici che voi ascoltate, ma le mega banche. E non solo.

Il governo britannico ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di preparare l’evacuazione di emergenza dei cittadini inglesi da Spagna e Portogallo, nel caso di “una implosione delle banche” di questi due Paesi.

Fonte: il Wall Street Journal.

Ancora: i tassi sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il minimo storico dal 1890. No, non ho sbagliato a scrivere, non è 1980, ma proprio 1890. Mettete le due notizie insieme: chi sa le cose, sa che l’Euro salta in (almeno) Italia e Grecia; chi sa le cose, si avventa sui titoli di Stato della Gran Bretagna che ha moneta sovrana, se ne frega dell’enorme debito pubblico inglese (149,1% del PIL, fonte: The Office for National Statistics UK) e li compra mentre si liberano dei nostri. Il governo inglese vede crollare i tassi che paga (per loro fortuna), i nostri schizzano alle stelle (per nostra rovina).

Ancora: le grandi banche francesi sono fallite, sono già fallite, perché chi sa le cose, sa che la loro esposizione al debito italiano e greco è enorme, impossibile da saldare per Italia e Grecia con la moneta Euro, e soprattutto impossibile da saldare perché noi saltiamo in aria. La maggiori banche italiane falliranno con le francesi, che si trascineranno le tedesche, le austriache e poi tutto il resto. Per salvare le banche, occorrerebbe un Quantitative Easing (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro pompato nelle riserve delle banche fallite) nell’ordine di dieci volte i miseri 489 miliardi di Euro che Draghi gli ha messo a disposizione. (non sarebbero soldi dei contribuenti, come erroneamente tutti strillano, ma semplicemente denaro inventato dal nulla dalla BCE a fronte di collaterale delle banche)

Bini Smaghi questo chiedeva ieri l’altro. Ma salvare le banche non è solo immorale (andrebbero nazionalizzate, e poi salvati i non-speculatori e le aziende), è anche inutile, perché anche se le banche si ritrovassero con le riserve piene di soldi, non tornerebbero a prestare a economie ridotte da straccioni dalle politiche di austerità che ci hanno imposto. Risultato: le banche ci fanno fallire sia che le si salvi, sia che non lo si faccia e le si lasci fallire.

A fronte di questo, ecco cosa ha fatto Draghi. Nulla, anzi, ha ribadito il suo NO al salvataggio dei titoli di Stato dei Paesi come Italia e Grecia: “La scorsa settimana, la Bce ha praticamente azzerato l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario” (fonte Il Sole 24 Ore). Tradotto per tutti: il nocciolo del reattore nucleare sta fondendo, Draghi si è girato dall’altra parte, e nel farlo ha anche chiuso i circuiti di raffreddamento del nocciolo. Saltiamo in aria, si torna alla Lira ma senza un’economia da sani di mente come la Modern Money Theory, cioè sarà un macello sociale mai visto in 60 anni. Questo è ciò che ci aspetta al 99,9%. Saltiamo e la Swift lo sa bene, le banche lo sanno bene.

p.s. (E se invece accade lo 0,1%? In quel caso faranno l’Euro a due velocità, cioè la kosovizzazione dell’Italia, stesso macello, nulla cambia. Oppure la BCE soffoca Draghi nel suo bagno, e compra titoli dell’Eurozona sborsando 5 o 10 mila miliardi di Euro, non 211 miliardi come ora. Ma anche questo sarà solo un tampone che non dura. Perché il dramma è l’Euro in sé. E' L'EURO. Mi fermo qui, mancano poche ore a tortellini e panettone. Ma io sono un giornalista...)

martedì 20 dicembre 2011

Interessante incontro tra Paolo Barnard e la Cub trasporti

Interessante incontro tra Paolo Barnard e la Cub trasporti, in cui il giornalista espone i contenuti del suo saggio (Il Più Grande Crimine 2011), tra i quali spicca la Modern Money Theory: teoria economica che prevede un ruolo attivo dello Stato in economia (in netta contrapposizione con le teorie economiche dominanti).
Da sottolineare anche le domande che a fine serata arrivano dal pubblico, e che toccano soggetti come il signoraggio, l’utilizzo delle risorse, l’inflazione ecc.


sabato 29 ottobre 2011

Come leggere la lettera del governo alla UE - Paolo Barnard

Una cosa è sapere che le cose vanno male, un'altra è conoscerne il motivo.
Leggendo questo breve aggiornamento di Paolo lo schifo e la rabbia per la condizione attuale si acuiscono. Purtroppo rimangono valide le considerazioni fatte nel post "Stream of thoughts e soluzioni-La rete di imprese sociali" sulle tre possibili forme di potere per cambiare le cose (militare - economico - sociale) e sul progetto del sistema di imprese sociali (cooperative soprattutto, ma non solo)come unica possibile via d'uscita.
Vi è un'enorme differenza tra erudizione e cultura, e risiede nell'uso che si fa della conoscenza acquisita... Lascio la parola a Paolo:


Come leggere la lettera del governo alla UE.


1. COSA SIGNIFICA

Che l’Italia si deve piegare al volere dei mercati. Non abbiamo più alcuna sovranità politica (a causa dei Trattati europei che abbiamo firmato come il Lisbona, che ci impongono regole decise da tecnocrati pro business non eletti) né finanziaria (visto che non abbiamo più una nostra moneta sovrana, ma usiamo l’Euro che è una moneta straniera, dal momento in cui è emesso da entità non italiane e lo dobbiamo prendere in prestito). Cioè: solo ubbidire e applicare le politiche volute da altri.


2. A CHI E’ DESTINATA

Non alla UE, non ai politici UE. E’ scritta per gli investitori internazionali, quelli che oggi prestano ogni singolo Euro che lo Stato italiano spende per i cittadini. Si tratta di gruppi assicurativi, fondi pensione privati, fondi sovrani stranieri, banche d’investimento o singoli grandi investitori. Cioè i padroni delle finanze di quasi tutti gli Stati del mondo. Per continuare a prestarci i soldi esigono regole che glieli facciano fruttare al massimo. Se quelle regole distruggono le persone non ha per loro nessuna importanza, se distruggono intere economie neppure, anzi, ci guadagnano, come spiegato ne Il Più Grande Crimine.


3. DA CHI E’ STATA SCRITTA

Non da Berlusconi, che non ha potere alcuno in questa storia. E’ scritta dai tecnocrati del governo sotto dettatura dei loro omologhi nella UE, gente come Draghi, Buti o Bini Smaghi. Il governo non aveva scelta, o rispondere agli ordini oppure all’Italia veniva chiuso il rubinetto delle finanze, e moriva. Dal momento in cui si è tolto allo Stato il potere di creare ricchezza spendendo a deficit per i cittadini, questo potere è passato nelle mani esclusive degli investitori. Quindi ci possiedono al 100%. Punto.

4. COSA CERCANO GLI INVESTITORI NEL TESTO

Lo leggono rapidi saltando tutte le insignificanti rassicurazioni e i dettagli della nostra gestione interna, e vanno a cercare se l’Italia ha incluso nel testo due capitoli e solo quelli:

A) Regole per ulteriormente strangolare la spesa dello Stato per i cittadini.

B) Regole per favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi.

A patto che questi due capitoli sia soddisfacenti per loro, ci presteranno gli Euro per sopravvivere. Altrimenti ci dissangueranno fino alle estreme conseguenze.


5. LI HANNO TROVATI NEL TESTO?

Sì. Capitolo strangolare la spesa dello Stato per i cittadini: in Italia 1) si rendono effettivi con meccanismi sanzionatori la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici sia statali che locali, e li si metterà in Cassa Integrazione con abbassamento complessivo dei salari. 2) riforma costituzionale per rendere illegale la spesa a deficit dello Stato (l’unica che invece crea ricchezza al netto per i cittadini e aziende). 3) innalzamento dell’età pensionabile, e non solo ai 67 anni, ma con l’obiettivo di tenere in considerazione nel futuro anche l’aspettativa di vita del lavoratore come parametro per l’entrata in pensione (come chiesto nel 2010 da 2 lobby finanziarie europee, la ERT e la BE). 4) se le misure non saranno sufficienti, lo Stato tasserà di più i cittadini, quindi il rapporto fra ciò che spende per loro e ciò che gli sottrae si alzerà ancora a favore di meno spesa e più prelievo. 5) i risparmi ottenuti dai tagli della spesa dello Stato NON potranno essere utilizzati per spendere a favore dei cittadini.

Capitolo favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi: in Italia 1) si introducono i prestiti d’onore agli studenti. Cioè incastrare il cittadino fin dalla più giovane età nel sistema finanziario che gli speculatori controllano e da cui guadagnano. 2) ulteriore flessibilità del lavoro, coi contratti di apprendistato, a tempo parziale e di inserimento. Cioè, là dove il lavoratore anziano crollerà morto di produttività sul posto di lavoro, le mega aziende assumeranno a due centesimi giovani sostituti senza tutele e sprovveduti. 3) più facilità nei licenziamenti anche dei lavoratori a tempo indeterminato, che potranno perdere il lavoro anche a causa di un calo di introiti aziendali. 4) privatizzazioni statali in accelerazione. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ribadito il settore acqua, poi farmacie comunali, rifiuti, trasporti. Il Comune non potrà affidare un servizio senza aver prima verificato se era possibile aprire una gara fra soggetti privati. Le Regioni dovranno stilare piani urgenti di privatizzazioni locali. 5) la Costituzione sarà riformata per introdurre articoli pro business. Le conseguenze sulle tutele costituzionali del bene pubblico sono imprevedibili (no, prevedibili: le distruggeranno).


6. ABBIAMO ACCONTENTATO I PADRONI VERI DELL’ITALIA?

No. Le misure sono state giudicate insufficienti. Berlusconi, o chi per lui, non ha saputo essere sufficientemente Thatcheriano, Prodiano, Adreattiano o Dalemiano. Non ha saputo cioè usare la falce della distruzione della democrazia e del bene pubblico italiano come in decadi scorse seppero fare i personaggi citati. Risultato: i mercati degli investitori ci hanno di nuovo aumentato i tassi d’interesse sugli Euro che ci prestano a oltre il 6%. Cioè: i nostri padroni hanno risposto che non solo non ci ridurranno il costo che paghiamo per prendere in prestito gli Euro, ma ce l’hanno aumentato. Ci hanno detto: “No! Volevamo lucrare di più, dovevate falcidiare la gente di più. Ora pagate”. E pagheremo, fino alla fine. Buona serata.

lunedì 17 ottobre 2011

THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY - Paolo Barnard

Questo è il volantino che Matt Cramer di Occupy Wall Street mi ha chiesto per la manifestazione del 15 ottobre a New York, e che verrà distribuito al corteo.



THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY
(in the spirit of contributing ideas to the OWS friends)

IF THIS IS YOU: Jobless – Foreclosed – No Health Insurance – Poor Schooling – Measly Pension
Then bashing some big banks will not give you a Job, a House, Healthcare, good Education, a living Pension.
IF THIS IS YOU: A taxpayer – A lover of Justice – A believer in real Democracy
Then Wall St. in jail alone will not give you a functioning Democracy and Rights.



IF YOU WANT SOCIAL JUSTICE & DEMOCRACY YOU NEED
THE MONEY & THE LAWS TO CARE FOR THE 99%

THE MONEY: The Modern Money Theory (MMT) school of economics demonstrated that the US could spend Universal Healthcare & Education, Full Housing and Full Social Security into existence. More: Full Employment is also possible thru a Job Guarantee Program, namely the government ‘buys’ the work of any jobless American at a Living Wage, setting a better national living standard for all. Worried about big debt? After WWII America ran 25% deficits, and we became the richest State on earth. Lack of means for the 99% has always been a policy decision, never a debt problem. This is real, ask the MMT scholars for details and teach-ins at http://neweconomicperspectives.blogspot.com/

THE LAWS: Tell your Representative that as from today your vote is conditional to MMT as people-empowering economic policy and to passing laws regulating the Wall St. elites, or he/she can forget it.

PEOPLE-EMPOWERING ECONOMICS & LAWS WILL GIVE US DEMOCRACY BACK, AND THEN WALL ST. IN JAIL. NOT VICE VERSA.


Tratto da: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=233

giovedì 21 aprile 2011


Chi legge Barnard in questi giorni - soprattutto in riferimento all'articolo del 20 Aprile - può giungere ad una sola conclusione. Se si è dotati di onestà intellettuale, e si resiste alla prima impulsiva reazione di mandarlo a quel paese, si può e si deve giungere alla sola conclusione che: "io posso fare di più, e DEVO fare di più".
Attenzione però a pesare bene le proprie future azioni, per tutte le ragioni dette in "Lettera aperta a Paolo Barnard" e "Stream of thoughts".
Questa, almeno, è la mia opinione.

martedì 19 aprile 2011

Stream of thoughts e soluzioni - La rete di imprese sociali

È l’una e zero uno – per gli amanti dei numeri – accendo il pc. Voglio finire di leggere l’ultimo aggiornamento di Barnard (15°) che avevo iniziato la sera prima. Carico la pipa e l'accendo. Il mio zippo non funziona, cioè funziona, ma non propriamente.. storia lunga. Ora ho finito il tabacco – Borkum Riff Original, ottimo tabacco sebbene sia il primo e l’unico che abbia mai fumato - domani dovrò comprarlo. Vado sul sito di Paolo, trovo un articolo fresco di giornata; bene, penso, ha ripreso a scrivere regolarmente.
Faccio i primi tiri, i migliori. Comincio a leggere.. Oh no, ancora su quanto sia inutile scrivere da un pc, quanto sia inutile il mero informarsi ecc. Concordo, certo, penso che ha ragione, che è logico; non serve assolutamente a nulla informarsi e basta, così come non serve a nulla manifestare e basta, e parlare o scrivere solamente. È logico. Continuo a tirare, ora un po’ nervosamente, non capisco dove voglia arrivare. Proseguo. Leggo che i seguaci di Saviano, Travaglio e Grillo sono dei deficienti, che i ringraziamenti che riceve lo irritano solamente, merda. Quasi mi ustiono con il fornello, che nel frattempo è diventato quasi incandescente.

È vero, i personaggi citati parlano di cose quasi irrilevanti a confronto di quelle che in questi ultimi mesi sta scrivendo Paolo, ma non credo che sia di qualche utilità chiamare “deficiente” un deficiente. Tra l’altro non credo che le persone che seguono questi personaggi lo siano, deficienti. Credo che siano semplicemente delle persone alla ricerca di soluzioni per migliorare il contesto in cui vivono, e che agiscano sulla base delle informazioni di cui dispongono. Sarebbero dei deficienti se dopo aver letto certe cose, e riflettuto su di esse, tornassero alle loro “lotte” contro Berlusconi &co.

Partiamo da questo presupposto: da soli non si possono fare rivoluzioni.
Volenti o nolenti chiunque voglia mettere in piedi un progetto ha bisogno di altre persone.
Tra parentesi, quanto appena detto non è sempre vero. Credo, infatti, che per cambiare le cose – o fare una rivoluzione, come preferite – serva avere il “potere”.
Ora, questo potere può essere di tre tipi: 1.Militare – 2.Economico – 3.Sociale.
Scartiamo a priori quello militare, visto che dei semplici cittadini non avranno mai quel tipo di potere, e nel XXI secolo non ci sono Rubiconi da attraversare. Verosimilmente è da scartare anche il secondo tipo di potere, quello economico, in quanto nessun cittadino comune ha immensi capitali da poter investire. Rimane il potere sociale, ovvero la capacità di costruire intorno alle proprie idee o progetti un consenso che permetta a quelle idee e progetti di diventare realtà.
Qui torniamo al solito problema: non basta volere qualcosa per averla realmente, bisogna analizzare e pianificare l’azione affinché dia il risultato sperato.
È il discorso della comunicazione, già affrontato in “Lettera aperta a Paolo Barnard”.

Concludo ricordando una cosa a chi legge: agire “contro” serve a ben poco; agire pensando che il cambiamento possa arrivare da qualcun altro, serve a ben poco (es. manifestare per le morti bianche, contro la mafia ecc. aspettandosi che “chi di dovere” faccia qualcosa). L’unica cosa sensata da fare – a mio avviso – è creare il cambiamento che vogliamo, ma crearlo in prima persona senza demandare niente a nessuno. Quindi l’unica cosa sensata da fare è aprire il capitolo delle soluzioni.

Personalmente ho in mente un progetto preciso, su cui ho già iniziato a lavorare – pur essendo ancora alla fase di analisi. La soluzione che per vari motivi considero come la più sensata ed efficace è la creazione di una rete capillare di imprese sociali che sopperiscano – per iniziare – a tutti i bisogni primari di chi lavora al loro interno o le sostiene da fuori: cibo, casa, energia, lavoro. Il fine sarebbe la creazione, tramite questa rete, di un’alternativa socio-economica concreta.
Si potrebbe anche pensare di creare un corrispettivo del WIR svizzero per questa rete di imprese, pro e contro, è tutto da analizzare, da discutere appunto.
Questa è il progetto che personalmente porterò avanti e sul quale mi concentrerò; ad oggi non ho ancora sentito un progetto più sensato. Aspetto con curiosità il capitolo sulle soluzioni di Paolo e l’apertura di una discussione costruttiva, obiettiva e razionale in quella direzione.

Ora il fornello della pipa dovrebbe essersi raffreddato, vediamo di riaccenderla.


Davide B.



P.S. Quanto espresso sopra sono opinioni personali, passibili di errori e di critiche (le quali sono anzi caldamente incoraggiate).

giovedì 31 marzo 2011

Lettera aperta a Paolo Barnard

Lettera aperta a Paolo Barnard 31-03-2011

Premessa

Paolo è un giornalista che stimo, sia per i suoi lavori, sia per il tipo di persona che penso essere. Inoltre credo che i suoi ultimi approfondimenti siano fondamentali per capire bene il contesto in cui ci troviamo ad agire e a vivere.




Caro Paolo,

Ti scrivo questa lettera (che immagino leggeranno solo pochi aficionados) in risposta agli ultimi due aggiornamenti sul tuo sito (12° aggiornamento, parte prima e parte seconda).
In questi descrivi il tuo atteggiamento nelle varie conferenze che tieni o a cui intervieni.
Un atteggiamento che, sinceramente, considero controproducente per vari motivi, che elencherò nel corso della lettera.
Per iniziare vorrei utilizzare anch’io la metafora cinematografica, così come hai fatto negli articoli in questione. Il pezzo che propongo è tratto da “Il signore degli anelli – il ritorno del re”, il terzo della saga per intenderci. Il frammento si riferisce all’assedio di una città da parte delle truppe nemiche (per semplificare), le quali erano numericamente di gran lunga superiori ai soldati chiamati a difendere la città. Quando il sovrintendente della città vede le truppe del nemico schierate di fronte alle mura si abbandona alla paura e alla disperazione gridando alle sue truppe di salvarsi, abbandonare le mura e scappare. Prontamente il vecchio e saggio stregone della città zittisce in malo modo il sovrintendente e, prendendo in mano la situazione, richiama le truppe all’ordine e alla difesa della città, motivandoli e incitandoli a combattere.



Qui il frammento del film.
http://www.youtube.com/watch?v=qLpPAz0tz98&feature=related

Ora senza estremizzare, credo che nell’incontro in provincia di Pistoia venerdì 4 febbraio le tue parole ed il tuo atteggiamento abbiano avuto sul pubblico un effetto analogo a quello che il sovrintendente ha sortito tra le sue truppe, se non peggiore.
Tu stesso ti definisci “sterilizzatore di speranza”.

Personalmente credo che questo atteggiamento sia profondamente controproducente. Per un motivo molto semplice: la realtà che siamo chiamati ad affrontare è una realtà socio-costruita. Questo vuol dire che, eccetto la materia in sé, la realtà che esperiamo è determinata dal nostro comportamento.
Credo che questo punto, per quanto banale possa apparire ad alcuni, sia di fondamentale importanza perché permette di capire che senza gli altri (o “l’altro” in generale) non si può sperare di cambiare qualcosa o creare una realtà diversa.
Quindi ogni azione che facciamo nella direzione del cambiamento non può prescindere dall’analisi di come “l’altro” recepirà la mia azione, né dalle conseguenze che la mia azione avrà sull’altro (sempre guardando all’obiettivo: il cambiamento).
In quest’ottica il tuo atteggiamento nei confronti di quei poveracci – che cercavano delle soluzioni o quanto meno dei punti d’appoggio, come naufraghi in cerca di qualcosa a cui aggrapparsi per non affogare – è controproducente.
Perché un soldato, per tornare alla metafora del film, è utile se è motivato, se crede in qualcosa, e se ha qualcosa per cui combattere; un soldato depresso e abbandonato alle proprie angosce non serve a nulla, se non al nemico.


Concordo con te, Paolo, e ti capisco, quando dici che quel poco di attivismo che c’è è male indirizzato perché si concentra su temi secondari (Santoro, Travaglio ecc.) senza vedere il quadro generale, e che per questo motivo è inutile se non addirittura dannoso. Concordo, ma non è annientando le speranze del prossimo che si rinforza (e tanto meno si crea) l’attivismo sperato (quello “giusto, giusto” per riprendere il tuo pezzo).
Serve gente motivata ad agire per un presente migliore, non disperata per un domani nero.

Per questi motivi credo che l’atteggiamento che hai sia controindicato, perché se da un lato i tuoi lavori sono fondamentali per l’aspetto conoscitivo, dall’altro sono demoralizzanti per il modo in cui li presenti.
Attenzione, non sto dicendo che dovresti metterla giù allegramente, o illudere il prossimo, dico che “se vogliamo affrontare dei titani di questa posta, bisogna organizzarsi completamente in un altro modo. Bisogna organizzare una resistenza altrettanto compatta, disciplinata, capillare, su tutti i territori nazionali”. Parole tue. Parole sacrosante.
Il punto è proprio questo, la creazione di quella resistenza.
Resistenza che dovrà essere formata da centinaia di migliaia di persone – se non di più, non so – e la cui formazione necessita di un’attenta analisi “dell’altro”: del suo comportamento, delle dimensioni che lo influenzano (motivazione, emozione, bisogni e desideri ecc.) e, di conseguenza, di come comunicare con lui nel miglior modo possibile (nell’ottica del fine che ci prefiggiamo).
Ovviamente questo non basta, ma credo che sia comunque necessario.
La comunicazione è il tuo pane quotidiano, lo so bene, ma credo che questa volta tu ti stia sbagliando.

La presa di coscienza non è sufficiente se non è accompagnata da un’analisi degli strumenti di cui si dispone per produrre il cambiamento. Dobbiamo concentrarci sulle possibili soluzioni del problema, sugli strumenti di cui disponiamo, sulla creazione di nuove soluzioni e di nuovi strumenti, su dibattiti e interrogazioni di esperti in quest’ottica. Altrimenti sapremo tutto del killer che ci sta per uccidere senza aver mai ragionato su come poterlo fare fuori.

Ci sarebbero tanti altri aspetti da trattare, ma non credo che sarebbe di una qualche utilità ammassarli tutti insieme ora.

Spero che questo sia solo il primo passo della tua strategia d’azione (far conoscere il vero potere), a cui presto seguirà il secondo, quello incentrato sugli strumenti e sulle possibili soluzioni.
“Poi per le soluzioni apriamo un altro capitolo. Ci sono.” (6° aggiornamento), lo credo anch’io, e spero al più presto di poterle discutere (per poi tentare di applicarle ovviamente) insieme a te e a tanti altri.


Ti ringrazio ancora per il lavoro che fai, è fondamentale.
Grazie.


Davide Baresi



P.S. Quanto espresso sopra sono opinioni personali, passibili di errori e di critiche (le quali sono anzi caldamente incoraggiate).
Spero che si aprano a breve dei dialoghi in tal senso (soluzioni e strumenti) e che in generale si incominci a ragionare e ad agire insieme, uniti dagli obiettivi comuni, smettendo una volta per tutte di fare come i capponi di Renzo.

sabato 19 marzo 2011

I capitali privati si impongono sugli stati - il golpe è servito.

Oltraggio alla salma.
di Paolo Barnard


Infierire su un cadavere è un atto orrendo, oltre che un reato. Ma i tecnocrati europei lo stanno facendo sotto gli occhi impotenti di Giulio Tremonti, che sa tutto ma non può farci nulla, né ci dice nulla. La democrazia è stata assassinata dal Vero Potere qui in Europa con il Trattato di Lisbona e con l’Unione Monetaria – cioè con la fine della sovranità sia legislativa che economica degli Stati dell’Eurozona in cui noi oggi votiamo governi privi di potere reale – e ne ho lungamente parlato. Essa giace morta, con conseguenze troppo orribili da contemplare per i nostri figli, ma agli assassini della Commissione Europea e ai loro sottomessi del Consiglio Europeo non basta. Ora vi descrivo cosa stanno preparando per noi, ovvero il male che ci vogliono ancora infliggere, l’ennesimo golpe. E di nuovo vi dimostro che a decidere il nostro destino sono elites potentissime e a voi sconosciute. Se riuscirete a finire la lettura prima di urlare sarete stati forti.

Ma per darvi il giusto contesto di quanto noi cittadini siamo tenuti all’oscuro di cose a questo livello vitale di importanza, storiche persino, vi porto per un attimo alla puntata di Annozero di giovedì 10 marzo scorso. Forse l’avete vista: De Bortoli, Scalfari, Bertinotti e Tremonti, a discutere di crisi e di Europa, proprio il tema qui trattato. Prima serata Tv, nomi ad alti livelli di competenza politico-economica, un contenitore che dovrebbe essere dalla parte dei cittadini, e dunque il massimo dell’informazione al momento. Scalfari e De Bortoli con l’auricolare dei rispettivi suggeritori: Fiat/Bilderberg e De Benedetti/Bilderberg; Bertinotti che bofonchiava cose da sberle operaie in piena faccia; e poi Tremonti. Sul ministro mi soffermo. Lui sa tutto, e infatti di fronte all’inasprimento del golpe europeo che viene in queste ore preparato e di cui tratto in questo articolo, Tremonti ha già rilasciato la seguente dichiarazione: “Questo processo porterà a un colossale trasferimento di sovranità… le politiche di bilancio ora non sono più nelle mani dei governi nazionali” (EUbusiness.com, Reuters 01/2011). Non sono più nelle mani dei governi nazionali, e, preciso, sono nelle mani di una mafia di criminali economici che stanno uccidendo i diritti e il lavoro, e il nostro futuro. Ma lui, perché non parla qui da noi? Perché va da Santoro e dice solo i primi due quinti della verità? Permette a Travaglio di dire corbellerie come quella del denaro della corruzione come rovina economica italiana (come dire che le sigarette sono la fonte dell’effetto serra), e non dice quello che sa, che potrebbe letteralmente spellare vivi sia i suoi interlocutori sia la gente a casa. Non può? E’ complice? Non lo sappiamo, ma ecco quello che lui sa.

Sa che la Commissione Europea, avvallata dal Consiglio Europeo, vuole far precipitare il collasso degli Stati europei del sud e dell’est, fra cui noi italiani, mentre tiene anche sotto servitù persino i lavoratori tedeschi e francesi. Non gli basta che Roma o Lisbona o Atene e Bonn abbiano perso la sovranità legislativa e monetaria, non gli basta che la spirale di crisi dell’euro, studiata a tavolino, stia reclutando milioni di persone in quello che Marx chiamava “l’esercito di riserva dei disoccupati” che si litigano stipendi da insulto senza più protestare, e non gli basta aver già steso un velo di pece sul futuro dei nostri piccoli. Evidentemente l’agonia europea è troppo lunga e loro la vogliono sveltire. A questo fine hanno scritto un programma d’azione micidiale, un golpe, che imporranno dall’alto e che si compone di New Economic Governance; EU Semester; Excessive Imblace Procedure; Europe 2020 Strategy. Fermi, non staccate la spina…

Vi dovete rendere conto che il destino del vostro stipendio di insegnanti o infermieri o segretarie, o del vostro laboratorio artigianale, officina, negozio, azienda, di tutta la vostra economia, dei vostri diritti sociali e democratici, NON STA NEI TITOLI DEL CORRIERE SULLA POLITICA ITALIANA, ma nel linguaggio noioso di astrusi comunicati di burocrati olandesi, italiani, o francesi e tedeschi che voi neppure sapete che esistono. Non storcete il naso davanti a queste righe. Gli astrusi comunicati vi stanno schiavizzando in un golpe senza precedenti nella Storia d’Europa, su democrazie ormai morte.

(Per i lettori appena giunti a queste cose, riassumo in brevissimo come il Vero Potere ha già distrutto gli Stati d’Europa e per quali fini. Questa è la spirale perversa che fu pianificata fin dagli anni ’30 dello scorso secolo e che oggi è giunta a piena fruizione - i dettagli ne Il Più Grande Crimine:

- Agli Stati dell’Eurozona è stata sottratta la sovranità legislativa e monetaria con i Trattati di Maastricht e di Lisbona, che danno poteri immensi alla Commissione Europea di burocrati NON eletti.

- Quei Trattati hanno regole che hanno paralizzato gli Stati nella loro funzione di spendere a deficit per la piena occupazione e pieno Stato sociale dei cittadini. E in ogni caso l’euro non è più degli Stati, che lo devono chiedere in prestito ai capitali privati con limiti enormi di sovranità proprio nella spesa.

- Peggio, ai governi è stato inculcato il dogma dei taglia alla spesa a tutto campo, blocco o riduzione degli stipendi pubblici, e di tutti i servizi sociali.

- Il calo degli investimenti pubblici ha così sottratto ricchezza anche al settore privato, che di conseguenza taglia, licenzia o precarizza. C’è una deflazione dei redditi sia pubblici che privati.

- La deflazione dei redditi pubblici e privati crea un calo di domanda, cioè meno vendite e meno ricchezza che circola, ma questo costringe le aziende che non vendono a licenziare e precarizzare ancor più, innescando un circolo vizioso di calo di redditi, calo di domanda e ancora crisi di aziende e licenziamenti e deflazione dei redditi senza fine.

- Licenziamenti e calo dei redditi costringono però gli Stati a spendere in ammortizzatori sociali di ogni tipo, per cui ciò che essi avevano risparmiato dai tagli alle spese viene poi rispeso per gli ammortizzatori, cioè sempre peggio in termini di deficit e debito.

- A peggiorare ancora il deficit e il debito c’è appunto il fatto che gli Stati devono chiedere gli euro in prestito ai privati che ne decidono i tassi d’interesse. Questo fa sì che oggi il debito degli Stati dell’Eurozona sia un vero debito dovuto a grandi capitali esteri, che gli Stati possono ripagare solo tassandoci o facendo altro debito. I mercati sanno questo e hanno perso la fiducia negli Stati dell’Eurozona che sono visti come a rischio di fallimento. E più crolla la fiducia e più i mercati alzano i tassi per darci gli euro, e questo ci indebita sempre più, in una spirale senza fine di debito che causa sfiducia, sfiducia che causa debito e via così.

- Quella spirale costringe gli Stati a tagli pubblici sempre maggiori, quindi come detto sopra riparte la spirale del crollo dei redditi, crollo delle aziende, crollo dell’impiego, aumento spese per ammortizzatori e di nuovo riparte la spirale del debito e del deficit ecc. ecc. Un gorgo nero senza fondo che si chiama Crisi, quella che oggi stiamo vivendo, ma che come sopra dimostrato è stata voluta a tavolino.

- Stati ridotti in questo modo fruttano però ai grandi capitali del Vero Potere due cose: masse di lavoratori disperati per un lavoro e disposti ad accettare ogni precarizzazione indegna; e la svendita agli stessi capitali dei beni pubblici a due soldi ‘per far cassa di Stato’. Conclusione: il Vero Potere della grande industria franco-tedesca assume a costi del lavoro stracciati e può esportare in concorrenza con USA, Cina e India. Gli speculatori della finanza ci comprano le telefonie, l’acqua, la sanità, le autostrade, ecc. a prezzi stracciati perché Stati con economie in collasso non possono certo contrattare sui prezzi delle privatizzazioni. Tutto questo sotto la supervisione complice della Commissione Europea e del Consiglio Europeo.)



Spero che vi rendiate conto di cosa significa tutto questo. Un truffa immensa per arricchire poche elites, e dove il prezzo fu pagato, è pagato e sarà pagato solo dai cittadini che lavorano oggi in Stati che sono zimbelli privi di sovranità nella mani del capitale privato, quindi fine della democrazia. Noi, i nostri figli siamo in queste condizioni.

E su queste condizioni giunge oggi il golpe in preparazione di cui parlavo.



Golpe.

Cosa stanno facendo: la Commissione Europea, che ha potere sovranazionale in tutta la UE, sta pianificando 1) di sottrarre il bilancio degli Stati alle decisioni dei loro governi legittimi e dei loro parlamenti legittimi. 2) di interferire con forti poteri nelle politiche del fisco, dello Stato Sociale, del mondo del lavoro, delle retribuzioni, dei servizi essenziali ai cittadini degli Stati. 3) di punire con sanzioni enormi gli Stati che osano disubbidire al comando della Commissione. 4) di rendere ancora più soffocanti le regole dei Trattati che paralizzano la facoltà degli Stati di arricchire i propri cittadini e che sono una delle cause maggiori del collasso europeo. 5) di imporre la competitività come valore supremo delle politiche economiche degli Stati a costo di distruggere i redditi e tutto lo Stato Sociale, e persino le nazioni stesse, ma a esclusivo vantaggio del grande capitale finanziario e industriale. 6) e di far pagare i prezzi di questo golpe senza precedenti nella Storia d’Europa unicamente alle fasce basse dei lavoratori e dei giovani sottoccupati per intere generazioni.

Tutto questo sotto dettatura da alcune precise lobby finanziarie di poche centinaia di oligarchi (Vero Potere). Il risultato sarà quello descritto dal prof. Peder Nedergaard sul Danish Daily Politiken nel settembre del 2010: “Un effetto di condizionamento sulle economie degli Stati paragonabile a quello delle testate nucleari in campo militare”.

E ora, mi dispiace, ma devo essere tecnico e complesso, perché tali accuse richiedono prove dettagliate. Chi non se la sente rilegga la sintesi dei 6 punti qui sopra, che è già sufficiente a far comprendere la gravità del golpe.



La crisi economica del 2007-2011 ha dato alla Commissione Europea cioè che l’11 di Settembre diede a George W. Bush, cioè il pretesto per un attacco frontale senza precedenti a popoli senza colpa. Col pretesto di riportare ordine nelle finanza terremotate della UE, ma senza mai neppure sfiorare i veri colpevoli della crisi, la Commissione già dal 2009 si era messa all’opera per perfezionare il piano settantennale di sottomissione degli Stati, cioè distruzione della loro sovranità legislativa e monetaria, messa in schiavitù di milioni di lavoratori, distruzione del settore pubblico, e consegna nella mani del Vero Potere dei profitti derivanti. Aveva scritto in diversi rapporti delle idee, che furono sottoposte ai nostri governi nel Giugno del 2010, e da essi approvate in via preliminare. Quelle idee, si scoprirà poco dopo, erano state dettate quasi alla lettera da tre lobby finanziarie europee: il European Roundtable of Industrialists (ERT); la European Employers Association (EEA); e Business Europe (BE). Alle loro spalle altri giganti della lobbistica, come il LOTIS, il TABD, o l’International Capital Markets Association e molti altri. Primo obiettivo: impossessarsi dei bilanci degli Stati e poter interferire in essi senza alcuna considerazione per la sovranità degli elettori. A tal fine, e sempre con la scusa di porre un controllo a future crisi, ecco l’idea (questa già esecutiva):

Gli Stati membri della UE dovranno presentare entro l’Aprile di ogni anno alla Commissione e al Consiglio Europeo i loro bilanci per essere discussi, e questo PRIMA che la discussione avvenga nei parlamenti nazionali. Commissione e Consiglio presenteranno le loro raccomandazioni entro Luglio, e in autunno i governi poi dialogheranno coi relativi parlamenti. Questa procedura si chiama il European Semester.

Dunque già a questo punto si ravvede una perdita di sovranità enorme, ma il peggio deve ancora venire. Infatti, il cosa accadrà se il bilancio di, ad esempio, Italia non è gradito alla Commissione (formata da burocrati NON ELETTI) e al Consiglio Europeo è una delle parti forti del golpe. Di fatto verremo posti sotto amministrazione controllata, e puniti.



Amministrazione controllata.

Si tenga presente che un bilancio dello Stato non gradito alla Commissione significa unicamente non gradito agli speculatori e agli investitori delle lobby del Vero Potere sopraccitate, e non necessariamente sbagliato per il benessere invece di milioni d’italiani, francesi, spagnoli ecc. Questa parte della pianificazione prende il nome di Preventing Macroeconomic Imbalances. Prevede un ‘allarme preventivo’ che segnalerà alla Commissione i primi segni che loro ritengono critici in una economia di uno Stato, e poi prevede di conseguenza ampi poteri di intervenire in quella economia, come la richiesta che un’intera finanziaria dello Stato sia rivista per adattarsi ai dettemi dei burocrati europei. E di nuovo è il linguaggio astruso di costoro che nasconde pericoli micidiali, e va visto e capito. Parlano di ‘parametri’ che se violati faranno scattare l’allarme preventivo, e in questi includono due voci critiche: lo “spreco di risorse” e “livelli insostenibili di consumo”. Il problema è solo IN CHE MODO saranno interpretate quelle voci. Perché “spreco di risorse” può essere una spesa pubblica sociale essenziale per noi persone, in sanità o in previdenza o nella pubblica istruzione. E “livelli insostenibili di consumo” possono essere quelli che invece stanno proprio alla base di un circolo virtuoso economico dove i consumi alimentano occupazione e investimenti (come sosteneva John Maynard Keynes nella sua Theory of Effective Demand).

Ci sarà un ‘tabellone punti’ con i nostri voti, chi ha l’insufficienza viene… invaso. Gli ampi poteri di intervenire di cui parlavo includono la pretesa che lo Stato sotto accusa stili un suo programma di obbedienza alla Commissione con gli esatti tempi d’azione. Se non è diligente, può essere costretto a riscrivere il programma. Le materie su cui saremo esaminati e poi forse puniti, oltre a “spreco di risorse” e “livelli insostenibili di consumo” includono le politiche del lavoro, le tasse, i servizi sociali ai cittadini, i redditi. Insomma, tutto quello che ci tutela. Siamo sotto controllo stretto, e chi ci controlla, lo ricordo, non è mai stato eletto da nessuno e risponde direttamente alle lobby finanziarie (leggi sotto). Rivelatrici sono le parole di uno di quegli oscuri potenti burocrati, l’italiano Marco Buti, che nel Settembre 2010 ha detto al Die Welt “Quando gli stipendi nel settore pubblico danneggiano la competitività e la stabilità dei prezzi (cioè sono troppo alti, nda), allora quello Stato dovrà cambiare le sue politiche”.



Le sanzioni.

Chiare: se lo Stato non si allinea ed è membro dell’Eurozona, ci sarà una multa dello 0,2% del PIL, che in parole chiare significa miliardi di euro all’anno. Se è membro solo della UE, la Commissione potrà negargli i fondi europei, che alla fine sono gli stessi soldi. Ma la penalità di gran lunga più devastante non è esplicitata nei testi della Commissione. Si tratta del fenomeno di sfiducia che viene appiccicato alla nazione sotto accusa da tali verdetti, e che i mercati usano senza pietà per sottrarre investimenti in essa e per alzare i suoi costi per avere qualsiasi credito. Si innesca una spirale negativa che ne collassa l’economia e ne devasta di conseguenza posti di lavoro e benessere sociale. Una tragedia.



Chi ci tiene in pugno.

Chi mi ha letto in passato sa cosa sia la Commissione Trilaterale (gruppi di potere USA, UE, Giapppone che si riuniscono in privato dal 1973). A una riunione di questo gruppo tenutasi assai prima dell’attuale golpe, l’allora direttore della lobby European Roundtable of Industrialists (ERT), Daniel Janssen, dichiarò: “Da una parte stiamo riducendo il potere dello Stato e del settore pubblico in generale attraverso le privatizzazioni e la deregulation… Dall’altra stiamo trasferendo molti dei poteri delle nazioni a una struttura più moderna a livello europeo (la Commissione, nda)… che aiuta i business internazionali come il nostro”. Più sfacciato di così… Nel 2002, in un altro rapporto della ERT, si trovano gli esatti dettami che ispireranno l’amministrazione controllata (European Semester) di cui sopra, parola per parola: “Le implicazioni dei bilanci nazionali degli Stati devono essere esaminate dalla EU quando sono ancora a livello della pianificazione”. La lobby Business Europe (BE), si esprimeva nel Giugno del 2010 presso la Commissione con queste parole: “Noi chiediamo un meccanismo di imposizione delle sanzioni molto duro per assicurarsi l’obbedienza (degli Stati, nda)… e un sistema di penalizzazioni in caso di ripetute disobbedienze”. Parola per parola ciò che la Commissione e il Consiglio Europeo stanno pianificando. Ma non finisce qui. La BE rincarò la dose: “Chiediamo tagli alle spese (degli Stati, nda), e che siano riviste tutte le priorità dei governi”.

Vi rendete conto di quale umiliante posizione è riservata ai governi sovrani? Non per nulla Tremonti parlava di ”processo che porterà a un colossale trasferimento di sovranità… le politiche di bilancio ora non sono più nelle mani dei governi nazionali”. Ci si rende conto che la nostra vita è decisa dai diktat di queste lobby che nessuno controlla? Addirittura una di esse, il Trans Atlantic Business Dialogue (TABD) consegna alla Commissione una lista di priorità del business speculativo, e la Commissione si deve auto-apporre un voto sulla sua obbedienza a quei diktat (I Globalizzatori, P. Barnard, Report, 2000).



Impedire la ribellione.

Ci si chiede, e il pubblico che legge queste cose spesso si chiede, come sia possibile che almeno qualche governo non esploda in un grido di ribellione. Le risposte sono molte, ma in particolare per impedire quell’eventualità i criminali economici di cui ho parlato qui (e altrove) si sono inventati alcune micidiali regole dei Trattati europei che tutti noi nella UE abbiamo trasformato in leggi nazionali (con la ratifica, e senza che i cittadini ne sapessero nulla). Si chiamano Patto di Stabilità. E’ quella sciagurata ‘camicia di forza’ (così la si chiama in finanza) che ci obbliga a un deficit non superiore al 3% del PIL, a un debito non superiore al 60%, a bassa inflazione. Tradotto: IMPEDIRE CHE GLI STATI SPENDANO A DEFICIT PER IL PIENO STATO SOCIALE E LA PIENA OCCUPAZIONE, perché noi dobbiamo soffrire nelle mani dei privati e senza più tutele sui redditi. Questo significa. La ‘camicia di forza’ è stata definita una catastrofe economica per l’Europa da economisti del calibro dei Nobel Stiglitz e Krugmann, e da Roubini, Hudson, Parguez, dallo speculatore George Soros, da infiniti studi di macroeconomia, e persino dal Fondo Monetario Internazionale. Ma la Commissione non la discute, e anzi, nel golpe di cui tratto la sta inasprendo. Non trovo migliori parole per descrivere i futuri effetti dell’inasprimento del Patto di Stabilità di quanto scritto dalla European Trade Union Confederation nell’Ottobre 2010: “Le regole proposte dalla Commissione sono solo mirate ai tagli, tagli e tagli, ai salari, ai posti di lavoro, alle protezioni dai licenziamenti, alla previdenza, ai servizi. Saranno i lavoratori a pagare gli immensi costi della crisi… la Commissione sta applicando una politica di deflazione economica immensa” (esattamente la spirale descritta sopra nel riassunto). Va compreso che qualsiasi Stato compresso fra l’incudine del Patto di Stabilità e il martello dei mercati che con esso agiscono, non può assolutamente più nulla. Fine, sovranità e democrazia morte. Ed è veramente carino scoprire che il gruppo socialdemocratico, quello liberale, oltre ovviamente a quello conservatore del Parlamento europeo si sono levati nel marzo del 2010 a gran voce per difendere proprio i “tagli, tagli e tagli, ai salari, ai posti di lavoro, alle protezioni dai licenziamenti, alla previdenza, ai servizi… cioè gli immensi costi della crisi… la politica di deflazione economica immensa”, cioè l’inasprimento del Patto di Stabilità, la ‘camicia di forza’, con tutta la perdita di sovranità che esso comporta. Vero De Magistris? Vero Di Pietro? Proprio voi che qui fingete di difendere la Costituzione italiana (sottomessa ai Trattati) e la democrazia, poi a Strasburgo ce le distruggete…



La corsa dei topi.

Il mantra della Commissione e del Consiglio Europeo suona un’unica nota, ossessivamente, ed essa parla della competitività, sancita dal documento Europe 2020, parte del golpe. E’ una bella parola, all’orecchio del cittadino magari suona anche ok, ma che invece significa la spremitura all’osso di milioni di lavoratori europei. La ragione è semplice. Chiedetevi come può uno Stato essere competitivo, nel senso di crescere ma anche di tutelare i cittadini. Classicamente lo può essere se 1) può gestire la propria moneta svalutandola se necessario, alzando o abbassando i tassi. 2) usando la medesima per iniettare investimenti nella società, alzando i redditi, edificando liberamente infrastrutture, modernizzando, investendo in ricerca o formazione, innovando, così da attrarre anche capitali stranieri, cioè il modello sociale pubblico nordico (si leggano i dati del World Economic Forum che lo testimoniano). Ma se uno Stato è privo di sovranità legislativa (non può legiferare liberamente per fare quanto sopra) e monetaria (non ha neppure più il portafoglio), se non può più neppure decidere sul proprio bilancio autonomamente, se rischia punizioni devastanti all’accenno di disobbedienza, quale altra strada gli rimane per essere competitivo sui mercati? Solo una: svalutare il proprio costo del lavoro e deprimere i consumi. Cioè creare sacche di lavoro alla cinese in Europa, distruggere i sindacati (bè, lì c’è rimasto poco), e incassare disperatamente dalle privatizzazioni selvagge. Esattamente il sogno, e il profitto, del Vero Potere come descritto ne Il Più Grande Crimine nei dettagli e in riassunto anche sopra. Cioè un massacro ai redditi, ancor più precari nel lavoro, tagli alla previdenza, privatizzazione dei servizi essenziali, e “una massiccia trasformazione di scuola e università per servire gli interessi del big business” (CEO, Big Business as Usual, 03/2010), come peraltro già sancito da un altro Trattato sovranazionale, il GATS dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, diligentemente firmato dall’Italia ben prima di Berlusconi. Prendano nota qui, fra le altre cose, coloro che ancora si fanno trascinare in vacue manifestazioni di piazza contro la Gelmini, responsabile dei tagli così come il cassiere della banca sotto casa tua è responsabile dei tassi miserabili che ti dà.

Ecco come ciascuno di voi padri e madri di famiglia dovrebbe tradurre oggi la parola competitività.

Come sempre in questo golpe, i poteri della Commissione decretati da Europe 2020 sono quelli di intervenire nelle decisioni degli Stati sulla competitività prima ancora dei relativi parlamenti. E non si creda che i cittadini degli Stati più forti siano immuni da questo disastro. Contrariamente a quanto strombazzato dai De Bortoli e tromboni vari del Corriere, i tedeschi hanno negli ultimi 10 anni subito esattamente quanto detto sopra, avendo sofferto un crollo dei salari del 50% rispetto alla media europea, mentre li si spremeva al lavoro come limoni, cioè con una produttività su del 35% (studi di K. Brenke, W. Mosler, J. Halevi, R. Bellofiore).

In parole povere: competitivi forzati, spremuti come limoni, correre come topi, privi di sovranità, impotenti, sempre più precari, sempre meno diritti, e nel nome degli interessi di chi? Ora lo sapete.

La crisi finanziaria del 2007-2011 è solo servita come pretesto per questo nuovo golpe. Solo 5 anni fa un tentativo golpista identico rimase impantanato nel Consiglio Europeo per un soffio. Oggi la crisi greca, del tutto architettata a tavolino da Germania e Goldman Sachs più Moody’s e soci, ha dato la stura all’ignobile trama che vi ho illustrato. E vale la pena citare le parole di un eminente golpista italiano per concludere questo abominio: “Grazie crisi greca!” ha esclamato l’ex commissario europeo Mario Monti a una conferenza della Commissione nel gennaio scorso, proprio per dare il benvenuto all’ignobile trama di questo golpe (K. Haar, EuropeanVoice.com, 02/2011).



Di nuovo quel pollaio.

E’ una questione di vita o indecente sopravvivenza, di democrazia o dittatura reale. Dobbiamo assolutamente per prima cosa aprire gli occhi di chiunque ci possa ascoltare sul Vero Potere, sul Vero attacco alla repubblica costituzionale italiana, sulle Vere responsabilità nella morte del diritto al lavoro, sulla Vera mafia economica da porre al primo posto nella lotta per la sopravvivenza in Stati di diritto, su Il Più Grande Crimine (paolobarnard.info). I nostri connazionali ancora attivi sono stati chiusi in un pollaio dove alcuni falsari ‘paladini’ in politica o nei media li hanno convinti che il problema sono quei dieci metri quadri di letame, col galletto più sporco degli altri accusato di essere la causa della miseria degli altri polli… mentre fuori dal pollaio le infernali macchine per la macellazione dei polli lavorano 24 ore su 24 sterminandone masse immense. Queste sono le esatte proporzioni.

Il Vero Potere ha già ammazzato la democrazia e il lavoro, e noi al suo interno. Oggi infieriscono sulla salma. Buon anniversario della nascita di questo Paese liberato dalla servitù a poteri stranieri. Peccato che nella servitù sia tornato appieno.



* si ringrazia il Corporate Europe Observatory, Kenneth Haar e Olivier Hoedman per il preziosissimo aiuto.

giovedì 10 marzo 2011

La Res Publica deve morire, e non è una famiglia. - Paolo Barnard

La Res Publica deve morire, e non è una famiglia.





Dovevano innanzi tutto paralizzare gli Stati moderni con moneta sovrana nella loro unica funzione legittima, che era e ancora sarebbe quella di spendere a deficit per creare benessere fra i cittadini, cioè piena occupazione e pieno Stato Sociale. Dovevano farlo perché se no gli Stati e i cittadini sarebbero diventati troppo potenti, nel Nord del mondo come nel Sud, e questo le oligarchie finanziarie private non potevano permetterlo. Avete già letto ne Il Più Grande Crimine e Aggiornamenti cosa hanno ordito per ottenere ciò, ovvero come hanno annientato la sovranità sia legislativa che monetaria degli Stati e marginalizzato i cittadini, ponendo fine alla democrazia e conquistando il controllo economico del pianeta a nostro discapito. Ma la cosa che continua a mesmerizzarmi è la semplicità geniale dei due pilastri fondanti di quell’epocale piano sciagurato. Vale la pena illustrarli nei dettagli poiché il vederli da vicino vi renderà ancora più immediata la comprensione di tutto ciò che ho finora scritto su questo tema. E non ultimo vi renderà molto più facile spiegarne i contenuti più controversi al pubblico.

Hanno preso due concetti in apparenza puliti, lampanti, cristallini, cioè che:

La Repubblica è Res Publica, cioè la cosa di tutti, ovvero lo Stato è dei cittadini ed è i cittadini, e questi sono lo Stato.

Il buon bilancio familiare è quello dove prima di spendere si risparmia, dove si guadagna più di quanto si spende, e dove è considerato disastroso il contrario, cioè spendere più di quanto si guadagna, cioè indebitarsi. Uno Stato è esattamente come una famiglia, è virtuoso se guadagna più di quanto spende, ed è indegno se si indebita.

Chi mai può dubitare di quanto scritto sopra? Res Publica: sono 2000 anni che questo concetto è la base stessa del convivere civile. Lo Stato deve guadagnare di più di quanto spende: ma lo capirebbe anche un tordo che è la via economica per eccellenza. No?

No, sbagliato, tutto sbagliato. Anzi, catastroficamente sbagliato. Anzi, costruito apposta per ingannarci, e per arrivare proprio alla distruzione degli Stati moderni nella loro unica funzione legittima, che è, ripeto, di spendere una moneta sovrana a deficit per creare piena occupazione e pieno Stato Sociale.

Il concetto di Res Publica sarebbe dovuto morire nell’istante in cui Nixon nel 1971 sancì la creazione definitiva del denaro moderno, quello libero da vincoli con le riserve d’oro e quindi in grado di essere creato dal nulla dagli Stati e senza limiti. Prima di ciò infatti gli Stati non potevano spendere liberamente, perché in teoria per ogni lira o dollaro o marco ecc. che mettevano in circolazione, ci doveva essere una pari quantità di oro nei forzieri nazionali. Perché? Perché la legge stabiliva che i cittadini avevano diritto in qualsiasi momento di portare i soldi in banca ed esigere in cambio pezzetti d’oro, letteralmente. Quindi l’oro equivalente ai soldi circolanti doveva sempre esserci, ma non era facile procurarselo, per cui gli Stati non potevano decidere spese improvvise a piacimento. Nixon disse basta, e sganciò il dollaro dall’oro, per cui l’America poteva a quel punto emettere denaro senza limiti, proprio inventandoselo di sana pianta. Le altre nazioni ricche fecero altrettanto (è più complessa la cosa, ma di fatto fu così). Nacque la moneta moderna. I grandi capitali privati tremarono, panico.

Pochi comprendono l’importanza epocale di quella mossa. Cambiò la storia dell’economia e il senso stesso di Stato dopo oltre due millenni. Prima, Stato e cittadini erano veramente nella stessa barca: era vero che se lo Stato pasticciava col denaro spendendo troppo, sia i cittadini che lo Stato potevano fare bancarotta (correvano in banca a richiedere oro in cambio dei soldi circolanti, ma se l’oro non era sufficiente… bang!); era vero che lo Stato doveva tassare i cittadini per riprendersi il denaro al fine di spenderlo, perché non poteva certo crearlo dal nulla a piacimento visto il vincolo con l’oro; ed era vero che se i cittadini evadevano le tasse lo Stato poteva trovarsi al verde, con il collasso delle sue funzioni. Dunque era vera la Res Publica, ovvero la condotta fiscale dello Stato era legata direttamente al destino dei cittadini, e viceversa. Ma dal momento in cui allo Stato fu concesso di possedere una moneta sovrana svincolata da tutto, tutto cambiò. Da quel momento lo Stato si separò dalla cittadinanza ed ebbe in mano uno strumento inedito con cui governare: poteva emettere denaro inventandoselo, poteva quindi spendere con pochi limiti. In parole semplici: lo Stato divenne una cosa tutta sua con un suo portafoglio (cioè la moneta inventata dal nulla e quasi senza limiti) libero da noi cittadini. Noi cittadini non fummo più lo Stato. Quest’ultimo poteva perciò decidere di investire nelle infrastrutture nazionali, nei posti di lavoro, nello Stato Sociale, nella produttività privata tanto quanto voleva, arricchendoci. Oppure poteva decidere di fare l’opposto, di tassarci sottraendoci denaro e quindi di impoverirci un poco o anche tanto. Ricordo qui quanto spiegato nei dettagli ne Il Più Grande Crimine, e cioè che quando questo tipo di Stato spende a debito, esso accredita conti correnti dei cittadini aumentandoli, oppure gli offre titoli di Stato che non fanno altro che spostare il denaro dei cittadini da un conto corrente dove guadagna l’1% a uno dove guadagna il 4, il 5 o il 6%. Perciò, la spesa a debito dello Stato arricchisce sempre i cittadini, che non la devono mai ripagare, perché il debito dello Stato è contratto solo con se stesso e viene onorato dal medesimo semplicemente emettendo di nuovo il suo denaro (Keynes, Commons, Robinson, Samuelson, Minsky, Godley, Wray, et al.)

Chiaramente due entità separate, Stato e cittadini; il primo con una funzione di ‘levatrice’ dei secondi, e questi ultimi con il potere di legittimare la propria levatrice democraticamente. E cosa avrebbe fatto la cittadinanza fossa mai stata informata di questa reale funzione dello Stato? Ovvio, avrebbe decretato democraticamente che sì, lo Stato doveva spendere il suo denaro a deficit per creare il benessere pubblico, di noi tutti. Quasi senza limiti. Ma questo avrebbe decretato anche un’altra cosa: la fine per sempre del potere dei grandi capitali privati di dominare l’economia, cioè il mondo, poiché essi avrebbero da quel momento dovuto sempre competere con un potere assai più forte e illimitato, quello degli Stati come 'levatrici' nell'interesse dei cittadini. Marchionne blatera il suo “investimento sì o investimento no”? E chissenefrega, in uno Stato a moneta sovrana che svolgesse le sue funzioni legittime il signor Marchionne sarebbe stato invitato a proseguire a passi lunghi e ben distesi verso la frontiera, dove un solerte finanziere avrebbe magari aggiunto una buona pedata nel suo didietro, e la forza lavoro licenziata dalla Fiat sarebbe stata impiegata dal programma di Stato di Piena Occupazione dotato di un budget confronto a cui l’investimento di Marchionne è una paghetta (Wray, 1998-2011). Le banche giocano sporco e ci trascinano nel baratro finanziario? Bene, le si nazionalizza, i manager si spediscono nelle nazionali galere, e con la vendita degli asset bancari più una buona iniezione di denaro dello Stato si salvano i correntisti, poi le aziende assetate di credito e i cittadini creditori/debitori truffati (cioè si fa tutto quello che ha fatto il governatore della Banca Centrale americana Ben Bernanke, cambiando però il finale per i manager e i destinatari dei trilioni di dollari di Stato che Ben ha prontamente emesso dal nulla senza che per questo crollasse l’America).

State capendo quale era il problema? Perdonate al giornalista un momento di gergo, per essere proprio chiaro: la separazione fra Stato a moneta sovrana che spende a deficit per i cittadini, e i cittadini che dall’altra parte lo legittimano guadagnando in attivo da quella spesa, cioè la morte dell’idea di Res Publica, avrebbe fottuto il potere finanziario speculativo (Vero Potere) come mai prima nella Storia dell’umanità. E questo non doveva essere permesso, mai e poi mai. Ma proprio mai. E fu così che il mantra che lo Stato siamo noi e che se lo Stato s’indebita anche noi di conseguenza ci indebitiamo, fu trapanato nel cranio di ogni singolo politico, economista, docente, tecnocrate, dirigente, cittadino/a, da coloro che ho descritto ne Il Più Grande Crimine, ma che qui specificherò meglio.

Lo stesso è accaduto con l’assurdo concetto secondo cui uno Stato è esattamente come una famiglia, e deve spendere o risparmiare come la famiglia. Sappiamo che questo, nel caso di Stato a moneta sovrana moderna, è del tutto falso. Ne Il Più Grande Crimine trovate la piena spiegazione tecnica del perché, al contrario, lo Stato con propria moneta deve spendere a deficit e non ha quasi limiti di debito. Ma di nuovo badate all’insidia insita nel concetto Stato=famiglia: paralizzare le casse governative nella loro funzione di spesa a deficit pro cittadini attraverso una vera e propria PsyOp, che nel gergo dei servizi segreti sta a significare Operazione Psicologica di manipolazione di massa. Vengono comunemente impiegate dal dopoguerra, e i casi più noti furono quelli associati al ‘pericolo rosso’ in Italia e in America Latina, alla Guerra al Terrorismo, ma anche all’economia. Nessuna teoria del complotto, al contrario, sono operazioni sofisticatissime citate in infiniti documenti declassificati oggi consultabili nei National Security Archives di Washington. Nel caso in questione si usò il concetto di cui sopra che è di micidiale penetrazione, perché risuona assolutamente plausibile alle orecchie non solo dei politici, ma anche di tutti i cittadini. Ripeto: lo Stato è come una famiglia, deve guadagnare di più di quanto spende, e non deve spendere di più di quanto guadagna se no s’indebita, e questo è un disastro, ci dissero. Logico, no?

Ma se una crisi colpisce il Paese e ci porta la disoccupazione giovanile al 29% come oggi in Italia? Peccato. Lo Stato potrebbe inventarsi sia i posti di lavoro che gli stipendi per quei poveri ragazzi… ma no! Perché la ‘famiglia’ non può dare tutta la paghetta che gli pare ai figli, c’è un limite. Peccato davvero se un terremoto devasta l’Aquila trasformando un gioiello italiano in uno spettro conficcato nel mezzo del Paese con la rovina finanziaria di migliaia di persone in lutto. Lo Stato potrebbe inventarsi tutto il denaro per una piena ricostruzione abitativa, lavorativa, artistica, psicologica e senza Clooney o il G8… ma no! Perché la ‘famiglia’ ha limiti di budget, anche quando si versano le lacrime. E così per gli ospedali, le scuole, l’università, i parchi, i musei, le pensioni, ecc. ecc. Tanti hanno per cinquant’anni rinunciato a tantissimo, ingoiato a volte tragedie immense, perché convinti che in effetti questo nostro Stato è come noi, e come noi deve tutte le sere fare i conti sul tavolo di cucina sperando di non dover dire ai proprio figli “non ce n’è più, questo mese niente pizza fuori”, che però nella realtà di una nazione significa rinunce che troncano destini per sempre. Ma non era vero, lo Stato con propria moneta non deve mai bilanciare i conti, non è una famiglia.



Ora, dovete sapere chi sono gli uomini che hanno saputo trapanare nel cervello di tutti quelle falsità micidiali, con lo scopo, ripeto, di distruggere la prerogativa dello Stato di tutelare i propri cittadini, a favore invece del potere dei capitali speculativi di sottomettere i cittadini. Sono economisti, si chiamano Lucas, Sargent, Wallace della scuola economica dei NEW CLASSICALS; sono Wanniski e Gilder dei SUPPLY SIDERS; è Mankiw dell’ala conservatrice dei NEW KEYNESIANS; e c’è Greenspan, l’ex Deus ex Machina della FED americana. Si tratta di microeconomisti che hanno invaso il reame della macroeconomia, cioè, semplificando, gente che era esperta di bilanci familiari o poco più e che ha imposto le proprie teorie ai macrosistemi degli Stati. Ovviamente non per errore. Le loro idee, sponsorizzate dai miliardi del grande capitale finanziario, hanno vinto dopo gli anni ’60 la battaglia per il dominio dei ministeri delle finanze dei nostri Stati, delle cattedre di economia che poi sfornano i dirigenti e i tecnocrati, hanno convinto anche noi, e ci hanno tolto l’unico strumento che avevamo per tutelarci: lo Stato separato dai cittadini che spende a deficit per il nostro benessere.

Potevamo avere un’altra vita, non l’abbiamo avuta, un altro Stato, non l’abbiamo avuto. Chi di noi ha vissuto e sofferto terribilmente per la continua incertezza, penuria di mezzi, insicurezza, umiliazione nel lavoro, disoccupazione, esclusione sociale, abbandono sanitario, lo deve all’inganno della “Res Publica che è come una famiglia”. Ora lo sapete, divulgate.

venerdì 25 febbraio 2011

Paolo Barnard apriamo tutti insieme il capitolo delle soluzioni




Ho appena finito di leggere l'ultimo aggiornamento - il nono - de "il più grande crimine", di Paolo Barnard, giornalista che ammiro e stimo.

Il succo dell'aggiornamento riguarda il fatto che quella che Barnard definisce l'Italia vera - l'uomo della strada - non ha il tempo, la voglia e le risorse per seguire i complessi ragionamenti che la porterebbe a comprendere le origini delle misere condizioni di vita che affronta e con le quali si confronta quotidianamente.
Sinceramente un po' mi sorprende che Barnard ne parli, come se non se ne fosse mai reso conto. Ricordo che egli stesso scrisse - in riferimento a Travaglio - che alle persone non serve a nulla sapere nel dettaglio i misfatti di questo o di quello, e che bene o male tutti sanno e "sentono" che qualcosa non va, che non è giusto, e via dicendo.
A cosa è servito allora parlare al dipendente del Fini grill dell'Euro, della Trilaterale, Bilderberg, wage deflation ecc.? (tanto di cappello comunque per averlo fatto).

Personalmente, per quanto deprimente possa essere, la considero una cosa ovvia. E' una caratteristica propria della psicologia umana quella di non voler aggiungere altri problemi - per giunta più complessi - a quelli che già deve affrontare.

Per questo motivo, o meglio: anche per questo motivo da tempo sostengo - e spero di non essere l'unico - che è inutile, o quanto meno inefficace, concentrarsi sui problemi che ci affliggono.
Dobbiamo concentrarci sulle possibili soluzioni di quei problemi.

Cosa intendo dire con "concentrarci sulle soluzioni"? Ovviamente dove c'è un problema c'è una soluzione. Per soluzioni non intendo certo formule economiche astruse. Le soluzioni iniziali di cui abbiamo bisogno sono semplici, elementari.

Prima di tutto necessitano di un piccolo ragionamento, come premessa.
Lo scopo dell'essere umano è la felicità - senza entrare in questioni esistenziali, atteniamoci qui alla sfera pratica.
La felicità è un concetto soggettivo, e può derivare da vari fattori, ma sicuramente per nascere ha bisogno di una condizione: il soddisfacimento dei bisogni.
Ora, i bisogni dell'essere umano, come quelli di qualunque altro animale, sono relativamente semplici: ogni uomo deve poter mangiare, bere e godere di buona salute. A livello pratico il "godere di buona salute" si articola in: poter vivere in un ambiente sano, avere accesso alle cure se dovesse ammalarsi, e potersi riparare dalle intemperie della natura.
Non serve altro, davvero, parlando di bisogni non serve altro.
Vivendo noi in questo sistema malato, che senza i maledetti soldi non concede nulla, la vera necessità che abbiamo è quella assicurarci il soddisfacimento di questi bisogni elementari. La paura di oggi è proprio quella di non poter soddisfare questi diritti fondamentali di ogni essere umano: paura di non trovare un lavoro che ci permetta di mangiare o poter dare da mangiare alle nostre famiglie; paura di non potersi "permettere" una casa in cui poter vivere; paura di non potersi "permettere" un futuro per sé o per i propri figli.

Le soluzioni sono quindi quei cambiamenti, conoscenze/tecnologie o possibilità che ci consentirebbero di riappropriarci delle risorse necessarie a soddisfare i nostri bisogni essenziali.
Questa, a mio avviso, è la vera base da cui partire.
Ovviamente non dico di focalizzarsi solo su questi aspetti, è giusto e auspicabile contestualizzare la nostra realtà quotidiana e capire i fattori che la creano o la influenzano.
Tuttavia credo che sia fondamentale capire che la paura del cambiamento deriva dall'insicurezza e dalla paura di non poter soddisfare un domani - ma anche durante il processo di cambiamento - quei semplici bisogni che ho elencato prima.

La priorità deve essere la condivisione delle conoscenze e la ricerca delle migliori soluzioni ai vari problemi, grandi e piccoli, che viviamo quotidianamente.

Sempre Barnard conclude il sesto aggiornamento dicendo "Prima cosa fate questo" riferendosi alla presa di coscienza delle cause internazionali dello status quo "poi per le soluzioni apriamo un altro capitolo. Ci sono."

Credo sia ora di aprire tutti insieme quel nuovo capitolo.

Davide B.

martedì 12 ottobre 2010

Si ai diritti, No ai ricatti.


“Si ai diritti, no ai ricatti” è lo slogan della manifestazione nazionale indetta dalla FIOM che si terrà il 16 Ottobre a Roma e che vedrà la partecipazione non solo del mondo del lavoro ma anche di quello dell’istruzione. L’obiettivo è condiviso: chiedere allo Stato italiano un cambio di rotta in tema di diritti, che negli ultimi anni sono stati progressivamente sacrificati sull’altare del profitto.
“Si ai diritti, no ai ricatti” è anche lo slogan dell’assemblea tenutasi a Milano, Lunedì 11 Ottobre presso l’aula magna dell’Università Bicocca, voluta dall’Attivo delegati FIOM-CGIL Lombardia.

I circa mille posti dell’aula magna si riempiono velocemente, come nelle grandi occasioni, e presto i partecipanti sono costretti a seguire in piedi negli spazi restanti. Un’altra volta mi è capitato di vedere quell’aula così gremita: era il 10 Marzo 2010 e l’occasione era il dibattito dal titolo “Epistemologia laica: le verità della scienza” con il premio nobel Margherita Hack come ospite d’onore. Allora il soggetto era la scienza e la sua storia, in quell’aula si respirava un’atmosfera unica mentre venivano rievocate le lotte fondamentali dell’uomo per affermare la sua libertà, scevra da ogni tipo di condizionamento e vincolo.
Come allora anche Lunedì l’atmosfera rievocava un passato fiero di lotta, anche in questo caso per l’affermazione della libertà dell’individuo attraverso il riconoscimento dei suoi diritti.
Ideatore di questo evento non è il mondo accademico, ma quello del lavoro, un sindacato in particolare: la FIOM – Federazione Impiegati Operai Metallurgici.
Grazie a questo sindacato e alle lotte che lo vedono protagonista – una per tutte quella di Pomigliano – la funzione del sindacato come strumento sta recuperando la sua dignità. Negli ultimi anni, infatti, la funzione dei sindacati è cambiata radicalmente. Il loro lavoro non riguarda più la promozione di nuovi diritti o la loro conservazione, ma una costante concertazione su quanto i diritti acquisiti nelle lotte del passato vadano ridotti.
Tra gli ospiti erano presenti Gert Bauer, segretario generale della IGM Reutilmgem – il sindacato tedesco dei metalmeccanici; Massimo Roccella, professore ordinario di Diritto del Lavoro presso l’Università di Torino; Vauro Senesi, giornalista e vignettista del Manifesto, noto soprattutto per le sue vignette nel programma televisivo di RAI 2 “Annozero”; Maurizio Landini, Segretario Generale FIOM-CGIL Nazionale.
L’intervento conclusivo di Landini ha toccato temi fondamentali quali le recenti crisi economiche e l’eccessivo laissez faire degli Stati in materia, con particolare riferimento alla condizione italiana. Un discorso degno di nota, soprattutto quando ricorda che la FIOM non è isolata; che le lotte di cui si fa capo non si rivolgono solo agli operai iscritti ma a tutta la società, al fine di garantire tutti i diritti dell’individuo e non solo quelli del lavoro.
E’ proprio su questo tema, i diritti, che il 16 Ottobre a Roma la FIOM non sarà sola: nella manifestazione, infatti, sarà presente anche il mondo della scuola per il diritto allo studio e contro i tagli dei fondi pubblici.
Il 16 a Roma non verranno solo mosse delle critiche ma verranno proposte delle alternative, cosa che spesso viene dimenticata. Alternative che vedono al centro l’essere umano e i suoi diritti, e proposte che chiedono una maggiore presenza di quello Stato che in tempi recenti si è dimostrato spettatore impotente del decadente spettacolo generato da quell’astratto e non meglio definito soggetto che chiamiamo “mercato”.
La manifestazione vedrà studenti e operai sfilare insieme, dunque - come dovrebbe essere - nella lotta per i diritti dell’individuo, una rivendicazione dell’importanza dell’essere umano sopra ogni altra cosa, sia esso il profitto o l’economia stessa. Fatto, questo, significativo in quanto simbolo di una diversa concezione della società: unita, capace di manifestare concretamente il proprio dissenso e di proporre delle alternative, consapevole che il benessere di ogni singola sua parte è la premessa per il benessere collettivo.
L’augurio conclusivo, dell’assemblea di Lunedì è stato quello che la manifestazione del 16 Ottobre possa segnare il punto di svolta per una società migliore. Ce lo auguriamo tutti.


Davide Baresi

mercoledì 17 marzo 2010

TRE RIFLESSIONI FONDAMENTALI

Bellissimo documentario di Naomi Klein e Avi Lewis sulla crisi argentina di fine 2001.
Il documentario analizza in modo lucido le cause di tale crisi e le conseguenze che essa ha portato nel paese.

Effettivamente viene da chiedersi quale valore possa avere un documentario che tratta di eventi avvenuti nove anni fa se non quello storico... Personalmente credo che di valore ne abbia parecchio, in quanto ci sono importanti osservazioni e lezioni che possono essere apprese da esso e tornare molto utili.

Senza volermi addentrare in un'analisi dettagliata della crisi e del documentario (cosa che renderebbe questo post illeggibile) vorrei comunque fare tre riflessioni.

PREMESSA

Come detto l'importanza del documentario risiede nella possibilità che ci viene data di poter imparare dall'esperienza (e inevitabilmente dagli errori) dei nostri amici argentini.





PRIMA RIFLESSIONE

1- La prima cosa che mi ha colpito, e che vorrei condividere (con i miei numerosissimi lettori, s'intende..), è stata l'incapacità del popolo argentino di cambiare radicalmente quel sistema che si è dimostrato empiricamente fallimentare oltre che arrogantemente ingiusto (senza parlare dell'aspetto morale logicamente..) e che ha permesso il verificarsi della crisi stessa.
Questa incapacità mi è sembrata palese soprattutto nella parte del documentario in cui i lavoratori della Forjia San Martin dovettero aspettare il permesso di un giudice per poter iniziare la produzione nella "loro" fabbrica (fabbrica occupata dai lavoratori).
Da questo episodio si capisce come quei lavoratori non avessero capito che tutte le parti del "sistema" devono essere cambiate, e che non basta quindi criticare ed opporsi al solo sistema economico e politico per poter avere dei veri cambiamenti.

Se è vero infatti che il sistema economico-finanziario(-monetario) influenza fortemente (per non dire produce) il sistema politico, è altrettanto vero che il sistema politico influenza pesantemente il sistema legislativo-giudiziario (che a sua volta "legittima" l'eventuale uso (spregevole) della forza (polizia/esercito) contro il popolo).
Diventa quindi inutile combattere il sistema economico e politico se poi, quando si ha la concreta possibilità di cambiarli, si accettano le leggi (sistema legislativo) che essi hanno prodotto, trovandosi quindi costretti a giocare secondo le loro regole.

SECONDA RIFLESSIONE

2- Altra riflessione che credo sia degna di nota, riguarda l'impreparazione del popolo argentino di prendere in mano le redini della situazione per poter poi impostare il cambiamento concreto.

Sembra infatti che la "massa" possa essere molto compatta ed agire in modo abbastanza organizzato se c'è qualcosa/qualcuno a cui opporsi o da criticare. Quando invece questo qualcosa/qualcuno viene meno, sembra che ciò che potremmo definire "horror vacui" prenda il sopravvento, producendo una disintegrazione di quel "soggetto" che riusciva prima ad agire come "uno" producendo delle azioni efficaci.
Il venir meno di un "nemico comune" porta quindi alla disorganizzazione e alla nascita di varie organizzazioni che non riescono più a comunicare in modo efficace e trovare un obiettivo comune.

Questo a mio avviso dovrebbe insegnarci che la lotta al "sistema" non va costruita sulla critica e sull'opposizione allo "status quo", quanto piuttosto sull'elaborazione e propaganda della realtà alternativa che potremmo costruire se solo lo volessimo. Questa impostazione comportamentale si è rivelata empiricamente efficace, come dimostrano gli esempi di Gandhi, John Lennon, Martin Luther King, Malcom X e molti altri... ("efficaci" nella misura in cui hanno costretto il "sistema" ad eliminarli fisicamente per evitarne le conseguenze..).

Devo fare due precisazioni a quanto appena detto:
1)La critica e l'opposizione al "sistema" ricoprono comunque un ruolo importantissimo nel tentativo di informare le masse (o il popolo, come volete).
2) Non si può sperare di cambiare qualcosa se non si crea un movimento (o organizzazione, chiamatela come volete) che comprenda al suo interno tutte le critiche al "sistema" e tutte le volontà di cambiamento presenti nella società (che spesso, purtroppo, si concretizzano in mille e più organizzazioni minori, per questo motivo inefficaci), che sia estremamente organizzato e disciplinato (non nel senso militare logicamente), e profondamente radicato sul territorio, agendo (punto fondamentale) comunque come unico soggetto (generando quindi azioni efficaci).

TERZA RIFLESSIONE

3- Un'ultima riflessione (mi scuso per la lunghezza del post. Se siete arrivati fin qui vuol dire che non vi siete fatti scoraggiare dalla lunghezza del post, e vi ammiro per questo), di carattere più pragmatico rispetto alle due precedenti, riguarda il dilemma tra creare un referente politico o meno del supposto "movimento" o "organizzazione".
Premetto che sono al corrente degli interessi che muovono la politica (da me paragonata ad "..uno spettacolo di marionette... tutto molto movimentato e colorito, ma i fili li tira qualcun altro.") e di conseguenza disilluso sulla possibilità che tramite essa si possa produrre il cambiamento che ci auspichiamo e per cui ci attiviamo.
Devo comunque ammettere, per onestà intellettuale, che se quel grande movimento del popolo argentino avesse prodotto in seguito alla crisi un nuovo soggetto politico, in quel modo si sarebbero potuti produrre sostanziali cambiamenti a livello di sistema legislativo-giudiziario (leggi nuove) con importanti conseguenze a livello politico (livello teoricamente già risolto con la nascita del nuovo soggetto, ma si sa.. la prudenza non è mai troppa) e a livello economico-finanziario (oltre che monetario ovviamente). Il tutto in modo "legittimo" appunto, senza dover quindi dover fronteggiare forze di polizia/esercito, eventualità che produrrebbe guerre civili o rivoluzioni sanguinose.
Dal documentario si noterà inoltre come il non verificarsi di questa possibilità abbia portato in Argentina al ritorno delle stesse facce e forze politiche che hanno permesso il verificarsi della crisi stessa.

Quest’ultimo punto riguarda l'eterno dilemma riguardante la possibilità di cambiare la realtà dall'interno del sistema o dall'esterno di esso.
Personalmente non credo che una delle due sia giusta e l'altra sbagliata. Credo, infatti, che quel "movimento/organizzazione" ipotizzato nella seconda riflessione debba perseguire tutte le strade possibili che possono aiutare il concretizzarsi della realtà alternativa proposta. Di conseguenza credo che quell'unico e "omnicomprensivo" "movimento/organizzazione" debba perseguire entrambe le strade in modo tale da pervadere come un virus ogni aspetto del "sistema", combattendolo a tutti i livelli (tranne quello militare ovviamente, sarebbe utopia) e quindi in modo efficace.


Se siete arrivati fin qui a leggere sarò felice di offrirvi una birra o una cena per ringraziarvi e logicamente poter avere un costruttivo dibattito su questi temi :)

Grazie