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venerdì 30 marzo 2012

Una lampada alle alghe che assorbe la stessa CO2 di 150 alberi

Una lampada capace di assorbire tanta anidride carbonica quanto almeno 150/200 alberi. E' questa la promessa del biochimico francese Pierre Calleja il quale ha progettato un lampione che, sfruttando l'azione delle micro-alghe, sarebbe in grado di assorbire dall'aria una tonnellata di carbonio ogni anno.

La lampada di Calleja, una sorta di acquario illuminato pieno di alghe mangia-Co2, sarebbe capace di attirare i gas serra dal cielo anche in ambienti chiusi come garage o cantine sotterranee.

Attualmente il lampione è in fase sperimentale, installato in alcuni punti pilota e in attesa di ottenere finanziamenti o aziende partners per la produzione di massa di questa tecnologia che potrebbe far diventare la lotta al riscaldamento globale facile come premere un interruttore e accendere la luce.

Nel video è possibile vedere la lampada in azione e Calleja che ne spiega i principi su cui è basata:




tratto da:http://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/7175-lampada-mangia-co2

lunedì 2 gennaio 2012

Svincolare l'energia dalla rete - Justin Hall-Tipping



"Cosa accadrebbe se potessimo generare energia dai vetri delle finestre? In questa avvincente presentazione, l'imprenditore Justin Hall-Tipping mostra i materiali che potrebbero renderlo possibile, e come il riconsiderare la nostra nozione di 'normale' possa aprirci degli scenari straordinari."

domenica 15 maggio 2011

Tre "possibili" soluzioni energetiche

Sempre in tema di soluzioni energetiche. La prima mi fa pensare a Henri de Saint-Simon...


UN LAGO DI COMO CHE VALE 400 CENTRALI IDROTERMICHE


"Ipotizzando di abbassare di un grado la temperatura del lago di Como, otterremmo un'energia pari a quella di 400 centrali, capaci di produrre 26 miliardi di kwh. Valore di mercato? Dai 2 ai 4 miliardi di euro".

A lanciare l'idea, Mario Raimondi, professore del Dipartimento di chimica, fisica ed elettrochimica dell'Università degli studi di Milano nel corso di un convegno giovedì sera a Villa Monastero a Varenna dedicato alla geotermia e alla possibilità di sfruttamento dell'acqua del Lario per alimentare più e più sistemi di pompe di calore al servizio del teleriscaldamento. Questo, nell'ottica di ridurre il ricorso alle fonti energetiche tradizionali, puntando su un'energia, quella idrogeologica, sicuramente ancora poco utilizzata ma, al contempo, dai potenziali interessanti.

Lo scenario dipinto da Raimondi ha due distinte chiavi di lettura. La prima è di natura strettamente economica. "Stimando il volume del lago pari a 22, 5 chilometri cubi con una profondità media di 150 metri possiamo ipotizzare che, abbassando di un grado la temperatura del bacino, produrremmo qualcosa come 26miliardi di kwh, con un valore di mercato pari a 2-4miliardi di euro".

Numeri importanti, che, ovviamente, servono per dare la dimensione della risorsa più che a fotografare un bilancio vero e proprio. Di sicuro, "ci si può pensare".


IL MARCIAPIEDE CHE PRODUCE ENERGIA CAMMINANDOCI SOPRA


Produrre energia camminando sul marciapiede. Succede se si passeggia su questo particolare prototipo, creato dall'azienda francese Viha Concept, sperimentato a Tolosa e ora installato a Bruxelles proprio di fronte alla sede del parlamento europeo. La pavimentazione funziona grazie a dei micro sensori come spiega il presidente della Viha Concept, Laurent Villerouge. "Recuperiamo energia dal movimento dei passanti - racconta - Ogni pedone schiaccia le lastre, l'energia meccanica si trasforma in elettrica e noi possiamo immagazzinarla. Il marciapiede è completato con pannelli fotovoltaici che forniscono energia solare alimentando luci che possono sostituire i lampioni". Non è un'idea del tutto nuova, sensori di questo sono già stati messi sotto la pista di una discoteca a Londra e nella stazione della metropolitana di Shibuya a Tokyo dove ogni giorno passano 900mila persone.


MILANO: LA RIVOLUZIONE DELL'ENERGIA GEOTERMICA


Normalmente si preferisce installarli in palazzi di nuova costruzione. Ma, grazie a una tecnologia all'avanguardia, ora gli impianti geotermici (che sfruttano cioè il calore della terra) possono essere realizzati anche in edifici già costruiti. Primo caso a Milano gli immobili di corso Vercelli 23-25 e di via Mauri 6. Qui, con un intervento di riqualificazione energetica che impiega questa fonte rinnovabile, si mira a passare dalla classe G attuale alla B (la A e l'A+ sono possibili solo per gli edifici di nuova costruzione).

PERFORAZIONE - "Normalmente per perforare il terreno sono necessarie torri alte 8-9 metri", spiega Isabella Goldmann, architetto responsabile del coordinamento dei progettisti e della direzione lavori. "Ma utilizzando un moderno macchinario già impiegato negli Usa e nel resto d'Europa, siamo riusciti a ridurre l'altezza a 2, 70 metri e a scavare nei garage dei palazzi. Per attingere al calore si scende a 115 metri di profondità e, con l'aiuto di una pompa per i momenti di picco, si ottiene acqua calda ed energia sufficiente per riscaldare (o raffreddare) gli appartamenti. Il tutto abbattendo del 79 per cento i costi di riscaldamento, del 30% il fabbisogno di energia termica e del 70 per cento le emissioni di CO2. Poi, oltre al geotermico, in corso Vercelli saranno realizzati un "tetto giardino" sui garage, un tetto ventilato e una serie di interventi di coibentazione per ridurre gli sprechi energetici.

COSTI - Costo dell'operazione: quattro milioni di euro. Circa 500 euro al metro quadrato, che il Fondo pensioni per il personale Cariplo, committente del progetto, ha sborsato per i lavori, il cui termine è previsto per settembre. Difficile però trovare casi simili a Milano e in Italia: "Per una questione di convenienza di costruttori e di architetti si preferisce realizzare impianti energetici da fonti rinnovabili costruendo ex novo", sottolinea Goldmann. "In realtà basta avere a disposizione macchinari all'avanguardia e garage abbastanza estesi per inserire nel sottosuolo le sonde e il geotermico si può fare anche in palazzi meno recenti".

SCETTICISMO - Più scettici i tecnici di Assimpredil, l'associazione che riunisce i costruttori edili, che spiegano: "Il geotermico è difficile da realizzare perché necessita di scavi in profondità, cosa non facile in città, data la scarsa presenza di vaste aree di terreno libero". Anche sui costi, per Assimpredil, va detto che "sono alti, soprattutto per la fase degli scavi". Tutti d'accordo però nell'affermare che, se le condizioni di fattibilità del progetto sussistono, "l'energia geotermica è una fonte pulita e rinnovabile che permette un grande risparmio in termini di CO2 ed è quindi auspicabile usarla anche in città".

giovedì 17 dicembre 2009

Scienziato fa marcia indietro sul riscaldamento globale


Quando uno dei principali sostenitori di un punto di vista improvvisamente inizia a difendere le teorie della controparte, solitamente la cosa desta scalpore. Non è successo così nel caso del professor Mojib Latif, uno fra i più eminenti esperti di modelli climatici al mondo, in forza al tedesco Leibniz Institute.
Il professor Latif ha vinto numerosi premi internazionali inerenti allo studio del clima ed è uno fra gli estensori principali del Comitato Intergovernativo sul cambiamento climatico delle Nazioni Unite (IPCC).
Il professore ha dato il proprio rilevante contributo agli ultimi due rapporti quinquennali che hanno decretato inequivocabilmente che le emissioni effetto serra antropogeniche stanno provocando un pericoloso riscaldamento del pianeta.
Tuttavia la scorsa settimana a Ginevra, in occasione della Conferenza Mondiale delle Nazioni Unite sul Clima - annuale convegno del cosiddetto “consenso scientifico” sul cambiamento climatico indotto dall'uomo - Latif ha ammesso che la terra non si riscalda da quasi un decennio e che probabilmente siamo in procinto di addentrarci in “uno o persino due decenni in cui le temperature si raffredderanno”.
La teoria del riscaldamento globale si è basata sin dal principio sulla nozione che gli oceani Atlantico e Pacifico avrebbero assorbito gran parte del riscaldamento dell'effetto serra provocato da un incremento dell'anidride carbonica prodotta dalle attività umane, quindi avrebbero rilasciato il calore accumulato riscaldando l'atmosfera e le terre emerse.
Tuttavia, come ha osservato Latif, l’Atlantico, e in particolare l’Atlantico settentrionale, al contrario ha subito un processo di raffreddamento e a quanto risulta continuerà a seguire tale tendenza per altri dieci o venti anni.

(Fonte: The Calgary Herald, 19 settembre 2009, http://tinyurl.com/mwpktv)

Tratto dalla rivista “NEXUS New Times”