Jinping, il nuovo Segretario del partito comunista cinese, ha fatto il suo primo viaggio ufficiale dopo la nomina a Shenzen, città industriale, trasformata in zona economica speciale nel 1980, simbolo della trasformazione del Paese e laboratorio delle riforme verso il mercato. Il gesto ha una forte valenza simbolica, in marcato contrasto con il suo predecessore Hu Jintao che inaugurò invece la propria leadership con una gita a Xi Baipo, una delle basi rivoluzionarie di Mao.
Oltre i simboli, non è chiaro quale sarà la direzione di marcia che verrà impressa dal nuovo leader. La Cina è ormai giunta a una fase cruciale nell'evoluzione della sua peculiarissima "economia di mercato socialista". Per quanto il 70% del suo prodotto interno lordo sia riconducibile al settore privato e gli stimoli del mercato pervadano tutto il Paese, in realtà il loro moto è ancora tenuto a briglia stretta dal Partito, che controlla gran parte delle leve economiche. Lenin sosteneva che nelle economie di mercato le vette del processo decisionale erano nelle mani dei capitalisti e nelle economie socialiste in quelle del Partito. La Cina è riuscita a fare un frullato denso e indistinguibile di questi due sistemi di governo. Ma probabilmente nei prossimi anni dovrà separarne i composti. Un lavoro molto esaustivo condotto dal National Bureau of Economic Research americano e dall'Institute of Economics and Finance di Hong Kong, coordinato da Joseph Fan e Randall Morck, ha setacciato tutti i nodi cruciali del sistema economico cinese per identificare dove siano in effetti collocate le leve del comando. Il libro parla soprattutto di governance e di regole e analizza i processi decisionali nelle aziende grandi e piccole, la finanza, la regolamentazione dei mercati, l'accumulo di risparmi delle famiglie e delle imprese. E conclude appunto che il ruolo dello Stato è ancora essenziale.
Ad esempio il Partito Comunista Cinese gestisce tutte le nomine del management di alto livello nelle banche, nelle aziende di Stato e in molte società private, oltre che, naturalmente, nelle agenzie di regolamentazione. La carriera di un giovane brillante può alternare posizioni nel business e nell'amministrazione pubblica. Questo avviene anche negli Stati Uniti e in Europa. Ma diversamente dall'occidente, in Cina la progressione professionale dipende di fatto da un unico organismo e dunque dalle dimostrazioni di lealtà verso il partito. I francesi definiscono questo processo pantouflage, sciabattare, ossia come passare da una stanza all'altra di casa, una processo molto interno senza visibilità, regole e controlli. La forza del sistema cinese è che la carriera comunque si fonda sul merito, ma è una selezione che per quanto severissima non sempre riflette le direzioni del mercato.
Se poi consideriamo le imprese quotate sulla borsa cinese, secondo lo studio del National Bureau, circa due terzi di queste sono a controllo pubblico. Il rimanente terzo è fatto da un mix di imprese private o filiali delle stesse imprese pubbliche. A prescindere dall'azionista di riferimento, tutte queste società hanno una governance strutturata a tre livelli. Un board duale alla tedesca (consiglio di gestione e sorveglianza) e un comitato del Partito comunista, guidato da un segretario. Il comitato svolge un ruolo importantissimo in tutte le decisioni strategiche e può revocare le decisioni dell'amministratore delegato e dei consigli di amministrazione.
Ovviamente una grandissima parte del l'economia cinese è fatta di piccole e medie imprese non quotate, dove la proprietà privata è molto più diffusa. Ma anche in queste i fili di controllo del partito sono presenti, anche se in modo più blando. Comunque sia, ciascuna impresa opera poi in un sistema di regole, con autorità e leggi spesso poco trasparenti e poco allineate con il mercato. Ad esempio il codice di Corporate Governance è disegnato su standard occidentali, ma la nomina e le carriere dei giudici ancora una volta dipendono dal Partito che ha anche la facoltà di rovesciare le decisioni dei tribunali.
Ora il peculiarissimo frullato di mercato sociale cinese è stato certamente una formidabile ricetta di sviluppo e di transizione non traumatica. Ma non è chiaro come debba evolvere per il futuro. Non bisogna infatti dimenticare che la Cina è ancora un Paese a reddito medio basso. Per quanto diverse stime prevedano che il prodotto interno lordo supererà gli Stati Uniti nel 2015, questo deve essere diviso per un miliardo e trecento milioni di persone. Il reddito pro capite è oggi pari a circa 3.700 dollari (a parità di potere d'acquisto), contro i 46mila dell'America e i 17mila della Corea del Sud. La Cina, dunque, sarà presto la più grande economia del mondo, rimanendo un Paese a reddito medio basso. E dunque, paradossalmente, il suo mercato sociale, se ancora tale, sarà il sistema istituzionale nazionale più importante del pianeta.
In realtà, più l'economia cresce e diventa complessa, più saranno necessari sistemi di controllo decentrati. Diversi economisti sottolineano come i Paesi emergenti abbiano bisogno di meno leader di azienda veramente capaci e innovativi di quanto non sia necessario a sostenere la crescita delle economie mature. Le operazioni economiche da mettere in atto, le attività di impresa sono più semplici e si possono basare su tecnologie e procedure importate. Quando la Cina avrà raggiunto la Corea del Sud la riproduzione di attività già pronte e definite non sarà sufficiente. Bisognerà innovare, mettere a punto prodotti di qualità superiore in molti settori e per farlo ci vorrà capitale, un sistema che premi la creatività e si possa permettere di far scomparire attività inefficienti.
Insomma più mercato e meno sociale, il frullato dovrà a poco a poco cambiare colore. La sostenibilità dello straordinario sviluppo del Paese dipenderà dal successo di questa transizione. Detto questo come il mercato sociale cinese si è dimostrato un esperimento istituzionale totalmente innovativo, è molto probabile che anche la sua evoluzione in chiave occidentale ci riserverà sorprese e soluzioni che ancora oggi non siamo in grado di prevedere.
barba@unimi.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Capitalizing China, a cura di Joseph
P.H. Fan e Randall Morck, The University of Chicago Press e Nber, pagg. 402, $ 110,00
Tratto da: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2012-12-23/come-sara-capitalismo-cinese-081851.shtml?uuid=AbxZGcEH
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mercoledì 13 febbraio 2013
mercoledì 25 maggio 2011
L’Uomo è morto – A proposito di profitto
Rifacendomi al contenuto dell’articolo vorrei dire che, a mio parere, non è il consumo in sé a caratterizzare in modo così negativo la situazione descritta, quanto quello che c’è dietro: il profitto come unico “Dio”.
IO UN CONSUMATORE?
DI ELLEN DANNIN
Truthout.org
Dove sono finite tutte le persone? Per non parlare dei cittadini, degli esseri umani, dei vicini, degli abitanti, di individui, uomini, donne, adulti, bambini, lavoratori, impiegati, datori di lavoro... Improvvisamente, ovunque, spariti, tutti. Il loro posto è stato preso dai consumatori.
Non è una questione di destra o sinistra. La National Public Radio (NPR), la meno schierata, ha usato questo termine. In un discorso al Congresso, il liberale Economic Policy Institute (EPI) ha detto che i redditi dei consumatori si sono abbassati. E Fox News ha riferito che, non le “persone” o i “benefattori”, ma i consumatori, credendo di fare donazioni per le vittime di disastri naturali, sono stati truffati dai criminali.
Qualcuno potrebbe pensare che i relatori di questi eventi si siano accorti che i loro soggetti non erano impegnati a consumare, divorare o mangiare. Piuttosto, in ognuna di queste situazioni, i cosiddetti consumatori erano “cotti a puntino”, erano il “cosa c’è per cena”, il “piatto del giorno”. Erano, se non altro, vittime. Mangiati in un boccone.
Ciò costringerà gli esperti a un'indagine per scoprire quando esattamente le persone hanno smesso di essere tali, quando la loro completezza e complessità sono state eliminate per essere sostituite dal consumo. Chi può dare una risposta a questa domanda? Chi può spiegare cosa significhi e cosa significherà nel prossimo futuro?
C’è del vero nel termine "consumatore", ma, ad essere onesti, siamo consumatori tanto quanto consumati. Fox, NPR, EPI e compagnia ci hanno fatto uscire allo scoperto. Siamo quello che consumiamo. E’ sempre più ovvio. Al giorno d’oggi la nostra unica forma di relazione con l’altro, esseri umani e cose, è il consumo. Da una parte all’altra del paese siamo stati assemblati per formare una macchina divoratrice, che consuma piante, animali, paesaggi, bellezza e risorse di ogni tipo senza nessuna preoccupazione per il futuro, per i nostri figli o nipoti o i nostri discendenti per i millenni a venire. Noi, consumatori concentrati a comprare case-trofeo e a rimpinguare i nostri fondi pensionistici in modo da permetterci di consumare “guardando avanti”. Che stessimo “guardando avanti” o no, non stavamo certo pensando alle impronte lasciate sul nostro cammino, finché giunse il giorno in cui ci accorgemmo che tutto ciò che avevamo era spazzatura e che saremmo annegati in una pozza d’acqua.
Come consumatori viviamo in un eterno presente, che ingloba e elimina tutto. Ma i nostri avi avevano capito l’importanza dell'essere prudenti, del preservare. Capirono l’importanza di costruire infrastrutture dal valore durevole, non pensando solo a sé stessi, ma anche ai propri figli e discendenti. Capirono, come fece Oliver Wendell Holmes, che le tasse che stavano pagando erano il prezzo per l’ammissione alla vita in una società civilizzata. Capirono che vivere in una società civilizzata significa procurare nutrimento reale e la miglior educazione possibile, per tutti. Quella società alla fine era devota al principio “Ciò che avete fatto per l’ultimo tra loro l’avete fatto per me”.
Le cose che fecero e produssero stanno ancora contribuendo alla nostra sicurezza e al nostro progresso. Tra l'altro, crearono un sistema educativo di alto livello e largamente sovvenzionato, che ha eliminato l’ostacolo dei costi e ha reso il nostro paese leader in tanti settori. Staremmo meglio oggi se ci fossimo resi conto dell’investimento che fecero per noi, invece che consumare e distruggere quest'eredità.
Molto del futuro che essi sognarono esiste ancora. Le infrastrutture realizzate sostengono ancora il nostro benessere e il nostro successo. Il loro impegno e la loro fatica sono sempre di vitale importanza per il nostro futuro.
Ironicamente, ci sono grandi appetiti là fuori e veri consumatori che sono invisibili nonostante l’ammontare dei loro consumi. È grazie alla loro sollecitazione che abbiamo gettato via la nostra umanità e il nostro posto nella lunga catena della vita e dell'esistenza.
Chi sono i veri consumatori? Quelli che affermano che l’economia è tutto. Che sostengono che si devono prendere “decisioni forti”, e poi queste “decisioni forti” hanno sempre lo stesso risultato, rendere i ricchi sempre più ricchi e peggiorare la condizione degli oppressi e degli sfruttati.
Tutto questo non è frutto di un complotto. Ce lo siamo imposto da soli. E perseveriamo nel consumare il nostro futuro, la nostra umanità.
Forse è ormai troppo tardi, ma non dobbiamo smettere di sforzarci di tirar fuori la nostra personalità e risanare la nostra umanità. Abbiamo bisogno di capire dove ci siamo persi. Questo compito riguarda ognuno di noi, il compito di lasciare i nostri giocattoli e pensare cosa ci può davvero rendere sicuri e felici.
Ellen Dannin, Fannie Weiss distinguished faculty scholar, è docente di legge alla Penn State Dickinson School of Law e autrice di "Taking Back the Workers' Law - How to Fight the Assault on Labor Rights"(“Riprendere la Legge sul Lavoro – Come Combattere l’Attacco ai Diritti dei Lavoratori”)
Titolo originale: "I, Consumer?"
Fonte: http://www.truthout.org
Link
30.04.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SABRINA TONCINI
IO UN CONSUMATORE?
DI ELLEN DANNIN
Truthout.org
Dove sono finite tutte le persone? Per non parlare dei cittadini, degli esseri umani, dei vicini, degli abitanti, di individui, uomini, donne, adulti, bambini, lavoratori, impiegati, datori di lavoro... Improvvisamente, ovunque, spariti, tutti. Il loro posto è stato preso dai consumatori.
Non è una questione di destra o sinistra. La National Public Radio (NPR), la meno schierata, ha usato questo termine. In un discorso al Congresso, il liberale Economic Policy Institute (EPI) ha detto che i redditi dei consumatori si sono abbassati. E Fox News ha riferito che, non le “persone” o i “benefattori”, ma i consumatori, credendo di fare donazioni per le vittime di disastri naturali, sono stati truffati dai criminali.
Qualcuno potrebbe pensare che i relatori di questi eventi si siano accorti che i loro soggetti non erano impegnati a consumare, divorare o mangiare. Piuttosto, in ognuna di queste situazioni, i cosiddetti consumatori erano “cotti a puntino”, erano il “cosa c’è per cena”, il “piatto del giorno”. Erano, se non altro, vittime. Mangiati in un boccone.
Ciò costringerà gli esperti a un'indagine per scoprire quando esattamente le persone hanno smesso di essere tali, quando la loro completezza e complessità sono state eliminate per essere sostituite dal consumo. Chi può dare una risposta a questa domanda? Chi può spiegare cosa significhi e cosa significherà nel prossimo futuro?
C’è del vero nel termine "consumatore", ma, ad essere onesti, siamo consumatori tanto quanto consumati. Fox, NPR, EPI e compagnia ci hanno fatto uscire allo scoperto. Siamo quello che consumiamo. E’ sempre più ovvio. Al giorno d’oggi la nostra unica forma di relazione con l’altro, esseri umani e cose, è il consumo. Da una parte all’altra del paese siamo stati assemblati per formare una macchina divoratrice, che consuma piante, animali, paesaggi, bellezza e risorse di ogni tipo senza nessuna preoccupazione per il futuro, per i nostri figli o nipoti o i nostri discendenti per i millenni a venire. Noi, consumatori concentrati a comprare case-trofeo e a rimpinguare i nostri fondi pensionistici in modo da permetterci di consumare “guardando avanti”. Che stessimo “guardando avanti” o no, non stavamo certo pensando alle impronte lasciate sul nostro cammino, finché giunse il giorno in cui ci accorgemmo che tutto ciò che avevamo era spazzatura e che saremmo annegati in una pozza d’acqua.
Come consumatori viviamo in un eterno presente, che ingloba e elimina tutto. Ma i nostri avi avevano capito l’importanza dell'essere prudenti, del preservare. Capirono l’importanza di costruire infrastrutture dal valore durevole, non pensando solo a sé stessi, ma anche ai propri figli e discendenti. Capirono, come fece Oliver Wendell Holmes, che le tasse che stavano pagando erano il prezzo per l’ammissione alla vita in una società civilizzata. Capirono che vivere in una società civilizzata significa procurare nutrimento reale e la miglior educazione possibile, per tutti. Quella società alla fine era devota al principio “Ciò che avete fatto per l’ultimo tra loro l’avete fatto per me”.
Le cose che fecero e produssero stanno ancora contribuendo alla nostra sicurezza e al nostro progresso. Tra l'altro, crearono un sistema educativo di alto livello e largamente sovvenzionato, che ha eliminato l’ostacolo dei costi e ha reso il nostro paese leader in tanti settori. Staremmo meglio oggi se ci fossimo resi conto dell’investimento che fecero per noi, invece che consumare e distruggere quest'eredità.
Molto del futuro che essi sognarono esiste ancora. Le infrastrutture realizzate sostengono ancora il nostro benessere e il nostro successo. Il loro impegno e la loro fatica sono sempre di vitale importanza per il nostro futuro.
Ironicamente, ci sono grandi appetiti là fuori e veri consumatori che sono invisibili nonostante l’ammontare dei loro consumi. È grazie alla loro sollecitazione che abbiamo gettato via la nostra umanità e il nostro posto nella lunga catena della vita e dell'esistenza.
Chi sono i veri consumatori? Quelli che affermano che l’economia è tutto. Che sostengono che si devono prendere “decisioni forti”, e poi queste “decisioni forti” hanno sempre lo stesso risultato, rendere i ricchi sempre più ricchi e peggiorare la condizione degli oppressi e degli sfruttati.
Tutto questo non è frutto di un complotto. Ce lo siamo imposto da soli. E perseveriamo nel consumare il nostro futuro, la nostra umanità.
Forse è ormai troppo tardi, ma non dobbiamo smettere di sforzarci di tirar fuori la nostra personalità e risanare la nostra umanità. Abbiamo bisogno di capire dove ci siamo persi. Questo compito riguarda ognuno di noi, il compito di lasciare i nostri giocattoli e pensare cosa ci può davvero rendere sicuri e felici.
Ellen Dannin, Fannie Weiss distinguished faculty scholar, è docente di legge alla Penn State Dickinson School of Law e autrice di "Taking Back the Workers' Law - How to Fight the Assault on Labor Rights"(“Riprendere la Legge sul Lavoro – Come Combattere l’Attacco ai Diritti dei Lavoratori”)
Titolo originale: "I, Consumer?"
Fonte: http://www.truthout.org
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30.04.2011
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SABRINA TONCINI
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lunedì 23 maggio 2011
domenica 6 febbraio 2011
Il domani contiene il cambiamento che desideri, basta volerlo!

Non pensare mai di non poter vedere il cambiamento che desideri. Non pensare di dover gettare oggi le basi per il cambiamento di un futuro lontano. Costruisci oggi il cambiamento di domani, perchè i cambiamenti avvengono in pochi giorni in questa realtà socio-costruita.
"Quando si sogna da soli è un sogno, quando si sogna in due comincia la realtà."
Abbiamo poco tempo, e tanto lavoro da fare, ma solo volendolo il cambiamento che vediamo nella nostra mente e che sentiamo nei nostri cuori potrà concretizzarsi nella realtà quotidiana; e quel cambiamento è più vicino di quanto si creda.
martedì 7 dicembre 2010
The Corporation (Italiano) - Storia, Luci ed Ombre delle Multinazionali
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sabato 8 maggio 2010
Umberto Galimberti: IL VERO VOLTO DEL CAPITALISMO
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