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mercoledì 20 marzo 2013

Cipro: Giulio Sapelli "Decisione pazzesca, si rischia un panico bancario in tutta Europa"

di Luigi dell'Olio per Huffington Post

“La decisione presa dai ministri delle Finanze dell’Eurozona smentisce un principio cardine del Trattato di Maastricht come la libera circolazione dei capitali: si tratta di una scelta pazzesca, con conseguenze gravissime”. Non usa mezzi termini per bocciare la decisione presa nel week-end dall’Ue per salvare Cipro (prelievi forzosi sui conti correnti, nella misura del 6,75% fino a 100mila euro e del 9,9% sopra questa soglia), Giulio Sapelli, docente all’Università di Milano e membro dell’International Board dell’Ocse per il non profit.

Da economista e storico, come giudica la posizione europea?

Nel peggior modo possibile, come del resto appare evidente dall’apertura fortemente negativa di tutti i mercati finanziari. L’Unione europea ha tra i suoi principi cardine la libera circolazione dei capitali, ma da oggi questo principio non sembra valere più. Provi a pensare come accoglierà questa decisione un fondo di investimenti internazionale che ha continuato a credere nell’area nonostante i problemi di questi anni: la tentazione di ritirare i capitali a questo punto è fortissima.

Senza trascurare la reazione dei cittadini…

Certamente: si tratta di una posizione priva di qualsiasi fondamento giuridico, così come di logica. Si rischia una fuga dai depositi bancari in tutto il Vecchio Continente. Aggiungerei anche i rischi di tenuta politica a questo punto…

Si riferisce alle pulsioni anti-europeiste che stanno prendendo piede?

Si tratta di un fenomeno innegabile, che rischia di uscire rafforzato da questa decisione. Chi ha scelto in questo modo, per altro, ha dimostrato di non conoscere la storia: dal 1974 Cipro è divisa in due, con un’area sotto l’influenza greca e l’altra che subisce l’influsso turco. Stiamo aggiungendo ulteriore instabilità a un’area già di per sé esplosiva.

Cosa si sarebbe potuto fare di diverso?

Il problema di Cipro è che nel Paese sono stati “sciacquati in Arno” i panni della finanza malata. La risposta doveva essere una bonifica della stessa, con interventi per evitare che si ripetessero gli abusi di questi anni. E invece si è deciso di colpire i risparmi.

A suo modo di vedere questa scelta potrebbe acuire le diffidenze verso l’Europa della Gran Bretagna, già da tempo in fibrillazione su questo fronte?

Più che una prospettiva, è una realtà. L’Uk ha nell’isola circa mille militari, tanto che il cancelliere David Cameron si è affrettato a rassicurarli sul fatto che riceveranno ristoro per i prelievi sui loro conti.

Un’ultima domanda: a suo modo di vedere, quali sono le cause di una decisione così grave?
Vedo l’origine di tutti i problemi che stiamo vivendo negli ultimi mesi nel predominio della tecnocrazia rispetto ai governanti eletti dai popoli. I massimi esponenti degli organismi internazionali spesso non sono espressione del volere dei cittadini, per cui sentono di avere le mani libere nelle decisioni da prendere. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.

venerdì 3 febbraio 2012

L'Argentina cresce grazie ad un piano in stile MMT

"Sono tempi di crisi economica. Proprio per questo, può essere importante “rispolverare” la storia recente di un Paese, l’Argentina, che 10 anni fa è stato lo “specchio di dove andrà il Mondo”, come recitava una scritta comparsa sui muri di Buenos Aires durante i giorni delicati e violenti del dicembre 2001. Il processo con il quale l'Argentina è uscita dalla crisi economica si mostra come una nuova strada per governare uno Stato. Ma andiamo con ordine, ripercorrendo la storia. Dopo il governo peronista, che la vide tra le dieci economie più floride del pianeta, l’Argentina a partire dal 1976 sprofondò in una vertiginosa recessione economica sotto ben tre dittature e vari governi pseudo democratici che erano sotto il ricatto del Fondo Monetario Internazionale e degli Usa (dal ’91 il tasso di cambio tra peso e dollaro era fisso). Un modo di governare che ha succhiato fino al midollo le risorse argentine, costringendo i cittadini a vedere i propri risparmi messi in banca portati fuori dal Paese, fino a farla diventare il debito pubblico pro-capite più alto del mondo. Nel pieno della crisi economica del 2001, alcune province raggiungevano il 71% di denutrizione infantile, la disoccupazione reale il 42% e le fabbriche cessavano di lavorare o chiudevano miseramente.

Fu proprio nelle fabbriche - come raccontato magistralmente nel documentario “The Take” (La presa) di Naomi Klein - che si assistette alle prime reazioni, non coordinate ed un po' confuse, che però hanno introdotto un nuovo modo di pensare alla risoluzione dei problemi dell’industria: gli stessi operai, intuendo il clima generale e con gli imprenditori pronti alla fuga col malloppo residuo, occuparono le fabbriche, presero possesso dei mezzi di produzione e si assunsero gli oneri della gestione (ancora oggi, dopo aver ottenuto riconoscimento giuridico, solo poche di quelle hanno dovuto chiudere). Oltre i lavoratori, a scendere in strada furono diversi movimenti: come i “piqueteros”, disoccupati che intrapresero il blocco delle merci come moderno strumento di lotta; o le “caceloras”, donne che battevano rumorosamente le loro pentole con le posate; e tanti cittadini che assaltavano bancomat e ingressi delle banche come unico segno di protesta e di rabbia per aver perso i loro risparmi. Quella che si combattè per le strade delle grandi città argentine nel dicembre 2001 e nei mesi successivi fu una vera e propria battaglia, con le sue vittime (37 morti) e i suoi nemici da combattere nelle Istituzioni (4 governi furono costretti alle dimissioni in poche settimane).

Fino a quando, con l’elezione di Nestor Kirchner e la sconfitta di Carlos Menem (presidente per la decade dal 1989 al ’99), cominciò ad intravedersi uno sbocco e una proposta politica di governo alla gravissima situazione. La politica industriale kirchneriana ha visto la rinazionalizzazione di aziende precedentemente privatizzate. Il provvedimento più importante e coraggioso, però, è stata la dichiarazione del default dell’Argentina per ristrutturare il debito. Kirchner impose un forte sconto sulle obbligazioni (75% circa, con sentenze di condanna da Usa e Germania), rinegoziò contratti con fornitori di servizi, ma soprattutto ripianò il suo debito pubblico con il Fmi: «abbiamo potuto costruire un’Argentina diversa. Abbiamo ottenuto una storica cancellazione di 100 miliardi di dollari di debito privato». Una politica che, sebbene abbia estromesso l’Argentina dai mercati finanziari, ha consentito negli anni 2000 un rilancio dell’economia reale e una risoluzione delle questioni sociali del Paese. Con interventi a sostegno dei consumi della classe media impoverita e dei ceti popolari, questo Stato vanta adesso una crescita annuale dal 7 al 10%, oltre a poste, aerolinee, sistema pensionistico e acqua ristatalizzate. Gli investimenti nella scuola sono del 6.5% del Pil nella scuola (dal 2% iniziale) e a più di un milione di ragazzi delle scuole medie viene fornito un notebook pagato interamente con fondi statali.

La svolta progressista di questi anni, inevitabilmente, non è stata solo economica, ma civile: nozze omosessuali, abrogazione delle leggi di impunità verso la dittatura militare e apertura di migliaia di processi contro le violazioni di diritti umani di quel periodo (1976-1983) che causò 30.000 desaparecidos (giovani oppositori politici "scomparsi"). In politica estera, inoltre, l’impegno su basi socialiste coi Paesi vicini, Brasile e Venezuela su tutti, ha concesso al Sud America di non diventare la fabbrica a basso costo degli Stati Uniti. Un successo che ha trovato conferma anche nell’ultimo esito elettorale del 2011: Cristina Fernandez Kirchner (moglie di Nestor) è di nuovo presidente col 54% dei voti, senza passare per ballottaggi. Nessun Paese al Mondo è il “paese delle meraviglie” e nessun Governo dovrà mai essere esente da vigilanza e osservazione critica, ma l'evoluzione dei fatti storici avvenuti in Argentina, è di sicuro una speranza per chi vede uno sviluppo diverso per il futuro del Mondo."

tratto da: http://liniziativa.net//news/?id_news=1160&Crisi+globale%3A+il+caso+Argentina%2C+10+anni+dopo+&path=17

lunedì 23 gennaio 2012

RIMINI 24, 25, 26 Febbraio - Summit Modern Money Theory

Il Summit sulla MMT si terrà a Rimini, i prossimi 24, 25 e 26 Febbraio. Il luogo è il 105 Stadium. Personalmente ho confermato la presenza; spero che possa essere un punto di partenza per un'importante cambiamento del paradigma economico.

Per chi fosse interessato all'evento, o ai temi che esso discute: http://www.democraziammt.info/

Di seguito quanto apparso sul sito di Barnard, organizzatore del Summit:



"Devo sapere con precisione quanti di voi DAVVERO verranno al Summit MMT, che si terrà al 105 STADIUM, PIAZZALE PASOLINI 1/C RIMINI, DAL 24 FEBBRAIO SERA AL 26 POMERIGGIO, nei seguenti orari: Venerdì 24: dalle 21 alle 22,30 – Sabato 25: dalle 09 alle 12,30, dalle 15 alle 19 circa e dalle 21 alle 22,30 – Domenica 26 dalle 09 alle 12,30 e dalle 15 alle 18,30 circa.

Perché vi chiedo questo?

Perché DEVO PAGARE MIGLIAIA DI EURO DI STRUTTURE SULLA BASE DI QUANTI PARTECIPANO, ED E’ INACCETTABILE GETTARE UNA MONTAGNA DI SOLDI DONATI SE POI LA META’ DI VOI NON SI PRESENTA.

Mi dovete dire CON IMPEGNO ADULTO se veramente ci sarete o meno.

Quindi:

1) RISPONDETE QUI paolo.barnard@yahoo.it CON UNA MAIL CON INTESTAZIONE TASSATIVA “CONFERMO”. UNA MAIL PER PERSONA. NO A MAIL CON PIU’ NOMI.

NOTA IMPORTANTE: E’ ESSENZIALE ESSERCI DAL VENERDI’ SERA, DOVE VERRANNO DETTE COSE FONDAMENTALI PER TUTTO L’EVENTO. Significa essere a Rimini entro le 19 del Venerdì 24, tassativo, per registrazione e accesso.

2) Chi è incerto, o sa di non venire, NON RISPONDA A QUESTA MAIL. Chi è incerto NON E’ escluso dal Summit, verrà mantenuta una quota di posti di riserva sufficiente per tutti, data l’ampiezza dello Stadium.

3) Invitiamo ciascuno a portare la ricevuta del proprio bonifico, da esibire all’entrata.

Per favore, non ci fate contare persone che poi non verranno, questo danneggia tutti.

COME ALLOGGIARE A POCO:

Contattate la persona che si occuperà del booking alberghiero: Simona Pozzi tel. 02-34934404 interno 205, cellulare 342-3913741. Offrono per il Summit MMT camere scontate da 2-3-4 letti a costi da 25/30 euro a notte con prima colazione a Rimini. E’ il meno che siamo riusciti a ottenere. Non tutti gli alberghi sono a distanza di cammino dal 105 Stadium, quindi incoraggiamo il ‘car-pooling’.

ATTENZIONE: AVETE 10 GIORNI DA OGGI PER CHIAMARE E OTTENERE LE CAMERE AL PREZZO SCONTATO STABILITO. CHIUNQUE PRENOTI DOPO QUESTO PERIODO POTREBBE DOVER PAGARE UN PREZZO UN PO’ SUPERIORE.



Per il programma completo visitare nei prossimi giorni http://www.democraziammt.info/ o paolobarnard.info.



RISPONDETE SUBITO. Grazie davvero. Questo è un evento storico. P.B.



p.s. La iscrizioni sono ancora aperte, anche il c/c bancario, e se arriveranno altri fondi meglio per tutti.

Ricordo il c/c che è IBAN: IT77D 02008 02455 000101640115

Banca Unicredit, Bologna, ag. Bologna Dante, via Dante1/E

Intestatario: Paolo Rossi (il secondo cognome Barnard è omesso dal conto)

Attenzione1: scrivere nella causale “Summit MMT Italia” col proprio nome e cognome."

sabato 24 dicembre 2011

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Saltiamo, e lui è saltato. - di Paolo Barnard

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Voleva dire “Saltiamo in aria, è confermato. Draghi si assuma le responsabilità. Voglio che si metta agli atti che io mi ero dissociato”. E salta come i topi dalla classica nave. Precisamente questo. Saltiamo in aria.

Ieri è trapelata una notizia che non può più lasciare incertezze. La notizia è questa: la Swift, che è l’agenzia belga che gestisce i codici elettronici per le transazioni finanziarie (si legga codice Swift, Iban ecc.) è stata contattata da due banche di “stazza globale” che le chiedevano di fornirgli i vecchi codici per i sistemi di gestione delle vecchie valute europee, cioè Drakme e Lire. Cioè: diteci i codici per tornare a scambiare Drakme e Lire nei pagamenti. Non so se si è capito. Sanno che saltiamo in aria, si stanno preparando alla nostra uscita dall’Euro, all’esplosione dell’Eurozona, adesso, oggi. Sto parlando di quelli che le cose le sanno davvero, non i politici che voi ascoltate, ma le mega banche. E non solo.

Il governo britannico ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di preparare l’evacuazione di emergenza dei cittadini inglesi da Spagna e Portogallo, nel caso di “una implosione delle banche” di questi due Paesi.

Fonte: il Wall Street Journal.

Ancora: i tassi sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il minimo storico dal 1890. No, non ho sbagliato a scrivere, non è 1980, ma proprio 1890. Mettete le due notizie insieme: chi sa le cose, sa che l’Euro salta in (almeno) Italia e Grecia; chi sa le cose, si avventa sui titoli di Stato della Gran Bretagna che ha moneta sovrana, se ne frega dell’enorme debito pubblico inglese (149,1% del PIL, fonte: The Office for National Statistics UK) e li compra mentre si liberano dei nostri. Il governo inglese vede crollare i tassi che paga (per loro fortuna), i nostri schizzano alle stelle (per nostra rovina).

Ancora: le grandi banche francesi sono fallite, sono già fallite, perché chi sa le cose, sa che la loro esposizione al debito italiano e greco è enorme, impossibile da saldare per Italia e Grecia con la moneta Euro, e soprattutto impossibile da saldare perché noi saltiamo in aria. La maggiori banche italiane falliranno con le francesi, che si trascineranno le tedesche, le austriache e poi tutto il resto. Per salvare le banche, occorrerebbe un Quantitative Easing (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro pompato nelle riserve delle banche fallite) nell’ordine di dieci volte i miseri 489 miliardi di Euro che Draghi gli ha messo a disposizione. (non sarebbero soldi dei contribuenti, come erroneamente tutti strillano, ma semplicemente denaro inventato dal nulla dalla BCE a fronte di collaterale delle banche)

Bini Smaghi questo chiedeva ieri l’altro. Ma salvare le banche non è solo immorale (andrebbero nazionalizzate, e poi salvati i non-speculatori e le aziende), è anche inutile, perché anche se le banche si ritrovassero con le riserve piene di soldi, non tornerebbero a prestare a economie ridotte da straccioni dalle politiche di austerità che ci hanno imposto. Risultato: le banche ci fanno fallire sia che le si salvi, sia che non lo si faccia e le si lasci fallire.

A fronte di questo, ecco cosa ha fatto Draghi. Nulla, anzi, ha ribadito il suo NO al salvataggio dei titoli di Stato dei Paesi come Italia e Grecia: “La scorsa settimana, la Bce ha praticamente azzerato l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario” (fonte Il Sole 24 Ore). Tradotto per tutti: il nocciolo del reattore nucleare sta fondendo, Draghi si è girato dall’altra parte, e nel farlo ha anche chiuso i circuiti di raffreddamento del nocciolo. Saltiamo in aria, si torna alla Lira ma senza un’economia da sani di mente come la Modern Money Theory, cioè sarà un macello sociale mai visto in 60 anni. Questo è ciò che ci aspetta al 99,9%. Saltiamo e la Swift lo sa bene, le banche lo sanno bene.

p.s. (E se invece accade lo 0,1%? In quel caso faranno l’Euro a due velocità, cioè la kosovizzazione dell’Italia, stesso macello, nulla cambia. Oppure la BCE soffoca Draghi nel suo bagno, e compra titoli dell’Eurozona sborsando 5 o 10 mila miliardi di Euro, non 211 miliardi come ora. Ma anche questo sarà solo un tampone che non dura. Perché il dramma è l’Euro in sé. E' L'EURO. Mi fermo qui, mancano poche ore a tortellini e panettone. Ma io sono un giornalista...)

sabato 29 ottobre 2011

Come leggere la lettera del governo alla UE - Paolo Barnard

Una cosa è sapere che le cose vanno male, un'altra è conoscerne il motivo.
Leggendo questo breve aggiornamento di Paolo lo schifo e la rabbia per la condizione attuale si acuiscono. Purtroppo rimangono valide le considerazioni fatte nel post "Stream of thoughts e soluzioni-La rete di imprese sociali" sulle tre possibili forme di potere per cambiare le cose (militare - economico - sociale) e sul progetto del sistema di imprese sociali (cooperative soprattutto, ma non solo)come unica possibile via d'uscita.
Vi è un'enorme differenza tra erudizione e cultura, e risiede nell'uso che si fa della conoscenza acquisita... Lascio la parola a Paolo:


Come leggere la lettera del governo alla UE.


1. COSA SIGNIFICA

Che l’Italia si deve piegare al volere dei mercati. Non abbiamo più alcuna sovranità politica (a causa dei Trattati europei che abbiamo firmato come il Lisbona, che ci impongono regole decise da tecnocrati pro business non eletti) né finanziaria (visto che non abbiamo più una nostra moneta sovrana, ma usiamo l’Euro che è una moneta straniera, dal momento in cui è emesso da entità non italiane e lo dobbiamo prendere in prestito). Cioè: solo ubbidire e applicare le politiche volute da altri.


2. A CHI E’ DESTINATA

Non alla UE, non ai politici UE. E’ scritta per gli investitori internazionali, quelli che oggi prestano ogni singolo Euro che lo Stato italiano spende per i cittadini. Si tratta di gruppi assicurativi, fondi pensione privati, fondi sovrani stranieri, banche d’investimento o singoli grandi investitori. Cioè i padroni delle finanze di quasi tutti gli Stati del mondo. Per continuare a prestarci i soldi esigono regole che glieli facciano fruttare al massimo. Se quelle regole distruggono le persone non ha per loro nessuna importanza, se distruggono intere economie neppure, anzi, ci guadagnano, come spiegato ne Il Più Grande Crimine.


3. DA CHI E’ STATA SCRITTA

Non da Berlusconi, che non ha potere alcuno in questa storia. E’ scritta dai tecnocrati del governo sotto dettatura dei loro omologhi nella UE, gente come Draghi, Buti o Bini Smaghi. Il governo non aveva scelta, o rispondere agli ordini oppure all’Italia veniva chiuso il rubinetto delle finanze, e moriva. Dal momento in cui si è tolto allo Stato il potere di creare ricchezza spendendo a deficit per i cittadini, questo potere è passato nelle mani esclusive degli investitori. Quindi ci possiedono al 100%. Punto.

4. COSA CERCANO GLI INVESTITORI NEL TESTO

Lo leggono rapidi saltando tutte le insignificanti rassicurazioni e i dettagli della nostra gestione interna, e vanno a cercare se l’Italia ha incluso nel testo due capitoli e solo quelli:

A) Regole per ulteriormente strangolare la spesa dello Stato per i cittadini.

B) Regole per favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi.

A patto che questi due capitoli sia soddisfacenti per loro, ci presteranno gli Euro per sopravvivere. Altrimenti ci dissangueranno fino alle estreme conseguenze.


5. LI HANNO TROVATI NEL TESTO?

Sì. Capitolo strangolare la spesa dello Stato per i cittadini: in Italia 1) si rendono effettivi con meccanismi sanzionatori la mobilità obbligatoria dei dipendenti pubblici sia statali che locali, e li si metterà in Cassa Integrazione con abbassamento complessivo dei salari. 2) riforma costituzionale per rendere illegale la spesa a deficit dello Stato (l’unica che invece crea ricchezza al netto per i cittadini e aziende). 3) innalzamento dell’età pensionabile, e non solo ai 67 anni, ma con l’obiettivo di tenere in considerazione nel futuro anche l’aspettativa di vita del lavoratore come parametro per l’entrata in pensione (come chiesto nel 2010 da 2 lobby finanziarie europee, la ERT e la BE). 4) se le misure non saranno sufficienti, lo Stato tasserà di più i cittadini, quindi il rapporto fra ciò che spende per loro e ciò che gli sottrae si alzerà ancora a favore di meno spesa e più prelievo. 5) i risparmi ottenuti dai tagli della spesa dello Stato NON potranno essere utilizzati per spendere a favore dei cittadini.

Capitolo favorire il loro lucro se investono o speculano qui da noi: in Italia 1) si introducono i prestiti d’onore agli studenti. Cioè incastrare il cittadino fin dalla più giovane età nel sistema finanziario che gli speculatori controllano e da cui guadagnano. 2) ulteriore flessibilità del lavoro, coi contratti di apprendistato, a tempo parziale e di inserimento. Cioè, là dove il lavoratore anziano crollerà morto di produttività sul posto di lavoro, le mega aziende assumeranno a due centesimi giovani sostituti senza tutele e sprovveduti. 3) più facilità nei licenziamenti anche dei lavoratori a tempo indeterminato, che potranno perdere il lavoro anche a causa di un calo di introiti aziendali. 4) privatizzazioni statali in accelerazione. Liberalizzazione e privatizzazione dei servizi pubblici locali. Ribadito il settore acqua, poi farmacie comunali, rifiuti, trasporti. Il Comune non potrà affidare un servizio senza aver prima verificato se era possibile aprire una gara fra soggetti privati. Le Regioni dovranno stilare piani urgenti di privatizzazioni locali. 5) la Costituzione sarà riformata per introdurre articoli pro business. Le conseguenze sulle tutele costituzionali del bene pubblico sono imprevedibili (no, prevedibili: le distruggeranno).


6. ABBIAMO ACCONTENTATO I PADRONI VERI DELL’ITALIA?

No. Le misure sono state giudicate insufficienti. Berlusconi, o chi per lui, non ha saputo essere sufficientemente Thatcheriano, Prodiano, Adreattiano o Dalemiano. Non ha saputo cioè usare la falce della distruzione della democrazia e del bene pubblico italiano come in decadi scorse seppero fare i personaggi citati. Risultato: i mercati degli investitori ci hanno di nuovo aumentato i tassi d’interesse sugli Euro che ci prestano a oltre il 6%. Cioè: i nostri padroni hanno risposto che non solo non ci ridurranno il costo che paghiamo per prendere in prestito gli Euro, ma ce l’hanno aumentato. Ci hanno detto: “No! Volevamo lucrare di più, dovevate falcidiare la gente di più. Ora pagate”. E pagheremo, fino alla fine. Buona serata.

martedì 15 marzo 2011

L'Islanda rivoluzionaria

Una nazione minuscola che ha avuto la forza di ribellarsi allo strapotere bancario. Una rivoluzione, che passa anche da un nuovo testo costituzionale, finalizzata a impedire che gli interessi del Paese vengano sacrificati a quelli delle oligarchie della finanza internazionale

di Alessio Mannino




Piccola e dimenticata, l’Islanda ci fa da monito. L’isola solitaria fra il Polo Nord e la Gran Bretagna, appena 300 mila anime, una piccola patria di pescatori, ha osato l’inosabile: ribellarsi alla plutocrazia globale.

Ecco la storia. Alla fine del 2008 la crisi finanziaria si abbatte come un ciclone sugli islandesi, che nell’ottobre decidono di nazionalizzare la banca più importante del paese, Landsbanki. Seguono a ruota la Kaupthing e la Glitnir. I debiti degli istituti falliti sono in gran parte con la City di Londra e con l’Olanda. La moneta nazionale, la corona, è carta straccia e la Borsa arriva a un ribasso del 76%. Il governo conservatore di Geir H. Haarden chiede l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che approva un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, integrato da altri 2 miliardi e mezzo di alcuni Paesi nordici. Le proteste popolari si susseguono in un crescendo che porta alle dimissioni del primo ministro nel gennaio 2009 e a elezioni anticipate nell’aprile successivo. Dalle urne esce vincitrice una coalizione di sinistra, che non riesce a frenare la caduta dell’economia. L’anno si chiude con una diminuzione del 7% del Pil.

Il nuovo esecutivo propone la restituzione dei debiti a Regno Unito e Olanda mediante il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro, somma che pagheranno tutte le famiglie islandesi mensilmente per i prossimi 15 anni al 5,5% di interesse. Nel gennaio 2010 il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiuta di ratificarla e dà soddisfazione al popolo che reclama un referendum sulla questione. Il risultato della consultazione che si tiene a marzo è schiacciante: il 93% dei votanti dice no. La ragione è semplice: perché dover pagare tutti gli effetti di una crisi di cui sono responsabili i banchieri, protetti e coccolati dall’Fmi e dal sistema finanziario che tiene sotto ricatto il paese? La rappresaglia non si fa attendere: l’Fmi congela immediatamente gli aiuti.




Solo a questo punto il governo di sinistra, coi forconi puntati davanti al parlamento, si decide al gran passo: denuncia e fa arrestare i bankers. L’Interpol emana un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. In questo clima da resa dei conti, lo scorso novembre si riunisce un’assemblea costituente per scrivere una nuova Costituzione che rifondi il piccolo Stato islandese sottraendolo allo strapotere del denaro virtuale. Il criterio con cui essa viene eletta vuol dare il segnale di un rinnovamento reale, profondo: si scelgono 25 cittadini senza appartenenza politica tra i 522 che hanno presentato la loro candidatura, per la quale era necessario solo essere maggiorenni ed avere l’appoggio di trenta persone. La nuova magna charta sta per essere presentata proprio in questo periodo.

Nulla si è saputo da noi di questa Rivoluzione d’Islanda. Pacifica ma dura e determinata. A rileggerne i punti fondamentali, nel paragone con l’immobilismo conservatore che vige dalle nostre parti c’è di che farsi venire un brivido lungo la schiena: dimissioni in blocco di un governo, nazionalizzazione delle banche, referendum perché il popolo decida sulle decisioni economiche fondamentali, carcere per i responsabili della crisi, riscrittura della costituzione da parte dei cittadini. L’unica ombra che grava sul corso politico dell’isola è la richiesta di ingresso nell’Unione Europea. Perché voler buttare nel gelido mare del Nord tutto il magnifico lavoro fatto finora, esempio per gli uomini liberi d’Europa, per aderire a un superstato controllato da banchieri e manager delle multinazionali? Perché i fieri islandesi non provano a perseverare nella retta via, imitando i loro ovini e cavalli, lasciati liberi di in ampi pascoli senza recinti e senza cani da guardia?

Alessio Mannino

Tratto da: www.ilribelle.com

martedì 22 dicembre 2009

Il piano “ORWELLIANO” della UE di monitorare il comportamento.


L'unione europea UE sta elaborando tecnologie “orwelliane” finalizzate a rovistare fra le immagini Internet e CCTV alla ricerca di “comportamenti anomali”.
Un programma di ricerca quinquennale, denominato Project Indect, è finalizzato a elaborare programmi informatici che fungano da “agenti” con lo scopo di monitorare ed elaborare informazioni derivate da siti Web, forum di discussione, file server, reti peer-to-peer p2p, e persino singoli computer. Fra i principali obiettivi si annovera la “individuazione automatica di minacce e comportamenti anomali o violenza”.
La Commissione Europea sta promuovendo lo sviluppo di una “cultura comune” dell'applicazione della legge in tutta l'Unione Europea nonché l'addestramento di un terzo delle forze di polizia in questioni europee nell'arco del prossimo quinquennio.
Secondo il gruppo di esperti di Open Europe, l'accentuata enfasi sulla cooperazione e condivisione delle informazioni riservate implica che le forze di polizia europee con tutta probabilità avranno accesso a informazioni sensibili in possesso della polizia britannica, fra cui il database britannico del DNA.
Il gruppo si attende inoltre che il numero dei cittadini britannici estradati in base al controverso European Arrest Warrant triplicherà.
Secondo sito ufficiale della Project Indect, inaugurato quest'anno, i suoi principali obiettivi includono "elaborare una piattaforma per la registrazione e lo scambio di dati operativi, acquisizione di contenuti multimediali, trattamento intelligente di tutte le informazioni, individuazione automatica delle minacce e riconoscimento di comportamenti anomali o violenza". Parla della "formazione di agenti assegnati al monitoraggio costante e automatico di risorse pubbliche quali: siti Web, forum di discussione, gruppi usenet, file server, reti p2p nonché sistemi informatici individuali, allestimento di un sistema di raccolta informazioni basato su Internet, attivo e passivo".
Un progetto di ricerca separato finanziato dalla UE , denominato Adabts – Automatic Detection of Abnormal Behaviour and Threats in crowded Spaces - si propone di elaborare modelli di " comportamento sospetto" in modo tale che li si possa individuare automaticamente ricorrendo a CCTV e ad altri metodi di sorveglianza.
Il sistema analizzerebbe il tono della voce e le modalità di movimento dei corpi delle persone, e inoltre rintraccerebbe singoli individui nella folla.

(Fonte: The Telegraph, 19 settembre 2009, http://tinyurl.com/mr5mwj)

Tratto dalla rivista “NEXUS New Times”