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domenica 24 marzo 2013

Terza Guerra Mondiale, incubo alle porte?

La crisi dell’Eurozona e poi una guerra di proporzioni globali. I due schieramenti: Russia-Cina vs Europa-USA. Alcuni scenari prebellici: collasso europeo, caso Cipro, alleanza Australia-USA e contesa coreana

Se guerra ci sarà, sarà entro il 2015. Almeno su questo concordano economisti e analisti. L’allarme è stato già lanciato da Kyle Bass fondatore del gruppo statunitense Hayman Capital Management, secondo cui la crisi dell’Eurozona si concluderà con una guerra di proporzioni globali. Fine della crisi e inizio della guerra potrebbe essere il default finanziario di alcuni Paesi periferici dell’Eurozona, come Grecia, Spagna, Portogallo, Italia e Cipro (quest’ultimo ormai imminente). Tra l’altro, la storia si ripeterebbe: anche la crisi del 1929 determinò l’emergere delle dittature e lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Anzi, proprio la finanza internazionale sta combattendo la sua guerra per il predominio e lo svuotamento delle democrazie e degli Stati, servendosi dei media, dei politici-camerieri e degli stessi governi che crea. Ma questa guerra - almeno per ora - non si combatte sul campo di battaglia, ma nelle redazioni dei giornali, nelle televisioni, nelle banche, nelle agenzie di rating, nelle multinazionali.
Nessun vuoto allarmismo o panico. Bass parte da una semplice considerazione: il debito nei mercati creditizi internazionali ha raggiunto il 340% della produttività globale. Tra l’altro, i segni di questo tragico avvento sarebbero sempre più evidenti.

LE PROBABILI ALLEANZE -Innanzitutto, si moltiplicano le alleanze politico-finanziarie: da un lato, l’asse russo-cinese, dall’altro l’asse europeo-statunitense. Ad esempio, l’accordo Australia-USA permette alle navi da guerra e agli aerei americani di utilizzare il territorio australiano come base strategica. E da un momento all’altro il nucleare iraniano potrebbe accendere un conflitto latente.
Secondo alcuni, gli schieramenti sarebbero già pronti: da una parte USA, Regno Unito, Giappone, Corea del Sud, Israele, Canada e Australia (ad aggiungersi Unione Europea, Turchia, Sudafrica, Cile e Colombia), dall’altra Cina, Corea del Nord, Iran e Siria, con l’inserimento di Russia, alcuni Paesi africani e la maggioranza dei Paesi sudamericani che adottano una politica anti-occidentale (si paventa un nuovo default argentino).
Esempio lampante dei futuri schieramenti sono le vicende che hanno caratterizzato il 2012. La NATO non è riuscita a impedire la rielezione di Putin, nonostante il NED (National endowment for democracy), ONG pro-atlantica per eccellenza, avesse influenzato con discrezione la stampa russa. E il veto russo-cinese ha fermato l’avanzata americana in Siria (qui l’insurrezione è fabbricata e condotta dall’estero).
La Siria è poi alleata della Russia, mentre l’Iran è il principale partner commerciale della Cina, a cui fornisce abbondanti quantità di petrolio. Il vice primo ministro russo delegato agli affari militari, Dimitri Rogozin, ha pure precisato che «ogni attacco contro l’Iran sarà considerato una minaccia diretta alla sicurezza della Russia». Di conseguenza, la presenza di truppe militari anglo-statunitensi si è rinforzata nello stretto di Hormuz (lo stretto che divide la penisola arabica dalle coste dell’Iran) da gennaio 2012, con il massiccio trasferimento di basi navali e aeree.

SCENARI PREBELLICI - Il 2013 potrebbe delineare scenari prebellici. Prima il collasso dell’economia di una Unione Europea di forte matrice tedesca che non è mai riuscita ad esprimere una unitaria e serie politica economica, poi una Germania balbettante e il caso Cipro (Spagna, Portogallo e Italia sono sull’orlo del precipizio).

Inoltre, lo scorso 11 marzo è saltato l’armistizio tra le due Coree. La Corea del Nord ha considerato estinto l'armistizio del 1953 con la Corea del Sud, dopo l'avvio delle esercitazioni militari congiunte tra Washington e Seoul, considerate dalla Repubblica popolare nordcoreana un test per l’invasione del suo territorio (si aggiunga l'inasprimento delle sanzioni delle Nazioni Unite dopo il terzo test nucleare a febbraio).
A breve ci saranno anche le elezioni in Iran (si attendono decisioni sulla politica nucleare che sarà adottata) e Israele (necessario rielaborare anche la politica nei confronti della Palestina e del Medio Oriente). Si aggiunga il conflitto siriano (il regime di Assad è alleato con la Russia) e la contesa cino-giapponese delle Isole Senkaku, oltre all’accordo militare tra il primo ministro australiano Julia Gillard e il presidente Barack Obama (l’Australia giocherà la sua parte nell’eventualità di un attacco statunitense in Asia).
La guerra sul campo potrebbe essere lo spettro alle porte. Per ora, la guerriglia è quella della guerra finanziaria, silenziosa grazie alla muta informazione, alla menzogna e all’attacco gratuito e vendicativo. Intanto, le pedine prendono posto sulla scacchiera.



Tratto da: http://www.tzetze.it/2013/03/terza-guerra-mondiale-incubo-alle-porte.html

mercoledì 20 marzo 2013

Cipro: Giulio Sapelli "Decisione pazzesca, si rischia un panico bancario in tutta Europa"

di Luigi dell'Olio per Huffington Post

“La decisione presa dai ministri delle Finanze dell’Eurozona smentisce un principio cardine del Trattato di Maastricht come la libera circolazione dei capitali: si tratta di una scelta pazzesca, con conseguenze gravissime”. Non usa mezzi termini per bocciare la decisione presa nel week-end dall’Ue per salvare Cipro (prelievi forzosi sui conti correnti, nella misura del 6,75% fino a 100mila euro e del 9,9% sopra questa soglia), Giulio Sapelli, docente all’Università di Milano e membro dell’International Board dell’Ocse per il non profit.

Da economista e storico, come giudica la posizione europea?

Nel peggior modo possibile, come del resto appare evidente dall’apertura fortemente negativa di tutti i mercati finanziari. L’Unione europea ha tra i suoi principi cardine la libera circolazione dei capitali, ma da oggi questo principio non sembra valere più. Provi a pensare come accoglierà questa decisione un fondo di investimenti internazionale che ha continuato a credere nell’area nonostante i problemi di questi anni: la tentazione di ritirare i capitali a questo punto è fortissima.

Senza trascurare la reazione dei cittadini…

Certamente: si tratta di una posizione priva di qualsiasi fondamento giuridico, così come di logica. Si rischia una fuga dai depositi bancari in tutto il Vecchio Continente. Aggiungerei anche i rischi di tenuta politica a questo punto…

Si riferisce alle pulsioni anti-europeiste che stanno prendendo piede?

Si tratta di un fenomeno innegabile, che rischia di uscire rafforzato da questa decisione. Chi ha scelto in questo modo, per altro, ha dimostrato di non conoscere la storia: dal 1974 Cipro è divisa in due, con un’area sotto l’influenza greca e l’altra che subisce l’influsso turco. Stiamo aggiungendo ulteriore instabilità a un’area già di per sé esplosiva.

Cosa si sarebbe potuto fare di diverso?

Il problema di Cipro è che nel Paese sono stati “sciacquati in Arno” i panni della finanza malata. La risposta doveva essere una bonifica della stessa, con interventi per evitare che si ripetessero gli abusi di questi anni. E invece si è deciso di colpire i risparmi.

A suo modo di vedere questa scelta potrebbe acuire le diffidenze verso l’Europa della Gran Bretagna, già da tempo in fibrillazione su questo fronte?

Più che una prospettiva, è una realtà. L’Uk ha nell’isola circa mille militari, tanto che il cancelliere David Cameron si è affrettato a rassicurarli sul fatto che riceveranno ristoro per i prelievi sui loro conti.

Un’ultima domanda: a suo modo di vedere, quali sono le cause di una decisione così grave?
Vedo l’origine di tutti i problemi che stiamo vivendo negli ultimi mesi nel predominio della tecnocrazia rispetto ai governanti eletti dai popoli. I massimi esponenti degli organismi internazionali spesso non sono espressione del volere dei cittadini, per cui sentono di avere le mani libere nelle decisioni da prendere. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.