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giovedì 19 dicembre 2013

Sapelli le manovre dei poteri forti fanno perdere l'Italia

Il 2013 rischia di chiudersi nel modo peggiore possibile per il prestigio della nazione, in primo luogo in campo finanziario. Mi riferisco a quello scandalo istituzionale, economico, politico, culturale e morale che si sta svolgendo sotto gli occhi dei pochi spettatori che non si fanno offuscare la vista dal bombardamento mediatico sui forconi e su un pugno di studenti che tirano uova contro dei bei palazzi. Non che non ci si debba indignare e preoccupare, per carità. Ma ho il sospetto che si usi il dolore delle classi medie e degli infelici precari che corrono veloci fra le braccia di una nuova destra neonazista antieuropea per nascondere altri drammi del Paese.
Uno di questi drammi è la rete di connivenze, di opacità, di collusioni, di silenzi che sta dietro la sciagurata idea perseguita un tempo di privatizzare Bankitalia e oggi di valutare di quella privatizzazione il valore nominale. 

Primo tempo. 
Ci si accorge improvvisamente circa vent’anni dopo la privatizzazione delle ex banche pubbliche che detenevano con l’Inps e Generali il capitale di Bankitalia, che codesto capitale, salvo che per la piccola quota dell’Inps, è - udite, udite!- nelle mani di privati. Già questo ci fa capire in che mani siamo sia per quel che riguarda Bankitalia, sia per quel che riguarda il Paese tutto. Su un problema di questo genere, infatti, se privatizzare o no una banca centrale, ci sarebbe dovuto essere quanto meno un pubblico dibattito e solo da una logica argomentativa doveva discendere il verbo della privatizzazione.
Privatizzazione di cosa? Oggi con la Bce, soprattutto quando l’unione bancaria avrà effetto, Bankitalia non ha più alcun ruolo e anche quello statistico potrebbe benissimo essere assegnato all’Istat, snellendo di molto, con gradualità naturalmente, i nostri conti pubblici. I francesi, anch’essi fierissimi di avere la Banca centrale, sono però stati più accorti e le quote delle ex banche pubbliche sono oggi possedute da una Fondazione.
Eh sì, perché il problema del patrimonio continua a rimanere. Non si volatilizza, che si privatizzi o che si pubblicizzi.
Secondo tempo. 
E valutarlo è un bel problema. Il comitato di esperti, a suo tempo nominato dal governatore Ignazio Visco, a valutarlo quel patrimonio ci ha impiegato non poco tempo, perché valutare una Banca centrale il cui valore è solo nozionale è questione di lana caprina ed è in definitiva sempre e soltanto una decisione politica.
Volete una prova? Nel bilancio di Bankitalia, come ha ricordato tempo orsono molto bene Tito Boeri, è fissato a 156.000 euro. Tutti capiamo che è solo un valore simbolico, perché le banche che possiedono quote di quel capitale li hanno iscritti a valori molto differenti uno dall’altra. Si va dai 41,3 euro di Banca Carige a 13,781 per Bnl, a 5, 380 per Banca Intesa.
Quest’ultima è l’azionista principale con il 26,8% delle azioni suddivise originariamente in 360.000 quote di 0,52 euro ciascuna, ed è quindi protagonista essenziale del dramma o della farsa che stiamo vivendo. Se si moltiplicano i valori azionari scritti su valori di libro delle banche, giungiamo a una cifra
nominale di circa un miliardo di euro. Si è scatenata una gara, visto gli incerti criteri che sottostanno a
queste valutazioni, per rivalutare le quote attraverso collocamenti e ricollocamenti che potrebbero avvenire anche nel tempo e potrebbero investire oltre ai già esistenti possessori di quote (tra gli altri Generali e Mps), anche investitori stranieri, cosa ipotizzata dal ministro Saccomanni.
Ricordo che il ministro Saccomanni si era distinto mesi or sono per aver invocato la venuta in Italia delle shadow banks che dovevano così farla finita con il credit crunch che le banche esercitavano nei confronti delle imprese. Naturalmente chi, come me, teme le banche ombra, teme anche che un giorno o l’altro nell’assemblea di azionisti di Bankitalia si presentino dei fondi posseduti da Al Qaeda o dalla mafia internazionale.
Ma il mio è un punto di vista certamente opinabile che non fa testo come invece fa l’opinione di un ministro che oltretutto proviene da Bankitalia.
Il problema però si disvela nella sua arcana ragione recondita allorquando scopriamo che qualora nel collocamento alcune quote rimanessero invendute a intervenire dovrebbe essere Bankitalia e che in ogni caso le banche che posseggono le quote si preparano a realizzare un ingente guadagno vedendo rivalutati i loro assets proprio quando si avvicinano gli stress test promossi dalla Bce. Che bell’aiuto per banche che sono sempre sulla linea del galleggiamento e del fallimento tecnico! Dopo i Tremonti Bond ecco arrivare la rivalutazione delle quote di Bankitalia.
Pensate che buona vendemmia per Intesa che e ha il 23,6% di quelle quote. Ci si rimpannuccia per bene. Ma non si crea forse in questo modo una terribile asimmetria competitiva a svantaggio delle altre banche che non possono godere di simili diavolerie perché di fatto non appartengono all’inner circle, ossia a quel circolo chiuso di amichetti della merenda veloce che ha oggi sostituito l’establishment? La Bundesbank non sì è fatta scappare l’occasione. Weidmann ci ha dato addosso picchiandoci in testa di santa ragione. E non gli si poteva dare torto, questa volta. Stiamo facendo in Europa, con questa operazione dilettantesca, una figura peregrina e terribile.
Proprio ora che c’è da rinegoziare il rinegoziabile e cambiar marcia per passare dall’austerità alla crescita, facciamo simili regali a degli incompetenti? Gli inglesi, gli irlandesi, gli islandesi, i belgi, i lussemburghesi sono stati più seri: piuttosto che fare queste figure le banche le hanno nazionalizzate, punendo i manager che le avevano portate al fallimento e non creando asimmetrie così scandalose sui mercati. Per questo finire in questo modo il 2013 mi sembra ben inglorioso.


Fonte: http://www.ilsussidiario.net/News/Economia-e-Finanza/2013/12/18/FINANZA-Sapelli-le-manovre-dei-poteri-forti-fanno-perdere-l-Italia/452516/

sabato 24 dicembre 2011

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Saltiamo, e lui è saltato. - di Paolo Barnard

Ora sappiamo cosa voleva dire Bini Smaghi. Voleva dire “Saltiamo in aria, è confermato. Draghi si assuma le responsabilità. Voglio che si metta agli atti che io mi ero dissociato”. E salta come i topi dalla classica nave. Precisamente questo. Saltiamo in aria.

Ieri è trapelata una notizia che non può più lasciare incertezze. La notizia è questa: la Swift, che è l’agenzia belga che gestisce i codici elettronici per le transazioni finanziarie (si legga codice Swift, Iban ecc.) è stata contattata da due banche di “stazza globale” che le chiedevano di fornirgli i vecchi codici per i sistemi di gestione delle vecchie valute europee, cioè Drakme e Lire. Cioè: diteci i codici per tornare a scambiare Drakme e Lire nei pagamenti. Non so se si è capito. Sanno che saltiamo in aria, si stanno preparando alla nostra uscita dall’Euro, all’esplosione dell’Eurozona, adesso, oggi. Sto parlando di quelli che le cose le sanno davvero, non i politici che voi ascoltate, ma le mega banche. E non solo.

Il governo britannico ha dato ordine alle sue forze di sicurezza di preparare l’evacuazione di emergenza dei cittadini inglesi da Spagna e Portogallo, nel caso di “una implosione delle banche” di questi due Paesi.

Fonte: il Wall Street Journal.

Ancora: i tassi sui titoli di Stato britannici a 10 anni hanno toccato ieri il minimo storico dal 1890. No, non ho sbagliato a scrivere, non è 1980, ma proprio 1890. Mettete le due notizie insieme: chi sa le cose, sa che l’Euro salta in (almeno) Italia e Grecia; chi sa le cose, si avventa sui titoli di Stato della Gran Bretagna che ha moneta sovrana, se ne frega dell’enorme debito pubblico inglese (149,1% del PIL, fonte: The Office for National Statistics UK) e li compra mentre si liberano dei nostri. Il governo inglese vede crollare i tassi che paga (per loro fortuna), i nostri schizzano alle stelle (per nostra rovina).

Ancora: le grandi banche francesi sono fallite, sono già fallite, perché chi sa le cose, sa che la loro esposizione al debito italiano e greco è enorme, impossibile da saldare per Italia e Grecia con la moneta Euro, e soprattutto impossibile da saldare perché noi saltiamo in aria. La maggiori banche italiane falliranno con le francesi, che si trascineranno le tedesche, le austriache e poi tutto il resto. Per salvare le banche, occorrerebbe un Quantitative Easing (un salvataggio fatto dalla Banca Centrale Europea a forza di denaro pompato nelle riserve delle banche fallite) nell’ordine di dieci volte i miseri 489 miliardi di Euro che Draghi gli ha messo a disposizione. (non sarebbero soldi dei contribuenti, come erroneamente tutti strillano, ma semplicemente denaro inventato dal nulla dalla BCE a fronte di collaterale delle banche)

Bini Smaghi questo chiedeva ieri l’altro. Ma salvare le banche non è solo immorale (andrebbero nazionalizzate, e poi salvati i non-speculatori e le aziende), è anche inutile, perché anche se le banche si ritrovassero con le riserve piene di soldi, non tornerebbero a prestare a economie ridotte da straccioni dalle politiche di austerità che ci hanno imposto. Risultato: le banche ci fanno fallire sia che le si salvi, sia che non lo si faccia e le si lasci fallire.

A fronte di questo, ecco cosa ha fatto Draghi. Nulla, anzi, ha ribadito il suo NO al salvataggio dei titoli di Stato dei Paesi come Italia e Grecia: “La scorsa settimana, la Bce ha praticamente azzerato l'acquisto di titoli di Stato sul mercato secondario” (fonte Il Sole 24 Ore). Tradotto per tutti: il nocciolo del reattore nucleare sta fondendo, Draghi si è girato dall’altra parte, e nel farlo ha anche chiuso i circuiti di raffreddamento del nocciolo. Saltiamo in aria, si torna alla Lira ma senza un’economia da sani di mente come la Modern Money Theory, cioè sarà un macello sociale mai visto in 60 anni. Questo è ciò che ci aspetta al 99,9%. Saltiamo e la Swift lo sa bene, le banche lo sanno bene.

p.s. (E se invece accade lo 0,1%? In quel caso faranno l’Euro a due velocità, cioè la kosovizzazione dell’Italia, stesso macello, nulla cambia. Oppure la BCE soffoca Draghi nel suo bagno, e compra titoli dell’Eurozona sborsando 5 o 10 mila miliardi di Euro, non 211 miliardi come ora. Ma anche questo sarà solo un tampone che non dura. Perché il dramma è l’Euro in sé. E' L'EURO. Mi fermo qui, mancano poche ore a tortellini e panettone. Ma io sono un giornalista...)