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lunedì 4 novembre 2013

Global conference for co-operative movement opens in South Africa

The International Co-operative Alliance has opened its Global Conference and General Assembly in Cape Town.


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In opening the event, the Alliance's President Dame Pauline Green said: "There are 1,100 people from across the globe here, 350 from Africa. It is no coincidence that we are here. Africa remains a part of the world where co-ops can do more. It is a young and vibrant growing country. Co-ops can help wealth and prosperity for Africa."

Stanley Muchiri, vice-President of the Alliance's Africa region, said he was delighted when Africa was chosen by the global board. The General Assembly has been held in Africa for the first time in its existence of the Alliance. He said: "This gathering gives Africa a huge opportunity to share knowledge and experience from co-operatives across the world. Lessons learned will help us to reposition and focus the co-operative development in Africa."

Mr Muchiri outlined the growth and prosperity across the continent, including agriculture, finance and housing. But he said areas such as consumer and healthcare have been neglected. He told delegates that a co-operative development strategy will be looking at this.

Dr Rob Davies, the Minister of Trade and Industry for South Africa, told the opening session that co-operatives have helped to promoted the development of people and has helped in areas such as unemployment and poverty. But one key challenge that has been identified is the issue of youth unemployment.

Sithembiso Nyoni, a politician from Zimbabwe, said that the co-operative model promotes equality across Africa. She said: "Co-operatives as a model are saying that everybody who is a member is equal — equal votes and equal membership. This is a good model and good in many ways for Africa, since they are a force for democracy and participation. They also help us to democratise organisations and, since co-operatives are value driven, they are helping us to bring their values."

Ms Nyoni added that values of respect, sharing and caring are promoted within co-operatives, which helps to bring together communities throughout the continent.

Added Dame Pauline: "We have the moment, we have the knowledge and the good will and support from those who desire what we desire. We have the strength and voice from one billion people with us. Let us use that slogan that was given to us by the United Nations and show that co-operatives build a better a world."

mercoledì 10 luglio 2013

Uscire dalla crisi: la soluzione cooperativa (7^ parte)




3.3 Le incertezze delle politiche di sostegno

 

Le cooperative spesso beneficiano di politiche pubbliche progettate per sostenere l’avvio e il consolidamento di iniziative imprenditoriali. Poiché tali misure sono talvolta volte a sostenere le cooperative, c’è una diffusa convinzione che le cooperative siano favorite rispetto alle imprese di capitali. Si tratta tuttavia di una conclusione semplicistica. Anzi, le politiche che sostengono le cooperative sono spesso deboli o contraddittorie.
In alcuni paesi, le politiche negano alle cooperative il pieno riconoscimento dello status di impresa, e così facendo ne impediscono l’accesso ai benefici previsti per le altre imprese. Per esempio, i sussidi di disoccupazione e l’adesione agli istituti previdenziali sono talvolta negati ai soci o ai lavoratori delle cooperative. In altri paesi, la legislazione talvolta impone alle cooperative obblighi gravosi che invece non si applicano alle imprese di proprietà degli investitori.
Questo accade, per esempio, quando le cooperative sono tenute a rispettare regole come l’indivisibilità del patrimonio, ma in forza del principio di concorrenza non sono ammesse ad alcuna agevolazione fiscale.
O quando, nel caso opposto, capita che le cooperative non abbiano diritto a beneficiare di incentivi e agevolazioni fiscali che sono invece concessi alle altre organizzazioni nonprofit, anche se esse perseguono gli stessi obiettivi sociali e d’interesse generale, e sottostanno alle medesime regole.


 

3.4 Pratiche di gestione e di governance incoerenti

 

In quanto si pongono obiettivi economici cercando, al tempo stesso, di rimanere fedeli ai loro valori e principi fondatori, le cooperative devono affrontare numerose sfide. Tra queste vi sono le difficoltà ad adottare pratiche di gestione e di contabilità che ne riflettano l’etica.
Le pratiche manageriali tradizionali si rivelano spesso inadeguate alla gestione di un’impresa cooperativa. La mancanza di programmi d’istruzione e formazione professionale progettati per soddisfare le esigenze delle cooperative portano spesso il management ad adottare pratiche e strumenti incoerenti con la missione delle cooperative.
Mentre in molti settori le cooperative sono cresciute sia nel numero che nella dimensione, e hanno dato dimostrazione di efficienza, la loro capacità di gestione costituisce spesso un punto debole (V. Zamagni, 2012). Replicare le pratiche di gestione delle imprese di capitali porta a trascurare la ricerca e lo sviluppo di modelli alternativi che sarebbero più efficienti e coerenti con la forma proprietaria cooperativa.
Una gestione incoerente ha diverse conseguenze negative: incoraggia le cooperative a imitare le pratiche delle imprese di proprietà degli investitori; impedisce alle cooperative di sfruttare i loro principali vantaggi, in particolare quelli che derivano dal coinvolgimento attivo dei soci; e favorisce la demutualizzazione da parte di soci e di manager opportunisti.
La mancanza di pratiche di gestione coerenti si verifica, in particolare, quando le cooperative crescono di dimensione e aumenta l’eterogeneità degli interessi dei soci. In linea di principio, questo problema può essere gestito attraverso strategie di governance innovative. Tuttavia, le cooperative sono spesso intrappolate tra tendenze isomorfiche e soluzioni di governance ideologiche. Così, la sperimentazione di strategie innovative può essere ostacolata dall’accettazione passiva di modelli di governante tradizionali, basati esclusivamente su assemblee e commissioni elette secondo il principio “una testa, un voto” (Hansmann, 2012). Al contrario l’esperienza dimostra che ci sono varie modalità di governance attraverso le quali le cooperative possono essere gestite mantenendo ridotti i costi di proprietà, anche nel caso di imprese di grandi dimensioni e quando sono in gioco interessi eterogenei.
Tuttavia, si tratta di strategie innovative che sono state raramente studiate in profondità e adeguatamente formalizzate, e di conseguenza sono poco diffuse. I relatori della Conferenza hanno portato alcuni esempi di questi processi. Gli studi di caso, come quello su Mondragón e sulle banche di credito cooperativo in Finlandia, hanno dimostrato che l’adattamento istituzionale è un importante fattore di successo. Grazie alla loro capacità di adattarsi al cambiamento delle condizioni di contesto, attraverso la progettazione di soluzioni di governance innovative, entrambi questi gruppi cooperativi hanno dimostrato di poter prosperare e al tempo stesso di riuscire a mantenere un modello di gestione democratica (Jones e Kalmi, 2012).





lunedì 8 luglio 2013

Uscire dalla crisi: la soluzione cooperativa (6^ parte)

3 Gli ostacoli allo sviluppo delle cooperative


Le cooperative devono spesso affrontare diversi ostacoli che ne frenano lo sviluppo. Essi sono in parte dovuti a strutture giuridiche deboli, a politiche e regole di mercato inadeguate e a pratiche manageriali scarsamente efficienti.


3.1 I limiti della legislazione cooperativa


Mentre la regolazione delle imprese di capitali è relativamente uniforme nei vari paesi, la legislazione sulle cooperative varia considerevolmente da un paese all’altro e in alcuni paesi non esiste affatto. Queste differenze sono difficili da capire, dato il notevole sforzo fatto a livello internazionale per promuovere una concezione condivisa dei valori e dei principi delle cooperative, come evidenziato nella Dichiarazione dell’ICA sull’Identità cooperativa del 1995 (un documento ufficialmente riconosciuto dall’ONU nel 2001 e dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro nel 2002. Cfr Münkner, 2012). Questa mancanza di uniformità ha due implicazioni principali: essa limita la visibilità e l’uso della forma cooperativa e ostacola l’internazionalizzazione delle imprese cooperative, indebolendo le collaborazioni tra cooperative che hanno sede in paesi diversi.

Inoltre, la legislazione cooperativa tende spesso a essere restrittiva piuttosto che facilitante. In alcuni paesi la legislazione limita i settori nei quali le cooperative possono operare e le attività che esse possono svolgere. Ulteriori ostacoli sono causati dall’imposizione di soglie elevate per il numero minimo di soci o per la quantità di risorse finanziarie richieste per creare nuove imprese cooperative. Inoltre, specialmente in quei paesi dove le cooperative sono ancora classificate come entità non-imprenditoriali, esistono limitazioni agli obiettivi che esse possono perseguire e ai tipi di operazioni commerciali che possono effettuare.
La scarsa considerazione nella quale sono generalmente tenute le cooperative ha indotto alcuni legislatori nazionali a permettere, o addirittura favorire, la demutualizzazione delle cooperative. Questo è accaduto, per esempio, dove la legge ha permesso la trasformazione delle società di mutuo soccorso e delle cooperative in imprese for-profit, con il conseguente rischio che le scelte di trasformazione siano state determinate da comportamenti opportunistici di alcuni soci o da una dirigenza interessata principalmente a ottenere il controllo del patrimonio accumulato dalle cooperative stesse.


3.2 Una regolazione inadeguata dei mercati

Le cooperative possono essere ostacolate nella loro capacità di sfruttare appieno i propri vantaggi competitivi dalla regolazione dei mercati in cui operano. Mentre in alcuni casi questa è neutrale o addirittura favorevole alle cooperative, in altri essa può limitare lo sviluppo delle cooperative stesse. La Conferenza di Euricse ha evidenziato alcuni esempi di regolazione del mercato che hanno effetti negativi sullo sviluppo delle cooperative.

Quando è progettata senza tenere conto delle specificità delle diverse forme di impresa, la regolazione dei mercati finanziari può impedire lo sviluppo delle cooperative di credito. Gli standard internazionali di contabilità e le regole finanziarie internazionali, come nel caso degli Accordi di Basilea, limitano lo sviluppo e la crescita delle cooperative quando impongono regimi di capitalizzazione, sistemi di gestione della liquidità e meccanismi di governance che non tengono conto delle specificità del modello cooperativo (Grillo, 2012). L’incapacità di riconoscere la specifica natura delle cooperative può causare costi di regolazione sproporzionati e ridurre l’accesso al credito da parte delle piccole imprese e delle famiglie (Ferri, 2012).

Analogamente, nel settore dei servizi pubblici le autorità antitrust, nel cercare di difendere i consumatori dall’eccesso di potere del mercato, possono finire per imporre regole e vincoli che causano inutili costi aggiuntivi alle imprese cooperative. Questo accade perché le regole sono definite avendo come unico riferimento le imprese di capitali.
Quando le cooperative sono coinvolte, alcuni di questi vincoli di regolazione risultano ridondanti e generano costi non giustificati, in quanto i consumatori sono già tutelati dalla natura stessa della proprietà cooperativa.
Una situazione simile si verifica nel settore dei servizi d’interesse generale, nel quale le cooperative possono essere danneggiate da procedure basate su criteri che non considerano le differenze intrinseche tra imprese cooperative e imprese di proprietà degli investitori.

giovedì 4 luglio 2013

Uscire dalla crisi: la soluzione cooperativa (4^ parte)

2.3 L’impatto economico delle cooperative




Com'è stato evidenziato da diversi relatori nel corso della Conferenza, la stima dell’impatto economico delle cooperative deve essere estesa oltre i soli parametri strettamente quantitativi. Per comprendere meglio il ruolo delle cooperative, è necessario cioè prestare attenzione anche al contributo che queste istituzioni offrono al funzionamento generale dei sistemi economici.

Le cooperative contribuiscono infatti al funzionamento dei sistemi economici in almeno cinque modi. Innanzitutto, esse svolgono un ruolo tutt’altro che marginale nella riduzione dei fallimenti del mercato, migliorando così il funzionamento del sistema economico e il benessere di una grande quantità di persone (Hansmann, 1996).
Questo contributo deriva dal differente tipo di proprietà e di governance che caratterizza le cooperative. La coesistenza di una pluralità di forme di impresa, con strutture proprietarie e obiettivi diversi, contribuisce a migliorare la competitività dei mercati, che a sua volta aumenta la varietà delle scelte offerte ai consumatori, aiuta a prevenire la formazione di monopoli, abbassa i prezzi, offre opportunità di innovazione, e riduce le asimmetrie informative.

In secondo luogo, le cooperative svolgono un ruolo chiave nella stabilizzazione dell’economia, specialmente nei settori caratterizzati da elevata incertezza e volatilità dei prezzi, come il credito e l’agricoltura.
Banche cooperative e credit unions sono un fattore di stabilizzazione del sistema bancario (Birchall, 2012). Come dimostrano le testimonianze storiche, il ruolo stabilizzatore delle cooperative è fondamentale durante i periodi di crisi. Inoltre, la presenza delle cooperative migliora la capacità delle società di rispondere all’incertezza associata alle trasformazioni economiche.

In terzo luogo, le cooperative contribuiscono a mantenere la produzione di beni e servizi vicina ai bisogni delle persone che esse servono. Le cooperative forniscono beni e servizi, spesso innovativi, in grado di soddisfare specifici bisogni dei loro soci piuttosto che rispondere alla logica della massimizzazione del profitto. Le cooperative, inoltre, spesso producono beni e servizi a redditività bassa o incerta, se non addirittura negativa, che le imprese di proprietà degli investitori non hanno interesse a produrre e che le autorità pubbliche non sono in grado di fornire. Tra i servizi con una redditività bassa o negativa sono compresi quelli sociali, sanitari, educativi, nonché altri servizi alla persona e alla comunità. In caso di redditività negativa, le cooperative possono raggiungere il punto di pareggio grazie alla loro capacità di attrarre risorse da fonti diverse – come il lavoro volontario e le donazioni – o attraverso politiche di discriminazione del prezzo.
L’esperienza delle cooperative dimostra che il lavoro volontario e le donazioni sono particolarmente importanti specie nella fase di avvio dell’impresa. Questo vale per tutti i tipi di cooperative ed è indipendente dall’ambiente in cui operano.

In quarto luogo, le cooperative tendono a porsi in una prospettiva di lungo periodo, in quanto assumono il ruolo di strutture produttive per le comunità nelle quali operano e, in genere, si preoccupano anche del benessere delle generazioni future.
Coerentemente con il terzo principio dell’ICA riguardante la partecipazione economica dei soci, numerosi statuti di cooperative destinano una parte del surplus prodotto a un fondo di riserva collettivo e indivisibile, che non appartiene ai singoli soci ma deve essere utilizzato a vantaggio di tutti, comprese le future generazioni. In alcuni paesi, la prospettiva di lungo periodo delle cooperative è rafforzata da leggi che le obbligano a trasferire parte del loro surplus annuale a un fondo indivisibile; questo significa che parte dei loro profitti e l’intero patrimonio devono essere usati per promuovere gli interessi della comunità.

In quinto luogo, le cooperative contribuiscono a una più equa distribuzione del reddito. Dal momento che le cooperative sono nate per soddisfare i bisogni dei loro soci, e non per accumulare e distribuire profitti ai loro proprietari, esse tendono più delle altre imprese a ridistribuire le loro risorse a favore dei lavoratori, aumentando i salari o l’occupazione, o dei consumatori, facendo pagare loro prezzi più bassi.

martedì 2 luglio 2013

Uscire dalla crisi: la soluzione cooperativa (3^parte)

2.2 Le dimensioni del settore cooperativo



Per comprendere il ruolo effettivo e le reali potenzialità delle imprese cooperative è quindi necessario innanzitutto quantificare in modo realistico la dimensione complessiva del settore. Dalle informazioni a disposizione, pur frammentate, risulta evidente che le cooperative giocano un ruolo economico significativo.

Le Nazioni Unite hanno stimato che la vita di quasi 3 miliardi di persone – ovvero, metà della popolazione mondiale – è resa più sicura grazie alle imprese cooperative (ICA , 2012).
Nel mondo il numero dei soci di cooperative è tre volte maggiore di quello degli azionisti di imprese di capitali, e nei BRIC – paesi in rapida crescita economica – i soci delle cooperative sono quattro volte più numerosi dei possessori di azioni (Mayo, 2012). L’appartenenza ad almeno una cooperativa coinvolge, a livello globale, tra gli 800 milioni (ICA , 2012) e il miliardo di persone (Worldwatch Institute, 2012). Secondo l’ICA , le cooperative sono attive in tutti i paesi del modo e la loro importanza è particolarmente significativa nelle comunità più povere.

Com’è stato evidenziato dai contributi presentati alla conferenza di Euricse, la presenza delle cooperative è oggi particolarmente rilevante in diversi settori.
In Europa, le cooperative agricole hanno una quota complessiva di mercato pari a circa il 60%, per quanto riguarda la trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli, e a circa il 50% per quanto riguarda la fornitura di materie prime. Negli Stati Uniti, le cooperative agricole hanno una quota di mercato di circa il 28% nella trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli e di circa il 26% nella fornitura di materie prime (Valentinov et al., 2012).

Nel mondo, operano circa 53.000 cooperative di credito. In Europa, le banche di credito cooperativo sono circa 4.200, con 63.000 sportelli. Queste banche hanno 50 milioni di soci (circa il 10% della popolazione del continente), 181 milioni di clienti, un patrimonio di 5,65 miliardi di Euro, una quota di mercato media del 20% circa, e occupano 780.000 persone (V. Zamagni, 2012).

Nel settore della vendita al dettaglio, 3.200 cooperative di consumo danno lavoro, solo in Europa, a 400.000 persone e hanno 29 milioni di soci, 36.000 punti vendita e 73 miliardi di Euro di fatturato.
Per quanto riguarda i servizi di pubblica utilità, la presenza di cooperative è piuttosto importante negli Stati Uniti, dove circa 1.000 cooperative elettriche controllano il 40% della rete nazionale di distribuzione dell’elettricità, coprendo il 75% del territorio nazionale e servendo 37 milioni di soci e relative famiglie (V. Zamagni, 2012). Le cooperative svolgono inoltre un ruolo importante nella gestione delle risorse idriche in Argentina e in Bolivia, dove una sola grande cooperativa che gestisce i servizi idrici urbani serve circa 700.000 clienti (Mori, 2012).

I lavoratori hanno organizzato cooperative in numerosi settori. In Italia, ci sono più di 25.000 cooperative di lavoro (Pérotin, 2012). In Spagna, delle circa 14.000 nuove cooperative create tra il 1998 e il 2008, il 75% sono cooperative di lavoro (Díaz-Foncea, 2012). La distribuzione settoriale di queste cooperative tende a variare da un paese all’altro: in Francia, le cooperative di lavoro sono numerose nella manifattura e nelle costruzioni, mentre nei servizi la loro numerosità è minore; in Uruguay, invece, è vero il contrario, poiché la quota più bassa si riscontra nella manifattura, e quella più alta nei trasporti e nei servizi (Pérotin, 2012).

Secondo l’International Cooperative and Mutual Insurance Federation, nel 2008 il 25% del mercato mondiale delle assicurazioni era di tipo cooperativo, con percentuali particolarmente alte in Germania (44%), in Francia (39%), in Giappone (38%), negli Stati Uniti e in Canada, entrambi con il 30% (V. Zamagni, 2012).

Le cooperative sociali, che sono diffuse soprattutto in alcuni paesi europei e in Canada, rappresentano una nuova forma di impresa cooperativa che punta in modo esplicito a migliorare il benessere collettivo. Per le sue caratteristiche, la cooperativa sociale si colloca tra la cooperativa tradizionale e l’organizzazione non-profit, e in generale combina il coinvolgimento di una pluralità di soggetti portatori di interessi (i soci della cooperativa) con il perseguimento di obiettivi di interesse generale. In Italia, dove questo tipo di cooperativa è più sviluppato, nel corso degli ultimi due decenni le cooperative sociali sono diventate i principali produttori di servizi di welfare. Da quando sono state istituite, le cooperative sociali italiane hanno registrato un tasso di crescita medio annuo compreso fra il 10% e il 20%. Nel 2008, erano registrate 13.938 cooperative sociali che occupavano circa 350.000 lavoratori, utilizzavano 5.000 volontari e servivano 4,5 milioni di utenti (Andreaus et al., 2012).

In contrasto con l’opinione comune, che le considera organizzazioni di nicchia, i dati dimostrano che le cooperative sono presenti in un’ampia gamma di settori. Inoltre, in alcuni paesi esse sono più grandi (per numero di occupati) delle imprese convenzionali e, talvolta, possono anche essere più capitalizzate. Recenti studi empirici mostrano, inoltre, che nelle cooperative i livelli di occupazione sono più stabili che nelle imprese di capitali: mentre le imprese di capitali tendono a variare i livelli di occupazione, le cooperative (soprattutto quelle di lavoro) fanno variare i salari, salvaguardando i posti di lavoro (Pérotin, 2012).

Riassumendo, il contributo delle cooperative al reddito e all’occupazione è, in generale, importante, anche se non omogeneo. Nonostante la crisi e il processo di demutualizzazione che ha spinto, negli ultimi due decenni, molte cooperative a trasformarsi in imprese di capitali, il numero complessivo delle cooperative non sembra essere diminuito.

domenica 10 febbraio 2013

Blueprint for a Co-operative Decade - February 2013

This document was considered in draft by the General Assembly of the International Co-operative Alliance (ICA) in Manchester in October 2012. Following comment and discussion (now reflected in this revised version) the Blueprint was approved by the General Assembly. It is now issued in its final form. French and Spanish versions will be available shortly.
The intention of the General Assembly is that the United Nations International Year of Co-operatives marks the beginning of a worldwide campaign to take the co-operative way of doing business to a new level. The ambitious plan in this Blueprint - the “2020 vision” - is for the co-operative form of business by 2020 to become:

• The acknowledged leader in economic, social and environmental sustainability
• The model preferred by people
• The fastest growing form of enterprise

The 2020 vision seeks to build on the achievements of the International Year of Co-operatives and the resilience demonstrated by the co-operative movement since the great financial collapse. By pursuing the strategy outlined in this Blueprint, we aim to make 2011-2020 a Co-operative Decade of confident growth.

The International Year of Co-operatives has provided a powerful focal point for the sector. It has heightened its sense of shared purpose, illustrated by the range of activities and celebrations of the International Year, by the number of international conferences and summits held around the world with agreed outcome declarations, as well as the widespread take-up of the 2012 International Year logo and tagline by co-operatives around the world. It has raised the profile of co-operatives beyond the limits of the sector itself, in civil society and amongst governmental and inter-governmental bodies.

These are significant achievements, but they need to be seen in the context of the dominant emerging trends that are likely to shape our politics, societies and economies for the foreseeable future. Some of the most crucial global trends are:

• Environmental degradation and resource depletion
• An unstable financial sector
• Increasing inequality
• A growing global governance gap
• A seemingly disenfranchised younger generation
• A loss of trust in political and economic organisations

Co-operatives already make a significant contribution towards alleviating these pressing global problems. But, with appropriate support and greater understanding and recognition, they could contribute much more. The challenge now is for the ICA, national bodies, sector groups, co-operative societies and individual members to take this Blueprint forward into implementation.


ICA Blueprint Online - Download




Tratto da: http://ica.coop/en/media/library/member-publication/blueprint-co-operative-decade-february-2013

lunedì 26 novembre 2012

World Cooperative Monitor - 2012


Scarica il rapporto completo del "World Cooperative Monitor" 2012

Las trescientas cooperativas más importantes generan USD 2 billones

Trescientas de las cooperativas más importantes del mundo registran ingresos por USD 2 billones, según estadísticas de la Alianza Cooperativa Internacional.

En un estudio exhaustivo de los informes financieros presentados por cooperativas de todo el mundo durante 2010, la ACI y el Euricse –socio de la ACI en este estudio científico– descubrieron que las 300 cooperativas más grandes del mundo tuvieron ingresos por USD 1975,6 miles de millones, en comparación con los USD 1600 miles de millones que registró el informe Global300 del año anterior.

La información forma parte del nuevo Monitoreo Global de las Cooperativas, el informe que reemplaza a Global300 y que analiza el efecto más extenso de las cooperativas más importantes del mundo, presentado la semana pasada en Cooperativas Unidas.

De dicho monto, que abarca a 24 países, USD 977,20 mil millones corresponden a mutuales y cooperativas de seguros, mientras que USD 158,7 mil millones corresponden a cooperativas de servicios bancarios y financieros.

La cooperativa que alcanzó el mejor rendimiento fue la aseguradora Zenkyoren, que obtuvo ingresos totales por USD 70,70 mil millones. Zen-noh, la Federación Nacional de Cooperativas Agrícolas de Japón, ocupó el segundo lugar, con USD 60,88 mil millones, mientras que la cooperativa alemana de consumo Edeka Zentrale se posicionó tercera con USD 58,16 mil millones. En cuarto lugar quedó la aseguradora estadounidense State Farm Group con USD 56,87 mil millones; y la aseguradora japonesa Nippon Life alcanzó la quinta posición con USD 55,5 mil millones.

La base de datos consta de 2192 cooperativas situadas en 61 países. Las cooperativas no bancarias o de seguros tuvieron ingresos por $1155,1 miles de millones; las cooperativas bancarias registraron ingresos por $180,6 mil millones y las cooperativas de seguros, $1106,3 miles de millones.

Europa ostenta la mayor cantidad de cooperativas, con 1297; 560 informes corresponden a América, que fue seguida por Asia, con 156; Oceanía, con 151; y ocho en África.

El desglose de las cooperativas por sector es el siguiente: mutuales y cooperativas de seguros (28%), industrias agrícola y alimenticia (26%), consumo y comercio minorista (21%), industria y servicios públicos (7%), servicios bancarios y financieros (7%), otros servicios (4%), salud y atención social (3%), otros (3%) y otros (1%).

Charles Gould, Director General de la ACI, afirmó: “A lo largo de este año, la Alianza Cooperativa Internacional (ACI) ha fomentado y respaldado una gran cantidad de iniciativas. Al ser la voz de las cooperativas en el mundo, en la ACI llegamos a la conclusión de que el Año Internacional de las Cooperativas presentaba la oportunidad perfecta para recabar información sobre las cooperativas más grandes del mundo.

"Esta nueva información demuestra que las cooperativas no sólo tienen una escala sustancial, sino que, además, esa escala es sustentable aún de cara a condiciones económicas mundiales que resultan difíciles. Sobre todo, con ingresos anuales por USD 2 billones entre las 300 cooperativas más grandes del mundo, este sector no es un actor marginal sino que, por el contrario, representa una fuerza económica internacional de suma importancia.”

El informe contó con el respaldo de Crédit Coopératif, el Grupo Desjardins, la Indian Fertiliser Cooperative Limited (IFFCO), la Organisação das Cooperativas Brasileiras (OCB) y The Co-operative Group.

En 2005, la ACI creó Global300, una iniciativa que se propuso elaborar una lista de las 300 cooperativas y organizaciones mutuales más grandes del mundo. Con la incorporación del Instituto Europeo de Investigación sobre Cooperativas y Empresas Sociales (Euricse) en su calidad de socio técnico-científico, la nueva edición del informe de la ACI adquiere solidez metodológica. Con el fin de ampliar y otorgar mayor sustento científico al proyecto, el Euricse y la ACI han designado una comisión científica conformada por investigadores del Euricse y otros expertos internacionales con formación y habilidades diversas.

• Pulse aquí para ver el informe completo, con el desglose por sector. Para participar de futuras ediciones del informe, visite el sitio www.monitor.coop.

Fotografía: Mapa de la base de datos del Monitoreo Global de las Cooperativas


tratto da: http://2012.coop/es/media/news/las-trescientas-cooperativas-m%C3%A1s-importantes-generan-usd-2-billones

lunedì 18 giugno 2012

A better world means more co-operatives - Getting their attention

"Co-operatives received some important high-level recognition this week when ICA’s President, Dame Pauline Green, and I were able to join representatives from China’s co-operative sector in a meeting with the Chinese Vice Premier, Hon. Mr. Hui Liangyu, in Beijing. Mr. Hui presented a four-part commitment of the Chinese government to co-operative development, including: sound legal protection for co-operatives; pushing forward innovation, ‘the inexhaustible resource for growth’; displaying co-operative values, such as poverty reduction; and deepening exchange among co-operatives, including with co-operatives in other countries.

This meeting was arranged by the All China Federation of Supply and Marketing Cooperatives, an ICA member, as part of an impressive symposium in Beijing for the International Year of Co-operatives. It conveyed a thoughtful, outward-looking strategy, with the global perspective presented along with a perspective from each of the world’s regions, providing an interest counterpoint for the Chinese view of their own co-operative experience and future.

Later that week, I had the opportunity to meet with the Deputy Prime Minister of Vietnam, H.E. Mr. Mguyen Xuan Phuc, in Da Nang, where he addressed the World Fisheries Cooperative Day attendees. He noted the significance of the fisheries sector to the Vietnamese economy and that Vietnam is now among the top 20 countries in fish catch and ranked sixth in terms of fisheries export. He expressed his appreciation specifically for the contributions of ICFO (International Co-operative Fisheries Organisation), ICA’s fisheries sectoral organisation, to the development of Vietnam’s fisheries co-operatives.

Juxtaposed, these meetings demonstrate the growing awareness of appreciation for co-operatives at the highest levels of government. The World Fisheries Cooperative Day, in particular, signals a way for us to continue to invite this attention even as the International Year itself reaches its close later this year.

This was the second World Fisheries Cooperative Day (15 June) conference. 200 representatives of fisheries co-operatives in a dozen countries shared their development experiences and their challenges before celebrating the Day, which included the presentation of the World Fisheries Cooperator Prize to Ikuhiro Hattori, President of the National Federation of Fisheries Co-operative Associations of Japan.

Mr. Hattori has a distinguished career in aquaculture and co-operation and was able to describe the steady development of the Japanese Federation since enabling legislation in 1948. The government early allowed the Federation to use its foreign currency reserves from fuel oil supply operations, which gave it a sound business model for growth. From that start, the Federation expanded into mutual aid, marketing, fish freezing and processing, and more recently, marine resource management and a fishers’ income security system. As Japan now recovers from the terrible tsunami of last year, the sophisticated systems of the Federation are demonstrating the value of thoughtful planning and steady growth. They also demonstrate an important point about governmental relations, and that co-operatives do not seek government subsidies as part of an ongoing business model. Instead, if policy can simply acknowledge the unique structure and nature of co-operatives and allow them to fully leverage their potential, the resulting impact is very impressive.

Vietnam, this year’s host for the conference, is still developing its fisheries co-operatives. With a coastline of 3200 km, fishing is a major part of the Vietnamese economy, and employs 5 million people. It is also a fast-growing part of the economy, increasing over 6% annually this past decade. But it is an inefficient industry. Today, the vast majority of fishing knowledge is passed from father-to-son, vessels are often of low quality, lacking communication and safety equipment, and illegal and unsustainable fishing methods are common.



An improved legislative framework for co-operatives, beginning in the late 1990s, has resulted in an increase in the number of fishing co-operatives from 79 to 500, and an additional 4000 ‘pre-cooperatives’. With training, logistical services, and joint marketing, fishers in co-operatives are reporting a doubling of their income. Further improvements to the co-operative legislation are pending even as I write, and we were able to address this with the Deputy Prime Minister.

While fishers are among the poorest of workers, conditions would seem to be ripe for greater attention to their needs. For example, the agenda of the important United Nations Rio+20 Conference on Sustainable Development, meeting this month in Brazil, includes sustainable oceans policy. At the same time, the Food and Agriculture Organisation has been warning of a growing food security crisis, and aquaculture and fishing are acknowledged as essential means to address this. ICA is working to ensure that co-operatives are seen as part of the solution. Our Public Policy Director, Betsy Dribben, is in Rio now, advocating for inclusion of co-operatives in the outcome document from Rio+20, to ensure our inclusion in post-Rio implementation strategies.


As further evidence of growing attention to co-operatives in this area of food supply, the new FAO (UN Food and Agriculture Organisation) Director-General, Mr. Graziano da Silva, is a friend of co-operatives, having seen first-hand their impact in his home country of Brazil. He is elevating the visibility of co-operatives within the FAO and ensuring their integration in key initiatives.

The dangers of the waters have long made fishing conducive to mutual support. An increased awareness of the over-exploitation of the seas has elevated the urgency of co-operation in resource management, as well. The co-operative model is showing, in the countries represented at the World Fisheries Cooperative Day, how effective it is in accomplishing this, while at the same time raising the standard of living of the fishers involved."


from: charlesgould.tumblr.com/post/25289917579

domenica 11 marzo 2012

Dichiarazione internazionale di identità cooperativa.

L’Alleanza Cooperativa Internazionale (International Co-operative Alliance; in sigla ICA) in occasione del XXXI Congresso del Centenario (Manchester, 20-22 settembre 1995) ha adottato, tra l’altro, una Dichiarazione d’Identità Cooperativa che definisce cosa essa sia e quali siano i suoi valori e i suoi principi basilari.
Questa Dichiarazione ha lo scopo di guidare le organizzazioni cooperative verso il XXI secolo e… oltre. Per quanto riguarda la revisione dei valori e dei principi, questo è il terzo aggiornamento compiuto dall’ICA. Il primo è stato nel 1937 e il secondo nel 1966. Tutti aggiornamenti per spiegare come i principi cooperativi debbano essere interpretati nel mondo contemporaneo.
Le revisioni sono una fonte di forza per il movimento cooperativo e dimostrano come il suo pensiero possa essere applicato ad un mondo in continua evoluzione.
In tutta la sua storia il movimento cooperativo è cambiato e continuerà a farlo anche nel futuro.
In queste trasformazioni vi è sempre il rispetto per tutti gli esseri umani e il credere che essi possono migliorare se stessi economicamente e socialmente attraverso l’aiuto reciproco.
Inoltre il movimento cooperativo crede che le procedure democratiche applicate alle attività economiche siano fattibili, auspicabili ed efficienti.
E ritiene che organizzazioni economiche democraticamente controllate contribuiscano al bene comune. Su queste prospettive filosofiche nodali sono fondati i sette principi fondamentali della cooperazione: sette comandamenti di ferro e, contemporaneamente, sette linee guida per giudicare il comportamento e per assumere delle decisioni.
Anche nella Dichiarazione del 1995 sono elencati sette principi: adesione libera e volontaria; controllo democratico dei soci; partecipazione economica dei soci; autonomia ed indipendenza; educazione, formazione ed informazione; collaborazione tra cooperative; interesse verso la comunità.
I primi tre principi essenzialmente si riferiscono alle dinamiche interne di ogni cooperativa; gli ultimi quattro riguardano sia le caratteristiche interne che i rapporti esterni di esse.

Definizione
Una cooperativa è un’associazione autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare i propri bisogni economici, sociali e culturali e le proprie aspirazioni attraverso la creazione di una società di proprietà comune e democraticamente controllata.

Valori
Le cooperative si fondono sui valori dell’autosufficienza (il fare da sé), dell’autoresponsabilità, della democrazia, dell’uguaglianza, dell’equità e solidarietà. Fedeli allo spirito dei propri padri fondatori, i soci delle cooperative credono nei valori etici dell’onestà, della trasparenza, della responsabilità sociale e dell’attenzione verso gli altri.

Principi
I principi cooperativi sono linee guida con cui le cooperative mettono in pratica i propri valori.

1° Principio: Adesione libera e volontaria
Le cooperative sono organizzate volontarie aperte a tutte le persone in grado di utilizzarne i servizi offerti e desiderose di accettare le responsabilità connesse all’adesione, senza alcuna discriminazione sessuale, sociale, razziale, politica o religiosa.

2° Principio: Controllo democratico da parte dei soci.
Le cooperative sono organizzazioni democratiche, controllate dai propri soci che partecipano attivamente alla definizione delle politiche e all’assunzione delle relative decisioni. Gli uomini e le donne eletti come rappresentanti sono responsabili nei confronti dei soci. Nelle cooperative di primo grado, i soci hanno gli stesso diritti di voto (una testa, un voto), e anche le cooperative di altro grado sono ugualmente organizzate in modo democratico.

3° Principio: Partecipazione economica dei soci
I soci contribuiscono equamente al capitale delle proprie cooperative e lo controllano democraticamente. Almeno una parte di questo capitale è, di norma, proprietà comune della cooperativa. I soci, di norma, percepiscono un compenso limitato sul capitale sottoscritto come condizione per l’adesione. I soci destinano gli utili ad alcuni o a tutti gli scopi: sviluppo della cooperativa, possibilmente creando delle riserve, parte delle quali almeno dovrebbero essere indivisibili; erogazione di benefici per i soci in proporzione alle loro transazioni con la cooperativa stessa, e sostegno ad altre attività approvate dalla base sociale.

4° Principio: Autonomia ed indipendenza
Le cooperative sono organizzazioni autonome, di mutua assistenza, controllate dai soci. Nel caso in cui esse sottoscrivano accordi con altre organizzazioni (incluso i governi) o ottengano capitale da fonti esterne, le cooperative sono tenute ad assicurare sempre il controllo democratico da parte dei soci e mantenere l’autonomia della cooperativa stessa.

5° Principio: Educazione, formazione ed informazione
Le cooperative s’impegnano ad educare ed a formare i propri soci, i rappresentanti eletti, i manager e il personale, in modo che questi siano in grado di contribuire con efficienza allo sviluppo delle proprie società cooperative. Le cooperative devono attuare campagne di informazione allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica, particolarmente i giovani e gli opinionisti di maggiore fama, sulla natura e i benefici della cooperazione.

6° Principio: Cooperazione tra cooperative
Le cooperative servono i propri soci nel modo più efficiente e rafforzano il movimento cooperativo lavorando insieme, attraverso le strutture locali e nazionali, regionali ed internazionali.

7° Principio: Interesse verso la comunità
Le cooperative lavorano per uno sviluppo durevole e sostenibile delle proprie comunità attraverso politiche approvate dai propri soci.