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mercoledì 29 agosto 2012

100 sindaci firmano una Carta contro lo spreco di cibo - Last Minute Market

“Nordest Spreco Zero”: parte dalla città di Trieste la campagna di sensibilizzazione contro lo spreco alimentare che coinvolge i cittadini del nordest e alla quale hanno già aderito 100 sindaci e le regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia. I pubblici amministratori sottoscriveranno la “Carta Nordest Spreco Zero” – formulata sulla base di una Dichiarazione congiunta di cittadini, esperti e operatori – il prossimo 29 settembre 2012, in occasione della prima “Giornata contro lo spreco di cibo” promossa da Last Minute Market.

“Nordest Spreco Zero” è molto più di uno slogan e di un auspicio: è un percorso concreto che coinvolge 100 sindaci del nordest del Belpaese - con capofila il Comune di Trieste, Roberto Cosolini, affiancato dai governatori delle Regioni Veneto e Friuli Venezia Giulia – nella sottoscrizione della “Carta Nordest Spreco Zero”. Dieci buone pratiche che raccolgono in modo concreto l’impegno assunto dal Parlamento europeo, lo scorso 19 gennaio 2012, di evitare lo spreco di alimenti.

La Carta contiene una serie di strategie tese a migliorare l’efficienza della catena alimentare nell’UE, come proposto dalla Commissione per l’Agricoltura e lo Sviluppo Rurale sulla base della Dichiarazione congiunta contro lo spreco di cibo elaborata da Last Minute Market nel quadro della campagna europea “Un anno contro lo spreco” – sottoscritta da molte personalità della cultura, della scienza, delle istituzioni.

I 100 sindaci sottoscriveranno la Carta durante la cerimonia pubblica prevista per sabato 29 settembre 2012 a Trieste, nell’ambito della prima edizione di “Trieste Next – Salone Europeo dell’Innovazione e della Ricerca Scientifica” (28-30 settembre 2012). L’iniziativa è stata presentata nel corso di una conferenza stampa alla quale sono intervenuti, tra gli altri, il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, e l’agroeconomista Andrea Segrè, ideatore e presidente di Last Minute Market.

Lo spreco alimentare è uno scandaloso paradosso del nostro tempo. Mentre, da un lato, vi è la necessità di aumentare la produzione di cibo del 70% nei prossimi anni per poter nutrire una popolazione che conterà 9 miliardi nel 2050, dall’altro nel mondo si spreca più di un terzo del cibo che viene prodotto. Se si potessero recuperare tutte le perdite alimentari e tutti gli scarti, si potrebbe dare da mangiare – per un anno intero! – a metà dell’attuale popolazione mondiale: cioè a 3,5 miliardi di persone.

“Proprio a partire da queste considerazioni e da questi dati”, ha spiegato Andrea Segrè, Preside della Facoltà di Agraria a Bologna e fondatore di Last Minute Market, “nel 2010 abbiamo avviato la Campagna Europea di sensibilizzazione “Un anno contro lo spreco”, in stretta partnership col Parlamento europeo-Commissione Agricoltura”.

“La crisi globale, paradossalmente, può offrire un’occasione di cambiamento, e in questo senso la società civile può dare un indirizzo importante alle forze politiche ed economiche“, ha continuato Segrè. “La “Carta Nordest Spreco Zero” è un esempio importante: formulata sulla base di una Dichiarazione congiunta di cittadini, esperti e operatori, verrà adottata dai pubblici amministratori e diventerà buona prassi quotidiana per i cittadini amministrati. Le nostre azioni, anche se piccole, possono veramente portare a un mondo nuovo. Dobbiamo tornare a credere nel nostro ruolo di individui-cittadini attivi nella società“.

Il sindaco di Trieste, Roberto Cosolini, ha sottolineato come “nella “Carta contro lo Spreco”, non ci sono solo belle e generiche parole, ma contiene impegni amministrativi seri, ad esempio legati ai bandi pubblici per i servizi di ristorazione, dove viene chiesto alle aziende partecipanti, attribuendo adeguati punteggi, di ridurre gli sprechi delle derrate alimentari e di favorire l’utilizzo di prodotti a Km zero”. “E’ un impegno serio”, ha concluso il primo cittadino, “per un salto di qualità nel rapporto tra gli enti locali e le comunità di appartenenza, a favore di un consumo responsabile e senza sprechi”.

Con la sottoscrizione della “Carta Nordest Spreco Zero” verranno rese subito operative alcune delle indicazioni contenute nella Risoluzione Europea contro lo spreco, che ha l’obiettivo di dimezzare, entro il 2025, sprechi e perdite alimentari: gli amministratori si impegnano a sostenere tutte le organizzazioni pubbliche e private che recuperano, a livello locale, i prodotti rimasti invenduti e scartati per redistribuirli gratuitamente alle categorie di cittadini al di sotto del reddito minimo.

martedì 28 agosto 2012

In regione vanno al macero 11mila tonnellate di alimenti

“Last minute market”, con Andrea Segrè, da tempo rivela il grande scandalo degli alimenti buttati via. Infila cifre su cifre che dovrebbero convincere anche i più indifferenti e insensibili. Eccone qualche esempio, cominciando da vicino.

Si stima che (dati 2010) la distribuzione all’ingrosso e al dettaglio in Friuli Venezia Giulia abbia mandato al macero complessivamente 11.425 tonnellate di generi alimentari. In testa i supermercati con oltre 6000 tonnellate, seguiti da ipermercati e negozi dettaglio: più di 2000 ciascuno.

In campo agricolo i dati sono ancora più allarmanti. Rispetto alla produzione totale è stata buttata via una tonnellata tra cereali, frutta e ortaggi, quasi interamente in fase di raccolta. Percentualmente, una cosa piccola: l’1,76% del totale. Ma traducendo in termini di spreco di acqua, ecco un altro numero da capogiro: solo col mais rimasto sul campo (17.400 tonnellate) si sono sprecati quasi 12 milioni di metri cubi. “Last minute market” visualizza la quantità: «Corrisponde a 3687 piscine olimpiche».

Lo spreco nazionale arriva a 3,6 milioni di tonnellate di cibo all’anno. Il danno è moltiplicato, perché produrre quella roba ha buttato inutilmente nell’aria 4,14 milioni di tonnellate di anidride carbonica, ha sprecato 1,2 miliardi di metri cubi di acqua («quantità pari al lago d’Iseo») e il 3% del consumo finale di energia elettrica. Che equivale al consumo energetico di 1 milione e 650 mila italiani.

Dare la colpa solo ai supermercati è troppo semplice. Anche in casa siamo colpevoli. Anzi, secondo i calcoli della Direzione generale per l’ambiente della Commissione europea, nei paesi cosiddetti “ricchi” è proprio a livello domestico che gli alimenti vanno più gettati: il 25% del peso totale degli acquisti, cioé un quarto. In Italia sembra che buttare via il cibo ancora buono costi a ogni famiglia 1693 euro all’anno: in tempi di crisi evidente, sarebbe meglio pensarci.

Gli sprechi di cibo ancora utilizzabile per fini alimentari potrebbero essere recuperati, ed è questo il messaggio che lancerà Trieste, attraverso sistemi di ottimizzazione della distribuzione e recupero dell’invenduto.

In entrambi i casi, lo spreco è doppio: da un lato, di grandi quantità di energia utilizzate nella produzione e nella distribuzione, dall’altro, di ulteriore energia impiegata nella gestione e nello smaltimento di questi scarti e sprechi, l’immondizia che ci avvelena. Un disastro, insomma, in termini economici, sociali e ambientali.



tratto da:http://ilpiccolo.gelocal.it/cronaca/2012/08/09/news/in-regione-vanno-al-macero-11mila-tonnellate-di-alimenti-1.5524097

lunedì 7 maggio 2012

La Cooperazione: cos'è e perchè può creare un mondo migliore - Stefano Zamagni

Stefano Zamagni, rinomato economista e docente presso l'Università di Bologna Alma Mater, presenta la cooperazione (l'impresa cooperativa) rispondendo a tre domande fondamentali:
1- Cos'è la cooperazione?
2- In che cosa si caratterizza il modo di agire cooperativo rispetto ad altri modi di agire
3- Perché nelle attuali condizioni storiche un giovane, o una persona in generale, dovrebbe essere interessato all'agire cooperativo?

Buona visione

venerdì 6 aprile 2012

Last Minute Market, la filiera corta del recupero e riduzione rifiuti

"Il 50 per cento della produzione va sprecata in Italia, bisogna rivedere il sistema"


Progetto promosso dalla Provincia in collaborazione con Marche Multiservizi e Aset. Ricci: "Basta sprechi. Azione a forte valenza sociale per il sostegno alle fasce più deboli".

"Basta sprechi". Soddisfatto per "i buoni risultati della raccolta differenziata, che individuano una crescita culturale nella mentalità del territorio", Matteo Ricci fa "un passo ulteriore verso il nuovo modello di sviluppo", rilanciando nella provincia il progetto di Last Minute Market - spin off dell’università di Bologna – con i partner Marche Multiservizi e Aset.

Il presidente spiega il meccanismo alla base dell’idea, già operativa, semplice nella sostanza: "Si tratta di un’azione di prevenzione e riduzione dei rifiuti – osserva Ricci in conferenza stampa - che avrà anche finalità sociali, di sostegno alle fasce più deboli. Perché tramite una rete provinciale composta da istituzioni, imprese e terzo settore, favoriamo il recupero dei prodotti invenduti nella grande distribuzione nella massima sicurezza, a favore di enti no profit".

Nel dettaglio, una serie di punti vendita del territorio che hanno aderito, o aderiranno, al progetto (tra cui Mercatone Uno di Pesaro, Conad Primavera di Fano, Conad Tre Effe di Fermignano) saranno messe in contatto con le onlus beneficiarie in quella che assume i contorni di una filiera corta del recupero. Con conseguenti benefici, non solo ambientali: "E’ un’iniziativa che guarda a chi ha bisogno – continua il presidente della Provincia - e specialmente in tempo di crisi economica, assume davvero una forte valenza sociale. Rappresenta anche una nuova sfida culturale: vengono rimessi al centro valori antichi, come quelli legati alla solidarietà. Che negli ultimi anni sono purtroppo passati in secondo piano…". Non solo: "Impatto importante, ovviamente, anche in termini ambientali per la prevenzione e riduzione dei rifiuti, economici per i minori costi di smaltimento ed educativi per la consapevolezza di un consumo consapevole".

Un’"economia del dono", per citare l’ossimoro del presidente Last Minute Market Andrea Segrè. Che integra: "Il lavoro sta nel valorizzare quello che si ritiene rifiuto ma che, in realtà, ancora non lo è veramente. Lavoriamo in 12 regioni, con oltre 40 progetti attivi nei Comuni. Collaboriamo con le principali catene della distribuzione organizzata, decine di istituzioni, enti privati.E la provincia di pesaro e Urbino è un autentico esempio per la rete che si è creata…".

Ma cosa si può recuperare, in concreto, da un supermercato di 2mila metri quadri? La risposta di Last Minute Market: "Circa 45mila euro all’anno di prodotti che aiutano 2 onlus, con 15mila chili all’anno di rifiuti evitati e 25 persone al giorno aiutate".

Tarcisio Porto, assessore all’Ambiente: "Il progetto ci fa riflettere sul rapporto tra sistema distributivo e produttivo. Il 50 per cento della produzione va sprecata in Italia, bisogna rivedere il sistema. In questo senso, stiamo intervenendo con più di un milione di euro di fondi europei anche sulla pesca, per recuperare il pescato invenduto e trasformarlo a vantaggio della filiera corta".

Luca Bartolucci, presidente del consiglio provinciale: "Da piccolo mi indignavo in televisione per le immagini relative alla distruzione delle arance, voluta appositamente per non danneggiare il sistema alla base del settore. Non è etico produrre e distruggere. Last Minute Market ha dato una risposta alla mia indignazione. La società funziona se sono positive le relazioni tra persone. E questo progetto ci interroga sul tema, pone l’interrogativo dell’altro".

Per Caterina Tieri (Aset), "l’iniziativa è concreta e finalmente agevolerà anche la comunicazione e la prevenzione nelle scuole. Sarà un esempio per i ragazzi". Chiude l’amministratore delegato di Marche Multiservizi, Mauro Tiviroli: "Abbiamo sostenuto in modo convinto il progetto, anche per la nostra vocazione ambientale e sociale. La valenza è importante e vogliamo contribuire alla sua trasmissione, anche rispetto agli stakeholders con cui costantemente ci relazioniamo".


tratto da: http://www.viverefano.com/index.php?page=articolo&articolo_id=345332

venerdì 30 marzo 2012

Una lampada alle alghe che assorbe la stessa CO2 di 150 alberi

Una lampada capace di assorbire tanta anidride carbonica quanto almeno 150/200 alberi. E' questa la promessa del biochimico francese Pierre Calleja il quale ha progettato un lampione che, sfruttando l'azione delle micro-alghe, sarebbe in grado di assorbire dall'aria una tonnellata di carbonio ogni anno.

La lampada di Calleja, una sorta di acquario illuminato pieno di alghe mangia-Co2, sarebbe capace di attirare i gas serra dal cielo anche in ambienti chiusi come garage o cantine sotterranee.

Attualmente il lampione è in fase sperimentale, installato in alcuni punti pilota e in attesa di ottenere finanziamenti o aziende partners per la produzione di massa di questa tecnologia che potrebbe far diventare la lotta al riscaldamento globale facile come premere un interruttore e accendere la luce.

Nel video è possibile vedere la lampada in azione e Calleja che ne spiega i principi su cui è basata:




tratto da:http://www.greenme.it/abitare/arredo-urbano/7175-lampada-mangia-co2

domenica 29 gennaio 2012

Grazie a Renault puoi esprimere la tua personalità!

Grazie alla nuova Renault Twingo puoi finalmente esprimere la tua personalità!
Sono addirittura oltre trentamila le diverse combinazioni possibili!


Vivi in un mondo in cui il cibo che mangi è povero di sostanze nutrienti e ricco di sostanze nocive; l’aria che respiri è inquinata e alla lunga dannosa; l’acqua che bevi sei fortunato se non è gestita da aziende che traggono profitti aumentandone il prezzo; l’ambiente in cui vivi è degradato e inquinato, sempre per il profitto di pochi; case farmaceutiche “inquinano” la ricerca medica che si traduce poi nella possibilità di curarti efficacemente e di mantenerti in salute; la criminalità organizzata dilaga, mezzo mondo è affamato o in condizioni di vita indegne, l’iniquità e l’ingiustizia sono l’orizzonte che vedi quotidianamente… ma …
HEY! Puoi esprimere la tua personalità scegliendo il colore della macchina!

lunedì 2 gennaio 2012

Svincolare l'energia dalla rete - Justin Hall-Tipping



"Cosa accadrebbe se potessimo generare energia dai vetri delle finestre? In questa avvincente presentazione, l'imprenditore Justin Hall-Tipping mostra i materiali che potrebbero renderlo possibile, e come il riconsiderare la nostra nozione di 'normale' possa aprirci degli scenari straordinari."

lunedì 10 ottobre 2011

sabato 21 maggio 2011

Cibo S.p.a. - Documentari

"Robert Kenner svela ciò che avviene nelle grandi industrie alimentari e che ci viene tenuto deliberatamente nascosto, con il consenso delle istituzioni. È una denuncia feroce e impressionante di un sistema votato esclusivamente al profitto, che ignora i rischi per la salute pubblica e che fa della produttività il suo unico credo.
Per la prima volta il regista americano è riuscito a documentare questa politica perversa e a raccogliere prove significative e testimonianze di persone che operano nel sistema produttivo alimentare."


martedì 10 maggio 2011

Il caso di Parma - Soluzione "Rifiuti Zero"

Come abbiamo ricordato più volte in questo blog, i problemi che ci troviamo ad affrontare sono relativamente pochi (i problemi “veri”, ovviamente). Tra questi sono di primaria importanza il problema “energetico” e quello relativo all’attuale sistema produttivo / di consumo.
Sebbene l’importanza del primo possa apparire evidente grazie alla risonanza mediatica di cui gode ultimamente, il secondo, nonostante sia sentito solo da alcuni ambienti e abbia effetti più indiretti, non è da meno in quanto rilevanza avendo ripercussioni su molte variabili determinanti per la qualità della nostra vita (inclusa la “qualità” dell’ambiente in cui viviamo).
Agli osservatori più attenti non sarà certo sfuggito il legame esistente tra le due questioni (o problemi). L’attuale sistema produttivo / di consumo è infatti una delle principali cause di “inefficienza energetica” (salvo risolvere i problemi derivanti da esso nascondendo la polvere sotto il tappeto – leggasi incenerire gli scarti della produzione e del consumo).
Fatte le debite premesse si deve aggiungere che la necessità di creare dei “cicli completi” (o quasi) in cui “nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma” è una delle soluzioni più evidenti e sensate a cui una persona razionale e di “buon senso” possa pervenire.
In seguito a queste considerazioni presento qui l’ “istruttivo” caso della città di Parma (sul tema della possibile soluzione “rifiuti zero”), tramite un articolo preso dall’ottimo sito “Il Cambiamento”.

L’ALTERNATIVA: UN'EUROPA A RIFIUTI ZERO
Senza inceneritori è possibile ora

Una sala gremita, ma un solo rappresentante delle istituzioni, il delegato alla salute Fabrizio Pallini, ha seguito con attenzione il convegno del GCR dedicato alla proposta alternativa di gestione dei rifiuti di Parma, dal titolo “L’Alternativa: un’Europa a Rifiuti Zero”, inserito nella Festa dell’Europa 2011 e ospitato nella sala aurea della Camera di Commercio.

Due ospiti, Massimo Cerani e Frans Beckers, per altrettante relazioni di grande levatura e interesse. Ancora un appuntamento mancato (volutamente?) dagli amministratori locali, che avevano l’opportunità di confrontarsi a viso aperto con la filosofia opposta a quella che oggi Parma si appresta ad adottare, per bruciare a Ugozzolo 130 mila tonnellate di rifiuti, con le note ricadute ambientali. L’ingegner Massimo Cerani, esperto lombardo di raccolte differenziate, non ha avuto peli sulla lingua nel sostenere con convinzione che gli inceneritori sono solo un business per i gestori e che con una adeguata raccolta differenziata il rifiuto residuale non è sufficiente per tenere acceso un impianto di questo genere. Ergo, se ci sono ancora i “numeri” per alimentare un impianto, è la raccolta stessa ad essere organizzata in modo pessimo, parziale, insufficiente, probabilmente finalizzata proprio a produrre un quantitativo sufficiente di rifiuti residui utili a mantenere in vita l’impianto.

L’ing. Cerani ha analizzato la situazione di Parma, presentando le linee di sviluppo di un piano di gestione dei rifiuti senza l’ausilio di incenerimento e se qualcuno aveva ancora qualche dubbio sulla realizzabilità di questo progetto, i numeri dell’ingegnere bresciano hanno spazzato via ogni residua perplessità. La messa in opera della rivoluzione della raccolta domiciliare è praticabile in pochi mesi, con raggiungimento di percentuali di riciclo attorno al 70%, e una spesa complessiva di 20 milioni di euro (l’inceneritore ne costerà minimo 200 senza contare il teleriscaldamento), necessari per realizzare 2 centri riciclo con la tecnologia di Vedelago e un residuo indifferenziato addirittura al di sotto delle 10 mila tonnellate annue (teniamo conto che l’inceneritore produrrà 40 mila tonnellate di ceneri inquinate che non si dove verranno collocate).

Risultati possibili e certificati dalla Provincia di Treviso, che a Vedelago ha verificato come un mix di rifiuti indifferenziato e plastiche scartate dalla raccolta differenziata porti alla creazione di un granulo a matrice plastica, a norme Uni, che diventa materia di base per panchine, mattonelle, staccionate, tegole. Questi risultati, di per sé sorprendenti per i nostri amministratori, si raggiungono con una applicazione corretta della raccolta domiciliare spinta affiancata dalla tariffazione puntuale, entrambe da applicare al 100% delle utenze, e una corretta adozione delle pratiche utili alla riduzione e prevenzione della produzione dei rifiuti, azioni che riducono notevolmente la produzione pro capite di rifiuti da parte dei cittadini. Il piano del GCR è dunque fattibile ed anzi migliorabile, ma giace in un cassetto di Provincia e Comune dal giugno dello scorso anno. Fogli pericolosi, di cui è meglio no parlare. Massimo Cerani ha anche sottolineato come Parma utilizzi un piano provinciale di gestione dei rifiuti vecchio e superato dalla tecnologia e dai nuovi traguardi raggiunti dalla raccolta differenziata, un piano anche andrebbe già da oggi rivisto e revisionato, adeguandolo alla situazione di oggi. E neanche è stato clemente con il teleriscaldamento, giudicato un altro affare per il gestore ma una vera iattura per i cittadini, con alti costi, e ricadute ambientali negative e non positive, legate ad esempio al surriscaldamento estivo causato dalle condotte di acqua bollente che attraversano la città (l’inceneritore mica si spegne, d’estate…).

Se il primo relatore ha chiarito una volta per tutti la facilità di adozione di un piano alternativo,. Frans Beckers, responsabile C2C di van Gasewinkel, ha offerto la visione globale del problema rifiuti, dal punto di vista di una grande multiutility olandese, che opera in diversi Stati europei, fatturando 1,2 miliardi di Euro. Un’azienda globale che nel 2007 ha fatto propria la filosofia Cradle to Cradle, dalla culla dalla culla, credendo in questa svolta come il necessario e impellente sviluppo economico del futuro.
C2C è stata presentata anche a Parma, lo scorso gennaio, direttamente al co fondatore Michael Braungart in un auditorium Paganini al completo. La van Gasewinkel, come tutte le società per azioni, mira al profitto ed al guadagno, eppure dal 2007 sta diminuendo la propria capacità di smaltimento in inceneritori e sta aumentando il business del riciclo, addirittura spegnendo lo scorso anno l’inceneritore di Rotterdam, per mancanza di materiali. Frans Beckers ha specificato come nel vecchio continente sia in atto una vera e propria rivoluzione di approccio al tema dei materiali post consumo, che li ha fatti tornare al loro ruolo di materiali nobili, dopo averli per decenni semplicemente considerati combustibile ad incenerire. Una rivoluzione che VGW ha adottato come strategia e visione, impostando tutte le politiche aziendali verso l’abbandono e la chiusura dei rimanenti 2 inceneritori in possesso della società. La VGW, colosso europeo del settore, con un settore ricerca e sviluppo che conta 60 persone di organico, conduce la propria azione su più fronti, interagendo con i clienti per favorire un miglioramento delle performance di recupero materia, dialogando con i produttori di packaging per giungere in breve tempo ad un design di materiali riciclabili facilmente ed al 100% sulla stregua della filosofia dalla culla alla culla che, imitando la natura, propone un ciclo chiuso dei materiali dove lo scarto di un settore diventa automaticamente nutrimento per l’altro. Il messaggio lanciato da Beckers è molto chiaro. Costruire oggi un inceneritore a Parma non ha alcun motivo pratico o economico, visto che già oggi la capacità di incenerimento in Europa supera la disponibilità di materiali. La VGW è addirittura disponibile ad offrire i propri impianti per trattare i rifiuti di Parma in attesa di raggiungere le percentuali necessarie a chiudere il ciclo senza bisogno di impianti a caldo. Non avrebbe difficoltà a proporre una offerta per il ritiro dei materiali a costi concorrenziali con la attuali dinamiche economiche. VCW ha proposto i suoi servizi dopo aver visitato, durante la giornata, la situazione di gestione dei rifiuti di Parma. Il mattino è stato dedicato ad un confronto con Iren, nella sede di stradello Santa Margherita, uno scambio di vedute al quale GCR è stato impedito di partecipare (evviva la trasparenza!), e con un incontro seguente in comune con i dirigenti del settore ambiente Moruzzi e Angella.Nel pomeriggio waste tour da Ghirardi (carta), Furlotti (vetro e plastiche), Carbognani (metalli).Una intensa giornata che si è conclusa alla Camera di Commercio, dove Beckers ha potuto esprimere le sue considerazioni dopo una attenta visione della situazione locale.L’inceneritore a Parma quindi non serve, non risolve un problema che non c’è, bloccherà lo sviluppo della raccolta differenziata, ci costerà molto salato, sia economicamente che in salute.
Tra il pubblico, alla fine del convegno, è venuto spontaneo domandarsi come mai allora, visti tutti gli aspetti positivi di una gestione corretta dei materiali, si insita in una direzione così sbagliata come l’incenerimento. Come mai di fronte a tutte le ricadute positive in termini economici ed ambientali, si scelga ancora una strada, quella dell’incenerimento, che porta con sé inquinamento, malattie, costi economici e sociali di grossa portata?Sono scelte suicide, contrastanti con il bene comune e l’economicità. Manca qualche tassello, non conosciamo fino in fondo tutti i risvolti. Ci vede essere un interesse che noi non conosciamo che giustifica l’insistenza così fuori da ogni logica di questo voler incenerire per 20, 30 anni, materiali che possono essere utilmente recuperati. Qualcuno ci guadagnerà da tutto questo, ma non saranno certo i cittadini.

Tratto da: http://reti.ilcambiamento.it/gestionecorrettarifiuti/author/gestione-corretta-rifiuti/

domenica 17 aprile 2011

Intervista a Massimo Mazzucco - La Vera Storia della Marijuana

Fantastica intervista a Massimo Mazzucco sul suo nuovo film-documentario "La vera storia della Marijuana", in cui vengono descritte le numerose proprietà benefiche, per l'uomo e per l'ambiente, della pianta più odiata e criminalizzata della storia.
Nel capitolo delle "Soluzioni" questo argomento non può assolutamente mancare. Buon ascolto.


http://it.1000mikes.com/app/archiveEntry.xhtml?archiveEntryId=227311

Qui potrete ascoltare direttamente l'intervista o, se preferite, scaricarla.

sabato 26 marzo 2011

Un esempio di Business Plan per un' Economia Alternativa - Ecoliving

Sempre in tema di soluzioni e possibili alternative.

"Macro Società Cooperativa ed Ecosphera, impresa sociale volta all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate che si occupa di servizi ecologici, hanno vinto un bando finanziato da Regione Emilia Romagna (Assessorato alla Scuola, Formazione Professionale Università e Lavoro), Unione Europea (Fondo Sociale Europeo) e Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali, per sviluppare un business plan finalizzato alla realizzazione di un centro innovativo dell'economia alternativa.

Sono partner del progetto anche SEI international, Golden Book, Consorizio Solidarietà Sociale di Forlì-Cesena, Fedragri, Ass. Clan-Destino Forlì (promotori d’interesse), Ass. Movimento Impatto Zero (MIZ) cesena (promotori d’interesse), AICCON, Coop. IL CAMMINO di Forlì, Facoltà di Economia di BO, AITR turismo responsabile.


L'intento è quello di dare vita e gestire un centro, "Piazza Giardino", capace di riunire e stimolare attività di natura locale (km 0) commerciali, artigianali e di servizi, all'interno di una cultura di tutela dell'ambiente, del territorio e della salute, e di superamento dell'attuale sistema di consumo.

Si cercherà quindi di creare un circuito di imprese, enti, associazioni, singoli privati che collaboreranno allo sviluppo di uno spazio polivalente in grado di offrire un'ampia gamma di prodotti e servizi, e favorire scelte d'acquisto consapevoli, basate su informazioni complete e trasparenti sulle caratteristiche e la provenienza di prodotti e servizi, libere da manipolazioni pubblicitarie.
Particolare attenzione verrà data anche all'aspetto sociale di scambio di beni e servizi anche gratuiti.

Il centro dovrebbe essere realizzato in una prima fase presso un capannone di 1000 metri quadrati, circondato da un'ampia area parcheggio, che si trova tra Forlì e Cesena in via Giardino, allo svincolo della E45, una location chiave per la facile raggiungibilità e per la vicinanza rispetto ai principali capoluoghi di provincia dell'area (20 minuti da Forlì, Ravenna, Rimini, 40 minuti da Bologna e Pesaro). Inoltre, il capannone, messo a disposizione dalla Cooperativa Macro, si trova all'interno di un terreno di 5200 m/q, dei quali il 60% è edificabile secondo il piano regolatore.

L'idea di questo progetto nasce dalla volontà di vari soggetti, persone fisiche e imprese profit e non profit, di coniugare le varie esperienze sviluppate e consolidate nel proprio ambito di attività, a partire dalle caratteristiche comuni che li contraddistinguono: l'ecocompatibilità, il risparmio energetico, il consumo critico, le attività ad elevato valore sociale.

Il progetto è favorito dal particolare momento storico ed economico che stimola il recupero della tradizione cooperativa e associativa così radicata in Romagna.
In particolare, saranno valorizzate le esperienze e le competenze maturate dai promotori da anni presenti e attivi nel territorio.
Si prevede di realizzare il centro all'interno di una struttura ecocompatibile ad elevato risparmio energetico e di dotarlo di un supermercato alla spina, basato sulla vendita di prodotti sfusi, biologici, equo-solidali e a chilometro zero.


L'idea-progetto è giustificata da alcuni trend che si stanno verificando nei consumi dove, secondo il recente rapporto dell'Osservatorio dei Consumi, sempre più italiani dichiarano di comperare prodotti biologici e locali perchè più salubri e rispettosi dell'ambiente. Inoltre alcune esperienze quali negozi di detersivi alla spina o primi punti vendita di prodotti a km 0 stanno nascendo e crescendo bene all'interno del panorama italiano.


L'obiettivo è quindi di dotare la compagine sociale di uno strumento (Business plan) in grado di fornire un supporto di pianificazione e implementazione del progetto, verificando l'idea imprenditoriale di base nonché la sostenibilità delle diverse attività economiche che si vogliono implementare.

Il nuovo soggetto imprenditoriale che andrebbe a crearsi, includerebbe a vari livelli i partner iniziali nonché i membri della compagine, borsisti e non, che avranno realizzato lo studio di fattibilità. Esso si occuperebbe del coordinamento e dell'amministrazione del centro nel suo complesso, incluse quella degli spazi dedicati a eventi, convegni e meeting, e gestirebbe direttamente l'attività di core business del supermercato."