martedì 25 ottobre 2011

Cristianesimo, Ebraismo e Islam: tre religioni basate su una menzogna

Da una traduzione "letterale" della Bibbia si scopre che il Dio unico e spirituale delle religioni non viene mai citato, e il temine che è stato tradotto con "Dio" sarebbe in realtà un plurale: gli "Elohim", di cui la Bibbia parla come di una molteplicità di individui dotati di un normale corpo materiale.
Aveva forse ragione Rashi de Troyes? (1000 d.C.) secondo il quale la Bibbia va letta innanzitutto nel suo significato letterale, dal quale si scopre ciò che non è mai stato raccontato...

Questa è l'ultima conferenza di Mauro Biglino, dalla quale si scopre che anche la figura di Cristo non corrisponde alle parole del testo "sacro".

lunedì 17 ottobre 2011

THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY - Paolo Barnard

Questo è il volantino che Matt Cramer di Occupy Wall Street mi ha chiesto per la manifestazione del 15 ottobre a New York, e che verrà distribuito al corteo.



THE MMT WAY TO JUSTICE AND DEMOCRACY
(in the spirit of contributing ideas to the OWS friends)

IF THIS IS YOU: Jobless – Foreclosed – No Health Insurance – Poor Schooling – Measly Pension
Then bashing some big banks will not give you a Job, a House, Healthcare, good Education, a living Pension.
IF THIS IS YOU: A taxpayer – A lover of Justice – A believer in real Democracy
Then Wall St. in jail alone will not give you a functioning Democracy and Rights.



IF YOU WANT SOCIAL JUSTICE & DEMOCRACY YOU NEED
THE MONEY & THE LAWS TO CARE FOR THE 99%

THE MONEY: The Modern Money Theory (MMT) school of economics demonstrated that the US could spend Universal Healthcare & Education, Full Housing and Full Social Security into existence. More: Full Employment is also possible thru a Job Guarantee Program, namely the government ‘buys’ the work of any jobless American at a Living Wage, setting a better national living standard for all. Worried about big debt? After WWII America ran 25% deficits, and we became the richest State on earth. Lack of means for the 99% has always been a policy decision, never a debt problem. This is real, ask the MMT scholars for details and teach-ins at http://neweconomicperspectives.blogspot.com/

THE LAWS: Tell your Representative that as from today your vote is conditional to MMT as people-empowering economic policy and to passing laws regulating the Wall St. elites, or he/she can forget it.

PEOPLE-EMPOWERING ECONOMICS & LAWS WILL GIVE US DEMOCRACY BACK, AND THEN WALL ST. IN JAIL. NOT VICE VERSA.


Tratto da: http://www.paolobarnard.info/intervento_mostra_go.php?id=233

sabato 15 ottobre 2011

Il Golpe Borghese - La storia siamo noi

"Nella notte del 7 dicembre 1970, la vita democratica italiana è minacciata da un oscuro pericolo: è in atto un complotto pianificato nei minimi dettagli per l'assalto ai centri nevralgici del potere, un colpo di Stato. I ministeri dell'Interno e della Difesa, la sede della RAI, le centrali di telecomunicazione e le caserme sono presidiate in attesa dell'ordine di attacco, ma quando scatta l'ora decisiva tutte le forze mobilitate per il golpe sono richiamate a rientrare nei ranghi.

Il Paese, ignaro degli avvenimenti che si sono susseguiti nella notte dell'Immacolata, scopre quale rischio abbiano corso le istituzioni repubblicane soltanto il 17 marzo 1971, quando il quotidiano “Paese Sera” rivela l'esistenza di un progetto eversivo dell'estrema destra.



L'opinione pubblica, scioccata, si interroga su chi siano i protagonisti della cospirazione, quali gli obiettivi e soprattutto come e perché il piano sia giunto così vicino alla concreta attuazione, sebbene senza essere coronato dal successo.

Le prime ipotetiche risposte iniziano ad arrivare dalla magistratura: il 18 marzo 1971, il sostituto procuratore di Roma Claudio Vitalone emette gli ordini di cattura, per il tentativo di insurrezione armata contro lo Stato, verso gli esponenti della destra extraparlamentare Mario Rosa e Sandro Saccucci, l'affarista Giovanni De Rosa, l'imprenditore edile Remo Orlandini, ed il giorno successivo è raggiunto da un mandato anche Junio Valerio Borghese, già comandante della famigerata Decima Flottiglia MAS, in seguito divenuto leader della formazione neofascista Fronte Nazionale.

Il “principe nero”

Junio Valerio Borghese, rampollo della celebre casata romana, si è distinto come ufficiale di Marina durante la Seconda Guerra Mondiale al comando del sommergibile Scirè, per l'affondamento delle corazzate inglesi Valiant e Queen Elizabeth nel porto di Alessandria d'Egitto il 18 dicembre 1941.
Dopo l'armistizio del 1943, aderisce alla Repubblica di Salò continuando l'attività nella Decima Flottiglia MAS, ricostituita come reparto indipendente di volontari, di cui diviene il comandante.
La formazione, che gode di una singolare autonomia e di un regolamento particolare, collabora con l'occupante tedesco nella guerra agli Alleati e nella spietata repressione della Resistenza partigiana, ma ancora prima della fine del conflitto allaccia rapporti con i servizi segreti americani (l'OSS, da cui nascerà nel 1947 la CIA) in funzione anticomunista ed antislava.

Terminata la guerra, dopo un concitato periodo di latitanza e ripetuti arresti, Borghese è condannato il 17 febbraio 1949 per collaborazionismo riuscendo però, grazie alla protezione americana (in particolare dal responsabile del controspionaggio dell'OSS, James Jesus Angleton), ad essere in breve tempo scarcerato.
Per Borghese si avvia così la carriera politica e ottiene nel 1951 la presidenza onoraria del Movimento Sociale Italiano, da cui però presto si scosta per avvicinarsi alle posizioni più estremiste della destra extraparlamentare.
Nel settembre 1968, mentre tutta la penisola è attraversata dalla contestazione, fonda il Fronte Nazionale nel tentativo di coagulare attorno a sé i movimenti più radicali, compreso Avanguardia Nazionale di Stefano Delle Chiaie, che non si riconoscono nella politica istituzionalizzata e parlamentare dei partiti.

Dichiarando un'aperta e violenta ostilità per la sinistra italiana, insistendo sul pericolo di una “deriva rossa”, Borghese entra in contatto con diversi settori delle Forze Armate, con il comando militare americano e della NATO, allaccia rapporti con numerosi esponenti dell'industria e della finanza per raccogliere così i fondi necessari all'organizzazione di gruppi armati.

Con il fallimento del piano golpista del 1970, Borghese trova asilo nella Spagna franchista, dove rimane nonostante la revoca, nel 1973, dell'ordine di cattura da parte della magistratura italiana. Muore a Cadice il 26 agosto 1974, in circostanze mai completamente chiarite.

Un'inchiesta senza fine
La procura della Repubblica di Roma, costretta ad archiviare l'indagine del 1971 per mancanza di prove, riapre l'istruttoria il 15 settembre 1974, quando il ministro della Difesa Giulio Andreotti consegna uno scottante rapporto del servizio segreto militare (SID) che getta nuova luce sul piano eversivo.
Il dossier, redatto dal generale Gianadelio Maletti, si basa sulle dichiarazioni del costruttore Remo Orlandini registrate dal capitano Antonio La Bruna, e coinvolge tra i cospiratori anche il direttore del SID Vito Miceli: i vertici militari, risultando (nonostante quanto fino ad allora sostenuto) in realtà consapevoli del tentato golpe, sono scossi da un terremoto da cui lo stesso Miceli esce destituito.

Già redatta una lista di personalità politiche da arrestare, gli insorti si apprestavano ad occupare le principali città italiane, su tutte Milano, Venezia, Reggio Calabria, ma soprattutto le istituzioni con sede a Roma.
L'operazione architettata dai golpisti, chiamata “Tora Tora” per la ricorrenza dell'attacco giapponese a Pearl Harbor, sarebbe partita a Roma dai cantieri edili di Orlandini nel quartiere Montesacro, dalla palestra dell'Associazione Paracadutisti in via Eleniana, dal quartiere universitario dove si erano riuniti i gruppi dei congiurati, affiliati ai movimenti neofascisti e membri dell'Esercito.
Mentre un commando sarebbe penetrato nel ministero degli Interni, sottraendo mitragliatori dall'armeria, una colonna di automezzi della Guardia Forestale di Città Ducale, agli ordini del colonnello Luciano Berti, si sarebbe fermata poco distante dalla sede della RAI in via Teulada.
Al momento decisivo però, un inspiegabile contrordine avrebbe interrotto improvvisamente l'attuazione definitiva del piano.

La magistratura spicca nuovi arresti ed avanza formulando ulteriori accuse, sulla presunta avvenuta occupazione del Viminale, sul progetto di rapimento del Presidente della Repubblica e sulla marcia verso la capitale intrapresa dalla Guardia Forestale.

Il processo è inaugurato il 30 maggio 1977, ma dei 78 imputati i più compromessi, tra cui Remo Orlandini ed il medico reatino Adriano Monti, sono latitanti. Il 14 luglio 1978, la sentenza di primo grado si risolve in trenta assoluzioni, ma anche per i condannati cadono i più gravi capi d'accusa, come l'insurrezione armata, e resta solo il reato, relativamente attenuato, di cospirazione politica. Sono dunque comminati dieci anni a Remo Orlandini, otto a Rosa, De Rosa e al colonnello dell'Aeronautica Giuseppe Lo Vecchio, cinque anni a Stefano Delle Chiaie e al colonnello dell'Esercito Amos Spiazzi, quattro a Sandro Saccucci; escono invece assolti “perché il fatto non sussiste” Vito Miceli, Luciano Berti, Adriano Monti.

Il 29 novembre 1984, dopo due giorni di camera di consiglio, la Corte d'Assise d'Appello assolve tutti gli imputati, derubricando il programma golpista come un “conciliabolo di quattro o cinque sessantenni”, ed anche la Cassazione conferma tale interpretazione il 24 marzo 1986.

Il 7 novembre 1991, il giudice milanese Guido Salvini, entrato in possesso dei nastri originali delle registrazioni effettuate da Antonio La Bruna, scopre che le versioni consegnate durante gli anni alla magistratura risultano tagliate nei numerosi passaggi in cui compaiono i nomi di esponenti politici e militari di primo piano, come l'ammiraglio Giovanni Torrisi, Capo di Stato Maggiore dal 1980 al 1981.
Rispetto alla versione integrale dei nastri, veniva inoltre omesso ogni riferimento a Licio Gelli e alla loggia massonica P2, che avrebbe dovuto provvedere al sequestro del Presidente Saragat, e restava sottaciuto anche il coinvolgimento della mafia siciliana, incaricata di eliminare il capo della polizia Angelo Vicari, come poi sarà confermato anche da Tommaso Buscetta, Antonino Calderone, Luciano Leggio. La giustizia incrimina perciò Maletti e La Bruna per la manipolazione dei nastri, ma il provvedimento cade in prescrizione nel 1997 ed in ogni caso Giulio Andreotti, all'epoca loro referente superiore in qualità di ministro della Difesa, giustifica i tagli in quanto avrebbero riguardato informazioni non essenziali se non addirittura potenzialmente nocive al processo.

Apparati deviati
Grazie al Freedom of Information Act deciso dal presidente americano Clinton, il quotidiano “La Repubblica” acquisisce documenti desecretati della CIA e rivela, il 19 dicembre 2004, che i servizi segreti statunitensi conoscevano il complotto eversivo di Borghese, e che Adriano Monti, designato come ministro degli Esteri del governo golpista, sarebbe stato il tramite dei contatti tra i cospiratori e Ugo Fenwich, impiegato presso l'ambasciata americana a Roma.
Sebbene alcuni settori marginali della CIA avrebbero dimostrato interesse e garantito il necessario appoggio per il colpo di Stato, la risposta conclusiva si sarebbe risolta in un parere di sarcastica ostilità ad eventuali mutamenti nell'equilibrio dell'area mediterranea.

Nel 2005, Adriano Monti esce da un trentennale silenzio per dichiarare, alle telecamere di “La Storia siamo noi”, il proprio diretto coinvolgimento nella trama cospirativa, in qualità di mediatore deputato a sondare le disponibilità della classe dirigente americana allora facente capo a Nixon.
A questo scopo si sarebbe incontrato a Madrid con Otto Skorzeny, già protagonista con un commando di SS della liberazione di Mussolini dalla prigione del Gran Sasso nel 1943, assoldato dalla CIA nel dopoguerra.
Secondo Monti, l'intelligence americana richiese come garanzia la nomina di Giulio Andreotti a capo del Governo, ma non è possibile appurare se il diretto interessato, che ha smentito la circostanza, ne fosse consapevole.

Gli interrogativi ancora aperti

A tutt'oggi, nonostante un dettagliato rapporto della Commissione Stragi sugli episodi che hanno caratterizzato la “strategia della tensione”, non sono ancora chiari i motivi e soprattutto le responsabilità del contrordine che ha fermato Borghese e i suoi uomini.
L'ipotesi avanzata da Claudio Vitalone, nella ricostruzione della strategia golpista, è che l'intervento armato sarebbe servito unicamente come premessa ad una svolta autoritaria, legittimata come una reazione normalizzatrice rispetto all'eccezionale condizione di emergenza.
Rimane tuttora ignoto l'effettivo grado di coinvolgimento degli apparati statali e delle personalità politiche nel contorto piano eversivo, ma è ormai sicuro che quello della notte del 7 dicembre 1970 non fu certo un “golpe da operetta”."

Tratto da: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=424

lunedì 10 ottobre 2011

giovedì 6 ottobre 2011

LO STATO DEVE TORNARE AL CENTRO

Vorrei proporvi un interessante articolo risalente al Giugno 2010 di Bruno Bosco - docente di economia presso l'Università degli Studi di Milano-Bicocca.

LO STATO DEVE TORNARE AL CENTRO

di Bruno Bosco


Bosco parte da una premessa giusta, il mutamento avvenuto negli ultimi decenni in seno al capitalismo occidentale: «La finanza è nata storicamente in funzione ancillare dell’economia reale già prima della Rivoluzione Industriale: essa consentiva di anticipare la ricchezza futura e di spostarla nel tempo e nello spazio a beneficio della produzione e dei commerci. Senza una sottostante operosità reale la finanza non aveva senso e la sua stessa attività era impossibile. Il capitalismo moderno [che noi chiamiamo "capitalismo-casinò", modalità dell'ultima fase del capitalismo occidentale o "ultra-imperialismo", Ndr] invece le ha dato un ruolo autonomo e indipendente dall’attività reale al punto che è quest’ultima l’ancella della finanza, e non viceversa».
Data questa premessa Bosco sostiene che solo se lo Stato riacquisisce una centralità nella sfera economica e strategica si potrà davvero evitare la catastrofe a cui il capitalismo-casinò destina la società. Il problema è il seguente: quale Stato potrà assolvere a questo compito? Non è forse vero che gli stati attuali d'occidente sono appunto comitati d'affari del capitalismo parassitario e speculativo? Non è forse necessario uno Stato del tutto nuovo? Bosco lascia la questione in sospeso. Questo è invece il busillis.


Nel suo editoriale sul Corriere della sera di venerdì 25 giugno, il Prof. Sartori pone con grande chiarezza la questione del peso spropositato assunto oggi dalla finanza nel capitalismo moderno e delle incognite che da tale peso derivano sul futuro sviluppo economico e sociale. L’economia cartacea speculativa pregiudica quella virtuosamente volta a produrre beni e servizi che però, nota giustamente Sartori, deve riconvertirsi in un senso (dico io) socio-ecologicamente compatibile. Gli economisti che non notano tutto questo e dicono che tutto va bene vivono sulla luna e non sulla terra. Non si può che essere d’accordo, aggiungendo forse che anche recenti discussioni indicano che non tutti gli economisti vivono sulla luna.
C’è però un punto di disaccordo che vorrei sottolineare. Il pregiudizio per il futuro non è solo una questione di proporzioni tra economia reale e finanza, anche se queste (s)proporzioni contano molto. E’ principalmente una questione di finalità.

La finanza è nata storicamente in funzione ancillare dell’economia reale già prima della Rivoluzione Industriale: essa consentiva di anticipare la ricchezza futura e di spostarla nel tempo e nello spazio a beneficio della produzione e dei commerci. Senza una sottostante operosità reale la finanza non aveva senso e la sua stessa attività era impossibile. Il capitalismo moderno invece le ha dato un ruolo autonomo e indipendente dall’attività reale al punto che è quest’ultima l’ancella della finanza, e non viceversa.

Dagli eccessi di questa autonomia deriva la generazione di ingenti e incontrollate aspettative di rendite a breve che hanno distorto rapidamente l’intero meccanismo di allocazione delle risorse private ed hanno contribuito ad impedire il formarsi del capitalismo industriale a proprietà diluita, che veniva invece sbandierato come la vera alternativa al socialismo. Il sostegno creditizio alla rendita immobiliare e ai consumi privati non sostenibili per reddito e qualità del debitore hanno fatto il resto. Viene chiesta un’inversione di rotta. Giustissimo. Ma come realizzarla viste anche le (s)proporzioni attuali? Come realizzarla, se oltre tutto dobbiamo farci carico di quei fenomeni che Sartori chiama esternalità e che possiamo considerare come degli indesiderati effetti collaterali non mediabili dai prezzi di mercato dell’attività di produzione e scambio?

Non è sufficiente crescere meno, anche se questo implica meno inquinamento e meno uso della superficie del pianeta. Lo spostamento massiccio delle risorse verso impieghi produttivi di beni e servizi privati o, maggiormente, verso beni e servizi a consumo sociale condiviso non potrà avvenire grazie ai meccanismi del mercato o essere affidato agli istinti dell’uomo economico vaticinato dalle teorie dell’individualismo metodologico.

Se non vogliamo seguire i dettami dei contorti scampoli di questa lunare impostazione ci dobbiamo convincere che occorre ripartire dallo Stato, quale nuovo titolare di diritti di proprietà delle risorse e non solo quale titolare di una funzione regolatoria la cui efficacia è spesso simile a quella delle grida manzoniane. Occorre qualche rinazionalizzazione di imprese di pubblico servizio se vogliamo che queste investano e riconvertano; occorre parzialmente riprendere la gestione pubblica del credito a lungo termine se vogliamo sostenere investimenti utili ma poco profittevoli nel breve periodo; occorre tassare le attività generatrici di rendite in modo più pesante rispetto a salari e profitti; occorre fare investimenti pubblici nella ricerca e nell’innovazione. Il mercato da solo non ci garantisce più né la crescita drogata dalla finanza né la decrescita dolce alla Latouche. Bisogna essere disposti a scommettere di nuovo sullo Stato.




Tratto da: http://sollevazione.blogspot.com/2010/06/crisi-economica-la-tesi-di-bruno-bosco.html

lunedì 12 settembre 2011

Jill Bolte Taylor e la sua straordinaria esperienza

Jill Bolte Taylor - neuroanatomista americana di fama internazionale - ha vissuto un'esperienza che pochi neuroscienziati si augurerebbero: ha avuto un grave ictus ed ha osservato le sue funzioni cerebrali - moto, linguaggio, percezioni di sè - sparire una ad una. Una storia straordinaria, un'esperienza che le ha cambiato la vita e che può insegnarci qualcosa.


mercoledì 7 settembre 2011

Un Esempio del Futuro: la MONDRAGON Corporation

Una grande forza dell'attuale sistema economico capitalista é quella di promuovere l'idea che esso rappresenti l'unico sistema esistente e quindi possibile. Quando a questa affermazione si obietta portando a testimonianza esperienze d'economia solidale, la risposta più classica é “stiamo parlando di piccole cose, piccole iniziative in un mondo fatto di grandi numeri”.
Davanti a questa risposta possiamo controbattere con l'esempio dell'esperienza dell'Empresa Cooperativa Mondragón (ECM).

L'ECM é una cooperativa di cooperative che coprono una grande varietà di settori produttivi (dall'industria alla finanza, passando per l'agricoltura e l'istruzione), localizzata in una valle dei Paesi Baschi. Tanto per citare due dati, l'utile del 2007 per questa rete di cooperative era di 32
miliardi di euro e le donne in essa occupate sono il 42%.
Per capire qualcosa di più di questa esperienza, abbiamo intervistato Eneritz Pagalday dell'Università Cooperativa di Mondragón (avete capito bene ... a Mondragón é cooperativa anche l'Università!)


Eneritz, qual é la proposta di alternativa economica che possiamo trarre da Mondragón?
“Nei suoi inizi la ECM ha dimostrato che i lavoratori possono mettere in moto e portare avanti un'impresa con successo. Questo cinquant'anni fa era qualcosa di impensabile, perchè ancora la gente continuava a pensare con schemi mentali tipo “il figlio dell'ingegnere sarà ingegnere e il figlio dell'operaio sarà operaio”. Qua c'è stato un processo collettivo di presa di coscienza, uno sviluppo molto interessante dell'autostima collettiva e dell'autonomia [...]
In un contesto in cui il denaro ha invaso tutti gli spazi della vita pubblica e privata, l'esistenza di un'esperienza che si basa nella sovranità delle persone e nel primato del lavoro sopra il capitale, mi sembra che sia qualcosa di valido.
Un'idea poi che ha guidato il cooperativismo dai primi anni, e che ancora guida molte persone e che io apprezzo molto, è l'idea dell'autogestione come una forma di organizzare la società e la vita delle persone. Alcuni hanno preso le cooperative come una leva del cambiamento, come uno strumento al servizio di un progetto più ampio, e questo progetto più ampio é una società più autogestita e una persona più autogestita. Da questa prospettiva si intende la storia di questa esperienza che ha cercato di fare cooperative in diversi settori (cooperative industriali, di consumo, di istruzione, di risparmio e credito, di pesca, agricole, abitative ...) non tutte queste esperienze sono ben riuscite [...] ma ci sono cooperative in settori molti diversi e in tutti questi si é sempre cercato di fare in modo che tutti i lavoratori fossero soci. Qui ci sono formule che alla gente di fuori sembrano molto interessanti: per esempio i soci della Caja Lavoral (la banca) sono le cooperative del movimento e i lavoratori della propria banca e sia nell'assemblea come nel consiglio di amministrazione entrambe le categorie sono rappresentate. Nella facoltà dell'Università dove io insegno gli studenti e le cooperative e altri enti che ci sostengono hanno rappresentanti negli organi di governo ecc.”

Prendiamo questo dato Lehman Brothers Holdings, dopo che Barclays e Bank of America hanno abbandonato le trattative per il possibile acquisto della società, ha deciso il giorno dopo il licenziamento di seimila dipendenti in Europa. Da un giorno all'altro crolla l'azienda e tutti i lavoratori vanno a casa. Mondragón opera diversamente invece ...
“I meccanismi di intercooperazione sono quelli che hanno permesso a diverse cooperative di uscire dalle crisi in diversi momenti della loro storia. I meccanismi di intercooperazione, al di là di contribuire all'efficienza dell'attività imprenditoriale sono una forma di praticare la solidarietà. Questi meccanismi si sono evoluti col passare della storia di questa esperienza di Mondragón adattandosi alle realtà e necessità di ogni momento.
I meccanismi sono diversi ma a me sembra che in tempi di crisi sono due di questi meccanismi “sicuramente quelli più antichi”, quelli che acquisiscono più importanza:
1. la ricollocazione: quando una (o più di una) cooperativa per motivi di crisi ha dei soci “in più” si cercano diverse alternative tra cui l'anticipazione del pensionamento e le ricollocazioni in cui i soci della cooperativa in crisi vanno a lavorare in altre cooperative che hanno una migliore situazione, non perdendo in questo modo il posto di lavoro;
2. la riconversione degli utili: le cooperative con utili mettono parte di questi in un fondo comune e le cooperative che hanno delle perdite riescono a coprire una parte di queste con il denaro allocato in tale fondo comune;
Questo, detto così, é molto semplice, ma c'è dietro tutto un sistema che lo rende possibile: le cooperative fanno riconversione degli utili per divisioni, per poter far questo le condizioni sociolavorative sono molto simili in tutte le cooperative e questo, quando si parla di tante cooperative come nel nostro caso, non é scontato”

Diciamo che Mondragón ci dimostra qualcosa che oggi non si può quasi affermare ...
“... è possibile operare nel mercato capitalista così selvaggio e predatore funzionando con altri modelli, essendo efficienti ed essendo democratici, essendo competitivi e collaborativi allo stesso tempo”.


Tratto da: http://www.zoes.it/content/blog/unalternativa-possibile-lempresa-cooperativa-mondragon

lunedì 5 settembre 2011

Il Dio che non c'è - La traduzione letterale della Bibbia.

Mauro Biglino, 60 anni, da qualche tempo sta stupendo il mondo (esagerato? forse..) con le sconcertanti rivelazioni sul testo sacro a ebrei, cristiani e musulmani: la Bibbia. Dopo un curriculum di studi classici Biglino si dedica allo studio dell’ebraico antico, e inizia la traduzione dell’Antico Testamento; successivamente nasce una collaborazione con le edizioni San Paolo che lo porta a tradurre l’Antico Testamento direttamente dalla Bibbia ebraica redatta sulla base del Codice masoretico di Leningrado. Ad oggi ha tradotto 23 libri di cui solo 17 sono stati pubblicati a causa della recente divulgazione delle “scoperte” fatte nel corso della collaborazione: una traduzione letterale del testo sacro, infatti, rivela una storia completamente diversa da quella comunemente nota; una storia in cui non c’è alcuna traccia di un Dio spirituale, e non solo..



A questa si aggiungono altre conferenze, che, sebbene trattino gli stessi temi, possono esporre argomenti in precedenza non affrontati:

Ciò che non ti aspetti dalla Bibbia - Mauro Biglino 1/2
Ciò che non ti aspetti dalla Bibbia - Mauro Biglino 2/2

giovedì 1 settembre 2011

Interessante video sul "E-Cat" di Rossi-Focardi

...Dennis Bushnell scienziato capo presso il “Nasa Langley Research Center” in Hampton (Virginia), ammette che l’invenzione di Andrea Rossi effettivamente funziona, ma corregge il termine fino ad ora utilizzato per designare il processo di funzionamento: non una fusione fredda, ma una reazione nucleare a bassa energia (Lern).

Le reazioni Lern sono secondo lo scienziato americano molto promettenti e per questo sono in cima alla lista assieme a pannelli solari super-efficienti, sorgenti geo-termiche, turbine eoliche ad alta quota e supercondensatori. Per lo scienziato della Nasa la tecnologia Lern potrebbe risolvere potenzialmente tutti i problemi attuali legati alla produzione e distribuzione di energia, di smaltimento e di inquinamento. "Probabilmente se venisse utilizzato su scala mondiale, non ci sarebbero bisogno di altre fonti alternative, perché la nostra società potrebbe benissimo alimentarsi solamente tramite questo tipo di reattori”.
“Credo che siamo sul punto di capire cosa stia succedendo dentro il reattore - ha detto Bushnell citando specificatamente la scoperta dell’ingegnere Rossi - penso che le cose adesso accadranno molto rapidamente è una tecnologia che cambierà le carte in tavola, risolvendo i problemi geo-economici, geo-politici e di riscaldamento globale”.

L’addio ai combustibili fossili e alle centrali nucleari a reazione “calda” potrebbe dunque esser dietro l’angolo, anche se gli interessi economici di pochi potrebbero per l’ennesima volta aver la meglio sugli interessi della collettività...





Tratto da: http://notizie.tiscali.it/articoli/scienza/11/08/29/nucleare-pulito-e-cat.html