lunedì 18 luglio 2011
NUOVA SEZIONE: Video e Documentari
In costruzione la nuova sezione del Blog dedicata alla raccolta di video e documentari di qualità per informarsi, capire e riflettere sulla realtà che ci circonda, con lo scopo di munirci degli strumenti per cambiarla. Gli argomenti trattati coprono diversi campi d'interesse: politica, società, controinformazione, salute-medicina, alimentazione, energia, economia, misteri, riflessioni e altri ancora.
P.s. L'elenco dei video e documentari, diviso per sezioni, subirà delle modifiche nel corso del tempo dovute all'inserimento di nuovi video e documentari; a tale proposito chiunque può inviare o suggerire dei video/documentari per rendere l'elenco il più completo e utile possibile.
mercoledì 13 luglio 2011
Esercizio di visualizzazione e riflessione
In questo periodo, in cui si parla tanto di "parità di bilancio" dello Stato, "debito pubblico", “austerity”, “tagli” &co. vorrei condividere con voi una riflessione, veicolandola tramite un rapido esercizio di visualizzazione, se permettete.
Sedetevi comodi, rilassate i muscoli e la mente, fate qualche respiro profondo inspirando ed espirando lentamente.
Ora create, con la vostra immaginazione uno Stato; scegliete il tipo di paesaggio che preferite per questo Stato; create una cittadinanza scegliendo le caratteristiche che più vi aggradano; create anche una bandiera per questo Stato se vi fa piacere. "Fatto? Bene".
Ora riflettete sul fatto che in questo Stato immaginario esiste un solo tipo di banca: una banca nazionale (dello Stato, e quindi dell’insieme dei cittadini).
Ogni cittadino ovviamente ha un suo conto presso questa banca nazionale, in cui, esistendo solo quel tipo di banca, ha tutto il suo denaro.
Ora lasciate che la vostra immaginazione spazi sulle possibilità che si aprono per uno Stato che abbia a sua disposizione l’intera ricchezza della nazione... uno Stato che quando paga lo stipendio di un dipendente pubblico vede ritornare tosto l’intero ammontare nella propria banca... riuscite a visualizzare?... qualsiasi tipo di entrata, per qualsiasi tipo di cittadino va a finire sul conto di quel cittadino, presso la banca dello Stato... concedetevi ancora qualche secondo di questa idilliaca visione, godetene appieno, assaporate... divertitevi ad immaginare le infinite possibilità di “progresso” che si aprirebbero per questo Stato immaginario... buon divertimento.
Sedetevi comodi, rilassate i muscoli e la mente, fate qualche respiro profondo inspirando ed espirando lentamente.
Ora create, con la vostra immaginazione uno Stato; scegliete il tipo di paesaggio che preferite per questo Stato; create una cittadinanza scegliendo le caratteristiche che più vi aggradano; create anche una bandiera per questo Stato se vi fa piacere. "Fatto? Bene".
Ora riflettete sul fatto che in questo Stato immaginario esiste un solo tipo di banca: una banca nazionale (dello Stato, e quindi dell’insieme dei cittadini).
Ogni cittadino ovviamente ha un suo conto presso questa banca nazionale, in cui, esistendo solo quel tipo di banca, ha tutto il suo denaro.
Ora lasciate che la vostra immaginazione spazi sulle possibilità che si aprono per uno Stato che abbia a sua disposizione l’intera ricchezza della nazione... uno Stato che quando paga lo stipendio di un dipendente pubblico vede ritornare tosto l’intero ammontare nella propria banca... riuscite a visualizzare?... qualsiasi tipo di entrata, per qualsiasi tipo di cittadino va a finire sul conto di quel cittadino, presso la banca dello Stato... concedetevi ancora qualche secondo di questa idilliaca visione, godetene appieno, assaporate... divertitevi ad immaginare le infinite possibilità di “progresso” che si aprirebbero per questo Stato immaginario... buon divertimento.
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lunedì 4 luglio 2011
Dichiarazione d'Indipendenza - 4 Luglio 1776
4 Luglio 1776, Philadelphia.
"The unanimous Declaration of the thirteen united States of America.
When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness.
That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed.
That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.
Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient causes; and accordingly all experience hath shewn, that mankind are more disposed to suffer, while evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the forms to which they are accustomed.
But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same object evinces a design to reduce them under absolute Despotism, it is their right, it is their duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future security.
Such has been the patient sufferance of these Colonies; and such is now the necessity which constrains them to alter their former Systems of Government.
The history of the present King of Great Britain [George III] is a history of repeated injuries and usurpations, all having in direct object the establishment of an absolute Tyranny over these States.
..."
Tradotto:
Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani. – Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. ...
"The unanimous Declaration of the thirteen united States of America.
When in the Course of human events, it becomes necessary for one people to dissolve the political bands which have connected them with another, and to assume among the powers of the earth, the separate and equal station to which the Laws of Nature and of Nature’s God entitle them, a decent respect to the opinions of mankind requires that they should declare the causes which impel them to the separation.
We hold these truths to be self-evident, that all men are created equal, that they are endowed by their Creator with certain unalienable Rights, that among these are Life, Liberty, and the pursuit of Happiness.
That to secure these rights, Governments are instituted among Men, deriving their just powers from the consent of the governed.
That whenever any Form of Government becomes destructive of these ends, it is the Right of the People to alter or to abolish it, and to institute new Government, laying its foundation on such principles and organizing its powers in such form, as to them shall seem most likely to effect their Safety and Happiness.
Prudence, indeed, will dictate that Governments long established should not be changed for light and transient causes; and accordingly all experience hath shewn, that mankind are more disposed to suffer, while evils are sufferable, than to right themselves by abolishing the forms to which they are accustomed.
But when a long train of abuses and usurpations, pursuing invariably the same object evinces a design to reduce them under absolute Despotism, it is their right, it is their duty, to throw off such Government, and to provide new Guards for their future security.
Such has been the patient sufferance of these Colonies; and such is now the necessity which constrains them to alter their former Systems of Government.
The history of the present King of Great Britain [George III] is a history of repeated injuries and usurpations, all having in direct object the establishment of an absolute Tyranny over these States.
..."
Tradotto:
Quando nel corso degli umani eventi si rende necessario ad un popolo sciogliere i vincoli politici che lo avevano legato ad un altro ed assumere tra le altre potenze della terra quel posto distinto ed eguale cui ha diritto per Legge naturale e divina, un giusto rispetto per le opinioni dell'umanità richiede che esso renda note le cause che lo costringono a tale secessione. Noi riteniamo che le seguenti verità siano di per se stesse evidenti; che tutti gli uomini sono stati creati uguali, che essi sono dotati dal loro Creatore di alcuni Diritti inalienabili, che fra questi sono la Vita, la Libertà e la ricerca delle Felicità; che allo scopo di garantire questi diritti, sono creati fra gli uomini i Governi, i quali derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qual volta una qualsiasi forma di Governo, tende a negare tali fini, è Diritto del Popolo modificarlo o distruggerlo, e creare un nuovo governo, che ponga le sue fondamenta su tali principi e organizzi i suoi poteri nella forma che al popolo sembri più probabile possa apportare Sicurezza e Felicità. La Prudenza, anzi, imporrà che i Governi fondati da lungo tempo non andrebbero cambiati per motivi futili e transitori; e di conseguenza ogni esperienza ha dimostrato che l'umanità è più disposta a soffrire, finché i mali sono sopportabili, che a cercare giustizia abolendo le forme alle quali sono abituati. Ma quando una lunga serie di abusi e di usurpazioni, che perseguono invariabilmente lo stesso obiettivo, evince il disegno di ridurre il popolo a sottomettersi a un dispotismo assoluto, è il suo diritto, è il suo dovere, rovesciare tale governo e affidare la sua sicurezza futura a dei nuovi Guardiani. – Tale è stata la paziente sopportazione di queste Colonie; e tale è oggi la necessità che le costringe ad alterare i loro precedenti Sistemi di Governo. La storia dell'attuale Re di Gran Bretagna è una storia di ripetute ferite ed usurpazioni, tutte aventi l'obiettivo diretto di stabilire una tirannide assoluta su questi stati. ...
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sabato 2 luglio 2011
E-Cat in arrivo sul mercato a inizio 2012 - Soluzioni energetiche
Lo scorso 23 giugno la Defkalion Green Technology ha annunciato in conferenza stampa che i primi dispositivi basati sul catalizzatore di energia (E-Cat) inventato da Andrea Rossi arriveranno sul mercato all’inizio del 2012, con il nome di Hyperion. Due le linee di prodotti: unità domestiche da 5-30 kW e moduli industriali da 1,5-3,5 MW. Gli scetticismi restano, ma l’interesse cresce.
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.
La marcia di Andrea Rossi verso la commercializzazione della sua invenzione prosegue, così il suo reattore E-Cat, in grado di produrre una gran quantità di calore per mezzo di una reazione tra nichel e idrogeno (presumibilmente per fusione fredda), potrebbe arrivare a breve nelle case, in formato compatto.
Ad annunciarlo è stata la Defkalion Green Technology, azienda greca detentrice del diritto di industrializzazione e messa in commercio dei prodotti basati su tale tecnologia, in una conferenza stampa tenutasi lo scorso giovedì (23 giugno) a Palaio Faliro, in Grecia. A presenziare l’evento c’erano, oltre allo stesso Rossi, alcune autorità greche e vari giornalisti (soprattutto locali).
In tale occasione la Defkalion, che è stata fondata specificatamente per fabbricare e vendere il catalizzatore di Rossi, ha dichiarato il piano di produzione e di ingresso sul mercato.
Il catalizzatore di energia, noto come E-cat, costituisce il nucleo dei dispositivi che saranno realizzati, il nome commerciale dei quali sarà Hyperion. Al momento sono previste due linee di prodotti:
- unità da 5-30kW, di piccole dimensioni, ossia (55x45x35)cm, previste per applicazioni domestiche e negli uffici;
- unità da 1,15-3,45 MW, di dimensioni dell’ordine di (600x600x600)cm, per impieghi industriali.
Ciascuna delle due classi di prodotti è modulabile, singole unità possono quindi essere connesse in serie o in parallelo per aumentare la potenza o alimentare più impianti contemporaneamente.
Una prima fabbrica costruita a Xanthi è in fase di conclusione e sarà operativa, secondo quanto dichiarato da Defkalion, alla fine del 2011. Essa occupa una superficie di 6000m2 ed ha una capacità di produzione annuale di 300mila unità (divise tra modelli da kW e da MW). I primi prodotti domestici (5-30kW) saranno disponibili per gli acquirenti greci entro il primo trimestre del 2012.
Una seconda fabbrica (di 12000m2 e maggior capacità produttiva) sarà realizzata entro il prossimo anno, anch’essa a Xanthi.
Esse, appartenenti a Defkalion, produrranno tutto il dispositivo, nei suoi vari modelli, eccezion fatta per il cuore del reattore, quello su cui vige il segreto industriale. Ad occuparsene è infatti una seconda azienda connessa, chiamata Praxen Defkalion Green Technology (Global) Ltd., basata a Cipro.
Il lavoro congiunto di queste due imprese porterà alla commercializzazione del prodotto finito in un primo momento solo in Grecia, ma rapidamente anche nella regione dei Balcani e, a seguire, in tutto il mondo.
La Defkalion potrà concedere ad aziende estere il diritto di costruzione dell’Hyperion (in cambio di royalties), ma il cuore sarà comunque fabbricato da Praxen e venduto in formato assemblabile.
Il primo blocco Hyperion da 1MW sarà inaugurato entro la fine dell’anno e andrà ad alimentare proprio la fabbrica di Xanthi (nello specifico, esso costituirà l’unita di base di una matrice di dispositivi).
Di per sé il catalizzatore produce solo energia termica (ossia calore), ma l’elettricità può essere facilmente generata associando il dispositivo a turbine e micro-turbine a vapore, così da creare unità CHP (calore e potenza associate), quelle che saranno per l’appunto commercializzate.
In conferenza stampa è stato ribadito che i prodotti Defkalion, basati sull’invenzione di Andrea Rossi, garantiscono una produzione di calore - e quindi energia - da 6 a 30 volte maggiore a quella immessa (ossia impiegata per attivare la reazione), così da permettere un risparmio in termini economici del 90%.
La reazione fa uso di idrogeno, una piccola quantità di nickel, e un catalizzatore, la cui formula è tuttora coperta da segreto industriale. Nessun metallo prezioso o elemento radioattivo è però utilizzato e il processo non genera radioattività, né emette gas serra o sostanze dannose per l’ambiente.
Peraltro, sempre secondo quanto dichiarato da Defkalion, la Grecia detiene una grande riserva di nickel, pari all’83% dei depositi europei.
“Per mettere in funzione il reattore”, afferma Rossi “è sufficiente premere un interruttore, non sono necessarie capacità particolari e il dispositivo funziona in assoluta sicurezza. Basta seguire le istruzioni. La ricarica prevista è di una volta ogni sei mesi e sarà effettuata dallo stesso rivenditore.”
Di fronte a tali dichiarazioni, sembra che una nuova era della produzione energetica stia per iniziare e che presto non saremo più dipendenti dai combustibili fossili.
Secondo quanto affermato da Rossi, la fase di sperimentazione è conclusa da tempo e anche quella di industrializzazione è ormai a buon punto, tanto che, promette l’inventore, entro la fine dell’anno una centrale da 1 milione di Watt (1MW) termico di potenza sarà realizzata ad Atene, dalla società greca Defkalion Green Technologies S.A.
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.
L’architettura del catalizzatore di energia e la formula chimica degli additivi utilizzati sono coperti da segreto industriale e commerciale
Nonostante il dispositivo sia stato presentato agli occhi di esperti e appaia funzionante (ossia effettivamente in grado di produrre molta più energia di quella impiegata per metterlo in azione), ciò che rende gli scienziati ancora un po’ scettici è la mancanza di una soddisfacente spiegazione teorica del processo in atto.
“Perché questa produzione di energia in eccesso avvenga non lo sappiamo realmente, per ora l’abbiamo solo ipotizzato”, affermano Rossi e Focardi.
Al di là degli sviluppi di questa invenzione, che vedremo nel prossimo futuro, è il caso di ricordare che tutte le tecnologie sono 'limitate': possono risolvere dei problemi, ma presentano sempre anche degli effetti collaterali. Le risorse non sono infinite e le tecnologie non producono miracoli: il risparmio e la riduzione degli sprechi restano gli obiettivi principali. Bisogna essere utilizzatori (sobri), non consumatori.
1. Un’abitazione di medie dimensioni per un consumo medio ha bisogno di 2 o 3 kW di potenza installati.
Tratto da:
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/fusione_nucleare_fredda.html
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/e_cat_fusione_fredda_arrivo_mercato_2012.html
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.
La marcia di Andrea Rossi verso la commercializzazione della sua invenzione prosegue, così il suo reattore E-Cat, in grado di produrre una gran quantità di calore per mezzo di una reazione tra nichel e idrogeno (presumibilmente per fusione fredda), potrebbe arrivare a breve nelle case, in formato compatto.
Ad annunciarlo è stata la Defkalion Green Technology, azienda greca detentrice del diritto di industrializzazione e messa in commercio dei prodotti basati su tale tecnologia, in una conferenza stampa tenutasi lo scorso giovedì (23 giugno) a Palaio Faliro, in Grecia. A presenziare l’evento c’erano, oltre allo stesso Rossi, alcune autorità greche e vari giornalisti (soprattutto locali).
In tale occasione la Defkalion, che è stata fondata specificatamente per fabbricare e vendere il catalizzatore di Rossi, ha dichiarato il piano di produzione e di ingresso sul mercato.
Il catalizzatore di energia, noto come E-cat, costituisce il nucleo dei dispositivi che saranno realizzati, il nome commerciale dei quali sarà Hyperion. Al momento sono previste due linee di prodotti:
- unità da 5-30kW, di piccole dimensioni, ossia (55x45x35)cm, previste per applicazioni domestiche e negli uffici;
- unità da 1,15-3,45 MW, di dimensioni dell’ordine di (600x600x600)cm, per impieghi industriali.
Ciascuna delle due classi di prodotti è modulabile, singole unità possono quindi essere connesse in serie o in parallelo per aumentare la potenza o alimentare più impianti contemporaneamente.
Una prima fabbrica costruita a Xanthi è in fase di conclusione e sarà operativa, secondo quanto dichiarato da Defkalion, alla fine del 2011. Essa occupa una superficie di 6000m2 ed ha una capacità di produzione annuale di 300mila unità (divise tra modelli da kW e da MW). I primi prodotti domestici (5-30kW) saranno disponibili per gli acquirenti greci entro il primo trimestre del 2012.
Una seconda fabbrica (di 12000m2 e maggior capacità produttiva) sarà realizzata entro il prossimo anno, anch’essa a Xanthi.
Esse, appartenenti a Defkalion, produrranno tutto il dispositivo, nei suoi vari modelli, eccezion fatta per il cuore del reattore, quello su cui vige il segreto industriale. Ad occuparsene è infatti una seconda azienda connessa, chiamata Praxen Defkalion Green Technology (Global) Ltd., basata a Cipro.
Il lavoro congiunto di queste due imprese porterà alla commercializzazione del prodotto finito in un primo momento solo in Grecia, ma rapidamente anche nella regione dei Balcani e, a seguire, in tutto il mondo.
La Defkalion potrà concedere ad aziende estere il diritto di costruzione dell’Hyperion (in cambio di royalties), ma il cuore sarà comunque fabbricato da Praxen e venduto in formato assemblabile.
Il primo blocco Hyperion da 1MW sarà inaugurato entro la fine dell’anno e andrà ad alimentare proprio la fabbrica di Xanthi (nello specifico, esso costituirà l’unita di base di una matrice di dispositivi).
Di per sé il catalizzatore produce solo energia termica (ossia calore), ma l’elettricità può essere facilmente generata associando il dispositivo a turbine e micro-turbine a vapore, così da creare unità CHP (calore e potenza associate), quelle che saranno per l’appunto commercializzate.
In conferenza stampa è stato ribadito che i prodotti Defkalion, basati sull’invenzione di Andrea Rossi, garantiscono una produzione di calore - e quindi energia - da 6 a 30 volte maggiore a quella immessa (ossia impiegata per attivare la reazione), così da permettere un risparmio in termini economici del 90%.
La reazione fa uso di idrogeno, una piccola quantità di nickel, e un catalizzatore, la cui formula è tuttora coperta da segreto industriale. Nessun metallo prezioso o elemento radioattivo è però utilizzato e il processo non genera radioattività, né emette gas serra o sostanze dannose per l’ambiente.
Peraltro, sempre secondo quanto dichiarato da Defkalion, la Grecia detiene una grande riserva di nickel, pari all’83% dei depositi europei.
“Per mettere in funzione il reattore”, afferma Rossi “è sufficiente premere un interruttore, non sono necessarie capacità particolari e il dispositivo funziona in assoluta sicurezza. Basta seguire le istruzioni. La ricarica prevista è di una volta ogni sei mesi e sarà effettuata dallo stesso rivenditore.”
Di fronte a tali dichiarazioni, sembra che una nuova era della produzione energetica stia per iniziare e che presto non saremo più dipendenti dai combustibili fossili.
Secondo quanto affermato da Rossi, la fase di sperimentazione è conclusa da tempo e anche quella di industrializzazione è ormai a buon punto, tanto che, promette l’inventore, entro la fine dell’anno una centrale da 1 milione di Watt (1MW) termico di potenza sarà realizzata ad Atene, dalla società greca Defkalion Green Technologies S.A.
Un centinaio di esemplari del dispositivo mostrato negli incontri pubblici sono stati già prodotti a Miami, dalla Leonardo Corporation fondata dallo stesso Rossi, e saranno venduti in Europa e negli USA. “L’apparecchiatura costa duemila dollari (1300-1400euro) per kilowatt di potenza installato [1] mentre l’energia prodotta costerà meno di 1 centesimo a kilowattora”, dichiara Rossi.
L’architettura del catalizzatore di energia e la formula chimica degli additivi utilizzati sono coperti da segreto industriale e commerciale
Nonostante il dispositivo sia stato presentato agli occhi di esperti e appaia funzionante (ossia effettivamente in grado di produrre molta più energia di quella impiegata per metterlo in azione), ciò che rende gli scienziati ancora un po’ scettici è la mancanza di una soddisfacente spiegazione teorica del processo in atto.
“Perché questa produzione di energia in eccesso avvenga non lo sappiamo realmente, per ora l’abbiamo solo ipotizzato”, affermano Rossi e Focardi.
Al di là degli sviluppi di questa invenzione, che vedremo nel prossimo futuro, è il caso di ricordare che tutte le tecnologie sono 'limitate': possono risolvere dei problemi, ma presentano sempre anche degli effetti collaterali. Le risorse non sono infinite e le tecnologie non producono miracoli: il risparmio e la riduzione degli sprechi restano gli obiettivi principali. Bisogna essere utilizzatori (sobri), non consumatori.
1. Un’abitazione di medie dimensioni per un consumo medio ha bisogno di 2 o 3 kW di potenza installati.
Tratto da:
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/fusione_nucleare_fredda.html
http://www.ilcambiamento.it/energie_alternative/e_cat_fusione_fredda_arrivo_mercato_2012.html
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martedì 28 giugno 2011
QUIZ: Scopri se sei un "complottista"
Interessante e simpatico Quiz di Luogocomune.net per scoprire se siete dei "complottisti". Breve ma intenso, e se lo farete capirete il perchè.
VAI AL QUIZ
mercoledì 22 giugno 2011
Storie di Profitto: "Sangue infetto, vergogna di Stato"
Tutto in nome del profitto, che ignominia!
Fino a quando non prenderemo coscienza dei nostri diritti di esseri umani verremo quotidianamente "sacrificati sull'altare del profitto".
Mi chiedo a quali sofferenze sarebbero destinate persone di tale bassezza nell'inferno dantesco...
Sangue infetto, vergogna di Stato
"Caro Beppe,
chi ti scrive è il “Comitato vittime sangue infetto”, realtà nata spontaneamente da un gruppo eterogeneo di persone colpite dalla vicenda scandalosa del sangue infetto, la pagina più nera di Tangentopoli: quella scritta sulla pelle della gente.
Plasma umano, reperito a basso costo negli Stati Uniti (nei ghetti delle grandi metropoli e nelle carceri di Arkansas e Alabama) così come in alcuni Paesi centro-africani, fu introdotto in Italia a partire dagli anni Settanta in modo del tutto illegale. Sangue di provenienza illecita o non certificata, che, senza essere sottoposto ad alcun controllo, veniva trasfuso nei corpi ignari di cittadini in cerca di aiuto e improvvisamente affetti da nuove, impreviste malattie. Vittime non di un errore medico, ma di un piano premeditato fondato sulla connivenza tra la (mala) politica prezzolata (te li ricordi Poggiolini & co.?) e una ristretta cerchia di aziende farmaceutiche specializzate nel trattamento e nel commercio di emoderivati.
Da allora, quasi 4.000 morti e più di 80.000 infettati, una vera e propria strage “silenziosa” veicolata attraverso l’operato di “persone” prive di scrupoli il cui delitto, ancora impunito, è stato quello di utilizzare - senza i dovuti controlli e con la complicità di funzionari corrotti - sangue infetto reperito a basso costo.
Aids, epatite B e C, sono le malattie che hanno colpito le persone sottoposte a trasfusione di sangue infetto; vittime che ancora oggi, a distanza di più di vent’anni sono in attesa di quella giustizia che porti alla condanna dei responsabili di questa strage, causata dalla logica del profitto, nonché ad un equo risarcimento civile.
Dopo anni di estenuanti battaglie andate a vuoto, il nostro gruppo ha realizzato un sito www.vittimesangueinfetto.com nato dall'esigenza di tutte le vittime di avere un punto di riferimento, di discussione, di consulenza e di informazione reale su questa vicenda. Il sito è rivolto anche a tutte quelle vittime che una volta colpite, si sono chiuse in solitudine, per vergogna e per timore dell’isolamento sociale. Ma ti sembra possibile che dobbiamo anche vergognarci della nostra condizione? Non dovrebbero essere i responsabili di questi “delitti” a provare vergogna?
Un'ulteriore vergogna è rappresentata dal fatto che non è mai stato dato seguito a quanto previsto dalla legge 222/07, di cui alla finanziaria del 2008, con la quale sono stati stanziati 180 milioni di euro dal 2008 in un piano pluriennale, per chiudere tutto il contenzioso in essere con chi ha diritto al risarcimento. Contenzioso che all'epoca investiva 7.356 contagiati, che rappresentano solo una piccola parte del numero degli infettati che chiedono giustizia! Di quei soldi, nemmeno un centesimo ci è stato dato!
Non avendo avuto alcun riscontro dalle Istituzioni, relativamente alle nostre più che legittime richieste, lo scorso anno abbiamo organizzato, per un mese consecutivo, un presidio davanti Montecitorio con l'intento di sensibilizzare coloro che dovrebbero tutelarci e dare delle adeguate risposte; presidio sospeso a distanza di 30 gg, in attesa e con la speranza che tutte le azioni di sensibilizzazione alla nostra causa sortissero gli effetti desiderati.
Durante il presidio siamo venuti a contatto con giornalisti, politici, giudici, avvocati e persone implicate direttamente o indirettamente in questa vicenda, purtroppo fino ad oggi abbiamo ricevuto solo promesse mai mantenute. Anche le Associazioni preposte alla tutela dei nostri diritti hanno dimostrato poca trasparenza nei nostri confronti. Non possiamo più accettare di essere presi in giro! Ma in fondo, cos'è che abbiamo chiesto? E’ forse troppo pretendere che i responsabili di questo scempio vengano puniti? E' forse troppo chiedere che la nostra storia venga messa a conoscenza dell'opinione pubblica? E’ forse troppo pretendere il riconoscimento di un risarcimento economico uguale per tutti? Chi ci ripaga per le nostre vite distrutte? Chi ci ripaga per l’isolamento sociale cui siamo soggetti, perché considerati degli appestati? Chi ci ripaga per il fatto che nessuno ci prende a lavorare? Chi ci ripaga per lo “scippo” della nostra dignità? Se Tremonti intende mantenere i “conti puliti” con il sangue infetto dei malati, se lo può scordare! Oggi 21 giugno siamo stati sotto il Ministero dell'Economia e Finanza, nonché sotto Montecitorio e dopo molte insistenze, siamo stati ricevuti dalla d.ssa Piga alla quale abbiamo nuovamente rappresentato le nostre richieste.
Beppe, ti scriviamo per chiederti di darci voce, una voce per troppi anni rimasta inascoltata. Aiutaci ad abbattere il muro di omertà oramai ventennale riguardo a questa strage nascosta e “dimenticata” perché troppo scomoda! Hanno deciso di seppellirci ancor prima di morire ma non glielo permetteremo, siamo cittadini di questa Italia che traballa sotto il peso delle ingiustizie! Il nostro motto è “ADESSO E’ ORA DI DIRE BASTA” e, come dici sempre tu, loro non si arrenderanno mai, noi neppure!". Vittime del sangue infetto
Tratto da: www.beppegrillo.it
Fino a quando non prenderemo coscienza dei nostri diritti di esseri umani verremo quotidianamente "sacrificati sull'altare del profitto".
Mi chiedo a quali sofferenze sarebbero destinate persone di tale bassezza nell'inferno dantesco...
Sangue infetto, vergogna di Stato
"Caro Beppe,
chi ti scrive è il “Comitato vittime sangue infetto”, realtà nata spontaneamente da un gruppo eterogeneo di persone colpite dalla vicenda scandalosa del sangue infetto, la pagina più nera di Tangentopoli: quella scritta sulla pelle della gente.
Plasma umano, reperito a basso costo negli Stati Uniti (nei ghetti delle grandi metropoli e nelle carceri di Arkansas e Alabama) così come in alcuni Paesi centro-africani, fu introdotto in Italia a partire dagli anni Settanta in modo del tutto illegale. Sangue di provenienza illecita o non certificata, che, senza essere sottoposto ad alcun controllo, veniva trasfuso nei corpi ignari di cittadini in cerca di aiuto e improvvisamente affetti da nuove, impreviste malattie. Vittime non di un errore medico, ma di un piano premeditato fondato sulla connivenza tra la (mala) politica prezzolata (te li ricordi Poggiolini & co.?) e una ristretta cerchia di aziende farmaceutiche specializzate nel trattamento e nel commercio di emoderivati.
Da allora, quasi 4.000 morti e più di 80.000 infettati, una vera e propria strage “silenziosa” veicolata attraverso l’operato di “persone” prive di scrupoli il cui delitto, ancora impunito, è stato quello di utilizzare - senza i dovuti controlli e con la complicità di funzionari corrotti - sangue infetto reperito a basso costo.
Aids, epatite B e C, sono le malattie che hanno colpito le persone sottoposte a trasfusione di sangue infetto; vittime che ancora oggi, a distanza di più di vent’anni sono in attesa di quella giustizia che porti alla condanna dei responsabili di questa strage, causata dalla logica del profitto, nonché ad un equo risarcimento civile.
Dopo anni di estenuanti battaglie andate a vuoto, il nostro gruppo ha realizzato un sito www.vittimesangueinfetto.com nato dall'esigenza di tutte le vittime di avere un punto di riferimento, di discussione, di consulenza e di informazione reale su questa vicenda. Il sito è rivolto anche a tutte quelle vittime che una volta colpite, si sono chiuse in solitudine, per vergogna e per timore dell’isolamento sociale. Ma ti sembra possibile che dobbiamo anche vergognarci della nostra condizione? Non dovrebbero essere i responsabili di questi “delitti” a provare vergogna?
Un'ulteriore vergogna è rappresentata dal fatto che non è mai stato dato seguito a quanto previsto dalla legge 222/07, di cui alla finanziaria del 2008, con la quale sono stati stanziati 180 milioni di euro dal 2008 in un piano pluriennale, per chiudere tutto il contenzioso in essere con chi ha diritto al risarcimento. Contenzioso che all'epoca investiva 7.356 contagiati, che rappresentano solo una piccola parte del numero degli infettati che chiedono giustizia! Di quei soldi, nemmeno un centesimo ci è stato dato!
Non avendo avuto alcun riscontro dalle Istituzioni, relativamente alle nostre più che legittime richieste, lo scorso anno abbiamo organizzato, per un mese consecutivo, un presidio davanti Montecitorio con l'intento di sensibilizzare coloro che dovrebbero tutelarci e dare delle adeguate risposte; presidio sospeso a distanza di 30 gg, in attesa e con la speranza che tutte le azioni di sensibilizzazione alla nostra causa sortissero gli effetti desiderati.
Durante il presidio siamo venuti a contatto con giornalisti, politici, giudici, avvocati e persone implicate direttamente o indirettamente in questa vicenda, purtroppo fino ad oggi abbiamo ricevuto solo promesse mai mantenute. Anche le Associazioni preposte alla tutela dei nostri diritti hanno dimostrato poca trasparenza nei nostri confronti. Non possiamo più accettare di essere presi in giro! Ma in fondo, cos'è che abbiamo chiesto? E’ forse troppo pretendere che i responsabili di questo scempio vengano puniti? E' forse troppo chiedere che la nostra storia venga messa a conoscenza dell'opinione pubblica? E’ forse troppo pretendere il riconoscimento di un risarcimento economico uguale per tutti? Chi ci ripaga per le nostre vite distrutte? Chi ci ripaga per l’isolamento sociale cui siamo soggetti, perché considerati degli appestati? Chi ci ripaga per il fatto che nessuno ci prende a lavorare? Chi ci ripaga per lo “scippo” della nostra dignità? Se Tremonti intende mantenere i “conti puliti” con il sangue infetto dei malati, se lo può scordare! Oggi 21 giugno siamo stati sotto il Ministero dell'Economia e Finanza, nonché sotto Montecitorio e dopo molte insistenze, siamo stati ricevuti dalla d.ssa Piga alla quale abbiamo nuovamente rappresentato le nostre richieste.
Beppe, ti scriviamo per chiederti di darci voce, una voce per troppi anni rimasta inascoltata. Aiutaci ad abbattere il muro di omertà oramai ventennale riguardo a questa strage nascosta e “dimenticata” perché troppo scomoda! Hanno deciso di seppellirci ancor prima di morire ma non glielo permetteremo, siamo cittadini di questa Italia che traballa sotto il peso delle ingiustizie! Il nostro motto è “ADESSO E’ ORA DI DIRE BASTA” e, come dici sempre tu, loro non si arrenderanno mai, noi neppure!". Vittime del sangue infetto
Tratto da: www.beppegrillo.it
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lunedì 20 giugno 2011
sabato 18 giugno 2011
Ecco il Nucleare, quello buono. - Soluzioni energetiche
Ottimo speciale di RaiNews24 sulla scoperta che promette di cambiare il mondo: l'apparato Rossi-Focardi.
1^ PARTE
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domenica 12 giugno 2011
E' l'ora del coop capitalism
Da leggere con spirito critico... ci torneremo.
E' l'ora del coop capitalism
In occasione del decennale di Boorea, è arrivata a Reggio Emilia l'economista inglese Noreena Hertz. Secondo lei, dalle rovine della crisi nascerà un nuovo modello economico basato sulla collaborazione e la solidarietà. Un sistema in cui l'Emilia-Romagna (e la Silicon Valley) rappresentano un esempio da imitare.
Noreena Hertz è nata a Londra nel 1967. A 19 anni era già laureata in filosofia e in economia. Oggi dirige il Centre for International Business and Management dell'Università di Cambridge e ha le idee estremamente chiare su come uscire dalla crisi economica mondiale. Il segreto, a suo dire, è racchiuso nel concetto di capitalismo cooperativo, o - come lo chiama lei - di co-op capitalism.
Ospite d’onore all’assemblea di bilancio del decennale di Boorea, chiamata ad intervenire nel workshop dal titolo “Solidarietà e competizione in un era di cambiamento delle regole. Il modello cooperativo nella crisi globale”, la Hertz ha spiegato che ci troviamo nel bel mezzo di un “crocevia critico”. Alle nostre spalle c’è il Gucci capitalism di reaganiana e thatcheriana memoria, caratterizzato da una “credenza religiosa nel mercato” e da un “chiasmo tra giustizia sociale e economia”. Un’epoca, insomma, in cui “l’avidità era l’ethos dei tempi” ed era “meno degradante contrarre un debito piuttosto che non avere l’ultimo modello di scarpe Nike o la borsetta con la firma di Gucci”.
Nell’autunno scorso questo castello è crollato e ognuno di noi ne ha risentito, dato che “nel mondo interconnesso governato dalla globalizzazione, si sta in piedi o si cade tutti insieme”. La gente ora è arrabbiata con le aziende che licenziano i dipendenti mentre coprono d’oro i dirigenti, e nello stesso tempo ha paura, perché il sistema di regole è ormai completamente sconvolto e sembra che i governi non abbiano le strutture giuste per far fronte alle nuove sfide. Ma contemporaneamente, in questo momento di cambiamento strutturale, è nato un senso di appartenenza e solidarietà mai visto negli ultimi decenni. Un terreno fertile per il co-op capitalism, un nuovo capitalismo che si fonda sulla giustizia e la responsabilità sociale, l’equilibrio dei poteri e l’equa distribuzione tra uomini e donne, tra paesi grandi e paesi piccoli.
Noreena Hertz è venuta a Reggio Emilia proprio perché “tutti mobilitino la rete dei loro contatti per coinvolgerli in questo ideale”. Noi di viaEmilianet facciamo la nostra parte e cerchiamo di capirne di più.
Signora Hertz, lei considera il co-op capitalism una risposta al sentimento condiviso di debolezza e di interdipendenza dovuto alla globalizzazione e acuito dalla crisi: una possibile soluzione basata sulla cooperazione, la collaborazione e l’interesse comune.
Si tratta dunque di un modello economico che, pur continuando a considerare il capitalismo l’unica via per lo sviluppo, ritiene che lo si possa realizzare solo attraverso la collaborazione di tutti? O è piuttosto una vera e propria rivoluzione, senza legami con il passato?
Tutti i tentativi di proporre dei sistemi economici completamente nuovi sono falliti. Decidere di rifiutare tutto ciò che proviene dal vecchio modello di capitalismo è probabilmente come "gettare il bambino con l'acqua sporca". Io credo infatti che all'interno di quel modello ci sia qualcosa di positivo. Il Gucci capitalism esaltava l'innovazione, il concetto di mercato su cui si appoggiava rappresenta ancora oggi uno stimolo per lo sviluppo delle imprese e per la nascita di idee sempre nuove: questo è l'aspetto del capitalismo che non voglio respingere.
Ma d'altro canto, ciò che il vecchio sistema aveva di terribile era la gestione del profitto, limitata ad una cerchia molto ristretta di persone. La ricchezza di una nazione, poi, veniva misurata nel suo complesso, senza tenere conto delle diverse persone che ne facevano parte o del modo in cui veniva distribuita tra uomini e donne. Era l'obiettivo ad essere sbagliato e ciò rendeva questo modello iniquo e ingiusto.
Adesso il cambiamento è alle porte e importanti elementi di novità hanno bisogno di emergere, ma al contempo è necessario tenere conto del contesto, della nostra storia e della nostra cultura. Io leggo la crisi come una straordinaria opportunità di compiere un enorme balzo in avanti di tipo evolutivo, paragonabile a quello che ha trasformato la scimmia in uomo. Un progresso nell'evoluzione, insomma, ma non necessariamente una rivoluzione.
L’incontro di oggi si è sviluppato attorno a due concetti-chiave: la solidarietà e la competizione. Lei pensa che siano l’uno il contrario dell’altro o che la solidarietà possa essere considerata il valore-base con cui creare un nuovo tipo di competitività, incentrato su regole e istituzioni comuni?
L'errore che, secondo me, è stato fatto dal vecchio sistema capitalistico è proprio quello di pensare che questi due concetti rappresentassero due estremi opposti e non fossero compatibili. La solidarietà era considerata un valore esclusivo delle persone di sinistra o degli hippies, mentre la competizione riguardava soltanto chi aveva come unico obiettivo quello di fare soldi.
In realtà, se noi mischiamo questi due mondi, otteniamo qualcosa di incredibile. E' accaduto in Emilia-Romagna, che oggi ha un PIL superiore del 30% rispetto a quello delle altre regioni italiane e rientra nella top ten delle regioni più ricche d'Europa. Ed è accaduto nella Silicon Valley, in California, dove è stata scritta una delle storie di maggior successo degli ultimi anni in materia di competitività industriale. Un'esperienza interamente basata sul modello di collaborazione, in cui le piccole imprese si sono divise le risorse e il sistema bancario si è attrezzato per aiutarle. La vera cultura della collaborazione, che ha permesso a queste imprese di emergere e di diventare le più grandi del mondo.
Questo successo è un risultato del fatto che solidarietà e competizione possono essere perfettamente complementari, e la gente non deve averne paura. Molte persone, infatti, si spaventano quando pensano che la solidarietà li obbliga a rinunciare a qualcosa: in realtà non capiscono che solidarietà e capitalismo insieme possono far nascere sul mercato una torta più grande, e che quindi anche la loro fetta è destinata ad aumentare.
Chi sono i principali attori coinvolti nel processo di creazione di questo nuovo modello? I governi o anche i poteri economici e i semplici cittadini?
Uno degli principali fattori di cambiamento che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni riguarda il potere tradizionale e chi ne tiene le redini. Tra le prime cento realtà economiche mondiali, un terzo sono imprese multinazionali: questo significa chiaramente che ormai anche attori diversi dai governi o dagli stati hanno voce in capitolo, prima fra tutti la Coca Cola.
A seconda della zona, imprese e nazioni si spartiscono il potere, ma entrambe devono fare i conti con i singoli individui, che organizzandosi e agendo insieme ad altre persone stanno acquisendo sempre più potere. Un esempio divertente ma significativo arriva dall'Inghilterra, dove un industria di cioccolato ha cambiato il brand di uno dei suoi prodotti, ma è dovuta tornare sui suoi passi dopo che su Facebook è nata una campagna che chiedeva di fermare la nuova produzione. Ma il potere degli individui è riscontrabile anche nel mondo dell'informazione. Quando si sono verificate le recenti proteste in Iran, la cronaca dettagliata di ciò che stava succedendo arrivava da Internet, e in particolare da Twitter, mentre i media tradizionali come la Bbc o la Cnn passavano ore intere senza parlarne. Se le persone agiscono insieme, insomma, hanno molte più possibilità di cambiare le cose.
Voi in Italia non lo avete ancora, ma in Inghilterra c'è un progetto che si chiama Red, che è stato promosso dal leader degli U2 Bono Vox coinvolgendo imprese come Gap, Motorola o Giorgio Armani. Grazie alla loro disponibilità, sono nati dei prodotti speciali, i prodotti Red, che quando vengono acquistati destinano una percentuale del reddito alla lotta contro l'Aids. Il progetto sta andando avanti da due anni e nel primo anno sono stati 140 milioni di dollari. Ciò dimostra che tutti noi, in quanto consumatori, abbiamo il potere di scegliere dei prodotti che hanno un valore aggiunto, compresi quelli che provengono dalla rete di commercio equo e solidale.
L’Italia ha una lunga esperienza nel cooperativismo ma, considerando l’attuale situazione politica, lei pensa che il Paese sia pronto per adottare questo modello?
Penso che ciò che abbiamo imparato dai recenti esempi di cooperazione, come Silicon Valley, è che il modello cooperativo non ha bisogno di un secolo di storia alle spalle per avere successo. Quello che serve - e fa la differenza - è l'iniziativa e l'intraprendenza delle persone, la capacità di sensibilizzare i governi locali perchè impieghino sempre più risorse per far decollare le imprese e i loro progetti. E, certamente, anche un governo nazionale che comprenda i benefici di questo modello.
I cambiamenti possono avvenire dell'alto in basso o dal basso verso l'alto. In Italia serve un movimento che abbia un centro forte e una comunicazione efficace con le divisioni territoriali. Non so quando e come questo movimento potrà raggiungere il resto del paese, cioè tutti coloro che non fanno parte del mondo cooperativo. Ma penso che, come in ogni cosa, se la gente capirà che esiste un'opportunità per stare meglio, vorrà sfruttarla. E io credo che questo modello offra a tutti la possibilità di essere migliori, quindi per prima cosa è necessario assicurarsi che tutti lo conoscano.
di Gabriele Morelli
E' l'ora del coop capitalism
In occasione del decennale di Boorea, è arrivata a Reggio Emilia l'economista inglese Noreena Hertz. Secondo lei, dalle rovine della crisi nascerà un nuovo modello economico basato sulla collaborazione e la solidarietà. Un sistema in cui l'Emilia-Romagna (e la Silicon Valley) rappresentano un esempio da imitare.
Noreena Hertz è nata a Londra nel 1967. A 19 anni era già laureata in filosofia e in economia. Oggi dirige il Centre for International Business and Management dell'Università di Cambridge e ha le idee estremamente chiare su come uscire dalla crisi economica mondiale. Il segreto, a suo dire, è racchiuso nel concetto di capitalismo cooperativo, o - come lo chiama lei - di co-op capitalism.
Ospite d’onore all’assemblea di bilancio del decennale di Boorea, chiamata ad intervenire nel workshop dal titolo “Solidarietà e competizione in un era di cambiamento delle regole. Il modello cooperativo nella crisi globale”, la Hertz ha spiegato che ci troviamo nel bel mezzo di un “crocevia critico”. Alle nostre spalle c’è il Gucci capitalism di reaganiana e thatcheriana memoria, caratterizzato da una “credenza religiosa nel mercato” e da un “chiasmo tra giustizia sociale e economia”. Un’epoca, insomma, in cui “l’avidità era l’ethos dei tempi” ed era “meno degradante contrarre un debito piuttosto che non avere l’ultimo modello di scarpe Nike o la borsetta con la firma di Gucci”.
Nell’autunno scorso questo castello è crollato e ognuno di noi ne ha risentito, dato che “nel mondo interconnesso governato dalla globalizzazione, si sta in piedi o si cade tutti insieme”. La gente ora è arrabbiata con le aziende che licenziano i dipendenti mentre coprono d’oro i dirigenti, e nello stesso tempo ha paura, perché il sistema di regole è ormai completamente sconvolto e sembra che i governi non abbiano le strutture giuste per far fronte alle nuove sfide. Ma contemporaneamente, in questo momento di cambiamento strutturale, è nato un senso di appartenenza e solidarietà mai visto negli ultimi decenni. Un terreno fertile per il co-op capitalism, un nuovo capitalismo che si fonda sulla giustizia e la responsabilità sociale, l’equilibrio dei poteri e l’equa distribuzione tra uomini e donne, tra paesi grandi e paesi piccoli.
Noreena Hertz è venuta a Reggio Emilia proprio perché “tutti mobilitino la rete dei loro contatti per coinvolgerli in questo ideale”. Noi di viaEmilianet facciamo la nostra parte e cerchiamo di capirne di più.
Signora Hertz, lei considera il co-op capitalism una risposta al sentimento condiviso di debolezza e di interdipendenza dovuto alla globalizzazione e acuito dalla crisi: una possibile soluzione basata sulla cooperazione, la collaborazione e l’interesse comune.
Si tratta dunque di un modello economico che, pur continuando a considerare il capitalismo l’unica via per lo sviluppo, ritiene che lo si possa realizzare solo attraverso la collaborazione di tutti? O è piuttosto una vera e propria rivoluzione, senza legami con il passato?
Tutti i tentativi di proporre dei sistemi economici completamente nuovi sono falliti. Decidere di rifiutare tutto ciò che proviene dal vecchio modello di capitalismo è probabilmente come "gettare il bambino con l'acqua sporca". Io credo infatti che all'interno di quel modello ci sia qualcosa di positivo. Il Gucci capitalism esaltava l'innovazione, il concetto di mercato su cui si appoggiava rappresenta ancora oggi uno stimolo per lo sviluppo delle imprese e per la nascita di idee sempre nuove: questo è l'aspetto del capitalismo che non voglio respingere.
Ma d'altro canto, ciò che il vecchio sistema aveva di terribile era la gestione del profitto, limitata ad una cerchia molto ristretta di persone. La ricchezza di una nazione, poi, veniva misurata nel suo complesso, senza tenere conto delle diverse persone che ne facevano parte o del modo in cui veniva distribuita tra uomini e donne. Era l'obiettivo ad essere sbagliato e ciò rendeva questo modello iniquo e ingiusto.
Adesso il cambiamento è alle porte e importanti elementi di novità hanno bisogno di emergere, ma al contempo è necessario tenere conto del contesto, della nostra storia e della nostra cultura. Io leggo la crisi come una straordinaria opportunità di compiere un enorme balzo in avanti di tipo evolutivo, paragonabile a quello che ha trasformato la scimmia in uomo. Un progresso nell'evoluzione, insomma, ma non necessariamente una rivoluzione.
L’incontro di oggi si è sviluppato attorno a due concetti-chiave: la solidarietà e la competizione. Lei pensa che siano l’uno il contrario dell’altro o che la solidarietà possa essere considerata il valore-base con cui creare un nuovo tipo di competitività, incentrato su regole e istituzioni comuni?
L'errore che, secondo me, è stato fatto dal vecchio sistema capitalistico è proprio quello di pensare che questi due concetti rappresentassero due estremi opposti e non fossero compatibili. La solidarietà era considerata un valore esclusivo delle persone di sinistra o degli hippies, mentre la competizione riguardava soltanto chi aveva come unico obiettivo quello di fare soldi.
In realtà, se noi mischiamo questi due mondi, otteniamo qualcosa di incredibile. E' accaduto in Emilia-Romagna, che oggi ha un PIL superiore del 30% rispetto a quello delle altre regioni italiane e rientra nella top ten delle regioni più ricche d'Europa. Ed è accaduto nella Silicon Valley, in California, dove è stata scritta una delle storie di maggior successo degli ultimi anni in materia di competitività industriale. Un'esperienza interamente basata sul modello di collaborazione, in cui le piccole imprese si sono divise le risorse e il sistema bancario si è attrezzato per aiutarle. La vera cultura della collaborazione, che ha permesso a queste imprese di emergere e di diventare le più grandi del mondo.
Questo successo è un risultato del fatto che solidarietà e competizione possono essere perfettamente complementari, e la gente non deve averne paura. Molte persone, infatti, si spaventano quando pensano che la solidarietà li obbliga a rinunciare a qualcosa: in realtà non capiscono che solidarietà e capitalismo insieme possono far nascere sul mercato una torta più grande, e che quindi anche la loro fetta è destinata ad aumentare.
Chi sono i principali attori coinvolti nel processo di creazione di questo nuovo modello? I governi o anche i poteri economici e i semplici cittadini?
Uno degli principali fattori di cambiamento che hanno caratterizzato gli ultimi dieci anni riguarda il potere tradizionale e chi ne tiene le redini. Tra le prime cento realtà economiche mondiali, un terzo sono imprese multinazionali: questo significa chiaramente che ormai anche attori diversi dai governi o dagli stati hanno voce in capitolo, prima fra tutti la Coca Cola.
A seconda della zona, imprese e nazioni si spartiscono il potere, ma entrambe devono fare i conti con i singoli individui, che organizzandosi e agendo insieme ad altre persone stanno acquisendo sempre più potere. Un esempio divertente ma significativo arriva dall'Inghilterra, dove un industria di cioccolato ha cambiato il brand di uno dei suoi prodotti, ma è dovuta tornare sui suoi passi dopo che su Facebook è nata una campagna che chiedeva di fermare la nuova produzione. Ma il potere degli individui è riscontrabile anche nel mondo dell'informazione. Quando si sono verificate le recenti proteste in Iran, la cronaca dettagliata di ciò che stava succedendo arrivava da Internet, e in particolare da Twitter, mentre i media tradizionali come la Bbc o la Cnn passavano ore intere senza parlarne. Se le persone agiscono insieme, insomma, hanno molte più possibilità di cambiare le cose.
Voi in Italia non lo avete ancora, ma in Inghilterra c'è un progetto che si chiama Red, che è stato promosso dal leader degli U2 Bono Vox coinvolgendo imprese come Gap, Motorola o Giorgio Armani. Grazie alla loro disponibilità, sono nati dei prodotti speciali, i prodotti Red, che quando vengono acquistati destinano una percentuale del reddito alla lotta contro l'Aids. Il progetto sta andando avanti da due anni e nel primo anno sono stati 140 milioni di dollari. Ciò dimostra che tutti noi, in quanto consumatori, abbiamo il potere di scegliere dei prodotti che hanno un valore aggiunto, compresi quelli che provengono dalla rete di commercio equo e solidale.
L’Italia ha una lunga esperienza nel cooperativismo ma, considerando l’attuale situazione politica, lei pensa che il Paese sia pronto per adottare questo modello?
Penso che ciò che abbiamo imparato dai recenti esempi di cooperazione, come Silicon Valley, è che il modello cooperativo non ha bisogno di un secolo di storia alle spalle per avere successo. Quello che serve - e fa la differenza - è l'iniziativa e l'intraprendenza delle persone, la capacità di sensibilizzare i governi locali perchè impieghino sempre più risorse per far decollare le imprese e i loro progetti. E, certamente, anche un governo nazionale che comprenda i benefici di questo modello.
I cambiamenti possono avvenire dell'alto in basso o dal basso verso l'alto. In Italia serve un movimento che abbia un centro forte e una comunicazione efficace con le divisioni territoriali. Non so quando e come questo movimento potrà raggiungere il resto del paese, cioè tutti coloro che non fanno parte del mondo cooperativo. Ma penso che, come in ogni cosa, se la gente capirà che esiste un'opportunità per stare meglio, vorrà sfruttarla. E io credo che questo modello offra a tutti la possibilità di essere migliori, quindi per prima cosa è necessario assicurarsi che tutti lo conoscano.
di Gabriele Morelli
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sabato 4 giugno 2011
Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"
Premetto che personalmente farei una seria distinzione tra la cannabis e le altre droghe. Sia per i motivi storici che hanno portato alla sua "condanna", sia per le controversie esistenti nel mondo scientifico relative agli effetti dei cannabinoidi sull'organismo.
Droga, la svolta dei grandi del mondo
"E' il momento di legalizzarla"
Clamoroso cambiamento di strategia nel rapporto della Global Commission on Drug Policy dopo gli anni della repressione che hanno rappresentato un fallimento. "Va trattata come una questione sanitaria". Nell'organismo Kofi Annan, Paul Volcker, Mario Vargas Llosa, Richard Branson
Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"
dal nostro inviato ANGELO AQUARO
NEW YORK - Cinquant'anni di guerra alla droga hanno fallito e all'Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l'emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria. Di più: legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti - a partire magari dalla cannabis. Firmato: l'ex presidente dell'Onu che di questa politica fallimentare è stato uno dei responsabili, cioè Kofi Annan. Ma anche Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa, Branson. I grandi del mondo della politica, dell'economia e della cultura mondiale - che certo nessuno si sognerebbe mai di associare a un battagliero gruppo di fumati antiproibizionisti.
La clamorosa dichiarazione verrà resa nota oggi a New York in una conferenza stampa: il primo atto di una grande campagna mondiale che raccoglie e rilancia tante idee di buon senso che troppi governi (compresi quelli che loro amministravano) continuano a negare. Lo slogan è efficace: "Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali". E l'obiettivo è più che ambizioso: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organismi internazionali hanno fin qui inutilmente seguito per sradicare la tossicodipendenza. Il traguardo è una petizione da milioni di firme che verrà presentata proprio alle Nazioni Unite per adottare le clamorose conclusioni dei "saggi": su cui certamente si scatenerà adesso un dibattito internazionale.
"La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo" si legge nel rapporto presentato dalla Global Commission on Drug Policy. "Le politiche di criminalizzazione e le misure repressive - rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori - hanno chiaramente fallito nello sradicarla". Non basta. "Le apparenti vittorie nell'eliminazione di una fonte di traffico organizzato sono annullate quasi istantaneamente dall'emergenza di altre fonti e trafficanti". Basta dare un'occhiata alle statistiche raccolte dal rapporto. Nel 1998 il consumo di oppiacei riguardava 12.9 milioni di persone: nel 2008 17.35 milioni - per un incremento del 34.5 per cento. Nel 1998 il consumo di cocaina riguardava 13.4
milioni: dieci anni dopo 17 milioni - 27 per cento in più. Nel 1998 la cannabis era consumata da 147.4 milioni di persone: dieci anni dopo da 160 milioni - l'8.5 per cento in più. Sono i numeri di una disfatta.
A cui si accompagna un'altra debacle. "Le politiche repressive rivolte al consumatore impediscono misure di sanità pubblica per ridurre l'Hiv, le vittime dell'overdose e altre pericolose conseguenze dell'uso della droga". Da un'emergenza sanitaria a un'altra: un disastro che è anche un tragico spreco. "Le spese dei governi in futili strategie di riduzione dei consumi distraggono da investimenti più efficaci e più efficienti". L'elenco delle personalità coinvolte è impressionate. Il panel è l'organismo che a più alto livello si sia mai pronunciato sul fenomeno: tutti esponenti della società politica e civile internazionali che prima o poi si sono occupati ciascuno nel proprio campo dell'emergenza. Da Kofi Annan all'ex commissario Ue Javier Solana. Dall'ex segretario di Stato Usa George P. Schultz all'imprenditore miliardario e baronetto Richard Branson. Dal Nobel Vargas Llosa all'ex presidente della Fed Paul Volcker. Ci sono quattro ex presidenti: il messicano Ernesto Zedillo, il brasiliano Fernando Cardoso, il colombiano Cesar Gaviria, la svizzera Ruth Dreifuss. C'è l'ex premier greco George Papandreu. C'è lo scrittore messicano Carlos Fuentes. C'è il banchiere e presidente del Memoriale di Ground Zero John Whitehead. La loro voce sarà rilanciata adesso dall'organizzazione no profit Avaaz che conta già nove milioni di iscritti in tutto il mondo.
Non è solo la denuncia del fallimento della politica internazionale. E' anche la prima sistematica proposta di una risposta globale. Invitando i governi a sperimentare "forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini". Ma anche di quelle persone negli ultimi gradi del sistema criminale: "Coltivatori, corrieri e piccoli rivenditori: spesso vittime loro stessi della violenza e dell'intimidazione - oppure essi stessi tossicodipendenti". Il rapporto presenta e analizza una serie di "casi critici" dall'Inghilterra agli Usa passando per la Svizzera e i Paesi bassi. Evidenziando quattro principi.
Principio numero uno: le politiche antidroga devono essere "improntate a criteri scientificamente dimostrati" e devono avere come obiettivo "la riduzione del danno". Principio numero due: le politiche antidroga devono essere "basate sul rispetto dei diritti umani" mettendo fine alla "marginalizzazione della gente che usa droghe" o è coinvolta nei livelli più bassi della "coltivazione, produzione e distribuzione". Principio numero tre: la lotta alla droga va portata avanti a livello internazionale ma "prendendo in considerazione le diverse realtà politiche, sociali e culturali". Non sorprende il coinvolgimento di tante personalità dell'America Latina: quell'enorme mercato che finora si è cercato di sradicare soltanto a colpi di criminalizzazione e che è invece - dice proprio l'ex presidente colombiano Gaviria "il risultato di politiche antidroga fallimentari". Principio numero quattro: la polizia non basta e le politiche antidroga devono coinvolgere dalla famiglia alla scuola. "Le politiche fin qui seguite hanno soltanto riempito le nostre celle - dice Branson, l'inventore del marchio Virgin - costando milioni di dollari ai contribuenti, rafforzando il crimine e facendo migliaia di morti".
E' una rivoluzione. Sostanziata dalle raccomandazioni contenute nei principi. Una su tutte: "Sostituire la criminalizzazione e la punizione della gente che usa droga con l'offerta di trattamento sanitario". Come? "Incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione" a partire dalla cannabis. L'appello è secco. Bisogna "rompere il tabù sul dibattito e sulla riforma" dicono i saggi. Che concludono con uno degli slogan che hanno portato alla Casa Bianca Barack Obama: "The time is now". Il momento è questo. Non abbiamo già buttato cinquant'anni?
tratto da: http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/02/news/liberalizzazione_droga-17097826/index.html?ref=search
Droga, la svolta dei grandi del mondo
"E' il momento di legalizzarla"
Clamoroso cambiamento di strategia nel rapporto della Global Commission on Drug Policy dopo gli anni della repressione che hanno rappresentato un fallimento. "Va trattata come una questione sanitaria". Nell'organismo Kofi Annan, Paul Volcker, Mario Vargas Llosa, Richard Branson
Droga, la svolta dei grandi del mondo "E' il momento di legalizzarla"
dal nostro inviato ANGELO AQUARO
NEW YORK - Cinquant'anni di guerra alla droga hanno fallito e all'Onu non resta che prenderne atto. Dicendo basta alla criminalizzazione e trattando l'emergenza mondiale per quello che è: una questione sanitaria. Di più: legalizzando il commercio delle sostanze stupefacenti - a partire magari dalla cannabis. Firmato: l'ex presidente dell'Onu che di questa politica fallimentare è stato uno dei responsabili, cioè Kofi Annan. Ma anche Ferdinando Cardoso, George Schultz, George Papandreu, Paul Volcker, Mario Varga Llosa, Branson. I grandi del mondo della politica, dell'economia e della cultura mondiale - che certo nessuno si sognerebbe mai di associare a un battagliero gruppo di fumati antiproibizionisti.
La clamorosa dichiarazione verrà resa nota oggi a New York in una conferenza stampa: il primo atto di una grande campagna mondiale che raccoglie e rilancia tante idee di buon senso che troppi governi (compresi quelli che loro amministravano) continuano a negare. Lo slogan è efficace: "Trattare i tossicodipendenti come pazienti e non criminali". E l'obiettivo è più che ambizioso: cambiare radicalmente i mezzi che Stati e organismi internazionali hanno fin qui inutilmente seguito per sradicare la tossicodipendenza. Il traguardo è una petizione da milioni di firme che verrà presentata proprio alle Nazioni Unite per adottare le clamorose conclusioni dei "saggi": su cui certamente si scatenerà adesso un dibattito internazionale.
"La guerra mondiale alla droga ha fallito con devastanti conseguenze per gli individui e le comunità di tutto il mondo" si legge nel rapporto presentato dalla Global Commission on Drug Policy. "Le politiche di criminalizzazione e le misure repressive - rivolte ai produttori, ai trafficanti e ai consumatori - hanno chiaramente fallito nello sradicarla". Non basta. "Le apparenti vittorie nell'eliminazione di una fonte di traffico organizzato sono annullate quasi istantaneamente dall'emergenza di altre fonti e trafficanti". Basta dare un'occhiata alle statistiche raccolte dal rapporto. Nel 1998 il consumo di oppiacei riguardava 12.9 milioni di persone: nel 2008 17.35 milioni - per un incremento del 34.5 per cento. Nel 1998 il consumo di cocaina riguardava 13.4
milioni: dieci anni dopo 17 milioni - 27 per cento in più. Nel 1998 la cannabis era consumata da 147.4 milioni di persone: dieci anni dopo da 160 milioni - l'8.5 per cento in più. Sono i numeri di una disfatta.
A cui si accompagna un'altra debacle. "Le politiche repressive rivolte al consumatore impediscono misure di sanità pubblica per ridurre l'Hiv, le vittime dell'overdose e altre pericolose conseguenze dell'uso della droga". Da un'emergenza sanitaria a un'altra: un disastro che è anche un tragico spreco. "Le spese dei governi in futili strategie di riduzione dei consumi distraggono da investimenti più efficaci e più efficienti". L'elenco delle personalità coinvolte è impressionate. Il panel è l'organismo che a più alto livello si sia mai pronunciato sul fenomeno: tutti esponenti della società politica e civile internazionali che prima o poi si sono occupati ciascuno nel proprio campo dell'emergenza. Da Kofi Annan all'ex commissario Ue Javier Solana. Dall'ex segretario di Stato Usa George P. Schultz all'imprenditore miliardario e baronetto Richard Branson. Dal Nobel Vargas Llosa all'ex presidente della Fed Paul Volcker. Ci sono quattro ex presidenti: il messicano Ernesto Zedillo, il brasiliano Fernando Cardoso, il colombiano Cesar Gaviria, la svizzera Ruth Dreifuss. C'è l'ex premier greco George Papandreu. C'è lo scrittore messicano Carlos Fuentes. C'è il banchiere e presidente del Memoriale di Ground Zero John Whitehead. La loro voce sarà rilanciata adesso dall'organizzazione no profit Avaaz che conta già nove milioni di iscritti in tutto il mondo.
Non è solo la denuncia del fallimento della politica internazionale. E' anche la prima sistematica proposta di una risposta globale. Invitando i governi a sperimentare "forme di regolarizzazione che minino il potere delle organizzazione criminali e salvaguardino la salute e la sicurezza dei cittadini". Ma anche di quelle persone negli ultimi gradi del sistema criminale: "Coltivatori, corrieri e piccoli rivenditori: spesso vittime loro stessi della violenza e dell'intimidazione - oppure essi stessi tossicodipendenti". Il rapporto presenta e analizza una serie di "casi critici" dall'Inghilterra agli Usa passando per la Svizzera e i Paesi bassi. Evidenziando quattro principi.
Principio numero uno: le politiche antidroga devono essere "improntate a criteri scientificamente dimostrati" e devono avere come obiettivo "la riduzione del danno". Principio numero due: le politiche antidroga devono essere "basate sul rispetto dei diritti umani" mettendo fine alla "marginalizzazione della gente che usa droghe" o è coinvolta nei livelli più bassi della "coltivazione, produzione e distribuzione". Principio numero tre: la lotta alla droga va portata avanti a livello internazionale ma "prendendo in considerazione le diverse realtà politiche, sociali e culturali". Non sorprende il coinvolgimento di tante personalità dell'America Latina: quell'enorme mercato che finora si è cercato di sradicare soltanto a colpi di criminalizzazione e che è invece - dice proprio l'ex presidente colombiano Gaviria "il risultato di politiche antidroga fallimentari". Principio numero quattro: la polizia non basta e le politiche antidroga devono coinvolgere dalla famiglia alla scuola. "Le politiche fin qui seguite hanno soltanto riempito le nostre celle - dice Branson, l'inventore del marchio Virgin - costando milioni di dollari ai contribuenti, rafforzando il crimine e facendo migliaia di morti".
E' una rivoluzione. Sostanziata dalle raccomandazioni contenute nei principi. Una su tutte: "Sostituire la criminalizzazione e la punizione della gente che usa droga con l'offerta di trattamento sanitario". Come? "Incoraggiando la sperimentazione di modelli di legalizzazione" a partire dalla cannabis. L'appello è secco. Bisogna "rompere il tabù sul dibattito e sulla riforma" dicono i saggi. Che concludono con uno degli slogan che hanno portato alla Casa Bianca Barack Obama: "The time is now". Il momento è questo. Non abbiamo già buttato cinquant'anni?
tratto da: http://www.repubblica.it/esteri/2011/06/02/news/liberalizzazione_droga-17097826/index.html?ref=search
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