Post by Davide Baresi.
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venerdì 13 marzo 2015
Il cibo dell'uomo - Franco Berrino
Altro libro fondamentale per acquisire consapevolezza, in questo caso nell'ambito dell'alimentazione.
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martedì 19 marzo 2013
Co-housing, il nuovo modo di abitare
Decisamente più numerosi i casi oltre confine, soprattutto in USA, ma in aumento anche da noi
di Ilaria Lucchetti
Vivere meglio in condivisione. È questa la filosofia su cui si basa il co-housing, stile di vita in crescita all’estero e in Italia.
Chi opta per questa scelta va incontro a indubbi risparmi e semplificazioni logistiche: i living condominiali, il micronido, l’orto o la serra, la portineria che paga le bollette e riceve la spesa piuttosto che il servizio di car-sharing.
A Milano e dintorni, diversi i casi di best practices del settore. C’è, ad esempio, “TerraCielo” a Rodano, confinante con il capoluogo attraverso il parco Sud, che è inserito in un contesto ambientale verde e rigorosamente in classe energetica A+. “Cosicoh” invece è il primo esperimento in tutta Europa di co-housing in affitto: una soluzione perfettamente integrata in città, è in una via tranquilla alle spalle di via Ripamonti, al costo concorrenziale di dieci euro al metro quadro. Che, con la crisi in atto, non è un dettaglio da poco. In Bovisa, poi, c’è l’Urban Village, apripista italiano del settore, aperto da un paio d’anni e dotato di giardino, piscina e deposito GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale).
Ma sono davvero tante le realtà che si stanno muovendo in questa direzione in tutta Italia. Dal Veneto alla Toscana, dall’Emilia alle Marche, passando per il Piemonte e per la Sicilia, non c’è regione che sia immune dalla “febbre” dell’abitare in condivisione.
Per chi volesse approfondire l’argomento www.cohousingitalia.it e www.cohousing.it
Tratto da: http://wisesociety.it/architettura-e-design/co-housing-il-nuovo-modo-di-abitare/
di Ilaria Lucchetti
Vivere meglio in condivisione. È questa la filosofia su cui si basa il co-housing, stile di vita in crescita all’estero e in Italia.Chi opta per questa scelta va incontro a indubbi risparmi e semplificazioni logistiche: i living condominiali, il micronido, l’orto o la serra, la portineria che paga le bollette e riceve la spesa piuttosto che il servizio di car-sharing.
A Milano e dintorni, diversi i casi di best practices del settore. C’è, ad esempio, “TerraCielo” a Rodano, confinante con il capoluogo attraverso il parco Sud, che è inserito in un contesto ambientale verde e rigorosamente in classe energetica A+. “Cosicoh” invece è il primo esperimento in tutta Europa di co-housing in affitto: una soluzione perfettamente integrata in città, è in una via tranquilla alle spalle di via Ripamonti, al costo concorrenziale di dieci euro al metro quadro. Che, con la crisi in atto, non è un dettaglio da poco. In Bovisa, poi, c’è l’Urban Village, apripista italiano del settore, aperto da un paio d’anni e dotato di giardino, piscina e deposito GAS (Gruppo d’Acquisto Solidale).
Ma sono davvero tante le realtà che si stanno muovendo in questa direzione in tutta Italia. Dal Veneto alla Toscana, dall’Emilia alle Marche, passando per il Piemonte e per la Sicilia, non c’è regione che sia immune dalla “febbre” dell’abitare in condivisione.
Per chi volesse approfondire l’argomento www.cohousingitalia.it e www.cohousing.it
Tratto da: http://wisesociety.it/architettura-e-design/co-housing-il-nuovo-modo-di-abitare/
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giovedì 23 agosto 2012
La crisi economica, Marx e la Dottrina sociale della Chiesa
Il prof. STEFANO ZAMAGNI parla di limiti del capitalismo finanziario. ecco la sua intervista rilasciata alla giornalista Fausta Speranza
In questo momento di seria crisi economica, su alcuni organi di stampa compaiono commenti che a diverso titolo richiamano Karl Marx, in particolare le critiche dell’economista dell’800 al capitalismo. Alcuni sottolineano le sue previsioni del collasso del sistema capitalistico, altri soprattutto le sue fortissime critiche al mondo bancario. Delle osservazioni di Marx, dei limiti del capitalismo ma anche del contributo della dottrina sociale della Chiesa, elaborata da Leone XIII fino alla Enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, Fausta Speranza ha parlato con l’economista Stefano Zamagni:
R. – Di fronte alle indiscutibili aporie e all’inadeguatezza del capitalismo, ci sono due atteggiamenti. L’uno, è quello di Marx e di altri che hanno seguito la sua guida, e che dice: “Il capitalismo va abbattuto”. L’altra posizione è quella di chi dice: “Il capitalismo è un sistema economico che ha una sua dinamica, che ammette l’evoluzione”, e quindi ammette di essere superato, più che abbattuto. Questa, ad esempio, è la posizione della Dottrina sociale della Chiesa.
D. – Parliamo un po’ di alcuni limiti del capitalismo che si evidenziano in particolare oggi, con questa crisi che abbiamo …
R. – Tre sono i limiti. Il primo è quello dell’aumento endemico-sistemico delle disuguaglianze sociali; il secondo limite è proprio la negazione del concetto di limite e soprattutto del limite delle risorse ambientali, energetiche eccetera. E questo oggi ha svelato il lato tragico, perché la tematica ambientale è sotto gli occhi di tutti. Il terzo limite è quello che riguarda la relazione tra l’area dell’economico, cioè del mercato, e l’area del politico: questo è un punto su cui la Caritas in veritate ha scritto e ha detto parole veramente illuminanti. E cioè l’Encliclica di Benedetto XVI ha spiegato che il capitalismo tende a fagocitare anche la sfera politico-democratica. In altre parole, la logica capitalistica va a modificare le relazioni che prevalgono dentro la sfera democratica. E questo è un problema serio.
D. – Sicuramente si rimette al centro la persona: è così? E’ questo che lei dice non da teologo ma da economista…
R. – Esatto, è chiaro. Però bisogna dire bene; bisogna dire persona umana. Perché? Perché anche altre correnti di pensiero parlano di persona per significare l’individuo isolato oppure per significare il soggetto che è parte di una collettività. Quella della Dottrina sociale della Chiesa è la prospettiva del personalismo, che rifiuta sia l’individualismo sia il comunitarismo. L’individualismo vede solo l’individuo; il comunitarismo vede solo il collettivo, la classe, eccetera...
D. – Adesso parliamo – come dire – di un sintomo, e cioè la crisi della bolla finanziaria e la crisi del sistema bancario. Tornando a Marx, leggiamo che definiva i banchieri "banditi" oppure "classe di parassiti". Senza pensare a questi termini, ma c’è qualcosa di sbagliato nel sistema?
R. – E’ chiaro che la crisi finanziaria ha avuto come suo detonatore la bolla immobiliare nella forma del subprime in America, della speculazione immobiliare in Paesi come la Spagna, eccetera. Però, attenzione: questo è il sintomo di un fenomeno più profondo. La crisi di cui stiamo parlando ha radici profondissime che sono nella perdita del concetto di persona umana e nell’esaltazione dell’avidità o – come qualcuno l’ha chiamata – l’esaltazione della società obesa. L’obeso è uno che mangia non perché abbia necessità di soddisfare un bisogno ma per un’affermazione del proprio io sugli altri. E’ esattamente la conseguenza di quanto dicevo prima, cioè della separazione tra mercato e democrazia. La crisi è incominciata nel momento in cui la democrazia ha subito un vuoto politico. C’è una grave responsabilità della classe politica tutta, - occidentale e soprattutto anglosassone – nell’aver abdicato al proprio ruolo che è quello di indicare la via per il bene comune e aver lasciato fare al mercato speculativo. Poi, questo lasciar fare ha preso – nel caso concreto – la via del subprime. Però, attenzione a non confondere, appunto, lo strumento, in questo caso il subprime, con la natura profonda di questa crisi.
In questo momento di seria crisi economica, su alcuni organi di stampa compaiono commenti che a diverso titolo richiamano Karl Marx, in particolare le critiche dell’economista dell’800 al capitalismo. Alcuni sottolineano le sue previsioni del collasso del sistema capitalistico, altri soprattutto le sue fortissime critiche al mondo bancario. Delle osservazioni di Marx, dei limiti del capitalismo ma anche del contributo della dottrina sociale della Chiesa, elaborata da Leone XIII fino alla Enciclica Caritas in veritate di Benedetto XVI, Fausta Speranza ha parlato con l’economista Stefano Zamagni:
R. – Di fronte alle indiscutibili aporie e all’inadeguatezza del capitalismo, ci sono due atteggiamenti. L’uno, è quello di Marx e di altri che hanno seguito la sua guida, e che dice: “Il capitalismo va abbattuto”. L’altra posizione è quella di chi dice: “Il capitalismo è un sistema economico che ha una sua dinamica, che ammette l’evoluzione”, e quindi ammette di essere superato, più che abbattuto. Questa, ad esempio, è la posizione della Dottrina sociale della Chiesa.
D. – Parliamo un po’ di alcuni limiti del capitalismo che si evidenziano in particolare oggi, con questa crisi che abbiamo …
R. – Tre sono i limiti. Il primo è quello dell’aumento endemico-sistemico delle disuguaglianze sociali; il secondo limite è proprio la negazione del concetto di limite e soprattutto del limite delle risorse ambientali, energetiche eccetera. E questo oggi ha svelato il lato tragico, perché la tematica ambientale è sotto gli occhi di tutti. Il terzo limite è quello che riguarda la relazione tra l’area dell’economico, cioè del mercato, e l’area del politico: questo è un punto su cui la Caritas in veritate ha scritto e ha detto parole veramente illuminanti. E cioè l’Encliclica di Benedetto XVI ha spiegato che il capitalismo tende a fagocitare anche la sfera politico-democratica. In altre parole, la logica capitalistica va a modificare le relazioni che prevalgono dentro la sfera democratica. E questo è un problema serio.
D. – Sicuramente si rimette al centro la persona: è così? E’ questo che lei dice non da teologo ma da economista…
R. – Esatto, è chiaro. Però bisogna dire bene; bisogna dire persona umana. Perché? Perché anche altre correnti di pensiero parlano di persona per significare l’individuo isolato oppure per significare il soggetto che è parte di una collettività. Quella della Dottrina sociale della Chiesa è la prospettiva del personalismo, che rifiuta sia l’individualismo sia il comunitarismo. L’individualismo vede solo l’individuo; il comunitarismo vede solo il collettivo, la classe, eccetera...
D. – Adesso parliamo – come dire – di un sintomo, e cioè la crisi della bolla finanziaria e la crisi del sistema bancario. Tornando a Marx, leggiamo che definiva i banchieri "banditi" oppure "classe di parassiti". Senza pensare a questi termini, ma c’è qualcosa di sbagliato nel sistema?
R. – E’ chiaro che la crisi finanziaria ha avuto come suo detonatore la bolla immobiliare nella forma del subprime in America, della speculazione immobiliare in Paesi come la Spagna, eccetera. Però, attenzione: questo è il sintomo di un fenomeno più profondo. La crisi di cui stiamo parlando ha radici profondissime che sono nella perdita del concetto di persona umana e nell’esaltazione dell’avidità o – come qualcuno l’ha chiamata – l’esaltazione della società obesa. L’obeso è uno che mangia non perché abbia necessità di soddisfare un bisogno ma per un’affermazione del proprio io sugli altri. E’ esattamente la conseguenza di quanto dicevo prima, cioè della separazione tra mercato e democrazia. La crisi è incominciata nel momento in cui la democrazia ha subito un vuoto politico. C’è una grave responsabilità della classe politica tutta, - occidentale e soprattutto anglosassone – nell’aver abdicato al proprio ruolo che è quello di indicare la via per il bene comune e aver lasciato fare al mercato speculativo. Poi, questo lasciar fare ha preso – nel caso concreto – la via del subprime. Però, attenzione a non confondere, appunto, lo strumento, in questo caso il subprime, con la natura profonda di questa crisi.
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